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Tuesday, May 10, 2011

Giacomo, I C 

Immagina di essere uno dei soldati greci, nascosti nel cavallo di legno costruito per distruggere la città di Troia. Inventa un racconto narrando il perchè ti trovi lì, con chi sei, cosa pensi e cosa farai con i tuoi compagni, una volta usciti.....


Mi chiamo Markus e sono un soldato greco tra i più valorosi e penso che questo dono o malediazione, per qualcuno è una cosa e per altri è l'altra, mi porterà alla morte dato che sono nella pancia del cavallo ideato da Ulisse. Siamo più o meno in cinquanta in un'enorme caverna buia, di legno e silenziosa. Penso di essere troppo giovane per morire dato che ho solo 18 anni e la mia famiglia mi aspetta a casa.

Non lo nego: ho paura, nessuno qui dentro può negarlo perchè se lo nega vuole dire che mente e se mente sta infrangendo il giuramento. Ho imparato da poco a usare l'arco, ma ho deciso di usare l'armatura, lo scudo, una lancia e una spada e con queste armi me la cavo molto bene.
Ho appena sentito delle voci che dicevano che decidevano se bruciare il cavallo o no.

Dopo lo sterminio.
Urrah! I Troiani hanno portato il gigantesco cavallo dentro le mura, si sono ubriacati festeggiando e noi, mentre loro erano addormentati profondamente, siamo usciti di soppiatto e li abbiamo uccisi tutti.
Io ho ucciso più o meno 67 persone, c'è chi è riuscito a uccidere più di cento persone. Se c'era qualcuno sveglio, era così ubriaco che non riusciva a prendere la lancia!

Dopo qualche ora sentìì un piangere infantile, mi diressi là e trovai un bambino troiano di tre o quattro mesi: ne ebbi pietà e lo misi nella sacca del bottino.
E' stato un problema quando la sacca si muoveva e piangeva e gli altri mi chiesero cos'avevo nella borsa e io risposi: "E' un bottino leggero e poi c'è un marchingegno che continua a cigolare".

Ora l'ho appena detto a mia moglie che è d'accordo e fortunatamente anche i miei genitori approvano. Il bambino lo chiamiamo Kimal.

Tornando alla vittoria, sono diventato Generale.

Ora ho grandi responsabilità e un grande peso: quei sessantasette troiani uccisi sono un macigno sulla coscienza e l'unica cosa che mi fa sopravvivere è l'amore per Kimal che mi ricorda che non tutti i troiani sono morti.

Wednesday, April 20, 2011

Chi è mamma di gemelli metta un dito qui sotto 

Esiste in Italia un Registro Nazionale dei Gemelli che fa parte dell'Istituto Superiore di Sanità.

Questo registro arruola coppie di gemelli di qualsiasi età con finalità di ricerca in diversi campi tra i quali alcune patologie autoimmuni e il disagio psico-sociale in adolescenza.
Pare infatti che il confronto tra coppie di gemelli identici (monozigoti) e non identici (dizigoti) permetta di stabilire il ruolo che la genetica, le abitudini di vita e l'esposizione a fattori ambientali giocano nel determinare lo stato di salute.

E così, su base volontaria, i genitori di gemelli possono iscrivere i propri figli e, se lo fanno, prima o poi vengono chiamati da una dottoressa gentile che li guida in questa esperienza che io ho trovato davvero emozionante.

Prestare i miei figli alla scienza mi ha fatto sentire come quando da ragazza andavo a donare il sangue e dopo, alla mensa del Policlinico, ci offrivano la bistecca. Andavamo in gruppo (per stare insieme e anche per scroccare il pranzo), ce la ridevamo stesi sui lettini e poi dopo ci sentivamo tutti meglio.

Uguale è stato con Giacomo e Davide. Siamo partiti un po' all'avventura, loro col sorriso stampato in faccia all'idea di fare qualcosa di utile e di essere così importanti perchè uguali, abbiamo riso molto insieme e siamo stati bene.

Loro hanno giocato per un'oretta circa con alcuni marchingegni e robot dai quali poi a stento siam riusciti a staccarli.
Io nel frattempo ho compilato moduli a non finire, cosa che mi ha costretto ad un esercizio riflessivo su entrambi i miei figli davvero eccezionale.

Tutti e tre siamo usciti galvanizzati dalla gentilezza delle dottoresse e ricercatrici  e dalla sicurezza di aver fatto qualcosa di utile, chè ogni tanto impiegare un po' di tempo in cose che sfuggono qualsiasi calcolo ti riconcilia con la vita.

Abbiamo contribuito ad uno studio sullo sviluppo emotivo-comportamentale dei bambini e degli adolescenti in collaborazione con l’equipe del Prof. Marco Battaglia dell’Università e Ospedale S. Raffaele di Milano.

Lo studio ha avuto una ottima rispondenza da parte di molti genitori ma perché la ricerca abbia una valenza statistica hanno bisogno di un numero maggiore di coppie di gemelli partecipanti (sia coppie monozigoti che coppie dizigoti dello stesso sesso e di sesso diverso).

Ecco, quindi, se siete mamme di gemelli e vi va di dare una mano (o conoscete qualche altra mamma che ha due o più cloni da sfamare ogni giorno) scrivete a gemellibattaglia@gmail.com.

Per piacere :)

Friday, April 15, 2011

Niente mani addosso 

Ogni mamma, ne sono certa, ha delle sue regole sulle quali proprio non riesce a transigere e per le quali è pronta a battersi perfino oltre la logica.
Quasi delle fissazioni, forse delle paure.

Una delle mie è stata, quando i bimbi erano molto piccoli, "mai nel lettone". Ero così terrorrizzata dall'idea di finire per dividere a vita quel posto esclusivo e sacro con un infante che mai avrei permesso a un qualsiasi corpicino urlante di invaderlo.
Idiota. Ho imparato poi che se fossi stata un po' più indulgente, nei casi proprio disperati, mi sarei risparmiata una notte insonne e saremmo stati tutti più felici.

Un'altra delle mie regole che stanno appese più a una specie di ideologia che a un'idea reale, più a un gusto quasi estetico che alla vita vera è "tra fratelli si deve andare d'accordo, mai le mani addosso".

Su questo, devo ammettere, la vita mi sta mettendo alla prova.

Da una parte sto io, che in prospettiva vedo l'importanza anzi, il miracolo e la potenza di una relazione tra fratelli che vanno d'accordo.

Dall'altra sta lo svolgersi dei giorni in una casa normale, in una famiglia come tante, dove la figlia 14enne molto spesso non ne può più dei fratelli 11enni che sono un po' sciocchini, che fanno domande ingenue, che toccano tutto con curiosità, che non sono ancora responsabili come lei.
E dei figli 11enni che non ne possono più di sentirsi alitare sul collo da una seconda mammina perfettina e che sa già tutto, che fa già tutto meglio di loro e che li critica.

Battibecchi costanti, occhi che si rivoltano all'insù e pianti umiliati. A volte anche pizzicotti e mani addosso.

Niente mani addosso.

Se la smettessi con questa fissa, a volte mi dico che forse loro tutti avrebbero la libertà di sfogarsi con una bella rissa e il supplizio della mia mediazione (sempre inpropria perchè mai so esattamente cosa sia successo e chi possa aver ragione) finirebbe.

E invece non ce la faccio e giù a ripetere che si devono volere bene, e rispettare, e parlare e capirsi, perchè così, per sempre, avranno fiducia e forza, insieme.

E invece battibecchi e occhi al cielo e battutine acide.

L'immagine da fuori, è che i miei tre figli non è che vadano un granchè d'accordo.
E la storia dentro di me è preoccupazione, di sconfitta, chè non riesco a farli andare d'accordo, a far loro capire quanto sia importante essere uniti.

Oggi Giacomo è stato picchiato da due suoi amichetti, giù al campetto di calcio. Uno ha cominciato per scherzo (dai, picchiamo Giacomo) e ridendo ha fatto delle finte. L'altro ad un certo punto, sempre ridendo, ha preso a Giacomo le mani dietro e così il primo ha avuto modo di assestare qualche pugno delicato (mamma, non mi hanno fatto proprio male, ma mi sono spaventato un pochino).
Niente di serio, niente bullismo, intendo. Solo una scenetta un po' sciocca tra bambini, uno scherzo tirato pochissimo troppo in là, quel tanto da far piangere Giacomo una volta a casa ma da fargli anche dire che non volevano picchiarlo davvero, che era più che altro uno scherzo.

Ignara di quanto fin qui raccontato, stasera arrivo a casa dal lavoro in macchina e, nel vialetto stretto e sterrato che porta al nostro cancello, vedo un ragazzino parlare con qualcuno nel nostro cortile.
Sento la porta sbattere e vedo il ragazzino camminare via. Incrocia la mia macchina e io lo saluto. Lui mi risponde un ciao un po' serio.

Marta mi apre il cancello con faccia davvero arrabbiata. Da adolescente arrabbiata; quella faccia, per capirsi, che nessun genitore vorrebbe vedere come prima cosa al ritorno da una giornata di lavoro, specie se orrenda come la mia oggi.

Io penso "no, ti prego, non ce la faccio. Non stasera..." mentre con il sorriso più dolce che posso agganciare alle mandibole le dico "cosa c'è tesoro?".

Mi risponde: "Quel bambino oggi ha picchiato Giacomo ma io gli ho appena detto: se metti ancora le mani su mio fratello, ti ribalto"

Sunday, March 20, 2011

Domani è un giorno speciale 

Tanti anni fa compravo i baby-wipes per pulirti il sedere.
Adesso scendi le scale con passo leggero e lasci cadere un gentile "mamma, quando vai al super mi compri le salviettine struccanti? Le ho finite"

Mi sedevo di fianco a te per aiutarti coi compiti.
Oggi sei tu che risolvi tutto quando ripasso coi  tuoi fratelli e proprio non capisco perchè non venga quel problema di geometria.

Anni fa ti spiegavo il mondo intero.
Oggi, quando ci provo, tu mi ascolti e spesso aggiungi "si, mamma, però devi anche considerare che..." e mi fai vedere un lato nuovo delle cose.

Ti mettevi le mie scarpe coi tacchi, per giocare a essere grande, e infatti ti stavano enormi.
Adesso entri di corsa in camera mia con un perentorio "mi presti i tuoi collant?", apri il mio cassetto, sottrai i miei migliori venti denari e lo richiudi con un armonioso colpo di coscia.

Un tempo le tue feste di compleanno lasciavano intorno briciole di patatine in salotto e madri pettegole tutt'intorno.
Adesso invece niente madri, un pacchetto da 10 di sigarette dimenticato in bagno dall'amica che fuma di nascosto, e io e tuo padre in cucina a sogghignare senza sapere dove metterci, pur di stare fuori dai vostri piedi.

Una volta, quando eri piccola, stavo malissimo, di uno di quei raffreddori che ti annacquano il cervello e ti mettono ko. Mi sono sdraiata sul divano della sala e ho chiuso gli occhi. Dopo poco mi sono sentita toccare: eri tu, che mi offrivi il tuo ciuccio di cauciù deformato e il tuo straccetto della nanna, decisamente le tue cose più care. Camminavi appena e credo non parlassi ancora.
Oggi, se mi vedi anche solo un po' corrucciata, mi guardi fisso negli occhi e mi chiedi "mamma, che c'è?". Senza tante storie, nel senso che proprio si capisce dai tuoi toni e dalla tua postura che non vuoi storie come risposta.

Ho giocato per ore (annoiandomi a morte, adesso te lo posso dire e ti prego di non volermene) con tutti quei fastidiosissimi pentolini che avevi nella cucina di plastica presa coi punti dell'Esselunga.
L'altro ieri, quando sei tornata a casa dopo scuola, io dall'ufficio, al telefono, ti ho guidato mentre ti cucinavi le cotolette di salmone, usando il gas vero. Il tuo primo piatto caldo.
Chissà se anche a te ha fatto impressione come a me.

Non so se ti ricordi quanto io e te abbiamo giocato insieme. Non sono mai stata molto brava a vestire-svestire-rivestire per ore le tue barbie, nè a fare la principessa nella torre e attendere che tu organizzassi la mia salvezza, ma ti riempivo catini d'acqua in bagno e ti mettevo in mano i mestoli. Ti srotolavo tubi di carta nel lungo corridoio che avevamo nella vecchia casa e ti lasciavo affondare le dita nei vasetti di pittura (lo sai che non hai mai sporcato un muro? Incredibile, a pensarci).
Adesso la domenica ti guardo dagli spalti giocare il torneo di pallavolo con le tue amiche e schiacciare quella palla con una grinta che, amore, non so da dove ti venga. Sai cosa veramente mi inorgogliosisce del modo in cui schiacci quella palla? Che c'è determinazione quando salti, ma non c'è fastidiosa cattiveria agonistica.

Un tempo sapevo tutto di te.
Ora so solo quello che tu decidi di raccontarmi.

Domani compi 14 anni.
E si, mi fanno davvero impressione.
Molto più dei 13, che sono stati il tuo ingresso nella teen-age.

E se questo post ti sembra un po' malinconico, guarda che non lo è affatto.
E' un post pieno di meraviglia e stupore. Tutto qui.
Crescere insieme a te è un gran bel divertimento.

Buon compleanno, Q.

Friday, March 18, 2011

Soluzioni pratiche ai problemi dell'Italia 

Davide: "Mamma, mettiamo Berlusconi in un carcere femminile"

Friday, March 11, 2011

Vita di campagna #1 

Non ne ho scritto molto qui, ma circa due anni fa ci è venuto lo schiribizzo di trasferirci dalla città alla campagna.
Mi avessi preso circa due anni e un giorno fa e mi avessi proposto di andare a vivere in campagna di avrei riso in faccia bella grassa.
Ma siccome io sono un po' come la donna della pubblicità di quell'orologio  (era un orologio?) un giorno dopo di circa due anni fa ho cambiato idea ed ero tutta intrippata al pensiero di abitare in campagna.
Sorvolerò sulle procedure d'acquisto di questa casa in cui viviamo ora (appunto in campagna) perchè mi hanno tolto alcuni anni di vita e decisamente donato una 20ina di nuovi capelli bianchi (che sono convinta mi donino, però, sia chiaro).
Fatto sta che, lo si prenda come un dato di fatto, questa famiglia adesso ufficialmente vive nel verde più verde. Per l'esattezza nella frazione di un paesino della Brianza, quindi proprio campagna è.

Ci sono parecchie cose che stupiscono un cittadino quando si trasferisce in campagna, una fra tutte la banda di ragazzini che il pomeriggio si muove nell'unica via del borgo citofonando gli amichetti di casa in casa per andare a giocare a pallone nel campetto pochi metri più in giù.
Rituale che ormai accade quasi ogni giorno.

Stasera Davide tutto serio e di punto in bianco decreta:
"mamma, dobbiamo trovarci dei cugini in questo villaggio"
"perchè?"
"perchè tutti qui hanno un cugino"

La vita, se ti lasci solo un po' affascinare, è maledettamente semplice.


Thursday, March 10, 2011

Filosofia spicciola 

1. Vivere la settimana anelando al weekend è un brutto segno?
2. Il mondo si divide in chi vede i particolari (li usa per puntellarsi e li soffia in faccia agli altri, confondendoli) e in chi il disegno tutto (navigando a vista e concentrandosi per non sbattere)? E se si, io da che parte voglio stare?

Tanto le risposte le so già.
Sulla pratica, adesso mi esercito.

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