Wednesday, May 14, 2008
Sono tornata a casa stasera stanca morta e con la testa pesante - chè oggi è stato uno di quei giorni che sono riuscita a lavorare come un treno - e ho fatto tre espressioni con le frazioni, le graffe, le quadre e le tonde, col più e il meno e, novità dell'ultima ora, con il per e il diviso (non vengono mai alla prima 'ste cazzo di espressioni).
Ho cucinato la cena, ho fatto vari pistolotti sull'importanza di essere responsabili anche senza ricevere sberle (causando lacrime comunque, il che mi ha fatto pensare che una sberla sarebbe stata più efficace) e ho ripassato talmente tante proprietà di geometria da non ricordarmene neanche una.
Tutta una serie di assi, bisettrici, linee che tagliano, punti che si incontrano con nomi poco socievoli, coincidenze, congruenze, vertici, cateti evattelapesca.
A volte ad essere madre raggiungi un tale grado di sfiancamento che tutto quello che succede oltre lo accogli come un esercizio estetico, dove ti compiacci ad assorbire ancora una fatica e a riuscirci.
Marta mi ha lasciato con questo dilemma, prima di andarsene a letto.
"Mamma, sono preoccupata per R."
"Perchè sei preoccupata per R.?"
"Sta peggiorando a scuola, ha preson insuff. in scienze.
E non lo dice a sua madre.
Dice che si fa rinterrogare, ma la prof di geografia le ha detto che non la interroga di nuovo e vedrai che neanche quella di scienze lo farà. Io gliel'ho detto, mamma, che non può fregarsene così e che quella di scienze poi la valuta nell'insieme, visto che è anche quella di mate e di geometria, e lei sta peggiorando anche in quelle materie"
"Marta, forse è meglio che tu ci vada cauta a dare consigli alle amiche.
Infatti una buona regola è darli solo se te li chiedono. Altrimenti ci pensa la sua mamma"
"Si, ma alla sua mamma R. dice un po' di bugie"
Ora capita che Marta sia veramente amica di R. e mi viene il dubbio di cosa consigliare a mia figlia, se dirle di interferire o di farsi i fatti suoi.
E poi capita anche che io sia amica della mamma di R.
E mi viene il dubbio se consigliarmi di spifferarle tutto o farmi i fatti miei.
Sopra tutto, ho la certezza di essere inappagata, perchè avevo un sacco di cose da risolvere stasera e non ne ho avuto il tempo.
Sono stanca, triste e me ne vado a nanna.
Ho cucinato la cena, ho fatto vari pistolotti sull'importanza di essere responsabili anche senza ricevere sberle (causando lacrime comunque, il che mi ha fatto pensare che una sberla sarebbe stata più efficace) e ho ripassato talmente tante proprietà di geometria da non ricordarmene neanche una.
Tutta una serie di assi, bisettrici, linee che tagliano, punti che si incontrano con nomi poco socievoli, coincidenze, congruenze, vertici, cateti evattelapesca.
A volte ad essere madre raggiungi un tale grado di sfiancamento che tutto quello che succede oltre lo accogli come un esercizio estetico, dove ti compiacci ad assorbire ancora una fatica e a riuscirci.
Marta mi ha lasciato con questo dilemma, prima di andarsene a letto.
"Mamma, sono preoccupata per R."
"Perchè sei preoccupata per R.?"
"Sta peggiorando a scuola, ha preson insuff. in scienze.
E non lo dice a sua madre.
Dice che si fa rinterrogare, ma la prof di geografia le ha detto che non la interroga di nuovo e vedrai che neanche quella di scienze lo farà. Io gliel'ho detto, mamma, che non può fregarsene così e che quella di scienze poi la valuta nell'insieme, visto che è anche quella di mate e di geometria, e lei sta peggiorando anche in quelle materie"
"Marta, forse è meglio che tu ci vada cauta a dare consigli alle amiche.
Infatti una buona regola è darli solo se te li chiedono. Altrimenti ci pensa la sua mamma"
"Si, ma alla sua mamma R. dice un po' di bugie"
Ora capita che Marta sia veramente amica di R. e mi viene il dubbio di cosa consigliare a mia figlia, se dirle di interferire o di farsi i fatti suoi.
E poi capita anche che io sia amica della mamma di R.
E mi viene il dubbio se consigliarmi di spifferarle tutto o farmi i fatti miei.
Sopra tutto, ho la certezza di essere inappagata, perchè avevo un sacco di cose da risolvere stasera e non ne ho avuto il tempo.
Sono stanca, triste e me ne vado a nanna.
Thursday, May 08, 2008
Otto anni fa e poco più quando ho partorito Giacomo e Davide (cosidetti dai più - fatto che mi irrita sempre - "i gemelli") di parto naturale su un cesareo (un dolore che non sto a dirvi) invocavo il bisturi urlando ad ogni contrazione con una codardia che tutt'oggi mi fa abbassare gli occhi quando passo per la via dell'ospedale, perchè son certa che ancora potrebbero riconoscermi come quella là, quella matta che urlava non li voglio, non li voglio più, fatemi tornare a casa eccetera eccetera.
Ma quando tutto è finito, sapevo di aver provato qualcosa di sensazionale. C'è una specie di stregoneria nel modo in cui il tuo corpo prende il sopravvento su di te quando partorisci e una specie di magia nell'istante esatto che tu donna capisci che ti devi arrendere e fidare di quello che sei, anche se in quel preciso momento quello che sei sembra essere un veleno che ti corrode le viscere dentro tanto ti fai male.
Per questo, quando i bimbi erano fuori, io con i tremori tipici del dopo parto ho pensato "non avrò mai più paura di niente".
Non perchè ce l'avevo fatta a superare il dolore, che quello è una cazzata. Piuttosto perchè affidandomi per disperazione alla forza della natura ha funzionato tutto, me nonostante.
Da allora posso fidarmi del mio corpo ad occhi bendati, perchè so che può spingersi oltre quello che io credo sia il mio limite.
E insieme so che esiste una armonia rara da ripetersi che ha a che fare con l'istinto e col sentire ogni tua fibra accordata senza bisogno di capire esattamente come sia successo.
Va da sè che quel senso di potenza sovrannaturale si è pian piano sfumato negli anni e che ho finito per aver paura di moltissime cose, alcune addirittura idiote, fantasmi che non spaventerebbero neppure "i gemelli".
Però a volte, quel movimento fluido, quell'armonia sintonica tra me testa e me gesti fa di nuovo capolino, in momenti sorprendenti.
Oggi è stata una giornata di merda.
Non una di quelle in cui ti senti brutta o grassa. Una di quelle in cui ti senti inadeguata e insipida, che è obiettivamente peggio di essere brutta o grassa. Di quelle che tutti intorno a te ti sembrano così tanto più intelligenti e tu sciatta e banale. Inutile, infatti.
Ma la sera a casa c'è stato un piccolo incidente, una insufficienza "dimenticata" per un mese.
Di fronte al musino di "uno dei due gemelli" con già le lacrime giù a goccioloni per la sgridata che si aspettava, è arrivata come un'onda lunga l'armonia tra la mia mente e il suo corpo.
D'istante ho capito cosa dovevo fare, che non potevo sgridare un'insufficienza in un bimbo che porta a casa sempre bei voti, nè la sua bugia.
Come mi ha detto lui tra i singhiozzi, tutti i suoi compagni hanno paura della sgridata per un'insufficienza e per questo piangeva.
L'avevo portato in un'altra stanza per fargli una bella ramazina, ma diotiringrazio quell'intuizione che mi ha fatto esitare e ha dato a lui una pausa preziosa per potersi spiegare.
E a me il tempo di dirgli che sbagliare spesso significa non aver capito e che non sarà mica 'sto dramma, basta che qualcuno glielo rispieghi.
Io dubito spesso, forse troppo spesso, di essere una brava minimanager o una brava marketing manager o una brava imprenditrice. Dubito spesso di me in generale.
Poi arrivano casulamente amplessi come questo, quando d'istinto faccio esattamente la cosa giusta.
Quella potenza, quella mancanza di paura fa capolino. E consola un poco.
Ma quando tutto è finito, sapevo di aver provato qualcosa di sensazionale. C'è una specie di stregoneria nel modo in cui il tuo corpo prende il sopravvento su di te quando partorisci e una specie di magia nell'istante esatto che tu donna capisci che ti devi arrendere e fidare di quello che sei, anche se in quel preciso momento quello che sei sembra essere un veleno che ti corrode le viscere dentro tanto ti fai male.
Per questo, quando i bimbi erano fuori, io con i tremori tipici del dopo parto ho pensato "non avrò mai più paura di niente".
Non perchè ce l'avevo fatta a superare il dolore, che quello è una cazzata. Piuttosto perchè affidandomi per disperazione alla forza della natura ha funzionato tutto, me nonostante.
Da allora posso fidarmi del mio corpo ad occhi bendati, perchè so che può spingersi oltre quello che io credo sia il mio limite.
E insieme so che esiste una armonia rara da ripetersi che ha a che fare con l'istinto e col sentire ogni tua fibra accordata senza bisogno di capire esattamente come sia successo.
Va da sè che quel senso di potenza sovrannaturale si è pian piano sfumato negli anni e che ho finito per aver paura di moltissime cose, alcune addirittura idiote, fantasmi che non spaventerebbero neppure "i gemelli".
Però a volte, quel movimento fluido, quell'armonia sintonica tra me testa e me gesti fa di nuovo capolino, in momenti sorprendenti.
Oggi è stata una giornata di merda.
Non una di quelle in cui ti senti brutta o grassa. Una di quelle in cui ti senti inadeguata e insipida, che è obiettivamente peggio di essere brutta o grassa. Di quelle che tutti intorno a te ti sembrano così tanto più intelligenti e tu sciatta e banale. Inutile, infatti.
Ma la sera a casa c'è stato un piccolo incidente, una insufficienza "dimenticata" per un mese.
Di fronte al musino di "uno dei due gemelli" con già le lacrime giù a goccioloni per la sgridata che si aspettava, è arrivata come un'onda lunga l'armonia tra la mia mente e il suo corpo.
D'istante ho capito cosa dovevo fare, che non potevo sgridare un'insufficienza in un bimbo che porta a casa sempre bei voti, nè la sua bugia.
Come mi ha detto lui tra i singhiozzi, tutti i suoi compagni hanno paura della sgridata per un'insufficienza e per questo piangeva.
L'avevo portato in un'altra stanza per fargli una bella ramazina, ma diotiringrazio quell'intuizione che mi ha fatto esitare e ha dato a lui una pausa preziosa per potersi spiegare.
E a me il tempo di dirgli che sbagliare spesso significa non aver capito e che non sarà mica 'sto dramma, basta che qualcuno glielo rispieghi.
Io dubito spesso, forse troppo spesso, di essere una brava minimanager o una brava marketing manager o una brava imprenditrice. Dubito spesso di me in generale.
Poi arrivano casulamente amplessi come questo, quando d'istinto faccio esattamente la cosa giusta.
Quella potenza, quella mancanza di paura fa capolino. E consola un poco.
Tuesday, May 06, 2008
Qualche anno fa si è svolta questa conversazione.
Davide: "Io l'inventore".
Da allora Davide ha immaginato di inventare il robot che fa tutto così mamma non deve più cucinare e la macchina su due ruote a tanti piani così ci sarà meno traffico eccetera eccetera.

Trattasi di aggeggio che può supportare i commensali intorno al tavolo da ping pong in campagna a passarsi le vivande quando al fresco del patio non se la dovessero sentire di sporgersi per allungare il pane o il ketchup.

"Mamma, tu da grande che lavoro vuoi fare?"
"Tesoro, mamma è già grande e di lavoro mette insieme persone a parlare di cose che a loro interessano. Si chiamano convegni o fiere"
"No, mamma, io intendevo di lavoro vero"
Ah.
"Ma dimmi tu, Davide, di lavoro da grande cosa vorresti fare?"
(Da dietro intervenne Giacomo con un laconico quanto geniale "io voglio fare il pensionato" - ma questo è un inciso)
Davide: "Io l'inventore".
Da allora Davide ha immaginato di inventare il robot che fa tutto così mamma non deve più cucinare e la macchina su due ruote a tanti piani così ci sarà meno traffico eccetera eccetera.
Ma qui, signori e signore, sono orgogliosa di presentarvi la sua prima vera invenzione costruita con le sue manine: il trasportino.

Trattasi di aggeggio che può supportare i commensali intorno al tavolo da ping pong in campagna a passarsi le vivande quando al fresco del patio non se la dovessero sentire di sporgersi per allungare il pane o il ketchup.
Viaggia a velocità ultrasonica e necessita di perizia nella spinta, chè se no ti ritrovi con la ciotola rovesciata e il trasportino conficcato nei denti del dirimpettaio.
Detto questo, funziona, e chi volesse comprare il brevetto può rivolgersi direttamente a me, che sarei la madre dell'inventore e che, fino al raggiungimento della sua (dell'inventore) maggiore età, ne cura gli interessi.

Thursday, May 01, 2008
"Mamma, ma perchè i bambini possono fare il ponte e tu no?
Io non voglio fare il picnic domani, voglio aspettare sabato che ci sei anche tu"
Davide, ti adoro.
Io non voglio fare il picnic domani, voglio aspettare sabato che ci sei anche tu"
Davide, ti adoro.
Thursday, April 24, 2008
Amarcord
Non so bene come sia cominciato.
Sono andati in gita oggi, in una specie di oasi naturale/palude nel pavese e sono tornati con un sacco di nomi di animali, tipo barbagianni, tipo armadillo, che un conto è pronunciarli e un conto è dare loro una forma, per una come me che solo da pochi mesi sa cosa sia un gatto.
Aspettando le pizze da asporto abbiamo cominciato a digitare su google immagini e ad ogni immagine una storia che mi ha insegnato la differenza tra un animale e un componente della famiglia di Barbapapà, perchè forse c'è stato un giorno che io tutte le cose che imparano oggi loro le sapevo, ma ho una memoria ridicola e sto ristudiando (e la cosa è assai eccitante, devo dire).
Fatto sta, che non so per quale collegamento di idee siamo finiti a googolare la parola "carosello" e atterrati qui e poi qui e poi qui.
Tra Cimabue che fa una cosa e ne sbaglia due e il Gigante che ci pensa lui non saprei decidere cosa mi abbia fatto sentire meglio.
Pescando da non so dove cantavo le sigle a memoria e loro ridevano e ridevano.
Ancora mamma, ancora mamma.
E poi, questo.
Se non fosse che sono adulta potrei giurare sulla testa dei miei figli che tra il 1978 e oggi, così , strada facendo, qualcuno mi ha sostituito, che questa madre di tre bimbi non è la stessa persona cresciuta, ma qualcuna di più capace messa al suo posto per fare quanto necessario, cucire una pezza dove non potevo arrivare. Non è possibile che sia io.
"Mamma, possiamo guardarne un altro?"
"No, è ora di andare a nanna"
"Domani mamma?"
"Certo che si, domani si"
"Mamma?"
"Dimmi tesoro"
"Mamma, la televisione ai tuoi tempi era molto più bella, mamma"
"Buonanotte amore ."
Sunday, April 20, 2008
Non ho tempo di scrivere, non ho tempo di scrivere.
Ma se lo avessi i prossimi post sarebbero su:
1. genitori e sport: quando siamo in tribuna a guardare il minivolley, o il minicalcio, o il miniquelloche vuoi tu ci rendiamo conto di quanto riusciamo a renderci ridicoli o dobbiamo proprio aspettare che siano i nostri figli a farcelo notare?
2. donne chiacchierone: chi ha la parlantina si ricordi sempre che potrebbe star rubando tempo a chi non ne ha
3. punti neri sulla faccia o nelle orecchie: negli adulti e negli adolescenti per me sono un segno che non ci si guarda allo specchio (fatto alquanto grave) o che chi ti vuol bene non ti si avvicina abbastanza
Ma se lo avessi i prossimi post sarebbero su:
1. genitori e sport: quando siamo in tribuna a guardare il minivolley, o il minicalcio, o il miniquelloche vuoi tu ci rendiamo conto di quanto riusciamo a renderci ridicoli o dobbiamo proprio aspettare che siano i nostri figli a farcelo notare?
2. donne chiacchierone: chi ha la parlantina si ricordi sempre che potrebbe star rubando tempo a chi non ne ha
3. punti neri sulla faccia o nelle orecchie: negli adulti e negli adolescenti per me sono un segno che non ci si guarda allo specchio (fatto alquanto grave) o che chi ti vuol bene non ti si avvicina abbastanza
