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Thursday, November 21, 2013

Dedicato al ragazzino in maglia nera e rossa, quello al centro con aria spaventata 


Giacomo e Davide hanno cominciato rugby a 4 anni.

"Li ho fatti così belli (!!!) e tu adesso li proietti in uno sport che li sfigurerà. Orecchie strappate, setti nasali come tornanti. A questo li condanni???" fu la mia accorata protesta al (gran) marito inglese quando si presentò in cucina con la proposta-educativo-sportiva.
"Don't be silly" fu l'unico laconico commento.

Nella prima partita che hanno giocato, paffutelli e bardati con caschetto-para-testa, para-denti, para-sterno, para-paure-di-mamma (chè neanche l'omino michelin era più al sicuro) non hanno spiccato per coraggio.
Nel bel mezzo di una pseudo-azione, uno dei due (ahimè non ricordo quale, mi si perdoni - ma poco importa) si fermò, raccolse una margherita dal prato e corse fuori campo a portarmela dicendo "mamma, ti voglio bene".

Lì pensai che ero salva, che presto avrei potuto dire a mio marito "vedi, avevo ragione io, non è sport per loro".

Oggi, dieci anni dopo (e a onor del vero solo con una clavicola rotta negli archivi del pronto soccorso) piego la testa con umile accondiscendenza.
L'odore del fango mi accompagna. Stagna nella macchina in zolle incrostate nei tappetini, si deposita nelle curve delle loro orecchie,  nelle pieghe gommose dell'oblò della lavatrice.
Se devo proprio dirla tutta, quell'odore oleoso, dissacrante, sporco, mi rassicura, mi racconta che il fango è solo una pasta di terra. Mi insegna che c'è sempre una soluzione per tutto.

I tre ragazzi in bianco nella foto, sono gli uomini che preferisco al mondo. Giacomo, che tiene la palla, e dietro a sostenere Davide e il loro migliore amico Cristian.
(Il ragazzino con la maglia nera e rossa e l'espressione tanto preoccupata in vista del placcaggio, non lo conosco ma ho tanta voglia di abbracciarlo.)

Giacomo fuori dal campo parla poco e solo dopo essersi fatto un quadro il più preciso possibile della situazione. Ma prima di aprir bocca, come ultimo check, si assicura che tutti stiano bene. Prima di dire quello che desidera, rinuncia se sente che potrebbe invadere o scomodare. Giacomo pianifica i suoi risparmi in parti uguali per ognuno di noi prima di Natale. Ascolta e poi mi dice di voler comprare questo per Marta e quello per Davide e questo ancora per papà....."mamma, possiamo andare in centro sabato?".
Bisogna stare attenti a tenere in equilibrio la sua generosità, chè non si trasformi in frustrazione.

Davide è una specie di furetto intelligente e sensibile. Così sensibile che ancora fa fatica a trattenere le lacrime. Così intelligente che la sera a tavola sa riassumere discussioni anche complesse con una logica consequenziale disarmante, assai sofisticata ai miei occhi. Ha la vita che gli esonda dalle tasche e un senso dell'umorismo così spiccato e travolgente da lasciarmi basita spesso. Sembra prenda tutto con frivolezza, ma poi, quando meno te lo aspetti, si ferma, mi sfiora con occhi penetranti e mi chiede "tutto bene, mamma?".
Bisogna stare attenti con Davide a non sottovalutare quello che dice mascherandolo con lo scherzo.

Cristian invece, che non sia mio figlio è solo un dettaglio.
Lui intarsia il legno. Ha fatto una targa bruciando ogni lettera del nome del cavallo di Marta, da appendere sul box. Non possiede un cellulare, non è su facebook e se ne strafrega. Gira in bicicletta nel quartiere. Costruisce complicate macchine di lego e quando ti spiega tutti i passaggi e dove ha sbagliato e fino a che punto ha dovuto smontare e poi ricostruire, ti fa sentire, a te adulta che ogni giorno navighi la vita, una pavida pivella. Può avere grandi malumori, quando proprio gli ingranaggi della vita non coincidono.
Con Cristian bisogna stare attenti a capire bene, perchè c'è sempre una ragione valida.

Tutti e tre questi ragazzi ancora non si sottraggono alle coccole. La loro pelle sta combattendo la crescita dei peli, che le mie labbra sensibilissime di mamma già intuiscono sulle guance, ma loro ti si buttano addosso, per salutarti.

Tutti e tre, quando sono in campo e coperti di fango, sono uomini coraggiosi, e chi lo direbbe mai che ancora chiedono i grattini sulla schiena al bacino della buona notte.

Giacomo, Davide e Cristian sono sempre insieme, ma se provi a indagare cercando particolari squisitamente femminili, del tipo "ma di cosa parlate?", le espressioni del viso cercano la risposta che sanno dovrebbero avere, ma non trovano. "Non parliamo di niente".
"Come non parlate di niente?"
"E cosa c'è bisogno di dire, mamma? So che Cristian è sempre dietro di me, quando apro un'azione e sfondo, so che Davide deve pulire intorno a lui e proteggerlo, quando io, fatto il varco e placcato l'avversario, gli ho passato la palla."

Puoi raccontare una donna a parole, ma un uomo, è più difficile. Un uomo perlopiù  si intuisce.




Thursday, November 14, 2013

Non è che mi voglia sciogliere in ricordi 

E' che fa una certa impressione.
E'che ho 46 anni ora, una figlia di 16 suonati e due gemelli di 13, suonatissimi.
E non è che io riesca a scrivere qui senza ascoltare la vocina che mi chiede di fare un sunto breve, mica per aggiornare, ma per una instantanea verifica: dov'ero? e dove sono adesso?

Suppongo sia già rassicurante che sono ancora una mamma e anche una moglie e il gatto è ancora vivo.
Ah, attenzione, ora c'è anche un cavallo (non ci facciamo mancare niente).

Stabiliti i punti fondamentali, passo ora all'analisi dei cambiamenti.

Principessa Marta

Marta viaggia a mezzo metro da terra. Deve essere dotata di una macchina di trasporto silenziosa e invisibile a noi umani genitori che le dà il potere di fluttuare per casa e per strada con scioltezza disarmante. Ogni tanto ci grazia di gentili cenni con la mano, chè Kate Middleton sbiancherebbe di vergogna, altre, più spesso, ruota i bulbi oculari mooolto in sù e genera saette che arrivano dritte alle mie viscere.

Credo che parcheggi la macchina invisibile (e infernale) giusto per andare a letto, dove effettivamente i contorni del suo viso si ricompongono nell'angelica dolcezza, frutto certo del mio ventre - me lo ricordo.

Mentre fluttua alta, Marta sa dare grandi prestazioni: per esempio, ha sviluppato un'acutezza di vista tale che saprebbe riconoscere un pelo scappato alla ceretta nella gamba destra della biondina di quinta senza cervello; però non riesce a vedere sua madre che trafelata parcheggia la macchina nel cortile di casa, scarica la spesa, tre sacchetti in ciascuna mano che le segano le dita mentre col piede cerca di chiudere il bagagliaio.

Marta in quarta liceo classico ha anche sviluppato il super-potere di prendere 9 in filosofia e, se un barcone pieno di clandestini affonda vicino alle coste di Lampedusa e in tanti così tragicamente muoiono, non è che poi a cena son pizze e fichi: sarà meglio dedicare la pausa pranzo a un'accurata lettura della dichiarazione universale dei diritti umani e a un'analisi dettagliata delle politiche per l'immigrazione di Cécile Kyenge, per prepararsi e essere all'altezza.

Infine, Marta è maestra anche di un'altra arte. Non solo sa galleggiare in orizzontale, con niente che la tocchi, ma può anche schizzare dritta in verticale, senza preavviso e a sorpresa. Lì è quando una lacrima fa capolino sotto le ciglia, un sorriso aperto ti raggiunge, un sms squilla sul telefono con qualche particolare (che chissà perchè proprio quello, e non quello prima sul quale ti ha lanciato un'occhiata laser),  lì è quando perfino si butta e mi dà un bacino, magari nel mezzo di una frase che non c'entra niente con l'intimità.

Lì è quando diventa generosa, sensibile alle ingiustizie, protettiva dei suoi fratelli, sottile nei ragionamenti, omnicomprensiva di logica e amore, sollecita verso il prossimo, aperta a raccogliere le idee degli altri.
(Tra parentesi, lì è quando vedo la donna che diventerà)

Questo su e giù, questo qui e ora, questo dopo che cancella tutto il prima e invece magari a volte il prima è qualcosa intarsiato nella pietra e non si può prescindere, avviene tutto in un silenzio così British che bisogna anche svilupparne di propri, di super-poteri, per interpretare sopracciglia, coordinazione dei colori dei vestiti, frequenza e velocità di digitazione su smartphone e altre metriche che, diciamolo, una mamma si inventa.

Il tracciato delle contrazioni di un travaglio è la migliore rappresentazione grafica che riesco a immaginare per descrivere la vita di una mamma (femmina) vicino a un'adolescente (femmina).

Il che in fondo risponde alla mia domanda iniziale "dov'ero? dove sono adesso?".
Sembra che non riesca a schiodarmi dalla sala parto.



Monday, November 11, 2013

Quanto tempo 

L'altra sera eravamo tutti a tavola e per caso, dalle viscere profonde di questa famiglia, tanto simili a quelle di ogni famiglia, è tornato a galla un vecchio aneddoto:

Marta, 4 anni, alla vista del papà ignudo che usciva dalla doccia,chiedeva candida: "mamma, che cos'ha papà sulla patatina?"
Io, senza fare un plissè, rispondevo: "Il pisellino, tesoro"
E lei, con logica disarmante, ulteriormente indagava: "E perchè ha le orecchie?"

Tra le risate dei miei tre figli, oggi adolescenti, è spuntata la frase "e che altre cose buffe abbiamo detto, mamma, quando eravamo piccoli?"
E io: "ussignur ragazzi, echissele ricorda...dovreste andare a leggere il mio blog, quello che scrivevo quando eravate piccoli. Lì c'è tutto. Lì è un posto che ho sempre pensato per voi"

E poi il giorno dopo, guidando verso l'ufficio, mi è assalita un'inquietudine.

Il mio blog, quel diario fitto di emozioni così come venivano, diosantissimo quanto tempo. Quel diario che non sono mai riuscita a convincermi a vendere al marketing per le mamme (e che anche per quello ho smesso di scrivere). Quel diario lì, io non mi ricordo neanche la password per accedere al backoffice!

Grande inquietudine, paura di aver perso tutto. Tutte le storie scritte per non dimenticare, dimenticate nella frenesia dei giorni di questi anni e forse perse, come tutte le mail dell'account email collegato al blog e cancellate senza nessun preavviso da Virgilio, chè l'ho scoperto con gran dolore solo poco tempo fa e a nulla è valso il mio ticket aperto.

Così ho sbirciato con l'indice tremante, per scoprire che Blogger è diventato in questi anni amico di Google e hanno unificato anche le password e io e le mie memorie di mamma siamo salvi.

La maggior parte dei link a lato pagina è morto. Questo è cambiato.
Molti dei blog che amavo non sono più attivi, i loro domini liberi per l'acquisto. Sono certa che son solo migrati altrove, la maggior parte.

Quelli che restano sono ora sviluppati in community, hanno menu di navigazione che includono e-shop, hanno sezioni con psicologi che interpretano la frequenza del pannolino sporco per rassicurare madri inesperte, hanno forum dove le donne, le madri possono parlare. Quasi tutti contengono una colonna con le copertine dei libri scritti.
Titoli tipo "Ha fatto la poppata e poi ho pianto"; "Avere un figlio, e poi un esaurimento e poi un Margerita", "Avventure e stress di una mamma super-spaziale", "Quello che le mamme non dicono", "Quello che le mamme ruggiscono".
Tutti titoli che cercano di essere spiritosi per raccontare la sacra ironia delle mamme.

Chapeau.

Ci sarebbe tanto da dire su questa evoluzione, ma ora mi interessa solo pensare che i miei ricordi sono preziosissimi e che sono contenta che siano ancora qui.

Mi interessa concentrarmi sul perchè fossi così inquieta al pensiero di perderli e sul perchè mi sia tornata la voglia di scrivere.

Sulla paura della perdita c'è ben poco da dire, è self-explanatory.
Sulla pausa dallo scrivere....bè, è chiaro che sia una questione di gap tra la disperazione di una mamma di tre piccoli e la solitudine di una mamma di adolescenti. Nel mezzo, quando tutto fila liscio, che bisogno c'è di riflettere? :)

E si, non siamo banali, c'è una grande differenza tra un diario privato e un blog.
Quella che c'è da sempre: in un diario privato puoi scrivere ogni cagata, anche la più commiserevole. In un blog che forse anche una sola persona potrebbe leggere, devi costringerti a un minimo di autocritica, che aiuta assai.

Dopo l'aneddoto di cui sopra i miei figli mi hanno chiesto "ma mamma, perchè hai smesso di scrivere il tuo blog?"
"Perchè stavate diventato grandi e non mi sembrava più giusto mettere in piazza le vostre vite, mi leggevano in molti"
"Dovresti ricominciare, mamma", han detto loro.

E tu, prova a contraddire tre adolescenti in una botta sola....

Tuesday, May 10, 2011

Giacomo, I C 

Immagina di essere uno dei soldati greci, nascosti nel cavallo di legno costruito per distruggere la città di Troia. Inventa un racconto narrando il perchè ti trovi lì, con chi sei, cosa pensi e cosa farai con i tuoi compagni, una volta usciti.....


Mi chiamo Markus e sono un soldato greco tra i più valorosi e penso che questo dono o malediazione, per qualcuno è una cosa e per altri è l'altra, mi porterà alla morte dato che sono nella pancia del cavallo ideato da Ulisse. Siamo più o meno in cinquanta in un'enorme caverna buia, di legno e silenziosa. Penso di essere troppo giovane per morire dato che ho solo 18 anni e la mia famiglia mi aspetta a casa.

Non lo nego: ho paura, nessuno qui dentro può negarlo perchè se lo nega vuole dire che mente e se mente sta infrangendo il giuramento. Ho imparato da poco a usare l'arco, ma ho deciso di usare l'armatura, lo scudo, una lancia e una spada e con queste armi me la cavo molto bene.
Ho appena sentito delle voci che dicevano che decidevano se bruciare il cavallo o no.

Dopo lo sterminio.
Urrah! I Troiani hanno portato il gigantesco cavallo dentro le mura, si sono ubriacati festeggiando e noi, mentre loro erano addormentati profondamente, siamo usciti di soppiatto e li abbiamo uccisi tutti.
Io ho ucciso più o meno 67 persone, c'è chi è riuscito a uccidere più di cento persone. Se c'era qualcuno sveglio, era così ubriaco che non riusciva a prendere la lancia!

Dopo qualche ora sentìì un piangere infantile, mi diressi là e trovai un bambino troiano di tre o quattro mesi: ne ebbi pietà e lo misi nella sacca del bottino.
E' stato un problema quando la sacca si muoveva e piangeva e gli altri mi chiesero cos'avevo nella borsa e io risposi: "E' un bottino leggero e poi c'è un marchingegno che continua a cigolare".

Ora l'ho appena detto a mia moglie che è d'accordo e fortunatamente anche i miei genitori approvano. Il bambino lo chiamiamo Kimal.

Tornando alla vittoria, sono diventato Generale.

Ora ho grandi responsabilità e un grande peso: quei sessantasette troiani uccisi sono un macigno sulla coscienza e l'unica cosa che mi fa sopravvivere è l'amore per Kimal che mi ricorda che non tutti i troiani sono morti.

Wednesday, April 20, 2011

Chi è mamma di gemelli metta un dito qui sotto 

Esiste in Italia un Registro Nazionale dei Gemelli che fa parte dell'Istituto Superiore di Sanità.

Questo registro arruola coppie di gemelli di qualsiasi età con finalità di ricerca in diversi campi tra i quali alcune patologie autoimmuni e il disagio psico-sociale in adolescenza.
Pare infatti che il confronto tra coppie di gemelli identici (monozigoti) e non identici (dizigoti) permetta di stabilire il ruolo che la genetica, le abitudini di vita e l'esposizione a fattori ambientali giocano nel determinare lo stato di salute.

E così, su base volontaria, i genitori di gemelli possono iscrivere i propri figli e, se lo fanno, prima o poi vengono chiamati da una dottoressa gentile che li guida in questa esperienza che io ho trovato davvero emozionante.

Prestare i miei figli alla scienza mi ha fatto sentire come quando da ragazza andavo a donare il sangue e dopo, alla mensa del Policlinico, ci offrivano la bistecca. Andavamo in gruppo (per stare insieme e anche per scroccare il pranzo), ce la ridevamo stesi sui lettini e poi dopo ci sentivamo tutti meglio.

Uguale è stato con Giacomo e Davide. Siamo partiti un po' all'avventura, loro col sorriso stampato in faccia all'idea di fare qualcosa di utile e di essere così importanti perchè uguali, abbiamo riso molto insieme e siamo stati bene.

Loro hanno giocato per un'oretta circa con alcuni marchingegni e robot dai quali poi a stento siam riusciti a staccarli.
Io nel frattempo ho compilato moduli a non finire, cosa che mi ha costretto ad un esercizio riflessivo su entrambi i miei figli davvero eccezionale.

Tutti e tre siamo usciti galvanizzati dalla gentilezza delle dottoresse e ricercatrici  e dalla sicurezza di aver fatto qualcosa di utile, chè ogni tanto impiegare un po' di tempo in cose che sfuggono qualsiasi calcolo ti riconcilia con la vita.

Abbiamo contribuito ad uno studio sullo sviluppo emotivo-comportamentale dei bambini e degli adolescenti in collaborazione con l’equipe del Prof. Marco Battaglia dell’Università e Ospedale S. Raffaele di Milano.

Lo studio ha avuto una ottima rispondenza da parte di molti genitori ma perché la ricerca abbia una valenza statistica hanno bisogno di un numero maggiore di coppie di gemelli partecipanti (sia coppie monozigoti che coppie dizigoti dello stesso sesso e di sesso diverso).

Ecco, quindi, se siete mamme di gemelli e vi va di dare una mano (o conoscete qualche altra mamma che ha due o più cloni da sfamare ogni giorno) scrivete a gemellibattaglia@gmail.com.

Per piacere :)

Friday, April 15, 2011

Niente mani addosso 

Ogni mamma, ne sono certa, ha delle sue regole sulle quali proprio non riesce a transigere e per le quali è pronta a battersi perfino oltre la logica.
Quasi delle fissazioni, forse delle paure.

Una delle mie è stata, quando i bimbi erano molto piccoli, "mai nel lettone". Ero così terrorrizzata dall'idea di finire per dividere a vita quel posto esclusivo e sacro con un infante che mai avrei permesso a un qualsiasi corpicino urlante di invaderlo.
Idiota. Ho imparato poi che se fossi stata un po' più indulgente, nei casi proprio disperati, mi sarei risparmiata una notte insonne e saremmo stati tutti più felici.

Un'altra delle mie regole che stanno appese più a una specie di ideologia che a un'idea reale, più a un gusto quasi estetico che alla vita vera è "tra fratelli si deve andare d'accordo, mai le mani addosso".

Su questo, devo ammettere, la vita mi sta mettendo alla prova.

Da una parte sto io, che in prospettiva vedo l'importanza anzi, il miracolo e la potenza di una relazione tra fratelli che vanno d'accordo.

Dall'altra sta lo svolgersi dei giorni in una casa normale, in una famiglia come tante, dove la figlia 14enne molto spesso non ne può più dei fratelli 11enni che sono un po' sciocchini, che fanno domande ingenue, che toccano tutto con curiosità, che non sono ancora responsabili come lei.
E dei figli 11enni che non ne possono più di sentirsi alitare sul collo da una seconda mammina perfettina e che sa già tutto, che fa già tutto meglio di loro e che li critica.

Battibecchi costanti, occhi che si rivoltano all'insù e pianti umiliati. A volte anche pizzicotti e mani addosso.

Niente mani addosso.

Se la smettessi con questa fissa, a volte mi dico che forse loro tutti avrebbero la libertà di sfogarsi con una bella rissa e il supplizio della mia mediazione (sempre inpropria perchè mai so esattamente cosa sia successo e chi possa aver ragione) finirebbe.

E invece non ce la faccio e giù a ripetere che si devono volere bene, e rispettare, e parlare e capirsi, perchè così, per sempre, avranno fiducia e forza, insieme.

E invece battibecchi e occhi al cielo e battutine acide.

L'immagine da fuori, è che i miei tre figli non è che vadano un granchè d'accordo.
E la storia dentro di me è preoccupazione, di sconfitta, chè non riesco a farli andare d'accordo, a far loro capire quanto sia importante essere uniti.

Oggi Giacomo è stato picchiato da due suoi amichetti, giù al campetto di calcio. Uno ha cominciato per scherzo (dai, picchiamo Giacomo) e ridendo ha fatto delle finte. L'altro ad un certo punto, sempre ridendo, ha preso a Giacomo le mani dietro e così il primo ha avuto modo di assestare qualche pugno delicato (mamma, non mi hanno fatto proprio male, ma mi sono spaventato un pochino).
Niente di serio, niente bullismo, intendo. Solo una scenetta un po' sciocca tra bambini, uno scherzo tirato pochissimo troppo in là, quel tanto da far piangere Giacomo una volta a casa ma da fargli anche dire che non volevano picchiarlo davvero, che era più che altro uno scherzo.

Ignara di quanto fin qui raccontato, stasera arrivo a casa dal lavoro in macchina e, nel vialetto stretto e sterrato che porta al nostro cancello, vedo un ragazzino parlare con qualcuno nel nostro cortile.
Sento la porta sbattere e vedo il ragazzino camminare via. Incrocia la mia macchina e io lo saluto. Lui mi risponde un ciao un po' serio.

Marta mi apre il cancello con faccia davvero arrabbiata. Da adolescente arrabbiata; quella faccia, per capirsi, che nessun genitore vorrebbe vedere come prima cosa al ritorno da una giornata di lavoro, specie se orrenda come la mia oggi.

Io penso "no, ti prego, non ce la faccio. Non stasera..." mentre con il sorriso più dolce che posso agganciare alle mandibole le dico "cosa c'è tesoro?".

Mi risponde: "Quel bambino oggi ha picchiato Giacomo ma io gli ho appena detto: se metti ancora le mani su mio fratello, ti ribalto"

Sunday, March 20, 2011

Domani è un giorno speciale 

Tanti anni fa compravo i baby-wipes per pulirti il sedere.
Adesso scendi le scale con passo leggero e lasci cadere un gentile "mamma, quando vai al super mi compri le salviettine struccanti? Le ho finite"

Mi sedevo di fianco a te per aiutarti coi compiti.
Oggi sei tu che risolvi tutto quando ripasso coi  tuoi fratelli e proprio non capisco perchè non venga quel problema di geometria.

Anni fa ti spiegavo il mondo intero.
Oggi, quando ci provo, tu mi ascolti e spesso aggiungi "si, mamma, però devi anche considerare che..." e mi fai vedere un lato nuovo delle cose.

Ti mettevi le mie scarpe coi tacchi, per giocare a essere grande, e infatti ti stavano enormi.
Adesso entri di corsa in camera mia con un perentorio "mi presti i tuoi collant?", apri il mio cassetto, sottrai i miei migliori venti denari e lo richiudi con un armonioso colpo di coscia.

Un tempo le tue feste di compleanno lasciavano intorno briciole di patatine in salotto e madri pettegole tutt'intorno.
Adesso invece niente madri, un pacchetto da 10 di sigarette dimenticato in bagno dall'amica che fuma di nascosto, e io e tuo padre in cucina a sogghignare senza sapere dove metterci, pur di stare fuori dai vostri piedi.

Una volta, quando eri piccola, stavo malissimo, di uno di quei raffreddori che ti annacquano il cervello e ti mettono ko. Mi sono sdraiata sul divano della sala e ho chiuso gli occhi. Dopo poco mi sono sentita toccare: eri tu, che mi offrivi il tuo ciuccio di cauciù deformato e il tuo straccetto della nanna, decisamente le tue cose più care. Camminavi appena e credo non parlassi ancora.
Oggi, se mi vedi anche solo un po' corrucciata, mi guardi fisso negli occhi e mi chiedi "mamma, che c'è?". Senza tante storie, nel senso che proprio si capisce dai tuoi toni e dalla tua postura che non vuoi storie come risposta.

Ho giocato per ore (annoiandomi a morte, adesso te lo posso dire e ti prego di non volermene) con tutti quei fastidiosissimi pentolini che avevi nella cucina di plastica presa coi punti dell'Esselunga.
L'altro ieri, quando sei tornata a casa dopo scuola, io dall'ufficio, al telefono, ti ho guidato mentre ti cucinavi le cotolette di salmone, usando il gas vero. Il tuo primo piatto caldo.
Chissà se anche a te ha fatto impressione come a me.

Non so se ti ricordi quanto io e te abbiamo giocato insieme. Non sono mai stata molto brava a vestire-svestire-rivestire per ore le tue barbie, nè a fare la principessa nella torre e attendere che tu organizzassi la mia salvezza, ma ti riempivo catini d'acqua in bagno e ti mettevo in mano i mestoli. Ti srotolavo tubi di carta nel lungo corridoio che avevamo nella vecchia casa e ti lasciavo affondare le dita nei vasetti di pittura (lo sai che non hai mai sporcato un muro? Incredibile, a pensarci).
Adesso la domenica ti guardo dagli spalti giocare il torneo di pallavolo con le tue amiche e schiacciare quella palla con una grinta che, amore, non so da dove ti venga. Sai cosa veramente mi inorgogliosisce del modo in cui schiacci quella palla? Che c'è determinazione quando salti, ma non c'è fastidiosa cattiveria agonistica.

Un tempo sapevo tutto di te.
Ora so solo quello che tu decidi di raccontarmi.

Domani compi 14 anni.
E si, mi fanno davvero impressione.
Molto più dei 13, che sono stati il tuo ingresso nella teen-age.

E se questo post ti sembra un po' malinconico, guarda che non lo è affatto.
E' un post pieno di meraviglia e stupore. Tutto qui.
Crescere insieme a te è un gran bel divertimento.

Buon compleanno, Q.

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