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Wednesday, March 24, 2004

Da quattro anni ho tre figli.
Da quattro anni vado a trovare i miei genitori con i miei tre figli.
Sono quattro anni che li monitoro mentre corrono tra i loro ninnoli del salotto e in due occasioni – credo di ricordare bene – con mossa fulminea ho salvato la donnina nuda di porcellana inizio secolo e lo specchio con cornice d’argento barocca.
Ma oggi era il compleanno di mio papà e ho pensato di dedicarmi tutta a lui, seduta in cucina, un bicchiere di vino bianco frizzante nelle nostre mani, a parlare del più e del meno.
ERRORISSIMO.
Correvano, ma non sembravano particolarmente pericolosi.
E poi… questo rumore!!!
La prima cosa che ho pensato è stata “il cristallo, quando si rompe, fa un rumore diverso dal vetro”.
La seconda “nessuno di loro ha le scarpe, Giacomo neppure le calze”
La terza “mio padre, gli viene un infarto”

La prima cosa che ho detto – prima ancora di aver visto cosa era successo -, anzi l’unica, perché ho continuato a ripeterla per il successivo quarto d’ora, è stata “questa è una cosa gravissima”

La brocca con bicchiere e piattino, non solo era pezzo di antiquariato pregiatissimo, ma anche cimelio di famiglia.

E poi questa esperienza surreale.
La furia di mio padre, il suo pugno sul tavolo, il suo sdraiarsi sul divano pallido nello sforzo di darsi un contegno per non traumatizzare i nipoti.
Io che chiudo i figli in quella che era la mia camera da letto per una seria ramanzina, di quelle senza sberle, che sono le peggiori.
Saranno state le pareti dello stesso colore della mia adolescenza, quel silenzio tesissimo della rabbia frustrata mi ha catapultato indietro di 15 anni e d’improvviso sono scoppiata a piangere colpevole di aver sforato l’ora del rientro, di aver toppato il compito di matematica, di aver fumato una delle sue sigarette.

Ma ci si libera mai?

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