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Tuesday, April 06, 2004

Pensavo oggi alla differenza tra sgridare e mortificare.

Il confine è labile e a me pare che chi lo superi sia più debole e che dalla vergogna altrui tragga conferme.
E' successo oggi al lavoro. Una mia collega è uscita in lacrime dall'ufficio dell'Ing Y e il commento della figlia ("se mio padre l'ha fatta piangere mi fa solo piacere") mi ha dato un po' i brividi.

Ma dove mi spaventa di più è come genitore, specialmente come madre di una figlia, dove entrano in gioco, mio malgrado, antagonismi ancestrali. Lì, il terreno è ahimè scivoloso.
I rapporti di forza sono ben definiti, ma delicati e bisogna farne buon uso. Un uso equilibrato.
Bisogna che mi ricordi che basta sgridarli, i bambini, per sottolineare l'errore.
Il mortificarli (dio che forte tentazione in certi momenti! ) è un orpello che serve più a noi adulti che a loro, una ridondante asserzione di potere che forse a noi dà più sicurezza ma che, come ogni ridondanza, fa perdere pregnanza e credibilità al messaggio.

Una delle cose belle di avere dei figli è che vivendo la loro vita con i tuoi occhi, ti tornano in mente dettagli della tua infanzia che credevi perduti.
Oggi ho ricordato di quando mamma mi mandava a mangiare in bagno e della rabbia repressa che provavo seduta per terra col piatto sulla tazza. Zero senso di colpa per le mie malefatte, solo cocente odio - in quel momento - per lei e l'uso improprio che aveva fatto della sua forza.
Non era forse già abbastanza umiliante l'aver sbagliato e che mamma se ne fosse accorta?

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