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Monday, September 13, 2004

Qui da noi nel nostro palazzo, c'è una bimba B che è un po' troppo griffata e che c'ha pure un telefonino (lei ha 9 anni) regalatole dal papà quando se ne è andato, all'inizio dell'estate, perchè lei potesse chiamarlo in caso di bisogno.

Questa bimba gioca sempre con Marta. Questa sera hanno cenato insieme a casa sua. Poi sono venute su, tutte allegre, con una piccola chitarra giocattolo e una spazzola per microfono. E noi abbiamo lasciato che andassero a cantare e suonare un pezzo a Giacomo e Davide già a letto.
Poi si sono date il bacino della buonanotte, giurandosi un appuntamento per domani (ma io so già che l'una o l'altra non potrà rispettarlo perchè i loro appuntamenti non tengono mai conto della routine delle madri - e forse lo sanno anche loro, ma in fondo a quest'età quel che conta è il giuramento, non l'oggetto della promessa).

Adesso, mentre scrivo, B sta urlando. Le urla sue e di sua madre che le urla di smettere di urlare arrivano fin qui dal primo piano. Sono urla incontrollate e stridono con l'immagine che B mi ha lasciato pochi minuti fa qui in casa, che quasi chiamerei la polizia. Specie di coltellate.
Vorrei andare giù e prendere B tra le braccia e raccontarle una storia di un mondo dove la mamma non è già stanca, dopo l'estate, di reggere la routine della famiglia tutta da sola, di un mondo in cui non c'è questa nuova fidanzata di papà con cui mamma deve fare i conti.
Vorrei che B potesse essere a letto addormentata, adesso, come lo è la sua amichetta.
Vorrei che B, almeno, potesse prendere in mano quel suo cazzuto cellulare e chiamare papà.

Questi sono i pensieri che ti vengono in mente quando hai dei figli.

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