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Thursday, December 30, 2004

E' stato un Natale strano.

E' cominciato con la benedizione dell'ufficio da parte del parroco del quartiere dove lavoro. Prima ha telefonato per sapere se eravamo interessati; poi noi abbiamo detto si; poi lui è arrivato.
A., che - a sua discolpa - è giovane, lo ha accolto, gli ha messo la busta con l'offerta in mano, gli ha stretto l'altra mano e gli ha detto "tanti auguri". Dal fondo dell'ufficio, ho sentito il dovere di intervenire a salvare il povero prete senza parole dall'imbarazzo (saran state le novene del catechismo di Marta..). Con un balzo l'ho raggiunto e ho detto la prima cosa che mi veniva in mente, qualcosa tipo "dove crede sia meglio andare (per la preghiera n.d.r.) ?". Così poco dopo eravamo, in pochi, raccolti nell'ufficio dell'Ing. Y a dire l'Ave Maria, che veramente non potevamo trovare un posto meno appropriato perchè, chi più chi meno, ma in realtà tutti, lì c'hanno lasciato i peggio sentimenti che l'animo umano possa provare. Questo mi veniva da pensare mentre recitavo le parole - che c'ho sempre il panico di non sapere quella che viene dopo con l'Ave Maria - e mi veniva anche un po' da ridere.

C'è stata gente in ufficio che fino all'ultimo ha lavorato. Anche mentre gli altri erano giù ad addobbare la mensa per la festa, ancora erano lì al computer e con un sospiro non di rimpianto ma di presunzione milanese dicevano "io quest'anno niente auguri, non ho tempo, non li mando".

Poi ci sono stati bambini, e non solo bambini, che ho sentito lamentarsi per i regali ricevuti. Lamentarsi con altri o addirittura lamentarsi direttamente con chi li aveva fatti, i regali.

Poi ci sono stati amici che non hanno ringraziato. Magari il giorno prima avevano insistito per vedersi per un brindisi, e il giorno dopo ti hanno chiacchierato al telefono senza neanche far menzione dei pacchettini trovati sotto l'albero.

Insomma, un Natale un po' meccanico.

Mi viene da dire a quei grandi che il Natale non dovrebbe essere una specie di scocciatura a cui adempiere in fretta e con efficienza ma, qui lasciando perdere gli aspetti religiosi, una pausa per coccolarsi e lasciarsi coccolare nei modi che anche gli altri scelgono; e a quei bambini che l'albero non è una specie di vetrina dalla quale si può ancora scegliere, ma un dato di fatto che dovrebbe farti squittire d'eccitazione.

Il mio Natale è stato molto bagnato, perchè m'è venuto uno di quegli sciuppùn da fine anno, che ti ritrovi perfino a piangere quando levi la pelle al cappone pensando "poverino...".

E qui devo dire che sono venuti in aiuto i miei bimbi (a qualche cosa serviranno pure..) perchè le loro vocine piene di meraviglia ed eccitazione e quasi riverenza che gridavano dal salotto mentre ancora io mi rotolavo nel letto pensando "no!! è già mattina" hanno scalfito la mia corazza di vittimismo e sì, mi hanno infuso una certa speranza.

Marta si è dibattuta a lungo nel dubbio che tutto quello fosse una magia, ma alla fine ha ceduto pure lei.
Non è bastata la lettera dell'Esselunga. Non è bastato il papà che, furbone, la sera prima, dopo essersi scolato il whisky lasciato a Babbo Natale, ingollato i biscottini e bevuto il latte delle renne (non voglio pensare in che ordine) ha messo bicchiere e piattini in lavastoviglie facendole pensare che Babbo Natale si fosse bellamente rubato il nostro servizio di nozze.
Lei ci ha creduto nonostante.

Per cui non vedo perchè non possa crederci anch'io, nonostante, che quest'anno che arriva porterà magia.
L'anno scorso ho fatto una lista di buoni propositi che mi ero ripromessa di ripubblicare ora, perchè rileggendoli, manco uno sono riuscita a mettere in pratica e la cosa mi sembrava abbastanza ironica da essere messa su un blog.

Ma stasera qualcosa mi ha fatto cambiare idea.

Quindi il mio buon proposito per l'anno nuovo è di non avere buoni propositi ma di viverlo a capofitto. E se poi riuscissi a farlo con ironia, garbo e fantasia............

E adesso me ne vado in vacanza.

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