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Friday, April 30, 2004

Dopo aver tenuto il mio blog per qualche mese e aver perfino imparato cos'è una faccina giapponese, mi sento pronta per il prossimo salto nel buio: ICQ arrivooo!!

Thursday, April 29, 2004

Vabbè,... con ieri sera mi ricredo.
Non proprio tutte le donne sono odiose.

PS Anch'io ho detto una bugia ieri, e qui la confesso.
In realtà, il sushi non mi piace, adesso l'ho capito.


Tuesday, April 27, 2004

Cioè, uno proprio non deve aver niente di meglio da fare, se si riduce a rileggere il proprio blog...
Però poi scopri che c'è qualcuno che ti commenta a sorpresa su vecchi post.

Come per esempio Dario, che il 7 aprile scrive:

Sono capitato per caso. Volevo sapere se mi potevi spiegare come funziona questo sito. Ciao e grazie.

Sono in ritardo a rispondere, come al solito.

Però, da neofita blogger che non avrà mai il tempo di documentarsi come si deve su queste diavolerie della Rete, mi sgorga spontaneo rispondere questo non è un sito

E siccome mi hai colta alla sprovvista e non ho altri riferimenti a portata di mano, ti mando qui, manìman (come si dice dove sono nata io) tu capiti di nuovo qui per caso.

Mi sa che era stato il mio sesto senso a farmi toppare il colloquio con la maestra di Giacomo e Davide qualche settimana fa. Certe cose è meglio non saperle, secondo me.
Stavo per topparlo di nuovo, grazie alle disquisizioni dell'Ing. Y sui rientri del margine di una lettera che comunque non spettava a me scrivere, ma con guida kamikaze sono riuscita ad arrivare lo stesso e, nonostante i 20 minuti di ritardo, LEI, la maestra, era lì.
Non poteva andarsene, chè così facevamo un'altra volta?

Adesso so che:
1) i miei figli sono gemelli
2) i miei figli sono gemelli identici
3) i miei figli hanno fallito il sofisticatissimo test psicologico "disegna la tua famiglia"

Entrambi hanno dimenticato di inserire il proprio clone nel quadretto.
E no, non era come ho provato a suggerire io, per mancanza di spazio (in fondo, considerate le sproporzioni dei disegni dei bambini, mi sembrava un'osservazione lecita...).
L'interpretazione autorevole della mestra consultatasi con tutta la congrega delle colleghe, recita: i due pensano di essere uno solo.
Tò, non me ne ero accorta.
I tutti questi 4 anni, a me sono sempre sembrati tragicamente due. Due da allacciare nel seggiolino della macchina, da portare su dalle scale, da allattare, da vestire la mattina, ecc.


La maestra, rassicurante, mi espone la strategia-rimedio, il piano scuola-famiglia che, mi raccomando, deve essere consistent.

LA SCUOLA - (LORO)

1) provvederanno a separarli nel gioco, dicendo loro che devono smetterla di stare sempre insieme
a me quest'ultima sembra una cazzata

LA FAMIGLIA - (cioè, nelle ore diurne, IO)

1) devo assicurarmi che facciano attività diverse.
Quindi, per esempio, uno fa nuoto il martedì e giovedì, l'altro basket il lunedì e mercoledì.
OK, ma mi sorgono due quesiti:
a) logisticamente, come faccio? considerando anche che Marta (naturalmente) non può essere penalizzata dall'essere sorella di gemelli e quindi dovrà continuare la sua danza il lunedì e giovedì?
b) mentre quello che fa nuoto nuota il martedì, cosa dico a quello che fa basket per giustificare la noia di guardare il fratello che si diverte? "abbi pazienza.... tu ti diverti già il lunedì e mercoledì???"


2) devo smetterla di parlare al plurale.
Niente più "andiamo bambini!".
Piuttosto: "Giacomo, è ora di andare", "Davide, stiamo uscendo", "Marta, sbrigati"
Perdo già la pazienza a scriverlo sul mio blog, come diavolo farò a non sclerare?

3) devo fare in modo di dedicare del tempo a ciascuno di loro, separatamente
Nuovi quesiti:
a) l'altro dove lo metto nel frattempo?
b) se mi dimentico cose fondamentali come il colloquio con la maestra, come faccio a ricordarmi a chi ho dedicato tempo "singolare" l'ultima volta? Che faccio, schedulo dei turni? Metto lo smalto sul pollice di chi è andato a fare compere con mamma?


4) devo farli socializzare di più oltre l'orario dell'asilo, meglio se separatamente.
Quindi:
a) "tu stai dalla nonna, tu invece vieni con me che andiamo dall'amichetto"?
b) mi tocca diventare amica delle mamme degli amici dei miei figli....
(ma forse in fondo questo è un vantaggio: ti alleni a diventare amica delle donne che i tuoi figli avranno?)


Insomma, secondo me è un gran casino.

E io che credevo che bastasse vestirli in modo diverso.

E io che ero così contenta che i due giocassero insieme, senza scannarsi, andando d'accordo....



Monday, April 26, 2004

E no, eccheccazzo.
Fanculo a tutti quelli che si aspettano da me l'impossibile.

(Solo un momento e poi mi ripiglio, promesso...)


Friday, April 23, 2004

Telefonata a casa:

Giacomo: "mamma, perchè quando tu vai via siamo così in pochi?"

Tuesday, April 20, 2004

Non è giusto, non è giusto, non è giusto!!!
E l'acquario l'avevo anche pulito...

Valentina, il pesce Valentina - che Marta aveva così chiamato in onore della mamma - è stato rinvenuto morto ieri notte alle 12 e 32, per soffocamento.
Il (mio) mal posizionamento della pipetta sputa ossigeno si è combinato fatalmente con la chiusura ermetica del coperchio, trasformando l'acquario in catafalco.
Aaaaah!! Sono un'assassina.

Il corpo è stato buttato incautamente nella spazzatura e così è sfumata anche la possibilità che una degna sepoltura aiuti i bambini a superare il dolore.
E in più io sono a 240 km da casa, torno fra una settimana e non potrò esserci quando sarà data loro la notizia.
Mi sento la solita merda.

Sunday, April 18, 2004

Tre motivi per non avere figli:

1) ti ritrovi la domenica sera a piegare 18 paia di calze

2) ti inorgoglisci nel constatare che non ne rimane neanche una spaiata

2) se non ti piaceva fare i compiti delle vacanze quando eri piccola, continua a non piacerti quando sei mamma

Monday, April 12, 2004

Le ragazze di 12 anni hanno i peli sulle gambe ma ancora non se ne vergognano, o se se ne vergognano, ancora non l'hanno detto alla mamma.
Stanno per farlo, ma non sanno come. Se sia lecito mostrare i primi impulsi di femminilità. O lasciare intravvedere la pancia, come si usa adesso.
Se ne sta sospeso, tutto quel desiderio di essere diverse.
Sospeso tra l'accorgersene e l'esprimerlo, capirlo e farlo accettare. Sospeso come fiato trattenuto, come i seni acerbi, appena lì, che sono un po' ridicoli, che fanno tanta tenerezza.
C'è tutta questa energia, nelle ragazze di 12 anni, che sta per esplodere, che cerca un linguaggio tra parole di fiaba e parolacce.

Forza A.!! Tutto ciò che stai pensando è lecito, basta che tu non perda il tuo splendido garbo.

Tuesday, April 06, 2004

Pensavo oggi alla differenza tra sgridare e mortificare.

Il confine è labile e a me pare che chi lo superi sia più debole e che dalla vergogna altrui tragga conferme.
E' successo oggi al lavoro. Una mia collega è uscita in lacrime dall'ufficio dell'Ing Y e il commento della figlia ("se mio padre l'ha fatta piangere mi fa solo piacere") mi ha dato un po' i brividi.

Ma dove mi spaventa di più è come genitore, specialmente come madre di una figlia, dove entrano in gioco, mio malgrado, antagonismi ancestrali. Lì, il terreno è ahimè scivoloso.
I rapporti di forza sono ben definiti, ma delicati e bisogna farne buon uso. Un uso equilibrato.
Bisogna che mi ricordi che basta sgridarli, i bambini, per sottolineare l'errore.
Il mortificarli (dio che forte tentazione in certi momenti! ) è un orpello che serve più a noi adulti che a loro, una ridondante asserzione di potere che forse a noi dà più sicurezza ma che, come ogni ridondanza, fa perdere pregnanza e credibilità al messaggio.

Una delle cose belle di avere dei figli è che vivendo la loro vita con i tuoi occhi, ti tornano in mente dettagli della tua infanzia che credevi perduti.
Oggi ho ricordato di quando mamma mi mandava a mangiare in bagno e della rabbia repressa che provavo seduta per terra col piatto sulla tazza. Zero senso di colpa per le mie malefatte, solo cocente odio - in quel momento - per lei e l'uso improprio che aveva fatto della sua forza.
Non era forse già abbastanza umiliante l'aver sbagliato e che mamma se ne fosse accorta?

Saturday, April 03, 2004

Di vite, io lo so, ce n'ho mille.
C'è la mia vita e poi ci sono le altre che non hanno avuto una chance di trasformarsi da intuizione a realtà.
Embrioni abbozzati e poi abortiti, schizzi tracciati con l'inchiostro simpatico e perciò mai colorati.
Per fortuna non si vedono le mille vite che potrei aver vissuto.

Oggi ne ho incontrata una, tra le mura di una chiesa.
L'ho riconosciuta. Nell'odore di muffa, tra gli escrementi dei piccioni, sotto le vertigini dei soffitti scrostati, ci siamo sfiorate incerte, il calore speciale della complicità e la devastante nostalgia degli amanti divisi.
Aaaah, che male!! E' stato un attimo, ma il dolore è ancora intenso.

In un pertugio, per terra, tra lo sporco, c'era una scarpa abbandonata. Una specie di ciabatta. Una. Sola. Con la punta, come va di moda adesso. Quella però era molto vecchia.
E io lo so che sono sciocca ma ho pensato "forse era mia..."
Nota: che non ci si azzardi a contraddirmi chiamandomi cenerentola!!! :-)

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