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Wednesday, April 13, 2005

Continuo a sognare di fare grandi cose ma son sempre impantanata nelle stesse chiacchiere.

Stasera quella mamma alle prove di Peter Pan, proprio quella lì che all'inizio non riuscivo a capire se fosse mamma o nonna, alta non più di 1 metro e 50, minuta ma un po' sgraziata, con gli occhiali e i capelli castano spento, e la pettinatura corta fatta all'indietro coi bigodini; quella mamma lì che non spicca tra gli altri, che non fa battute che attirano la simpatia, che ti sembra il tipo che dove la metti sta e magari ti chiede anche scusa di esistere;

quella mamma lì quando partono le note del mambo dei Bambini Sperduti, se ne strafrega e il suo corpo si muove sinuoso ma non malizioso, leggero, allegro e pieno, appassionato;

e quando fa Maggie il Grande Arciere e canta la sua strofa di rap

sono maggie grande arciere / dieci anni gran mestiere
la mia freccia non perdona / quando fischia l'ora buona
ora! e non mi stanco / mai di combattere i pirati di Uncino

ti sfodera una grinta e un ritmo nella voce che tu, che invece sei rigida come un bastone e così tristemente avviluppata nella tua self consciousness, sei lì seduta sulla panchina bassa e piccola del salone dell'asilo e fai un salto stralunata.

Per me quella mamma lì sa fare grandi cose.

Io mi sento così tracimante di coraggio, ma invece comincio a sospettare di essere soprattutto piena, anzi tronfia, della compiacente sensazione che mi dà il pensarmi una Valentina coraggiosa.

Ma quante cazzo di volte si deve ricominciare tutto da capo nella vita?

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