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Sunday, April 17, 2005

Slivovica.
L'ha fatta il papà di Olja. Mica roba che si compra all'Esselunga. Fatta proprio a Aleksinac, che se non sapete dov'è, andatevelo a cercare.
L'effetto che fa è abbastanza per farmi dire: RINNEGO TUTTO!, sono coraggiosissima.
Oggi ho fatto la cosa più coraggiosa che potessi fare. Davvero.

Quando ero bambina e mi ammalavo, veniva sempre il dott. V. a casa a visitarmi e lui sempre, ma dico sempre, se ne usciva con la stessa terapia: penicillina. Iniezioni di penicillina, in particolare. Che male faceva il liquido mentre si irradiava nella mia carne tenera, perdio.
E' da lì che risale la mia fobia per le iniezioni.
Mi son fatta forza negli anni, talmente forza che andavo perfino a donare il sangue al Policlinico e ti davan pure la bistecca per ringraziarti.
Andavamo tutti insieme, a fare i cazzoni. Io ci andavo per far vedere agli amici maschi, potenziali fidanzati, che non ero una femmina qualsiasi. E ancora c'ho il tesserino nella patente, giusto per scrupolo, che se mi succede qualcosa magari i lettighieri, vedendo che ero una donatrice, mi riservano un trattamento di favore.

Comunque, tornando alla vera ragione di questo post, di aghi ne ho visti tanti, nella mia vita. E infilati in svariati posti.

In barba al fatto che se vedo una goccia di sangue svengo, mi hanno fatto partorire Marta infilandomi un ago nella schiena, lasciandomi libera di vedere tutto, che se alzavo un po' il collo... dio non ci voglio pensare (mi basta il racconto di Philip che HA VISTO).

Aghi attaccati col cerotto che c'avevano un rubinetto che bastava aprire per far passare il dolore, aghi per lasciar passare goccioline di fisiologica, aghi speciali per partorire gemelli, aghi per ricucire. Insomma aghi per tutte quelle faccende che tu sei troppo concentrata su altro per notare che ti vengono infilati.

Ma alla fine di tutto, e di tutti i figli (perchè sì, son sicura che non ne farò più di figli), te li ricordi, tutti quegli aghi. E non importano gli altri dolori, ben più forti.

Tutto si condensa nell'ago.
Io ho paura dell'ago. Io ho paura delle iniezioni.
Io ancora scappo ogni autunno quando mia mamma mi insegue per il corridoio, lungo, della sua casa, con l'antifluenzale innescata nella siringa.

Ieri Philip si sveglia, dà la colazione ai bimbi, vive una normale mattina di sabato. All'ora di pranzo mi guarda e dice I feel my head is about to fall off my body.

Insomma, lui ha passato i 40, è sotto antibiotico da una settimana.... ok, andiamo al pronto soccorso, e guarda un po', rinuncio anche al caffè, sia mai che....

Un'ora e più d'attesa con i bimbi anche loro lì, visita, referto: MODESTA OTITE.
Cosa??? Tutto 'sto casino per una modesta otite?
Ma dico io, non è possibile che la moderna tecnologia non abbia ancora inventato un sistema per far provare agli uomini l'equivalente dolore di un travaglio e di un parto.
Mica per stupida rivalsa femminista. Solo come termine di paragone. Solo che così non mi rovini il sabato pomeriggio....

Ohi, ohi... stamattina la visita d'urgenza dall'otorino rivela che è un po' più grave. C'ha una sacca di pus nella gola. Ci vuole il cortisone. Ci vuole un'antibiotico più forte. Ci vuole un'INIEZIONE.

Ma come? - dico io - non potevano darti delle pillole?
Non so - dice lui - non ho chiesto.
Come non hai chiesto - dico io - non hai pensato che non c'era nessuno a portata di mano che sa fare iniezioni?
No - dice lui - ho pensato che nonostante tutto avremmo potuto trovare una soluzione.
Ah - dico io

Ecco la soluzione.

Tre bicchieri di vino.
Il mio amico Pascal, arrivato fresco fresco da Belgrado. Non lo vedo da un anno e mezzo. Ma so già che lui ci riuscirà a infondermi il coraggio. Lui è un gigante buono. Lui è altissimo, e c'ha pure la barba nera. Lui ha visto di me cose che non ha visto nessuno, di quando vivevo in Inghilterra senza mangiare ma saltellando di pub in pub.

Apriamo la scatoletta. C'è una bottiglietta con una polverina sigillata e una fialetta con del liquido trasparente.
Mo' che faccio?
Chiamo la mamma.
Aspira con la siringa il liquido, infila l'ago nella gommina della bottiglietta con la polverina, scuoti bene, aspira con la siringa il liquido, butta fuori l'aria dalla siringa.

Ah. Ok. Fatto. E adesso?

E adesso, cara mia, c'è il momento. C'è quel momento che non puoi neanche pensare che stia succedendo a te. C'hai l'ago attacato alla siringa lì, che sgocciola. Non c'è aria, questo è l'importante. E mo' che faccio? Io ho paura. E basta.

Pascal??...
E' inutile. Lo so che devo farlo io. Se lo fa lui adesso, chi lo farà domani mattina, e domani sera e così via per sei giorni?

Eccolo lì, il sedere. Concentrati Valentina. Devi dividere la chiappa in 4 e mirare in alto a destra.
Non riesco neanche a chiudere gli occhi. Voglio scappare. Non ce la faccio.
E invece lo faccio. Decisa. Vai.
Occazzo. La siringa mi rimbalza nella mano. Cazzo, cazzo, CAZZO!!

Nessuna esitazione. Lancio il dardo di nuovo. Con più forza. Ci vuole proprio la forza dell'incoscienza. Entra. Aspiro. Niente sangue. Inietto.

Fatto.

Son coraggiosa.

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