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Sunday, May 15, 2005

Il ritmo della mia vita sta superando il ritmo del mio blog.
Mi ritrovo ad avere un blog nella mia testa, dove cerco di immagazzinare tutte le cose che vorrei scrivere. Un blog nel blog. Un po' preoccupante...

Quindi oggi decido di lasciar perdere, di lasciar andare le parole non dette, come quando dal molo fai leva su una barca per cercare di tenerla vicina e poi finisci nell'acqua a gambe all'aria.

Bye bye a tutti i pensieri che volevo dire.

L'altro giorno sono finita in un ufficio dove un anno e mezzo fa sarei dovuta andare a lavorare.
Palazzo inizio '900 nel centro di Milano, soffitti a cassettoni, parquet lucido con tappeti persiani, porte larghe, antiche, legno scuro. Le receptionist con le cuffiette in testa e il microfonino davanti alla bocca, sorridenti e coi jeans e il pancino piatto appena fuori.
La sala riunioni - una delle tante - enorme, con un tavolo che se sei miope fai fatica a mettere a fuoco gli altri, c'aveva uno schermo a scomparsa, e una televisione. C'aveva pure una specie di astronave in miniatura con tanto di tre gambette appiattite al centro del tavolo, atterrata per aiutare questi marziani qui a telefonarsi in viva voce. Sul tavolo c'era anche il cordless per avvertire che i calici di vino bianco con la fragolina infilata sul bordo del bicchiere stavano per arrivare.

Mi sono seduta. Per la seconda volta in poco più di un anno, per circostanze diverse, anzi, diametralmente opposte, di fronte avevo la mia migliore amica. Lei nel suo tailleurino, i capelli raccolti severi ma il suo sguardo sempre furbetto.
Ecco qui la mia migliore amica mentre fa il suo mestiere. Professionale e lucida.
Lei parla e soppesa la situazione. Interroga e offre soluzioni.

Io penso a quella sera, a quell'aperitivo in un posto trendy di Milano che prima entravi e poi ti chiudevano dentro abbassando la clerk. Forse la prima volta che ho bevuto un aperitivo con stuzzichini elaborati di accompagna. Forse per questo era un posto trendy. Perchè allora ancora nessuno ti rifocillava con pasta fredda, focaccine, frittatine. Forse è per questo che tiravano giù la clerk. E dopo l'aperitivo, quella voglia di andare al mare. Allora ci andiamo, così, senza dirlo a nessuno, guidiamo per la Serravalle cantando a squarciagola "mare, mare, mare quanta voglia di" ... non me la ricordo più, ma era quella di Luca Carboni. E arriviamo a Boccadasse a tirare i sassi sulla spiaggia e poi via di nuovo, in fretta che si fa troppo tardi. Alle due, silenziose, scivoliamo nei nostri letti che se i genitori ci beccano son cazzi.

Lei continua e fa domande. Tutte pertinenti, tutte intelligenti. Lei è brava nel suo lavoro e mi dà sicurezza.

Io mi chiedo è la stessa che anni fa mi ha guardato con sgomento negli occhi dicendomi "e adesso cosa faccio?" e io non avevo risposte perchè eravamo troppo piccole per cose così grosse.

Si, è la stessa. E' la stessa che mi ha coperto con i miei quella sera dicendo che dormivo da lei. E' la stessa che mi portava in chiesa a sentire proprio quel prete lì. E che arrivava sempre in ritardo perchè c'aveva il bassotto viziato a cui far fare il giro dell'isolato.

Se ne sta lì seduta, ascolta, commenta. Io sono orgogliosa perchè sa ancora prendersi in giro, nonostante i tappeti persiani.

E' la stessa che se ne stava sul Canadian d'alluminio al largo di Punta Chiappa, io, lei e quel tocco di figo che mi correva dietro e che neanche me ne sono mai accorta, quello che sapeva fare gli spaghetti coi frutti di mare nel cartoccio che erano buonissimi.

Lei che mi parla di diritto societario e io che penso "ma abbiamo mai litigato, noi due?". No, non mi ricordo proprio. Forse su una pista del Falzarego, chè lei non voleva venire con noi. Ma non le piace sciare, quindi se mi ero arrabbiata era colpa mia, chè se a uno non gli piace sciare, perchè devi insistere?

E siamo pure andate in barca a vela in Grecia insieme senza litigare. Vabbè, quello non conta veramente come una vacanza in barca vela, visto che la barca che avevamo prenotato era stata venduta e a noi ci era toccato di affittare dei motorini instead.

Lei dopo l'incontro sta con me davanti a una zuppetta (aaah, le mode!!!) e dimostra di aver capito tutto, di aver inquadrato la situazione, le persone e le loro storie, senza bisogno di sapere. E' acuta.
Io mi stupisco di quanto sia acuta. E d'un tratto penso a quante poche persone acute ci sono in giro.

Poi faccio le seguenti riflessioni:

Uno - quando hai una famiglia puoi finire magari senza volerlo per crederti felice anche solo coll'affondare il muso nel collo dei tuoi bimbi e ti può sembrare che sia abbastanza. Ti sembra di aver capito tutto della vita solo perchè provi quell'amore supremo sgorgare dentro quando li respiri.
Non è vero.
Affondarti nei pensieri di un'amica dà grandi soddisfazioni.
Bisogna che mi ricordi di non dimenticarlo.

Due - le prossime settimane qui sarà un bel casino. Potrebbe andare tutto bene, o potrebbe andare tutto male. Un po' come quando srotoli la pellicola per coprire gli avanzi nel piatto. C'è quel secondo il cui vola stesa nell'aria e poi o azzecchi i tempi e ce la fai a farla aderire ai bordi e a tenderla per bene. Oppure comincia ad appiccicarsi a se stessa, prima un'angolino, e pensi ancora di potercela fare, poi non c'è unghia che tenga e ti ritrovi con un pasticcio che stizzita appallottoli e butti. Per ricominciare da capo.

Se succedesse così, passerò a prenderla e me la porterò al mare.

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