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Friday, May 20, 2005

Quando ero al liceo, credo fosse la quarta liceo, si, doveva essere la quarta perchè stavamo al primo piano mentre in terza stavamo al piano terra, c'era A. in classe che era (ed è rimasto) un mio vero amico.

Lui ha finito per studiare filosofia e lo si vedeva già in quarta che lo avrebbe fatto. Brillante e simpatico, ma riflessivo. Uno di spessore, ma al tempo stesso non pesante. Anche un po' misterioso, per certi versi, ma fragile per altri. Uno che si interrogava ma insieme sapeva anche prendersi in giro e insieme faceva anche le sue belle cazzate, come tutti noi affannosamente alla ricerca di una strada per esprimere quello che stavamo diventando.

Doveva essere l'83-84.
A noi ci ha sfiorato lo strascico del 68, nel senso che a volte arrivavi a scuola e ti trovavi qualche cartello scritto da chi cercava di imitare quelli che di idee ce ne avevano avute.
Quei cartoncini bristol 70x100 con le scritte col pennarello grosso nero, scritti da quelli di quinta, i grandi.

Il mio amico aveva una strana relazione con una ragazza di un'altra sezione. Mi ricordo solo che la ragazza aveva un bel musino, ma di quelle facce un po' da topolino, con le orecchie appena a sventola e gli occhi dolci. I miei ricordi sono confusi.... forse lei aveva un ragazzo, o forse c'era un ragazzo tra i piedi che dava fastidio, forse lei non era innamorata di A. e giocava al gatto e al topo.
Non ricordo, ma non ha importanza.
Fatto sta che loro erano spesso insieme, che si capiva che A. era preso davvero da lei, ma A. non forniva alcuna spiegazione o chiarimento sulla faccenda.

Un giorno arrivo a scuola e proprio di fronte alla porta della nostra classe ci stanno tra o quattro cartoncini bristol 70x100 appiccicati al muro scritti col pennarello nero. Mi fermo e leggo. Entro in classe e l'aria è diversa. Tutti prima di me si sono fermati e hanno letto.

Mi ricordo che mi ci era voluto un bel po', leggendo, per shiftare i miei neuroni dall'aspettativa di un proclama pseudopolitico ad una lettera d'amore.

Perchè quella specie di poster che prendeva quasi tutta la parete era una lettera di A. al topolino, una lettera che non parlava veramente d'amore in quel modo sdolcinato che i ragazzi di quell'età userebbero, ma che trasudava amore e senso di cura ad ogni linea. La lettera faceva anche riferimento, in modo non lusinghiero, a quel ragazzo terzo incomodo e mi sembra di ricordare, anche a dettagli che uno vorrebbe davvero che rimanessero personali.

Dopo alcune ore i poster scompaiono dai muri.
Dopo altre ore io vengo a conoscenza dei fatti (e non per bocca di A., che per tutta la mattina si era comportato in modo riservato e normale - e quanto gli deve essere costato): un gruppo di bulletti aveva trovato quella lettera manoscritta che A. aveva perso ed era scattato il ricatto. Se A. non avesse dato loro 50mila lire, loro l'avrebbero resa pubblica.

A. non aveva pagato.

Ma il ricordo più bello che ho di tutta questa storia è che per tutto il giorno, perfino nella prima mattina, e per tutti i giorni a seguire nessuno fece alcun commento, nessuno alimentò alcun pettegolezzo. Tutti passarono la cosa sotto totale complice silenzio.

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