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Sunday, May 29, 2005

Vorrei scrivere di lei e non so da che parte cominciare.

E' una delle mamme della scuola di Marta.
E' bella. E' assolutamente perfetta. E' l'unica tra le mamme lì ad essere bella davvero.

Le mamme di quella scuola son tutte fatte con lo stampino.
Lo so, lo so, che ognuna ha dietro una sua storia e forse anche un suo cervello.
Ma il modo stereotipato con cui ti si propongono, il fatto che siano praticamente tutte alte, magre, griffate, abbronzate, con i capelli lunghi e le unghie con la french manicure, e gli occhiali da sole larghi, quelli che fan sembrare tutti - comprese loro che son belle - come una mosca, e i fuoristrada enormi che dimmi perdio dove diavolo devi andare, dov'è la giungla, dov'è la guerra, e il cellulare sempre in mano a controllare gli sms che chissà chi cazzo scrive loro in continuazione; ma tutto questo è come un muro che mi fa rimbalzare.
Sarà snobismo all'incontrario, ma io non le riesco a penetrare, queste donne. Sarà il loro trucco, sarà la loro perfezione..... ma mi scatta una molla dentro che alla fine non mi interessa neanche sapere se c'è un cervello dietro a quegli ombelichi.

Ma lei, confesso, l'ho sempre osservata più delle altre. Lei mi piace.
E' alta e magra e perfetta e con la french manicure pure lei, ma trasmette qualcosa di diverso. C'è un calore garbato e un'intelligenza nella pelle.
Ma soprattutto lei si fa delle domande. Non è che le esterni un granchè, ma lo vedo che se le fa.

Io vorrei che fosse mia amica.
Ma semplicemente non succede. Non è successo in tre anni e forse non succederà mai.

Ieri abbiano avuto una conversazione del tutto casuale. Lei ha lasciato cadere lì che si sta separando dal marito. Detto e non detto. Ma in fondo detto.
Detto su un marciapiede, di fronte anche ad un'altra mamma che non so quanto sia sua amica.
Forse detto perchè alla fine in quel giro di mamme mi sa che l'abitudine è di dire a tutte tutto, ma c'era anche un certo pudore.
Detto in un modo che avrei voluto abbracciarla stretta e dirle raccontami tutto. Ma mi mancava il diritto di sapere, quel diritto che viene dalla consuetudine dei caffè presi alla mattina al bar della scuola.

Io adesso sono preoccupata per lei. E siccome non ci è successo di diventare amiche, non glielo posso neanche dire.

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