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Tuesday, August 09, 2005

Il giorno dopo.
(Premessa: post sdolcinato)

Il giorno dopo l'ho guardato tanto, l'ho toccato in continuazione, l'ho ascoltato sempre.
A guardarlo sembra grande. Porta la taglia 6-7, a volte 8 anni, ma ne ha solo 5. E' piccolo ma è cresciuto un po' più in fretta, forse perchè con tre bambini mamma lascia poco spazio ai capricci. Sparecchia portando in bilico tra le mani i piatti ma non più di tre, se no non ce la fa, e apre il cancello qui in campagna per aiutarmi ad uscire con la macchina. Lo chiude pure, ma spesso lo chiude dimenticandosi di uscire. Si chiude in giardino e allora io strombazzo e lui ride, si batte la testa come a dire "che scemo...".
Mi ricorda che devo dargli la medicina per la tosse e per la stomatite ma poi scappa come un topolino ad abbracciarmi le gambe quando sente il rumore del tagliaerba.
E vuole la torcia sul comodino e dobbiamo fare le prove come se saltasse la corrente (capita spesso qui) per vedere se è abbastanza veloce ad accenderla nel buio, se in velocità batte lo spavento.

A toccarlo invece si capisce subito l'età che ha. Perchè è morbido come il burro. Sotto al burro, si intuisce l'uomo che sarà. E' più stagno che ad abbracciare Marta, ma ancora è tanto burro.
Si spalma sul mio corpo come nutella e se ne sta lì immobile a farsi fare i grattini sulla schiena o a trattenere la mia mano aperta sulla sua guancia. Fermo.
Lo guardavo, il giorno dopo, tenendolo vicino vicino, e cercavo di vederlo dentro, oltre la pelle. Mi immaginavo le piccole dimensioni del suo cuore e del fegato e del sangue che scorre e della milza chiamata in causa dall'incidente.
E lo stupore che tutto, in perfetta proporzione, fosse contenuto lì dentro e che tutto, in proporzione, funzionasse da solo, e funzionasse ancora, come un orologio svizzero.
Il giorno dopo l'ho toccato in continuazione ed era morbido. E caldo, Dio ti ringrazio.

Dice cacciaviter e dice per fagore e dice gli enemici, uficio e drillante. Parla senza erre. Dice una specie di erre/elle tipo "questo è trloppo buffo, mamma". Parla un po' come se avesse una patata in bocca, come se avesse le adenoidi. E forse ce le ha. E forse sarà il caso che lo chieda al pediatra la prossima volta.
Tutto il giorno dopo l'ho ascoltato. A pensarci non smette mai di parlare. Una specie di cantilena, un cicaleccio a cui spesso, di solito, rispondo con distratti "uh-hummm", "davvero amore??" mentre magari la mia testa corre chissà dove.
Il giorno dopo no, ho ascoltato ogni singola parola, anche i discorsi dei giochi immaginari fatti da solo, un po' più in là nel patio.
La sua vocina suonava come musica. La sua risata mi entrava dritto dentro senza nessuna di quelle barriere che normalmente erigo per proteggere qualche attimo per me sola.
Lo so che suona un po' sdolcinato, ma il giorno dopo era tutta musica che mi ha fatto vibrare la pancia come le carezze di quando ti sei appena innamorata, quelle che ti fanno scoprire viva - invece che morta, come avrei potuto essere.

Ho pensato che sia una fortuna che sia così piccolo e non capisca la gravità di quello che avrebbe potuto essere.
E' trascorso tutto il giorno dopo e sembrava che si fosse dimenticato, che non fosse successo niente.
Poi, la sera, mi è saltato in braccio e mi ha detto "mamma, ma a te da piccola, è mai successo qualcosa di grave?". Allora gli ho mostrato la mia cicatrice sul gomito di quando a tre anni sono caduta ai giardini atterrando su un vetro, e quella sotto il mento di quando non mi ricordo più. Lui ha riso soddisfatto e tranquillizzato perchè ago e filo gli son sembrati peggio di un paraurti.

Questo solo mi importa. Che lui sia tranquillo e si dimentichi.

Il resto della storia lo so solo io. Ago e filo non sono peggio di un paraurti.
Ero sola, l'altro ieri. Ero io la sola adulta coi miei tre bambini.
Toccava a me stare attenta.
E si, lo so, mentre lui si lanciava per strada io stavo dicendo "Davide dove sei?".
Si, lo so, è stato un attimo come ce ne saranno stati altri mille di mie distrazioni in questi 5 anni. E si, lo so, non si può essere lì ogni istante, non è umanamente possibile.
Ma smettere di pensare che proprio in quell'istante lì avrei dovuto esserci è un'altra faccenda. E non ci son cazzi di ragionamenti che servano.

Ma farò come mi è stato consigliato. Vado a guardarlo domire. Faccio un sorriso alla vita. E me ne vado a nanna.

Buonanotte .

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