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Saturday, September 17, 2005

Visto che già le foto le ho fatte, bisognerà che ci faccia pure un post sul loro primo giorno di scuola.

Niente si ripete mai uguale. Con Marta mi ero preparata al primo giorno di scuola, al giorno fatidico intendo e avevo trascurato quelli precedenti. Tutta protesa verso la DATA X , mi avevano colto di sorpresa le tre notti precedenti di letto bagnato, che chi se lo sarebbe mai immaginato da una bimba di sei anni. E invece mi ero pure beccata il cazziatone della pediatra, dopo, per aver costruito tutto quel castello gioiso di aspettativa intorno alla scuola, perchè scopro, dopo - col cazziatone - che coi bimbi bisognerebbe far finta di niente quando comincia la scuola, che se no si stressano (ussignur).

Così, tutta bella spavalda, faccio quasi finta che non stia succedendo niente con Giacomo e Davide. La mia pediatra è una tosta e un altro cazziatone vorrei proprio evitarlo. Compro gli zaini al mercato insieme al mattarello perchè sembri normale routine familiare e lascio cadere la pila di quaderni nel carrello del supermercato insieme ai chocopops. Tutto normale. Tutto assolutamente normale. Non sta davvero per succedere niente di speciale. Ne sono convinta pure io, guarda un po'.

Così la mattina del GIORNO X ce ne camminiamo semi-indifferenti verso la scuola. Nessuno ha bagnato il letto e io ho tirato il sospiro di sollievo. Tutto liscio. Sono una mamma che sa imparare dai propri errori. Aaaah... che brava che sono.

Sento che Davide si fa un po' più silenzioso ad ogni passo, ma con la sicurezza di aver seguito alla lettera le istruzioni, non ci bado un granchè. Arriviamo.

Sotto il portico ci sono tre cartelli con le sezioni segnate: A, B, C. Pare che ce lo avessero già spiegato alla riunione ma io devo essermi distratta perchè mi sorprendo di dover lasciare i bimbi di fianco al cartello corrispondente. Davide sta nella A, Giacomo nella C. I cartelli A e C sono diametralmente opposti e in mezzo ci sta una calca di bimbi, genitori e nonni e macchine fotografiche e videocamere (più di queste ultime che dei primi, sembrerebbe). Dio ti ringrazio che Philip è riuscito a venire anche lui. Se no che facevo? Ne piantavo uno lì e l'altro là?
Lascio Davide con Philip e porto Giacomo dall'altra parte. Capisco lì che per quanto possa fare finirò per perdermi il primo giorno di scuola di uno dei due. Non vedrò uno dei due musi varcare la soglia della classe e mi sorprende un po' di sgomento. Dovrebbero avere procedure speciali per mamme di gemelli in questi casi. Anche noi siamo umane.

Giacomo trotterella allegramente dentro la sua classe. Io maschero una lacrimuccia. Lo sento che nessun altro intorno sta piangendo. Mi è salita a tradimento, cazzo. Questa volta non mi ero preparata per il GIORNO X, solo per i giorni prima, e l'eventualità che mi potessi commuovere mi viene in mente solo quando sta per succedere. Maschero anche la mia fretta finchè sono nel campo visivo di Giacomo e appena esco dal riquadro della porta schizzo verso l'altra classe.
Voglio vedere Davide.
Lo trovo col muso stravolto, rosso e gonfio, e lacrime che sprizzano, ingarbugliato alle gambe del papà tanta è la disperazione. Ennò cazzo. Mi vede, si sgarbuglia e si tentacola alle mie.
Tutti, dico tutti, cercano di intervenire. La maestra, mamme mai viste che sintetizzano consigli, perfino la Preside compare. Tutte che parlano allo stesso momento e il suono è assordante. Io accovacciata per stare all'altezza di Davide guardo lui e poi in su. Tutti son lì che guardano. Ci credo che piangi sempre di più, amore mio. E io, con questo gran chiasso e tutti quegli occhi dovrei uscirmene con una frase giusta, una di quelle che strappa il sorriso e tranquillizza, che sdrammatizza e rassicura. Peccato che non mi viene. Mi viene solo da piangere. Voglio, fermamente voglio, portare il mio bambino un po' più in là e parlargli, ma mi viene solo da piangere. Lui piange e io di rimando piango come un vitello.

Ma mica piango perchè lui piange.
Lo so che due minuti dopo aver varcato la soglia lui smetterà e riderà. Lo so, lo conosco.
Io piango di commozione. Io piango perchè sono commossa, perchè non mi son preparata affatto a vederli in prima elementare, o primaria o comecavolosichiama.

La cosa bella è che in tutto quel frastuono Davide mi guarda piangendo e io guardo lui piangendo e c'è uno sprazzo di comprensione nei suoi occhi che io e lui stiamo piangendo per motivi diversi. Lui piange perchè è un bambino e chissà cosa c'è oltre la porta della sua nuova classe, io piango perchè sono una mamma e so tutto quello che c'è stato prima di quella porta.
Un'intesa colta solo da noi, però.

Infatti alla fine, dopo che Davide è entrato in classe e io son fuori dal suo campo visivo, la Preside mi fa un cazziatone pensando che io sia una madre sovraccarica di sensi di colpa.
Guardando Philip gli dice "la porti a fare colazione, và, e la tenga d'occhio........"

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