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Saturday, October 22, 2005

1994
Ero in Inghilterra a studiare la lingua perchè dopo la laurea nessuno mi assumeva senza che io parlassi almeno un po' d'inglese. Avevo un fidanzato da 6 anni e si cominciava a ventilare la parolona.

Me lo ricordo che camminavo per quella strada pensando e che d'impulso mi sono infilata in quella cabina rossa, sull'angolo del marciapiede, con i lampioni di ferro nero inglese.
D'impulso ho chiamato mia madre e le ho chiesto "mamma, ma se tu non vedessi papà per 3 mesi, ti mancherebbe?".
"Si. Perchè me lo chiedi?"
"Perchè.... niente, mamma, solo che non mi manca affatto"

Finì che lasciai il fidanzato.

Da allora mi son chiesta a volte, cosa direi a mia figlia se mi chiedesse mai "come faccio a sapere se è l'uomo giusto?"

Ho deciso che c'è solo una cosa che potrei dire a mia figlia, e anche ai miei figli, se mai mi chiedessero cosa significhi sposarsi, o comunque scegliere una qualsivoglia via definitiva di stare con una persona.

Sappi che gli/le doni la tua vita.
Gliela metti in mano.
Decidendo di condividerla, gli regali la tua.

Eccerto che lui/lei ti regala la sua.
Ma se devo esser mamma e darti una risposta da mamma, allora penso solo a te.

Gliela doni, con fiducia appassionata.
E se mai, per qualsiasi motivo, scoprirai che lui/lei non ti rende felice, finirai per ritrovarti incazzata con lui/lei, ma incazzata sul serio, perchè la vita non è un regalo che si tiene in un armadio pronto per il primo riciclo utile.
E' IL regalo.

Questo pensiero mi è tornato in mente l'altro giorno, in un contesto insospettabile.

Il 4 agosto mi son seduta in una stanza e con una penna rossa ho firmato un foglio che mi sposava ad altri tre sciagurati bellissimi. Tutti pieni di entusiasmo, di grandi cose che si vogliono fare bene, fare diverse, fare col sorriso, fare insieme o, semplicemente, fare.

Mica persone così, incontrate per la strada. Persone con cui ho già lavorato per anni, e condiviso gli approcci alle cose e i modi con cui approcciarsi, e gli obiettivi e i progetti.

Proprio come si fa con il tuo compagno prima di dire sì, sei proprio tu.

Ma l'altro giorno, l'altro giorno ho avuto paura.
Me ne stavo seduta lì e quella condivisione d'un tratto è mancata.
Così.
Che non ci voglio credere, anzi no, sto sicuramente esagerando.

E tutto il mondo di prima, dei cassetti che la mia vicina di banco sbatteva stizzita, delle parole non dette, dei rancori inutili a inficiare la direzione comune, quel mondo lì ha riecheggiato nel cervello.

Una clavata.
Non voglio questo.

Voglio un gruppo che lavori insieme, che si concentri con serenità, ma che dico serenità, con l'entusiasmo e l'allegria e la professionalità che dovrebbero esserci in a newco, su una strada sola.

Che magari all'inizio sia solo un piccolo sentiero e che si facciano cose passetto per passetto.

Ma, vaffanculo, io ci ho messo la mia vita. L'altra fetta della mia vita.
Si, lo so, anche gli altri ce l'hanno messa, ma io son mamma e penso a me, adesso.

Allora, che la si smetta di pensare ad altro e ci si concentrarci invece sul sentiero.

Mi rifiuto, RIFIUTO, di credere di aver sbagliato.

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