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Wednesday, October 05, 2005

Ho deciso che avere tre figli è come quando hai pochi soldi: una camicia troppo corta. La tiri sulle maniche e ti fa freddo la schiena.

Così, mentre siam tutti protesi verso Giacomo e Davide ad ascoltare che ieri hanno fatto il corsivo minuscolo e granduscolo (!!!), a monitorare che siano felici ora che sono in classi separate e che sono alla vera scuola, a vegliare sul loro equilibrio di bambini, di identità diverse di gemelli identici (che se è un casino scriverlo, non dico viverlo), di là c'è un altro piccolo cervellino che continua a pensare, a osservare, a elaborare.
MARTA.
Ussignur, c'è pure lei. Oppss, mi son distratta.
'Sto cervellino, che a volte mi incazzo con me stessa perchè insomma, indubbiamente, al 50% l'ho fatto io e che quella notte avrei dovuto tener conto che c'ho un marito intellettuale e pensatore e che avrei dovuto far mente locale e alcuni calcoli e concentrarmi sulla mia ampia parte superficiale e demente e spingere con forza dei geni idioti a compensare - 'sto cervellino, dicevo, mentre noi ce ne stiamo protesi verso il benessere degli altri due, macina e macina ininterrotto, peggio del criceto di notte sulla ruota.

Marta da giorni e giorni scoppia a piangere senza motivo almeno una volta al giorno. Disperata mi dice "mamma non so perchè...". Ah!
Consulto nell'ordine: prima la mamma (la mia, di mamma), poi la pediatra.
Responso: sta passando dall'età del gioco all'età della consapevolezza. Ecco. Perfetto. A posto. Tutto normale. Posso tornare a concentrarmi sugli altri due.
Ennò. Ah-aaah!
C'è un ah-aah. Che non è che uno prima è infante e poi è un consapevole, così, come una bistecca che prima è cruda e poi è cotta. Nonnò. C'è tutta una fase in mezzo de-li-zio-sa.
In cui ci si sente bambini e si fanno idiozie da bambini volendo essere trattati come adulti. Ma poi ci si sente grandi e si riflette, ma si riflette su cose da bambini assolutamente irrilevanti. Così ti ritrovi questa specie di ospite in casa che non è che riconosci bene.
Un esempio? Stasera Philip l'ha trovata in bagno di fronte al lavandino che è intasato da anni ormai e so anche bene di cosa: nell'ordine, un soldatino caduto dentro tre anni fa, un tappo del dentifricio, un gnocchetto di carta igienica e una perlina di quelle col buco grosso. E' che è un lavandino trendy e nessuno degli amici è ancora riuscito a raggiungere le tubature. Devo proprio chiamare l'idraulico.
Comunque, Philip la trova di fronte al lavandino intasato con l'acqua alta mentre tiene in mano un pezzo, grosso, di cacca del criceto (nel lavandino aveva lavato qualche ora prima la gabbia) e lo osserva assorta rigirandoselo tra l'indice e il medio. Ora, dico, se un padre si aspetta regionevolmente da una figlia di essere ragionevolmente grande è più che lecito che parta l'urlo di un che cazzo stai facendo, edulcorato nei termini, s'intende, ma il succo era quello.
Di rimando Marta diventa paonazza, fa un gesto di stizza e scoppia a piangere.

La prima volta che ho visto mia figlia piangere non perchè era stata sgridata ma perchè non era stata capita.

Quello che è successo in realtà è che la Marta grande ha visto il pezzo di cacca del criceto e ha pensato "non deve andare giù se no intasa il lavandino", ma poi la bimba ha preso il sopravvento e ha cominciato a giocarci come fosse didò. E poi, sempre la bimba, non ha creduto che le fosse concessa una spiegazione, perchè se i genitori sgridano, si deve star zitti.

Ora, dico io, come si fa a gestire un cervellino così?

Così stasera, da sotto le coperte, mi ha chiesto di nuovo di stare 5 minuti. E io cercavo un modo per spiegarle che ora che sta crescendo, potrebbe sentirsi un po' di qua e un po' di là, ma che va bene e che è normale. E anche che ora che è più grande può dare il suo contributo, può dire cosa pensa, può farci capire che magari noi non vediamo esattamente. Ho cominciato alla cieca questo discorsetto, senza sapere bene dove sarei andata a parare...

"E' che Marta, hai presente gli insiemi?"
"Sì"
"Ecco, c'è l'insieme che contiene mamma e papà"
"Uhhmmm"
"E l'insieme che contiene Giacomo e Davide e..."
"E io sto dove gli insiemi si intersecano"
Ecco. Appunto. Come fai a saperlo? Ero io che dovevo dirtelo e avevo cominciato questo discorso senza sapere dove andare a parare. E tu lo hai finito e gli hai dato un senso.
Ma noi genitori serviamo veramente o sanno fare già tutto loro? Mi domando.
"Mamma, è che a me viene da piangere spesso"
"Ottimo, sai? E' una fortuna. Ci sono persone che sentono male dentro, o il malumore o la tristezza e non riescono a piangere e allora tutto si accumula dentro come pezzetti di lego e poi, sai che peso nella pancia? Invece è una fortuna essere capaci di piangere, che le lacrime uscendo si portano dietro il malumore e la tristezza. Devi essere fiera delle lacrime"
Dio... ma che cazzo sto dicendo?? Son peggio di una colata di melassa....
"Mamma, ma a me viene da piangere anche a scuola"
"Ebbè? Anche a me a volte viene da piangere in ufficio"
"DAVVERO mamma???"
E' fatta. Ce l'ho fatta. Lo vedo dal sorrisone che fa che la paura si è sciolta tutta dentro. Questo potere qui, di allontanare la paura così, è solo nostro, delle mamme e dei papà e, dio...come fa sentire bene!
"Eccome. Me ne corro in bagno e frigno come un vitello, coi singhiozzi"
"Anche tu???"
"Sissignora! E sai poi qual è il trucco? Far scorrere l'acqua fredda fredda e metterci sotto i polsi, che lo shock ti fa riprendere in un momento"
"Buonanotte mamma"
"Buonanotte tesoro"

Non te lo dico, non te lo dirò mai finchè non sarò costretta, che poi, anni dopo, quando sei grande grande, non è proprio che le lacrime sciacquano fuori tutto tutto.
Tanto, se continui così, lo capirai da sola. O forse lo hai già capito?

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