<$BlogRSDURL$>

Sunday, November 06, 2005

Come dovrei vestirmi?
Con quello con cui si sente comoda, signora.

Marta, secondo te come dovrei vestirmi?
Mamma, te li scelgo io.

Ma poi lei se ne è uscita per andare al cinema e mi ha lasciata in braghe di tela.

Così al momento clù, prima di uscire, che ero anche un po' in ritardo e con poco tempo per pensare - come al solito - ero lì sola con quell'unica indicazione "sentirsi comoda".
Quindi jeans e scarpe da ginnastica. Logico, no?

In macchina già il disagio. Questa immagine di me in ritardo che varca la soglia e tutti che si girano a guardare mi ha fatto più volte prendere in considerazione un'inversione di marcia.

Ma è davvero tanto che lo voglio fare. Se non lo faccio ora, poi mi rimane la curiosità.
E perdio, una volta tanto intendo veramente non nascondermi dietro ai miei bimbi per giustificare le cose che NON faccio per me. Questa la faccio.

Insomma, è da quando ho visto Scent of a woman che mi frulla per la testa, e deve essere stato almeno 15 anni fa.

Varco la soglia.
Sbagliato tutto. Sembra che in questa particolare circostanza "sentirsi comoda" voglia dire, dall'alto in basso, maglietta aderente nera con spalle scoperte, gonna (o pantalone velatamente eccentrico), collant e scarpa con tacco vertiginoso, tacco grassoccio e intreccio di pelle sul collo del piede. Una di loro c'ha pure il trucco pesante e i capelli tirati indietro con la brillantina in una coda.

Scusate, ma questa non era l'ora della lezione "primi passi?", chiedo timidamente.
"Si" mi rispondono languidamente le donne, già trasportate chissà dove.
Ah.
Entriamo nella sala. Mi guardo in uno di quei tanti specchi e da dentro mi viene la spinta alla fuga. Ma ormai l'insegnante è arrivato e mi riacchiappa. Vabbè, vediamo che succede.

La sua compagna c'ha lunghi capelli raccolti in una coda. Un corpino rosso smanicato e fatto per metà di pizzo, dei pantaloni attillati su un sedere perfetto e a zampa di elefante su scarpe col tacco a spillo.
Ha gli occhi un po' a palla, di quelli un po' sporgenti e arrossati, e tiene sempre lo sguardo basso. Sembra quasi abbia paura di qualcosa. A me viene da pensare che lui la picchi tanto il suo sguardo è sottomesso, ma in fondo, dopo un'ora e mezza di lezione nella quale ho potuto osservarla meglio, credo solo che fosse stravolta dalla timidezza.

Timidezza nell'insegnare solo, di sicuro. Perchè quando balla, si appoggia al compagno, chiude gli occhi ispirata e poi ti produce una serie di sinuose, precise, appassionate mosse di bacino e di gambe che tu vacilli e decidi che non vuoi scappare più, vuoi stare lì e diventare così, saper fare così anche tu, perchè è bellissimo.

La lezione era cominciata con questa tiritera dei ruoli, e che è l'uomo che guida e la donna segue, l'uomo dà il tempo e i passi e la donna deve solo chiudere gli occhi e abbandonarsi.
Io mi sono subito un po' innervosita.
Non è maschilismo diceva lui. Ma poi ogni sua frase era orribilmente blasfema: la dama non pensa, la dama segue, la dama sente.
Solo, mi sono accorta poi, l'insegnante non è tanto bravo a parlare scegliendo le parole giuste, perchè a vederli ballare è vero sì che il ballerino guida, ma la dama segue con una tale potenza e personalità che i confini si sbiadiscono e quasi ti sembra che il povero maschio non possa far altro che star dietro, arrancando con dignità, perchè a ogni passo che lui decide, la dama arzigogola le gambe con grazia decisa e quando il piede torna a terra sembra ogni volta un punto a chiudere una frase cominciata da lui senza saper bene dove andare a parare e finita da lei che sapeva già dove voleva andare.

Adesso tocca a noi.
Il corpo a cui mi trovo abbracciata non è esattamente quello di Al Pacino.
Almeno 20 cm più alto di me, almeno 20 anni più vecchio di me, almeno 15 chili più pesante di me e almeno 3 taglie di reggiseno in più di me.
Che ci vuoi fare? C'è sempre carenza di uomini a 'sti stage.
Mi tocca la parte dell'uomo.
Dai, è grottesco. Io voglio Al Pacino!!!! Non questo rotolo di ciccia sotto i miei polpastrelli.
NON guardo negli specchi. Non voglio vedere l'artefice del mio destino (io). Scema.

La signora chiude pure gli occhi come indicato dall'insegnante aspettando di sentire la mia guida, di sentirsi trasportata DA ME. Il che ovviamente non succede. Tutta una serie di scusa è colpa mia, no ero io che mi sono distratta, ops non volevo veramente affondare nelle tue tette, risolino, ahia l'alluce eccetera eccetera.
Ad un certo punto ho preso il coraggio a due mani e l'ho guardata in faccia. Aveva gli occhi chiusi e un bel carico di rughe. Chissà perchè sei qui, mi son chiesta. Voglio dire, io c'ho 38 anni e mia figlia viene in questa scuola a far danza classica e son scema, che neanche Philip si stupisce più dei miei repentini colpi di testa. Ma tu? Che ne pensa tuo marito? Che ci stai a fare qui? Cosa ti ha spinto qui? Quasi glielo chiedo. Ma poi in fondo saranno gli stessi miei di motivi, no? Mica bisogna per forza essere giovani per andare ad imparare il tango.

L'insegnante deve essersi proprio impietosito della nostra goffaggine, perchè ha interrotto il nostro idillio.
Mi ha presa tra le braccia, un solo comando: chiudi gli occhi.
Allora ho capito. Allora ho ballato il tango come se lo facessi da sempre. Allunga bene la gamba dietro. Tutto qui. Lui guidava e io sentivo. Guardami le spalle. Stai morbida nelle braccia. Tutto qui.

Ora conosco i passi base per poter andare in un locale a ballare.
Questo è l'aspetto che non avevo calcolato. Se vai a imparare a ballare il tango, lo fai per andarlo a ballare da qualche parte. Se no che senso ha?

E io che non c'ho neanche uno straccio di ballerino che mi faccia da compagno, che futuro avrei?

Comments:

Post a Comment

This page is powered by Blogger. Isn't yours?