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Monday, November 07, 2005

Da esattamente tre mesi e tre giorni sono un'imprenditrice.

C'ho un ufficio che è un gioiellino. Troppo bianco, forse. In attesa di qualche quadro interessante. Ma per il resto è speciale, con tutte quelle finestre che danno sul giardino del centro direzionale, e siccome siamo al piano terra, sembra di starci in mezzo al giardino. Ok, streching a bit the imagination....

A chiunque sembrerebbe un ufficio qualunque, ma per me no. Per me, ogni mobile ha un momento in cui è stato scelto, ogni sedia è frutto di diverse sedute su diverse morbidezze, la cancelleria è il nostro primo ordine, le luci il risultato di competenze nuove che d'improvviso ci è toccato sviluppare, le targhe fuori il simbolo che se ti trovi a mangiar merda aggrapparsi al concetto di lungimiranza potrebbe essere una soluzione.

Dopo tre mesi, alla vigilia della FIRMA che sancisce questa sofferta acquisizione di ramo d'azienda, il mio primo bilancio.

A favore:
- posso arrivare in ufficio alle 9.20 senza strisciare umile alla scrivania borbottando frasi sul traffico terribile solo per coprire la mia debolezza per aver ceduto alla supplica "mi accompagni a scuola, mamma?"
- posso farmi il te, rigorosamente earl grey, in una mug, col bollitore, come quando ero in Inghilterra
- c'ho ben due carte di credito aziendali
- finalmente quando parlo qualcuno mi ascolta

Contro:
- la mattina, infatti preoccupabilmente quasi ogni mattina, mi devo aggrappare alla lavatrice in bagno presa da un'ondata di paura della morte. Morte in generale, non necessariamente mia. Anzi, in particolare, morte di altri, di uno dei miei bimbi. Poi passa.
- non posso usare le carte di credito aziendali per lo shopping personale. Che è un esercizio di autodisciplina a cui non mi ero preparata
- non posso negoziare aumenti di stipendio, ma solo prendere atto che non posso avere uno stipendio
- quando parlo adesso tutti mi ascoltano. Infatti, ci ascoltiamo tutti, tra soci, con estremo e ripettoso interesse. Ma senza avere il culo parato, arrivare a prendere una decisione che metta un punto fermo sembra un'impresa. Ore di riunioni e poi tutti a guardarci negli occhi aspettando che sia qualcun altro a farlo. Della serie, prendi tu la marmellata, che poi io ti seguo. In questo mi salva essere mamma, che lo so che è solo questione di aspettare pazienti che tutte le paure si smascherino per quello che sono: semplici veli a nascondere monelli la nostra competenza.

In questa vigilia io ringrazio chi ha saputo spronarmi quando avevo finito per convincermi di poter essere solo una mamma, chi ha saputo osservare discreto i miei goffi battiti di ali, chi ha saputo capire e supportare le mie mancanze nella routine familiare e chi ha saputo difendere il nostro progetto, buttandosi in prima linea col fardello di tutte le nostre aspettative.

E ora, perdio, che si passi alla fase 2: FATTURIAMO!!!
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