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Thursday, March 31, 2005

Ok, mi arrendo.
Ho fatto la spavalda, ho pianificato serate folli, perfino contemplato l'idea di un locale di striptease maschile con le pierine. Ho pensato al godimento profondo di sprofondare sul divano e portare alla luce i peli delle gambe incarniti. Ho pensato che avrei potuto mettere a posto tutte le fotografie di questi ultimi anni con delle etichette sulla copertina plastificata, come faceva la mia mamma. E trovare su internet la casa per queste vacanze estive. E andare a cambiare quelle scarpe di un numero troppo grande.
Ho pensato... "finalmente, che pace, che meraviglia !!!"

Mi arrendo.
Mi mancano da morire.

Tutta questa settimana, entrando in casa, girata la chiave, l'odore era diverso. Sarà perchè la loro pipì non aveva stagnato nel gabinetto per tutto il giorno, perchè si dimenticano sempre di tirare lo sciacquone e pure di chiudere la porta; sarà perchè non c'erano le tute sporche del fango del campo da rugby abbandonate nell'angolo del corridoio; sarà perchè comunque anche loro hanno un loro odore che lasciano nell'aria tra un urlo e un giocattolo. La nostra casa in questi giorni aveva un odore diverso. Un odore di non-casa.

Mi manca il loro odore. Mi manca il contatto. Mi manca quell'aspettativa giocosa di quando allungo una mano, e quel senso di totale certezza di quando la punta delle dita affonda nella ciccia delle loro guance.
Mi manca che poi la mano si giri e trasformi il solletico in una carezza.
Mi manca il silenzio ritmico dei loro respiri quando dormono, tutti e tre nella stessa stanza.
Mi manca il loro rumore.

Questo l'ho postato ieri notte ma poi è scomparso e poi è riapparso dal nulla, quindi lo copio e incollo.

Perchè sono così arrabbiata?
CON CHI sono così arrabbiata?

Adesso non c'è tempo per trovare una risposta perchè entro domani devo finire 'sta sceneggiatura per lo spettacolo di fine anno dei genitori dell'asilo.

Quindi mi perdonerai, Peter Pan, se ti uso come capro espiatorio ma... sei un grande stronzo.
Te ne voli qua e là facendoti i fatti tuoi in barba a tutti quanti e poi l'unica cosa con cui te ne sai uscire è questa qui, dell'isola che non c'è.

Questo invece lo posto adesso.

FM in ufficio è un omone grande e grosso. Avrà 60 anni, più o meno.
E' quello che saluta sempre quando viene al piano di sopra e non si dimentica mai di fermarsi alla mia scrivania e di chiedermi come sto e come stanno i miei bimbi.
Il fatto che me lo chieda in questo ordine, già mi commuove sempre. Il fatto che poi sia l'unico a chiedere sempre di tutti e tre e non solo dei gemelli è una delicatezza sottile che mi disarma.

FM l'altro giorno in riunione mi ha fatto venire un capogiro. Come quando Marta il pomeriggio di Pasqua è entrata in sala e io per un istante non l'ho riconosciuta, chè sembrava cresciuta di una spanna in altezza da quando l'avevo vista prima, dopo pranzo. Quel tipo di capogiro.

Lo guardo e vedo che è gonfio e che ha la pelle del viso screpolata. E che si è tagliato i capelli. Lo guardo meglio, ha la metà dei capelli di due settimane fa.
Lo scruto, ha un cancro.

Sorpresa, sorpresa, l'azienda per cui lavoro è in cost reduction.
Così nell'albergo che ci ospiterà per il prossimo evento saremo stipati come sardine. Uomini e donne insieme, consulenti di una certa età con professionisti abituati a grossi cesti natalizi, a stipendi da capogiro e a segretarie che gli preparano il caffè. Tutti insieme appassionatamente in camere doppie.
L'azienda ci porta in trasferta di lavoro per una settimana. Il bonus di fine anno ce l'ha già tolto. Adesso ci toglie anche il diritto di scoreggiare in santa pace alla fine di una lunga giornata lontani da casa.

E passi.

Poi vedo che FM, prima in camera singola come si conviene, è anche lui stato spostato in una doppia, con GP. Stessi anni più o meno, entrambi consulenti professionisti, lavorano in divisioni diverse e non è che si conoscano un granchè.

Dico
"scusa, non per interferire, ma hai chiesto a FM se gli va bene?"
Risposta
"no, FM è all'estero e ritorna domani. L'ho chiesto a GP e lui ha risposto che gli va bene"
Dico
"ah"

Ora, io dico QUI, va bene che siamo tutti super impegnati, super concentrati nei nostri cazzuti tentativi di tenere a galla la baracca, ma questo non giustifica il fatto che non possiate fermarvi a pensare un solo piccolissimo momento che forse una persona che sta facendo la chemio, forse, dico forse, qualche contraccolpo fisico e psicologico potrebbe avercelo. E che forse, dico forse, quella persona ha qualche necessità in più di una stupida scoreggia per starsene tranquillo dalle 18 in poi.

Quindi io domani cambio la prenotazione senza dirvi un bel niente e se dopo venite a rompermi i coglioni, apro il mio portafoglio e vi ficco i 30 euro di differenza tra una singola e una doppia in quelle bocche avide e arroganti che si spalancano sulle vostre facce e che per quanto mi riguarda sono solo l'altra uscita di quel tunnel nero che vi attraversa il corpo.

Urca, ho scritto davvero questo?
(Farò la fine di dooce ma me ne frego)

Wednesday, March 30, 2005

Perchè sono così arrabbiata?
CON CHI sono così arrabbiata?

Adesso non c'è tempo per trovare una risposta perchè entro domani devo finire 'sta sceneggiatura per lo spettacolo di fine anno dei genitori dell'asilo.

Quindi mi perdonerai, Peter Pan, se ti uso come capro espiatorio ma... sei un grande stronzo.

Te ne voli qua e là facendoti i fatti tuoi in barba a tutti quanti e poi l'unica cosa con cui te ne sai uscire è questa qui, dell'isola che non c'è.

Tuesday, March 29, 2005

Io dovrei davvero scrivere la sceneggiatura di Peter Pan che se no il nostro direttore
artistico mi fa a fettine sottili sottili e adesso comincio, lo giuro.

Però c'è una cosa che mi ha deliziato queste vacanze e bisogna proprio che la fermi qui
così son sicura che non l'ho sognata ed è successa davvero.

Per ragioni che emergeranno fra qualche riga mi sono andata a rileggere il mio primo post.

Mi ricordo come se fosse adesso dov'ero quando l'ho scritto. Accucciata sul vecchio divano
verde, quello comprato in Inghilterra, quello su cui seduta con Philip facevamo finta di
guidare la macchina che sognavamo di comprarci ma che non c'avevamo i soldi, quello da cui
sono caduti tutti i miei figli e mi hanno fatto capire che non erano più bebè, quello
che.... avrebbe bisogno di un post a parte e che non è il punto di questo post.

Divano verde, gambe piegate con piedi sotto al sedere, carta appoggiata sul bracciolo,
penna in mano. Il mio primo post.

Un post mercenario di un soldatino che non sapeva neanche cosa fosse un blog.

Mammapersbaglio veramente esiste da 8 anni e nove mesi, da quando non resistendo al dubbio,
andai nel bagno dell'ufficio a fare pipì su quel coso alieno, da quando quelle due righette
mi hanno fissato come le pupille sottili di un gatto in agguato, e da quando intorno a un
tavolo l'ho detto a mio padre.

"Che piani avete per le vacanze?" Lui
"Uhmmm, mah, bè, ci sarebbero dei piani, ma vostra figlia come al solito è una
pasticciona..." Io

I genitori hanno dentro una polverina magica, un senso di condivisione così profondo,
un'intuizione così naturale. La faccia di mio padre si aprì a tutto il mondo mostrando tutto quello che la fatica lo aveva costretto per una vita a tenere nascosto. Cominciò a piangere di gioia chè mi accorgo adesso mentre scrivo che forse non gliel'ho mai veramente detto che ero incinta.

Da allora il mio blog si è scritto da solo dentro la mia testa. Fuori dalla mia testa c'è stata la vita che uno cerca di affrontare come meglio può, dentro tutto il resto.

Quando Mafe anni dopo mi ha chiesto per gioco di fare questa cosa per un sito di uno di
quei brand che tu credi facciano shampoo ma poi ti accorgi che ne indossi le mutande, ci
dai da mangiare al tuo cane eccetera eccetera, ho detto si.

E poi quando, dopo quanche mese, il sito è stato chiuso, timidamente ho chiesto "ma non è che... perchè io...vabbè lo so che è sciocco ma... mi diverto".

E allora tutti insieme, dopo aver mangiato un fagiano delizioso, allora le dita esperte dei miei amici, veloci come quelle dei maghi in televisione, hanno creato questa cosa per me.

Vanz "titolo?"
La Testa "mamma per sbaglio"
Vanz " i commenti?"
La Testa "contraddicimi"
Vanz "primo post?"
La Testa "non è che si potrebbe recuperare il primo post vero?"

Cosa saranno stati? 10 minuti?

Da allora che c'è questo spazietto mio e basta, senza dita imbrattate, senza domande ingenue e fiduciose a cui non so dare risposte, senza capricci.

Da allora a volte mi sono fatta delle domande sul perchè di questo blog e dei blog in generale. E poi ho smesso di farmele perchè mi sembrava di rovinare tutto.

A volte mi sono fatta pure dei pensieri sul perchè nessuno o molti pochi mi commentassero.
Ma ho smesso pure di farmi quelli. In fondo in fondo come ci si può aspettare che qualcuno trovi la tua vita interessante quando tu sei la prima ad avere qualche dubbio?

Confesso che a volte ho digitato il mio indirizzo facendo finta di non conoscermi per verificare l'effetto che fa a leggermi, ma l'esperimento è fallito ogni volta.

E così ho raggiunto la pace dei sensi del blogger (posto che io appartenga alla categoria).
La vera dimensione del fancazzismo che ti dà la certezza di essere sola, come a mettersi le dita nel naso in bagno chiusa a chiave.

Ho fatto una nuova scoperta a proposito del mio blog.
Lui VIVE.
Tutta una vita sua, parallela a quella che gli racconto io.

Con la stessa polverina magica del genitore che sa che c'è qualcosa, ma non sa cosa, ma sa che c'è, mi metto in cerca di questo qualcosa spinta da nonsochè e atterro per caso su una striscia di Charlie Brown.

Cinque anni fa il concetto di "coincidenza" ha assunto tutto un nuovo significato per me. Son cose che capitano quando si partorisce due gemelli identici.

Ma da qui a leggere e mentre leggi accorgersi che un post sbucato dal nulla e scritto da
qualcuno di cui non sai un beato cazzo sta parlando di te, e che lo fa in termini belli... ma quando mai mi ricapita la fortuna di sorprendere qualcuno a bisbigliare di me in questo modo?

E' tutto lì, nero su bianco, non è che me lo sono inventato io (il link non lo metto, ma mi riserbo il diritto di farlo in altre occasioni)

PS Son riuscita a scrivere il post più lungo del mondo e così a scoraggiare qualsiasi lettore. Vedi che sei la solita pasticciona?
PS2 Non è che per caso c'è qualcuno che si offre per scrivere la sceneggiatura di Peter Pan, adesso? Guarda che guaio ho combinato...

Monday, March 28, 2005

AAA - cedesi gratuitamente pancia farcita di focaccia ligure

Thursday, March 24, 2005

Vabbè, adesso che mi son ripresa e non sono più triste (ah, ah, aha) devo ASSOLUTAMENTE postare questo.

Come una mamma di tre si approccia allo shiatsu

Primo, si mezzo dimentica dell'appuntamento, nel senso che il giorno prima se lo ricordava benissimo, ma quando suona il campanello il trillo è come un punto esclamativo tra una giornata di merda e una cucina di piatti sporchi, che le ricorda "tu esisti e hai consapevolmente pianificato in un passato recente qualcosa squisitamente dedicato a te stessa e alla tua schiena che da settimane urla vendetta".

Secondo, errore strategico, hai pianificato il momento sublime a coincidere con l'ultimo giorno di scuola dei bimbi, quindi viene meno la scusa dell'a letto presto, perchè questa è una famiglia un po' birbante e i bimbi lo sanno che se non c'è scuola l'indomani, si può andare a letto alle 10.

Terzo, sono le 9 e 10 e loro hanno 50 ciccioni minuti da sventolarti sotto il naso.

Quarto, non so assolutamente nientissimo di shiatsu. Non sono nemmeno sicura che si scriva così. So solo che c'ho male a una spalla una mattina, male alla schiena quella dopo, male al bacino un'altra ancora, che almeno si mettessero d'accordo e comparissero a giorni regolari, come le lezioni di danza o il rugby, perdio.

Fatte queste premesse, son lì sdraiata su un immenso materassino di cocco. Il cocco sembra duro. Quando lo tocchi con la mano ne senti tutti i fili e pensi che non starai mai comodo. Invece, quando ti ci sdrai non sprofondi, ma neanche senti il duro che ti rifiuta. E' comodo e basta.

Prima di questo però devi rassicurare i tuoi bimbi, che sono sorprendemente protettivi e che ti accorgi che no, non lasceranno mai la stanza, fino a quando la sessione non sarà finita, perchè non hanno mai visto niente del genere. Il modo inquisitorio, quasi vagamente aggressivo con cui scannerizzano la situazione mi riempie gli occhi di commozione. E allora, via con la prova di massaggio su Marta, e poi su Giacomo e poi su Davide che deve essere un po' convinto perchè lui, che ci giochi un po' su o che sia vero - spero di capirlo in fretta - finisce sempre per avere il ruolo del più vulnerabile.

E poi è il mio turno. Il must ai bimbi è "potete guardare ma se dovete parlare, fatelo a bassa voce".

Io sul materassino.
Non so niente di shiatsu. Queste le mie impressioni.

Una mano ti si appoggia su un punto che a te sembra qualsiasi ma che intuisci non è casuale. Mano aperta, col palmo aperto, come a tenerti ferma. L'altra mano procede per punti, muovendosi verso l'esterno.
Ti senti come un tubetto di dentifricio, quando c'è poco rimasto dentro e con una mano lo tieni stretto perchè la pasta non torni indietro e con l'altra spingi fuori quanto ti serve.
Tutto fuori, la brutture che hai accumulato e che solo quando qualcun altro te le tocca ti accorgi di quanto potrebbero far schifo.

Mi sembra di capire, di sentire nella pelle questo atto di fiducia. La persona che è padrona di quelle mani è un'amica. Una di quelle amiche che conosci poco ma che se fossi un bambino ti abbandoneresti alle coccole perchè ti ispira fiducia, perchè in fondo vorresti essere come lei, così serena, così padrona del mondo e dei suoi segreti.
Non so niente di shiatsu, ma sento che lei adesso, mentre preme con le dita, sa di me più quanto vorrei dirle.
Tocca le spalle e sa delle mie tensioni. Fin qui niente di originale. Tocca la coscia e segue la linea che solo lei sa trovare e sa che la mia cistifellea è così così.
E' quando tocca la pancia, però, che mi sento più scoperta e nuda.

Nel frattempo i bimbi sono ancora lì intorno. Bisbigliano, cercano di essere silenziosi e mi mostrano la loro buona intenzione, stupefacente. C'è rispetto per questo momento solo di mamma, quasi reverenza. Il materassino è grande e loro si sdraiano di fianco a me. Le mani di C. che scorrono sul mio corpo, misurandolo con grazia per trovare i punti giusti, io con gli occhi chiusi, e poi d'un tratto un bacio lieve sulla mano. Bacio di labbra piccole e morbide. Di Giacomo.

Quando ti massaggiano, se ti lasci andare fiducioso, entri in uno spazio un po' di sogno, che ci sei e non ci sei. Più ci sei, nel mio caso, perchè è difficile mostrare l'oblio la prima volta. Ma un po' anche non ci sei e d'improvviso apro gli occhi e mi vedo Davide lì, sulla mi faccia. Sorride. Sorride, un po' eccitato dalla situazione anomala, un po' complice di qualcosa che non sa bene perchè sia bello ma deve essere bello se fa stare mamma così.
Allungo la mano per toccare la sua guancia. E' morbida. Allungo l'altra mano e finisce sull'interno del polso di Giacomo. Anche quello è morbido.

Mentre lo schifo accumulato in una giornata di schifo esce, manco fosse una scena de Il miglio verde, il respiro di Giacomo, ora addormentato, si coordina al respiro di C. e al mio. Io che mi riconcilio col mondo e C. che... non lo so. Non so abbastanza di shiatsu per poter immaginare.
Spero solo che non si sia portata a casa l'accidia che è uscita.

La mattina dopo ho trovato nella stanza un biglietto scritto da Marta che diceva qualcosa tipo "C., se vuoi che ti aiuti, dimmi se devo metterle un cuscino sotto i piedi" e poi due caselle, un che diceva "si", una che diceva "no". E poi anche le istruzioni "metti una crocetta". La crocetta era sul "si".

Bè, il mio primo massaggio di shiatsu, me lo sarei immaginato diverso.
Senza figli intorno, per cominciare.
Ma mi arrendo all'evidenza.

Grazie C. E grazie ai miei bimbi.

Il grande grande vantaggio di sentirsi così tristi tristi tristi è che ti si chiude lo stomaco e a pranzo mangi petto di tacchino alla griglia, la cena la salti e l'indomani hai perso un chilo.
E siccome sento di non aver ancora raggiunto la vera tristezza tristezza, mi rallegro, perchè vuol dire che se continua così 'sta settimana ritorno al mio peso forma.
C'è sempre un lato positivo nelle cose, basta cercarlo.

Tuesday, March 22, 2005

Oggi qualcuno mi ha definito "asciutta".
Fuochino.
Perchè in realtà la parola giusta sarebbe stata ASCIUGATA.

Dalla noia che mi ha lasciato dentro mio suocero.
Dall'avidità della gente per cui lavoro.
E dal fatto che, nonostante cerchi di sforzarmi e mi arrabbi moltissimo con me stessa per questo, proprio non ci riesco a trovare l'entusiasmo. Proprio non arriva.

Monday, March 21, 2005

Sono una mamma perfetta e adesso ne ho la prova

Dall'asilo arriva questa circolare:
UN PROMEMORIA DA TUO FIGLIO

1. Non viziarmi. So benissimo che non dovrei avere tutto quello che chiedo. Voglio solo metterti alla prova.
Infatti, il cane te lo scordi.

2.Non avere paura di essere severo con me. Questo mi permette di capire in cosa sono valido.
Questo mi solleva di molto. Avevo paura che ci rimanessi male delle sberle.

3. Non farmi promesse, potresti non essere in grado di mantenerle e questo farebbe diminuire la mia fiducia in te.
Infatti, ti rispondo sempre "forse" - ma scusa, questo non ti fa diminuire la tua fiducia in me?

4. Non fare per me le cose che posso fare da solo. Questo mi fa sentire un bambino e potrei continuare a tenerti al mio servizio.
Infatti, abbiamo già stabilito che la cartella la porti tu, no?

5.Non fare che le mie cattive abitudini mi guadagnino molta parte della tua attenzione. Ciò mi incoraggia a continuare con esse.
Infatti, tu non hai cattive abitudini. Te le stronco tutte con il ricatto.

6. Non brontolare continuamente. Se lo fai dovrò difendermi facendo finta di essere sordo.
Infatti, son sempre dolce e gentile, se mi fai incazzare urlo. Niente vie di mezzo poco efficaci.

7. Non dimenticare che mi piace fare esperimenti. Imparo da questi, per cui ti prego di sopportarli.
Si lo so, capita anche a me, come quando ti ho messo due supposte di glicerina una dietro l'altra, scambiandoti per tuo fratello.

8.Non badare troppo alle mie piccole indisposizioni: potrei imparare a godere di cattiva salute se questo mi attira la tua attenzione.
Bè, il fatto che tu abbia un Fuoco di San'Antonio sulla schiena e io non me ne sia accorta dovrebbe rassicurarci, no?

9. Non pensare assolutamente di apparire ridicolo se ti scusi con me. Una scusa leale mi fa sentire sorprendentemente affettuoso verso di te.
Mi scuserei molto volentieri se non fosse che ho sempre ragione io.

10. Non preoccuparti per il poco tempo che passiamo insieme. E' "come" lo passiamo che conta.
Infatti, io mi preoccupo solo del troppo tempo che passi con la nonna.

RICORDATI CHE IO IMPARO DI PIU' DA UN ESEMPIO CHE DA UN RIMPROVERO
Ah! Allora è per questo che quando ti chiedo di mettere a lavare i tuoi vestiti sporchi li butti nell'angolo del corridoio.
C'hai ragione pure te.

Friday, March 18, 2005

Mio suocero e il suo punto nero sul naso ce ne passeggiavamo bellamente per il parco, con i tre bimbi al seguito come le paperelle del presepe.
Io son fatta così, che se mi annoio mi fisso su un particolare. Da lì i pensieri partono abbastanza coerenti ma poi si moltiplicano per strade inaspettate senza che io riesca ad esercitare un gran controllo.
La strada stavolta piegava decisamente verso il crudele.
La giornata talmente di merda e la mia insofferenza verso il mondo; le sue chiacchiere continue, sempre le stesse che ormai mi alleno nella mia mente a dire quello che sta per dire lui; il cedimento psicologico istantaneo di Philip che dopo una sola sera in sua compagnia d'un tratto è di nuovo bambino travolto dai suoi abusi e bellamente se ne scappa lasciandomi lì ad accudire tutti. Tutto questo mi fa concentrare sulle giunture di mio suocero. Quelle ginocchia ossute e un po' ritorte che si indovinano sotto i pantaloni, mi chiedo come facciano a sorreggerlo, e lui orgoglioso comunque si sfroza di mantenere una portura dignitosa (so quanto gli costi, gli fanno male).
In un attimo l'associazione di idee ingiusta nel profondo e squisitamente vittimistica fa sì che io mi senta quelle ginocchia e mi veda tutta bitorzoluta e porosa a sorreggere il mondo a testa alta.
Aaaah! che pace. Aaaah lasciarsi andare a questi pensieri inutili che son solo tuoi, a questa autocommiserazione opulenta in cui ti crogioli e ti coccoli....

Poi dalla nebbiolina del laghetto appare una figura che sembra il Peter di Heidi, col cappello e il gilet e i pantaloni negli stivaletti. Sembrarebbe un pensionato che passeggia, se non avesse un'oca che gli cammina davanti. Tutta bianca, col becco e le zampe giallo sole che sembrano dipinte, coi margini ben definiti che sembra uno di quei cartoni disegnati al computer.
Si capisce subito che l'oca non è lì per caso uscita dal laghetto. Cammina col collo tutto allungato e guarda in sù e sembra proprio che le manchi il guinzaglio.
Ci incrocia, sfiora i bimbi (che a questo punto son certi di esser caduti dritti dritti dentro la storia degli Aristogatti), sfiora anche mio suocero.
Poi ci ripensa, torna indietro, lo annusa (con me che mi viene da scuotere la testa come per riprendermi, perchè sembra un cane ma è sicuramente un'oca).
Gli annusa la caviglia, poi il polpaccio, poi sale sù al ginocchio, annusa anche quello.
E poi... cazzo, lo vedo bene quello becco giallo sole coi contorni nitidi che si apre e ZAC! gli assesta un morso sulla ROTULA.

Roba da matti. E quello stronzo del padrone dell'oca manco ha chiesto scusa.

Wednesday, March 16, 2005

In profumeria l'altro giorno in coda alla cassa mi guardavo in giro pensando ai fatti miei, con la mia crema Nivea ristrutturante viso da 5 euro e qualcosa tra le mani che più di questo non sento di potermi permettere e osservavo...
Più di me osservava Philip che mi ha fatto notare come tutte le signore di età compresa tra i 40 e i 50 anni avessero le labbra che piegavano all'ingiù. D'un tratto in uno di quegli episodi che accadono quando sei un poco stressato, quelle facce si sono tutte ingrandite, mi sono ronzate le orecchie e tutte quelle bocche all'ingiù mi danzavano intorno agli occhi, con quelle rughe ingrandite che sembravano sbarre di una prigione.
Uscita dallo stato onirico mi sono fissata la Nivea tra le mani. Non potevo metterla giù in cambio di qualcosa di più efficace e di più costoso quindi ho affidato la mia speranza ad una preghiera: "dio fai semmai che mi cadano le tette, ma la bocca no, ti prego".
Posto che a scrivere dio minuscolo le preghiere valgano lo stesso.

Tuesday, March 15, 2005

Come si può combinare disastri pur mossi dalle migliori intenzioni

1) Per una volta che ce la faccio a raggiungere le unghie lunghe dei miei figli prima che lo faccia mia madre, taglio quella del medio di Giacomo troppo corta. Devo aver preso anche la pelle. Ha fatto infezione, non me ne sono accorta. Adesso la pelle si è tutta alzata e l'unghia sta cadendo.

2) Per una volta che c'è il tempo di rotolarsi un po' sul letto a giocare e per una volta che Davide, al solito il più schivo, sembra apprezzare e si lascia andare, proprio mentre le nostre risate cominciano a sincronizzarsi e gli sguardi a farsi complici, io lo strapazzo e lo graffio su quella specie di bubbone purulento che gli è cresciuto sulla schiena, che non so cosa sia e che solo stamattina mi sono decisa a chiamare il dottore.

3) Per una volta che io approvo che Giacomo e Davide abbiano lo stesso identico gioco, che capita solo con giochi "speculari" tipo walkie-talkie, sento un piangere disperato. Non proprio sollecita (perchè stavo leggendo questo che il vanz che ne sa una più del diavolo oggi mi ha consigliato) , vado a controllare la situazione e me li trovo entrambi in lacrime, in stanze diverse: "mammaaaa, sigh, sob, uaaaaà, queste due spade sono uguali e noi non riusciamo a capire quale è mia e quale è suaaaa!!!"

4) "mamma, oggi all'asilo ho fatto la popò molla"
"o poverino..."
"mamma, domani vado a scuola?"
"certo tesoro che vai a scuola"
"mamma, ma se ho fatto la popò molla non dovrei andare a scuola"
Eccoti tesorino che ti ho preso in castagna. Non mi freghi mica a me, sai? L'influenza con la cagarella l'hai già fatta la settimana scorsa quindi ti ignoro, piccola peste furbetta che non sei altro.
Ma dopo cena, e dopo i denti, e dopo il piagiama, e dopo che si è addormentato, si accende la luce in bagno.
"mammaaa!!"
"che c'è? che ci fai alzato? fai la popò?"
"si, mamma, ho mal di pancia e ho fatto di nuovo la popò molla"
Non ho neanche bisogno di controllare il contenuto del gabinetto. Sprofondo nella mia malafede, senza opporre resistenza.
Per una volta che si fa festa, che facciamo il pic-nic serale e che ti lascio mangiare i wurstel col ketchup....

Me ne vado a letto, và, che è meglio.

Ieri era il mio compleanno.
38. Che è un numero proprio tondo e bello grasso.
Ero in un negozio tutta di fretta e ho visto una figura riflessa nello specchio.
Una frazione di secondo prima di realizzare che quella figura ero io, ho pensato "onno al bancone c'è già una signora"
SIGNORA??!!!
Se quando presa alla sprovvista mi vedo anch'io così, sarà forse l'ora che la finisca di fare la cazzona?

Sunday, March 13, 2005

Un bel esempio di mamma per sbaglio.

Dopo una giornata trascorsa con amici che hanno figli che stanno entrando nella fase adolescenziale e dopo aver ascoltato i loro discorsi, mi ritrovo in cucina con Marta seduta a cavalcioni su di me per la sua coccola serale.

Non so perchè ma mi viene da farle un discorsetto melenso.
Sai tesoro, ci saranno momenti nella vita, per esempio quando diventerai un'adolescente, che vorrai fare di testa tua e tutto quello che ti dirà mamma ti darà fastidio, e magari a volte mi odierai anche, e magari non mi vorrai raccontare le cose, o magari me le vorrai raccontare, deciderai tu. Però ricordati sempre che mamma ti adora e adorerà sempre vederti crescere e diventare quello che vorrai diventare.
Che lì per lì mi sembrava anche un discorsetto con un certo senso e anche, a dirla proprio tutta, un certo coraggio.
Marta mi abbraccia stretta stretta e io penso alla meraviglia di questa intesa tra me e lei.
Se non fosse che dopo un secondo sento la sua schiena sussultare e mi accorgo che sta singhiozzando.
Che c'è?
Voce rotta dai singhiozzi ... io non voglio diventare un'adolescente!!
Come riesco a turbarti una figlia senza alcun nessunissimo motivo e con almeno 5 anni di anticipo.

Allora, nel tentativo di recuperare dico mannò, guarda che essere adolescenti è bellissimo!!! Si può uscire la sera, ci si può truccare, si può andare a trovare zio Stephen tutte da sole in Inghilterra... pensa, ci si può perfino mettere un po' di tacco e se proprio vuoi, anche fumare una sigaretta...
Che effettivamente lei si rasserena, anzi ride tutta contenta.

Ma perchè cazzo non me ne sto un po' zitta invece di cercare di fare la madre-amica-progressista????

Wednesday, March 09, 2005

La celeberrima compagnia teatrale della Scuola Materna Maria Bambina tornerà a calcare il palcoscenico a fine maggio.
Stasera la prima riunione.
Faremo Peter Pan.
Faremo un musical strepitoso e sicuri degli ormai due anni di esperienza, lo faremo di sera, forse addirittura all'aperto.
Le parti non sono state assegnate, ma di sicuro io non voglio fare la mamma, mi è bastato essere quella dei tre porcellini l'anno scorso.
Infatti, voglio fare uno dei pirati. Per il momento ho vinto il premio della sceneggiatura, cioè sembra che debba scriverla io.
Quindi sarà meglio che vada a guardarmi il film, che non l'ho mai visto.
Vergogna!

Tuesday, March 08, 2005

Mentre cerco un minuto per scrivere sul mio blog, vengo distratta da questo. Sono cose che destabilizzano non poco, perchè a te sembra di arabattarti in attività che abbiano un senso e poi scopri dei mondi paralleli con delle attività svolte da persone per le quali il tuo senso chiaramente non avrebbe senso.

Comunque, quello che volevo veramente scrivere quando mi sono collegata era questo:

Essere mamma di tre figli è normale.
Essere mamma di una figlia e due gemelli è normale per me che non conosco altro.
Essere mamma di una figlia e di due gemelli malati è surreale.

Entrambi ti vogliono, ma il problema che uno è sul gabinetto in un bagno in preda agli spasmi della pancia e l'altro sul gabinetto nell'altro bagno in preda ai conati. Chiaramente priorità ai conati, perchè ancora mi ricordo che mia madre mi teneva sù la testa con la mano con la favola del "potresti svenire".
Entrambi ti vogliono mentre si infilano nel letto, più la terza che decide che proprio quella sera il pigiama glielo deve mettere mamma, perchè ogni tanto bisogna tornare piccoli e farsi coccolare.
Allora metto il pigiama a Marta, mentre infilo il cucchiaio di tachipirina in bocca a Giacomo. Davide dal bagno chiama "ho finito!!!!!!". Io rispondo "un attimo, non posso fare tre cose contemporaneamente!!! eccheccazzo!!! (solo pensato)". Giacomo mi viene in aiuto e urla al fratello " Davide, se mamma avesse la coda, prendesse la carta igienica e pulisse il tuo culettoooo!" Che poverino cercava di aiutarmi ma così aggiunge solo una preoccupazione in più. C'è da lavorare sui condizionali, qui, e tanto.
E poi alla fine son tutti a letto ma col cazzo che ti mollano perchè sono malati, specialmente Davide non mi molla. Ma a me non mi fregano. Ennosignori, glielo leggo negli occhi furbetti che son già guariti e gli dò il canguro e l'orsetto da abbracciare, per poter svicolare a scrivere il mio blog. E invece mi fregano. Perchè Giacomo abbraccia l'orsetto e Davide il canguro, senza una piega, con accettazione e fiducia. Se li mettono comodi tra le braccia e le guance. Ma Davide c'ha una lacrima ferma proprio lì all'angolo col naso. E' questo che mi frega. Così mi siedo e canto una ninna nanna. La canto a Davide, perchè è lui quello che che sembra più triste e guardo Davide, concentrata su Davide e la sua lacrima. Poi per caso mi scivola l'occhio su Giacomo, nel letto di fianco e vedo che mi fissa intenso. Occazzo. Correggo la mira. Un po' di qua e un po' di là, come a guardare una partita di ping pong.
Io sono stonata e stasera di sicuro sembravo anche strabica. A volte vorrei essere filmata. Giusto per ridere e ridimensionare le mie stupide paturnie di mamma.

Friday, March 04, 2005

Oggi, mettendo a posto un pochino le carte che si accumulano nell'angolo della cucina ho trovato questo, scritto su un foglietto. E siccome so che nel casino della nostra casa prima o poi andrà perso, lo trascrivo qui.

26/2/05 Per mamma Valentina

C'era una volta una principessa di nome Valentina meravigliosa che era figlia di un re malvagio e di una donna (la regina) molto sensibile e gentile.
Al compleanno di Valentina sua mamma le regalò una scatola musicale, un libro e una coroncina da principessa.
Suo padre (il re) le regalò uno stupido cuscino rivestito sotto, una schifezza tutta mordicchiata.
Valentina disse:"grazie mamma per le belle cose che mi hai regalato, papà tu mi hai regalato una schifezza e non ti perdonerò mai: io sono una principessa e vorrei possedere cose belle come quelle che mi ha regalato la regina, mia mamma"
La regina disse "vedi non puoi essere tanto crudele, quando ti ho sposato eri buono e gentile e adesso sei una bestia!"
Il re rispose aggressivo "io non sono diventato una bestia! E' il dovere di un re essere crudele!"
La regina pensò tra se e se "non è vero!"
La principessa andò in camera piangendo.
La ragazza (principessa) aveva anche un principe che doveva andare da lei.
Il principe quando arrivò Valentina aveva smesso di piangere ed era a tavola con Davide.
......Dopo due anni si sposarono ed ebbero 7 figli: 4 femmine e 3 maschi.
E vissero per sempre felici e contenti.

Scritto per me, da Marta, 8 anni fra due settimane.
Saranno sicuramente gli occhi di mamma a farmi vedere del talento qui, ma mi sa che questo week end le chiederò se le piacerebbe avere un blog e se dice di sì, glielo aprirò.

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