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Tuesday, May 31, 2005

Trrrutrrrutrrrtrrrutrrrutrrrutrrrutrrrutrrrutrrru.....

E' mezzanotte passata, perdio, e la bestia fa un casino dell'inferno su quella ruota.
E se la legassi alle sbarre della gabbia con quei pirolini che stanno nelle scatole del sacchetti per surgelare il cibo? Intendo quei pezzettini di fil di ferro ricoperti di plastichina azzurra....

Oggi l'ho accarezzato.
Marta ha subito colto il mio gesto.. "mamma, ma allora gli vuoi bene?"
"No, tesoro, faccio solo delle prove per sentire la consistenza delle ossa..."

Però è morbido.
Però non mi affeziono mica, eh? E' solo un topo.

Sunday, May 29, 2005

Cosa è successo il weekend

1) Peter Pan è andato in scena all'asilo. Siamo stati fantastici. Io alla fine mi sono rifiutata di fare il pirata ubriaco maschio e, rivendicando la mia femminilità, mi sono vestita da corsara.
Dall'alto verso il basso: bandana, trucco pesante, orecchini vistosi, collanona, top con spalle scoperte e teschio disegnato sopra il seno, cinturone di cuoio, cintura di ferro con infilata dentro la sciabola, gonnellona, calzettoni e stivaletti.
Speravo che anche qualcun altra mi seguisse e invece no. Quindi alla fine sembrava che fossi la donna di tutti i pirati, il chè per certi versi, considerato che l'asilo è l'asilo parrocchiale, credo che non abbia molto giovato alla mia reputazione, ma chi se ne frega.

La sera ho ricevuto via mail la recensione della serata.
Non parlo molto di Philip, in questo mio blog. E allora copio qui questo. Ma non perchè sia lusinghiero. Perchè descrive bene Philip, più di quanto descriva me.

I never thought that I could write reviews of things – you need to have opinions that are too sudden for my liking; I know my ‘thin-slicing’ capabilities are often quite limited. And so it’s true that I tend to say ‘it was lovely’ rather than expressing my own opinion.

But my own opinion came out at lunch today with the children. I’m not sure exactly how the topic came up but we were talking about last night. As the children talked about what they’d seen, and your ‘ypsilon’ (which they imitated rather well), I thought about what I’d seen. About my little thing standing at the back of the stage, miming the words to the songs, acting the drunken pirate and doing the dances. I thought about how there was such a mix of people on the stage but that the majority actually wanted to be up there in front of an audience doing dances or singing.
‘But do you realise what a special mummy you have? I don’t think she really likes being up there with all those people watching her, do you? And do you know why she did it? It was all for you! That’s why she’s special.’
But I doubt that anyone watching really knew that your natural habitat is not a stage (your parents had to ask me which one you were; you did look bigger). You were fantastic. You were the model of all the things that we try to teach the children. Thought turned into action.

And now I’m going to look at your blog – not just because it’s you but because it’s damn good, and even the comments are interesting – yet another of your talents! And another set of thoughts turned into actions.


2) E' arrivato Titiroconlafionda, altrimenti detto Barbecue, ufficialmente Sciarpina.
Autorizzo chiunque mi conosca a strapparmi le unghie dei piedi se finirò per affezionarmi.

3) C'è stata la festa della scuola di Marta e dopo un pomeriggio con tutta quella gente bella e a volte famosa sono riuscita a uscirne senza sentirmi una piccola cacchetta di piccione.
Son fiera di me, sto migliorando.

Vorrei scrivere di lei e non so da che parte cominciare.

E' una delle mamme della scuola di Marta.
E' bella. E' assolutamente perfetta. E' l'unica tra le mamme lì ad essere bella davvero.

Le mamme di quella scuola son tutte fatte con lo stampino.
Lo so, lo so, che ognuna ha dietro una sua storia e forse anche un suo cervello.
Ma il modo stereotipato con cui ti si propongono, il fatto che siano praticamente tutte alte, magre, griffate, abbronzate, con i capelli lunghi e le unghie con la french manicure, e gli occhiali da sole larghi, quelli che fan sembrare tutti - comprese loro che son belle - come una mosca, e i fuoristrada enormi che dimmi perdio dove diavolo devi andare, dov'è la giungla, dov'è la guerra, e il cellulare sempre in mano a controllare gli sms che chissà chi cazzo scrive loro in continuazione; ma tutto questo è come un muro che mi fa rimbalzare.
Sarà snobismo all'incontrario, ma io non le riesco a penetrare, queste donne. Sarà il loro trucco, sarà la loro perfezione..... ma mi scatta una molla dentro che alla fine non mi interessa neanche sapere se c'è un cervello dietro a quegli ombelichi.

Ma lei, confesso, l'ho sempre osservata più delle altre. Lei mi piace.
E' alta e magra e perfetta e con la french manicure pure lei, ma trasmette qualcosa di diverso. C'è un calore garbato e un'intelligenza nella pelle.
Ma soprattutto lei si fa delle domande. Non è che le esterni un granchè, ma lo vedo che se le fa.

Io vorrei che fosse mia amica.
Ma semplicemente non succede. Non è successo in tre anni e forse non succederà mai.

Ieri abbiano avuto una conversazione del tutto casuale. Lei ha lasciato cadere lì che si sta separando dal marito. Detto e non detto. Ma in fondo detto.
Detto su un marciapiede, di fronte anche ad un'altra mamma che non so quanto sia sua amica.
Forse detto perchè alla fine in quel giro di mamme mi sa che l'abitudine è di dire a tutte tutto, ma c'era anche un certo pudore.
Detto in un modo che avrei voluto abbracciarla stretta e dirle raccontami tutto. Ma mi mancava il diritto di sapere, quel diritto che viene dalla consuetudine dei caffè presi alla mattina al bar della scuola.

Io adesso sono preoccupata per lei. E siccome non ci è successo di diventare amiche, non glielo posso neanche dire.

Friday, May 27, 2005

Ieri sera si è tenuto lo spettacolo di fine anno di Marta.
Da un anno all'altro mi dimentico ogni volta che nella scuola di Marta anche un evento semplice come la recita-con-pizzata-in-giardino si trasforma in una farsa di eleganza.

Comincia alle sette, ma tutte le mamme son vestite da sera: top di lustrini, sandali con il tacco alto e unghie laccate, camicette a fiori di seta trasparente, capelli raccolti, trucco impeccabile. Il tutto a guarnire corpi alti e magri, già con abbronzatura uniforme e muscoli tonificati da ore e ore di palestra.
Io c'avevo una maglietta bianca, un paio di pantaloni marroni con cintura, sandali rasoterra, trucco messo la mattina. Errore, mi sento un brutto anatroccolo.
L'unica cosa di vagamente elegante che c'avevo, eran le mutande.

Si apre il sipario, tutti i bimbi sul palco.
Per tutta la settimana Marta continuava a ripetere "mamma, ce la farò? mamma, mi ricorderò? mamma ho paura". Adesso è concentrata, emozionata e si vede, dal musino serio.
Poi ci scorge tra il pubblico e da quel momento comincia a sorridere, mentre canta. Canta e ci guarda. Canta guardandoci, e sorride.

Io mi emoziono come ogni volta. Rido e ho le lacrime. La guardo e penso solo a com'è bella con quei codini che mi ha chiesto di farle la mattina e adesso son tutti sberuffati.

Ora però non ride più.
La vedo che d'improvviso si stupisce di qualcosa, e che si irrigidisce.
Si chiude il sipario tra due canzoncine e quando si riapre il posto dov'era è vuoto.
Bene, tocca a lei.
Lei non arriva.
Arriva invece dietro di me la sua maestra.
"Signora, può venire per piacere, Marta si è fatta la pipì addosso dall'emozione e adesso sta piangendo"
"Dov'è???"
"Dietro al palco ma fra due minuti tocca a lei"
"Occazzo!"

Corro tra le sedie e penso solo "cazzo-ora-che-faccio?-cazzo-ora-che-faccio?-cazzo?"

La vedo e capisco che la situazione è irrecuperabile. I pantaloni sono fradici e non si può mascherare il perchè.
Lei ha un musino sconfitto. Si vede che ha vergogna nel profondo e che è delusa e arrabbiata. Piange. Il suo bel trucco cola giù nero sulle guance e lei mi guarda che sembra urlare "mamma, perchè? mamma, guarda cos'ho combinato!!"
Mi si stringe il cuore piccolo piccolo.

Io serafica "non ti preoccupare, risolviamo tutto" - occazzo, che faccio ora?
La maestra "è la prossima canzone"
Io "occazzo"

Cosa non si fa per i figli.
La mie mani sono andate alla cintura dei miei pantaloni marroni e me li sono calati, rimanendo in mutande.

"Mamma, che fai??"
"Togliti i pantaloni"
"Mamma!!"
"Mettiti i miei"
"Mamma, stringi bene la cintura"
"Ecco tesoro, arrotolali sulle gambe"
"Mamma, ma così non mi vedrai"
"Marta asciugati gli occhi. Guardami e dimmi la tua prima battuta."
"Per me vaniglia e stracciatella"
"Bene, adesso vai"

Ho visto la recita di fine anno di mia figlia in mutande.

Sghignazzavo tra me e me pensando:
1) se non fosse per i peli sulle gambe andrei a vedermela nel salone, così, tanto per scuotere un po' quelle menti provinciali imbellettate
2) adesso mi sento bellissima. Ed elegante anch'io, non foss'altro perchè le mutande son di pizzo
3) non capita spesso di avere un post così da scrivere

Wednesday, May 25, 2005

Questo post è dedicato alle mamme che lavorano full-time

Io lavoro part-time. In teoria arrivo in ufficio alle 9 e me ne esco alle 15 (in pratica arrivo in ufficio alle 9 e 20 e esco alle 15 solo se non sono sotto evento, non c'è la riunione mensile generale, non devo essere in ufficio perchè se non ci sono mi fottono il lavoro da sotto il naso, se va male, o mi presentano ad un cliente come "lanostramamma", se va bene).
Comunque, diciamo che lavoro part-time.

Per una irrequieta come me è una sottile, costante battaglia, perchè quel filo che cerco di convincermi sia di lana ma in realtà mi sa è d'acciaio puro ogni tanto si tende e mi tira verso quello che avrei potuto essere per poi allentarsi perchè son contenta di essere quel che sono (e sasoloiddio se mai mi metterò tranquilla).

Lavoro part-time perchè così posso passare il pomeriggio coi miei bimbi, andare a prenderli a scuola, portarli ai giardinetti, cucinare insieme, fare la spesa insieme, guardarli mentre imparano a giocare a rugby o la danza classica, togliere loro una spina dalla mano, decidere io quando sia il caso di sgridarli o no.

Lavoro part-time perchè voglio esserci.

Oggi Marta mi dice:
mamma, ho dimenticato di recitarti la mia poesia per la festa della mamma. E' qui, leggila.
Io:
ma no, tesoro, mi piacerebbe che me la leggessi tu
Lei:
no, leggila tu, io sto giocando con Isabella

Leggo:

3 maggio
La mia poesia
Quando ti vedo indaffarata per lavoro vorrei che tu avessi più tempo per me.
Quando non ci sei e non puoi darmi il bacio della buonanotte io mi addormento tardi.
Mamma, tu sei una persona importantissima, rimarrai sempre nel mio cuore.
Ti voglio tantissimo bene.
Un bacio Marta
Brava! (voto della maestra sotto)

Conclusioni:
1) Godetevi con gioia il vostro full-stipendio, perchè vi ho appena dimostrato scientificamente che i bambini son bastardi irriconoscenti
2) Godetevi con ancor più gioia il vostro full-stipendio, perchè quel Brava! a fondo pagina mi ha occhieggiato come un Brava! Diglielo così alla mamma!. Il che è del tutto illogico e dimostra scientificamente che i sensi di colpa materni non siano proporzionati alle ore di lavoro che ci sottraggono ai nostri figli.

Insomma.... godetevela, perchè va bene lo stesso.

Monday, May 23, 2005

Le circostanze della vita fan si che io non abbia una suocera.
Ebbè, che ci vuoi fare, la suocera è passata a miglior vita prima di conoscermi, prima che io entrassi nella vita di suo figlio.

Il che ha dei vantaggi, considerato che sarebbe una suocera inglese e che non oso neanche pensare alle implicazioni che un Natale, una Comunione, la caduta del primo dentino potrebbero aver avuto nella gestione già alquanto precaria di questa famiglia.

Però, forse perchè testimone di una relazione conflittuale tra mia madre e mia cognata, ho sempre pensato a quanto sarebbe stato bello avere una suocera, un'altra mamma, un altro punto di vista.
Si, lo so, visione idilliaca la mia. Se l'altro punto di vista è invadente, ottuso, competitivo, asfissiante...meglio non averlo! (ma non è a mia madre che mi riferisco qui, solo a un'ipotesi)

Però c'è una suocera che non mi sarebbe dispiaciuta affatto.
Per cominciare faceva un lavoro che io avrei sempre voluto fare e che tutte le volte che mi accorgo che non sono riuscita a fare mi chiedo come mai e mi incazzo pure con me stessa un pochino.
Poi, lei mi è sempre sembrata un misto di modernità (che mia madre mi dava, ma centellinando per non perdere il controllo su di me - mica scema, lei) e tradizione (che mia madre mi ha troppo dato per poterne fare a meno).
Poi lei è la mamma di un tipo tosto e intelligente e simpatico. Uno che o ti innamori o ci finisci per essere amica per sempre. A me è successo la seconda, ma so bene che è stato per un puro capriccio del destino, perchè sarebbe potuto succedere l'opposto, ma non importa stare a chiedersi qui il perchè.
Poi lei ha paura della macchina, quando guida qualcun altro, esattamente come me.

Insomma, poi stasera, del tutto casualmente, ti scopro che per vie straordinarie, lei legge questo blog.

Ebbè, la tentazione è forte, allora, di scrivere di lei (chissà mai che si riconosca..)

Ma la vera tentazione forte, mi perdoni Mr. Blogger, è di telefonarle.

Mamma, mi compri un circeto?
No.
Mamma, mi compri un criceto?
No.
Mamma, perchè non mi compri un criceto?
Perchè ho già tre bestie per casa e non ne voglio una quarta.
Mamma, PERCHE' non mi compri un criceto, VERAMENTE?
Perchè farebbe la fine del pesce rosso, che non lo guardi neanche e lo devo curare io.
........
Mamma, posso usare il computer?
Si.
........
Mamma, mi aiuti a fare una ricerca su internet?
Si, tesoro, certo (ma che bambina curiosa, la mia bambina...), cosa vuoi cercare?
Come si curano i criceti.
(..azzz...)
........
Mamma, guarda ho trascritto tutte le cose più importanti su come si curano i criceti su questo pezzetto di carta.
(..azzz...) Si, tesoro, ma non sai se davvero quelle sono le istruzioni per i normali criceti, cosa ne sai tu delle diverse razze dei criceti?
.........
Mamma, possiamo andare al negozio degli animali?
Perchè, tesoro?
Perchè voglio parlare con la signora e chiederle che razze di criceti ha nel negozio.
(..azzz..) Ok, andiamo al negozio (tanto sei timida e non parlerai, tiè tiè)
.........
Scusi, signora, come si cura un criceto?
CAZZO!!
........
Mamma, mi compri un criceto?
Come pensi di riuscire a prenderti cura di un criceto se non sai nemmeno prenderti cura di te stessa, chè ti metti sempre le mani in bocca e ti strappi tutte le pellicine?
........
Mamma, guarda, sono migliorate le mie mani?
Effettivamente....
Mamma, per favore, puoi chiedere alle mie insegnanti di dirti se mi metto le mani in bocca?
..azzz, ho partorito un mostro.....
........
Mamma, allora? Guarda la mani. Mamma, lo voglio davvero.
(..azzz..., che faccio adesso?) Vabbè, vedremo.
........
Mamma, sono nati, la signora del negozio ha detto una settimana fa che sarebbero nati dopo una settimana e quindi possiamo andarlo a prendere fra due settimane.... di allattamento, perchè - sai- per due settimane almeno devono essere allattati dalla loro mammina.
E tu come lo sai?
L'ho letto su internet, non ti ricordi?
Ah!
..........
Mamma, fra 12 giorni possiamo prendere il criceto.
Lo prendiamo vero?
Vedremo.
..........
Mamma fra 10 giorni lo andiamo a prendere, vero?
Si.
...........
Mamma, come farò a sopravvivere per i prossimi 9 giorni?
Marta, come farò IO a sopravvivere per i prossimi 9 giorni. Se sento ancora una volta la parola criceto ti infilo un coltello dritto nel cuore!
Ma come, mamma, nel mio cuoricino piccolo piccolo???
SI!
...........
Mamma, Sciarpina avrà bisogno di una casa...
Chi?
Sciarpina, il cr.... non posso dirlo, mamma, se no mi infili un coltello nel cuore.
.........
Mamma, ti piace il nome Sciarpina?
No, mi fa vomitare.
Dai, mamma, tu come lo chiameresti?
Chissacomescricchiolanoletueossaseticalpesto?
Dai, mamma, davvero!
Magarimuorisetibuttodallafinestra?
Mamma!!
Barbecue?
MAMMA!!!

Friday, May 20, 2005

Quando ero al liceo, credo fosse la quarta liceo, si, doveva essere la quarta perchè stavamo al primo piano mentre in terza stavamo al piano terra, c'era A. in classe che era (ed è rimasto) un mio vero amico.

Lui ha finito per studiare filosofia e lo si vedeva già in quarta che lo avrebbe fatto. Brillante e simpatico, ma riflessivo. Uno di spessore, ma al tempo stesso non pesante. Anche un po' misterioso, per certi versi, ma fragile per altri. Uno che si interrogava ma insieme sapeva anche prendersi in giro e insieme faceva anche le sue belle cazzate, come tutti noi affannosamente alla ricerca di una strada per esprimere quello che stavamo diventando.

Doveva essere l'83-84.
A noi ci ha sfiorato lo strascico del 68, nel senso che a volte arrivavi a scuola e ti trovavi qualche cartello scritto da chi cercava di imitare quelli che di idee ce ne avevano avute.
Quei cartoncini bristol 70x100 con le scritte col pennarello grosso nero, scritti da quelli di quinta, i grandi.

Il mio amico aveva una strana relazione con una ragazza di un'altra sezione. Mi ricordo solo che la ragazza aveva un bel musino, ma di quelle facce un po' da topolino, con le orecchie appena a sventola e gli occhi dolci. I miei ricordi sono confusi.... forse lei aveva un ragazzo, o forse c'era un ragazzo tra i piedi che dava fastidio, forse lei non era innamorata di A. e giocava al gatto e al topo.
Non ricordo, ma non ha importanza.
Fatto sta che loro erano spesso insieme, che si capiva che A. era preso davvero da lei, ma A. non forniva alcuna spiegazione o chiarimento sulla faccenda.

Un giorno arrivo a scuola e proprio di fronte alla porta della nostra classe ci stanno tra o quattro cartoncini bristol 70x100 appiccicati al muro scritti col pennarello nero. Mi fermo e leggo. Entro in classe e l'aria è diversa. Tutti prima di me si sono fermati e hanno letto.

Mi ricordo che mi ci era voluto un bel po', leggendo, per shiftare i miei neuroni dall'aspettativa di un proclama pseudopolitico ad una lettera d'amore.

Perchè quella specie di poster che prendeva quasi tutta la parete era una lettera di A. al topolino, una lettera che non parlava veramente d'amore in quel modo sdolcinato che i ragazzi di quell'età userebbero, ma che trasudava amore e senso di cura ad ogni linea. La lettera faceva anche riferimento, in modo non lusinghiero, a quel ragazzo terzo incomodo e mi sembra di ricordare, anche a dettagli che uno vorrebbe davvero che rimanessero personali.

Dopo alcune ore i poster scompaiono dai muri.
Dopo altre ore io vengo a conoscenza dei fatti (e non per bocca di A., che per tutta la mattina si era comportato in modo riservato e normale - e quanto gli deve essere costato): un gruppo di bulletti aveva trovato quella lettera manoscritta che A. aveva perso ed era scattato il ricatto. Se A. non avesse dato loro 50mila lire, loro l'avrebbero resa pubblica.

A. non aveva pagato.

Ma il ricordo più bello che ho di tutta questa storia è che per tutto il giorno, perfino nella prima mattina, e per tutti i giorni a seguire nessuno fece alcun commento, nessuno alimentò alcun pettegolezzo. Tutti passarono la cosa sotto totale complice silenzio.

Wednesday, May 18, 2005

Lo so che sarebbe un mercato di nicchia, ma

se io trovassi al super degli ovetti con scritto sopra "dentro non c'è nessuna sorpresa perchè i tuoi figli hanno bisogno solo del piacere intenso del cioccolato che si scioglie sotto la loro piccola lingua e tu non hai bisogno di inutili pupazzetti in miniatura che non sai quando li vuoi buttare se siano di plastica riciclabile o no"

io li comprerei.

Sunday, May 15, 2005

Il ritmo della mia vita sta superando il ritmo del mio blog.
Mi ritrovo ad avere un blog nella mia testa, dove cerco di immagazzinare tutte le cose che vorrei scrivere. Un blog nel blog. Un po' preoccupante...

Quindi oggi decido di lasciar perdere, di lasciar andare le parole non dette, come quando dal molo fai leva su una barca per cercare di tenerla vicina e poi finisci nell'acqua a gambe all'aria.

Bye bye a tutti i pensieri che volevo dire.

L'altro giorno sono finita in un ufficio dove un anno e mezzo fa sarei dovuta andare a lavorare.
Palazzo inizio '900 nel centro di Milano, soffitti a cassettoni, parquet lucido con tappeti persiani, porte larghe, antiche, legno scuro. Le receptionist con le cuffiette in testa e il microfonino davanti alla bocca, sorridenti e coi jeans e il pancino piatto appena fuori.
La sala riunioni - una delle tante - enorme, con un tavolo che se sei miope fai fatica a mettere a fuoco gli altri, c'aveva uno schermo a scomparsa, e una televisione. C'aveva pure una specie di astronave in miniatura con tanto di tre gambette appiattite al centro del tavolo, atterrata per aiutare questi marziani qui a telefonarsi in viva voce. Sul tavolo c'era anche il cordless per avvertire che i calici di vino bianco con la fragolina infilata sul bordo del bicchiere stavano per arrivare.

Mi sono seduta. Per la seconda volta in poco più di un anno, per circostanze diverse, anzi, diametralmente opposte, di fronte avevo la mia migliore amica. Lei nel suo tailleurino, i capelli raccolti severi ma il suo sguardo sempre furbetto.
Ecco qui la mia migliore amica mentre fa il suo mestiere. Professionale e lucida.
Lei parla e soppesa la situazione. Interroga e offre soluzioni.

Io penso a quella sera, a quell'aperitivo in un posto trendy di Milano che prima entravi e poi ti chiudevano dentro abbassando la clerk. Forse la prima volta che ho bevuto un aperitivo con stuzzichini elaborati di accompagna. Forse per questo era un posto trendy. Perchè allora ancora nessuno ti rifocillava con pasta fredda, focaccine, frittatine. Forse è per questo che tiravano giù la clerk. E dopo l'aperitivo, quella voglia di andare al mare. Allora ci andiamo, così, senza dirlo a nessuno, guidiamo per la Serravalle cantando a squarciagola "mare, mare, mare quanta voglia di" ... non me la ricordo più, ma era quella di Luca Carboni. E arriviamo a Boccadasse a tirare i sassi sulla spiaggia e poi via di nuovo, in fretta che si fa troppo tardi. Alle due, silenziose, scivoliamo nei nostri letti che se i genitori ci beccano son cazzi.

Lei continua e fa domande. Tutte pertinenti, tutte intelligenti. Lei è brava nel suo lavoro e mi dà sicurezza.

Io mi chiedo è la stessa che anni fa mi ha guardato con sgomento negli occhi dicendomi "e adesso cosa faccio?" e io non avevo risposte perchè eravamo troppo piccole per cose così grosse.

Si, è la stessa. E' la stessa che mi ha coperto con i miei quella sera dicendo che dormivo da lei. E' la stessa che mi portava in chiesa a sentire proprio quel prete lì. E che arrivava sempre in ritardo perchè c'aveva il bassotto viziato a cui far fare il giro dell'isolato.

Se ne sta lì seduta, ascolta, commenta. Io sono orgogliosa perchè sa ancora prendersi in giro, nonostante i tappeti persiani.

E' la stessa che se ne stava sul Canadian d'alluminio al largo di Punta Chiappa, io, lei e quel tocco di figo che mi correva dietro e che neanche me ne sono mai accorta, quello che sapeva fare gli spaghetti coi frutti di mare nel cartoccio che erano buonissimi.

Lei che mi parla di diritto societario e io che penso "ma abbiamo mai litigato, noi due?". No, non mi ricordo proprio. Forse su una pista del Falzarego, chè lei non voleva venire con noi. Ma non le piace sciare, quindi se mi ero arrabbiata era colpa mia, chè se a uno non gli piace sciare, perchè devi insistere?

E siamo pure andate in barca a vela in Grecia insieme senza litigare. Vabbè, quello non conta veramente come una vacanza in barca vela, visto che la barca che avevamo prenotato era stata venduta e a noi ci era toccato di affittare dei motorini instead.

Lei dopo l'incontro sta con me davanti a una zuppetta (aaah, le mode!!!) e dimostra di aver capito tutto, di aver inquadrato la situazione, le persone e le loro storie, senza bisogno di sapere. E' acuta.
Io mi stupisco di quanto sia acuta. E d'un tratto penso a quante poche persone acute ci sono in giro.

Poi faccio le seguenti riflessioni:

Uno - quando hai una famiglia puoi finire magari senza volerlo per crederti felice anche solo coll'affondare il muso nel collo dei tuoi bimbi e ti può sembrare che sia abbastanza. Ti sembra di aver capito tutto della vita solo perchè provi quell'amore supremo sgorgare dentro quando li respiri.
Non è vero.
Affondarti nei pensieri di un'amica dà grandi soddisfazioni.
Bisogna che mi ricordi di non dimenticarlo.

Due - le prossime settimane qui sarà un bel casino. Potrebbe andare tutto bene, o potrebbe andare tutto male. Un po' come quando srotoli la pellicola per coprire gli avanzi nel piatto. C'è quel secondo il cui vola stesa nell'aria e poi o azzecchi i tempi e ce la fai a farla aderire ai bordi e a tenderla per bene. Oppure comincia ad appiccicarsi a se stessa, prima un'angolino, e pensi ancora di potercela fare, poi non c'è unghia che tenga e ti ritrovi con un pasticcio che stizzita appallottoli e butti. Per ricominciare da capo.

Se succedesse così, passerò a prenderla e me la porterò al mare.

Saturday, May 07, 2005

Mamma, tu che sai risolvere sempre tutto, puoi venire qui un momento?

Vero che col super attak adesso so fare miracoli, ma per tenere in piedi quel dinosaurino, non è che lo possa incollare al parquet inizio secolo della stanza dei giochi. Cerca di essere ragionevole, tesoro.
Facciamo finta che sia morto in battaglia.

Goccioloni negli occhi.
Ma mamma, è uno di buoni...
(cazzo, era tutto rosso fuoco, per me era un cattivo)

Cioè, volevo dire, non MORTO morto, solo ferito... adesso facciamo arrivare l'ambulanza che lo porta a mettersi i cerotti.

Mamma, non ho ancora cominciato a giocare, quindi non può essersi ferito.

Ah.

Mamma, facciamo che è ubriaco, per questo non sta in piedi.

Appunto, quello volevo dire.

Monday, May 02, 2005

E' ufficiale che la primavera o che l'estate, o che qualsiasi cosa questa sia, sia cominciata.

Lo sento nei piedi che oggi bianchicci hanno ricercato timidamente il contatto spudorato pelle-pelle con le scarpe, ma che delusi adesso lamentano l'inizio vescica.
Lo vedo la sera, che non ho più scuse per non fare il bagno ai bimbi, madidi di sudore e con le ginocchia sporche di fango.
Però niente più lavaggio a mano di maglioncini di lana che si accumulano nel bidet, che è un vantaggio non trascurabile.
Con la finestra aperta si sentono tutti rumori diversi, si sentono i piatti che s'impilano nei lavandini di due strade più in là, si sentono i bermuda infilati da tutto il quartiere e una specie di rilassamento generale da cinema all'aperto al mare.

Il che, per associazione d'idee, mi riporta con la mente al mio primo vero bacio.
Proprio in un cinema all'aperto. Bonassola. Christian. Gli occhi più blu del mondo. Chissà com'è che mi è venuta in mente questa cosa. Chissà che film era. Io mi ricordo solo che ho pensato che schifo, è tutto viscido qui.

Che non c'entra niente.
Tutto questo rilassamento pre estivo che invoglia all'ottimismo e che sento mi potrebbe coinvolgere, devo invece tenerlo a bada. Mi aspettano settimane importanti e dovrei stare coi sensi bene all'erta.

Come andrà a finire credo di saperlo già.
A volte ci si ostina a volere le cose diverse e c'è un gusto tutto particolare a combattere perchè si avverino.
Solo perchè ci fa sentire meglio credere e poter dire poi, ci credevo, ci ho creduto.
E sentirsi con la coscienza a posto.
O forse perchè, manìman dovesse davvero succedere, manìman ci si sbagliasse, si vuole essere lì testimoni, a farsi stupire romanticamente dalle pieghe impreviste di una vita da favola che può perfino premiare l'ottimismo.

E' ora di cose semplici, è ora di silenzio, di affondare il muso nel collo dei miei bambini, di respirarli e poi trattenere il fiato, senza pensare.
Fino a quando tutto non sarà passato, e il come andrà a finire non sarà più solo un'intuizione.

Sunday, May 01, 2005

Se rinasco in un'altra vita, vorrei tanto avere il collo lungo.

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