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Friday, September 30, 2005

La più bella parola che mi ricordo della mia infanzia è MERENDA.

Merenda era un momento ghiotto. Se a casa degli amichetti ancor più ghiotto, per la sorpresa delle abitudini diverse.

La migliore merenda dell'anno era quella d'estate in campagna. Pane e nutella e l'orzata nel bicchiere di vetro coi ghirigori che era prima il bicchiere della nutella e che poi era diventato quello dell'orzata.
Mi ricordo che la nutella era solo d'estate in campagna. Per il resto dell'anno era marmellata.
Pane e marmellata.
Dio, che buono. Con lo strato di marmellata grosso, mica appena un velo come lo preparava mia zia ai miei cugini, chè loro mangiavano macrobiotico.
Ancora adesso, a volte, io me lo mangio il pane con la marmellata, alla fine del pasto, che Philip mi guarda come se fossi matta, o peggio, incinta.
Guardo i bimbi e dico con aria complice "ci facciamo il pudding birbante?". Una delizia. Quella di albicocche fatta in casa coi pezzi grossi dentro mi rapisce.

Sfiga dei miei figli che son nati cicci e cresciuti cicci e che la merenda non gli è stata concessa per lungo tempo.
E sai una cosa? se non dai la merenda ad un bimbo, se non gliela proponi, quello non sa neanche che esiste, la merenda.
Questa era una frecciatina a tutte quelle mamme che nella cartella ci mettono un sacchetto che farebbe invidia a Cappuccetto Rosso: acqua, flauti, succo, caramella se ti senti triste... so di maestre che non riescono a gestire un'ora di lezione senza che un bimbo chieda loro di poter mangiare, bere, masticare qualcosa.

Comunque, vabbè, questi non son fatti miei.
FINO A QUANDO non mi arriva una circolare, e intendo proprio CIRCOLARE, nero su bianco, con carta intestata della scuola, che comunica a tutte le famiglie che dal prossimo lunedì tutti i bambini faranno merenda alle 11 e che pertanto si prega di mettere nella cartella una MERENDINA.

Ora io penso subito due cose:
1. ma non si legge dappertutto che il tasso di obesità tra i bambini sta aumentando, e non solo in America o in Inghilterra ma PERFINO in Italia? Non dovrebbe la scuola essere il primo luogo per cercare di arrestare il fenomeno?
2. ma come? a scuola non hanno appena avviato un progetto di informazione sull'alimentazione, chè ogni bambino ora ha un vassoio giallo, sagomato per accogliere ogni vaschetta, e ogni cibo in una vaschetta di colore diverso, rosso per i carboidrati, giallo per le proteine, verde per gli zuccheri?

Deciso. A voi un bel frutto.
Essì, mi dispiace, ma:
1. siete già cicci di vostro, la pediatra mi fucila
2. è un fatto di principio. Non tanto per gli additivi e i conservanti e tutte le schifezze. Per fedeltà al pane e marmellata, soprattutto. E mica posso darvi pane e marmellata che si spiaccica tutto in cartella. O no?

Il giorno dopo:
"Allora, avete mangiato la merenda?"
"Si, mamma"
"E anche gli altri bimbi?"
"Essì, tutti insieme"
"E che merenda hanno gli altri bimbi?"
"Le merendine"
"Niente frutta?"
"Niente frutta."
"Siete gli unici con la frutta?"
"Si, mamma"

Sensi di colpa. Li sto emarginando? Stanno soffrendo? Voglion la merendina?

"Ma vi va bene la frutta a voi? Vi piace?"
"Uh uh, si"

Ah. Sicuri sicuri? vorrei chiedere. Pronta a spiegare che tanto non gliela dò, la merendina.

Sembra filare tutta liscia, 'sta faccenda....

Ieri sera, da sotto il piumone Davide mugugna: "mamma, mi compri le merendine?"
Occazzo, lo sto emarginando....
"No, mamma, mica le voglio mangiare. Solo che voglio i gormiti (o come diavolo si chiamano n.d.r.) che stanno dentro le scatole così posso giocare con Nicolas."

Allora mi ha folgorato questa idea geniale, imprenditoriale, che regalo a quel marketing manager che mai dovesse passare di qua.

Perchè non mettete i Gormiti, gli Incredibili, i Spongyball, i tatuaggi, le piccole spade laser nelle confezioni della frutta, tanto per cambiare? Tanto per combattere il tasso di obesità?

Thursday, September 29, 2005

Non ho una lira. Zero di zero, meno di zero.
Però c'ho tanta angoscia.
Vale l'angoscia? Voglio dire, ha un prezzo che se la vendo mi ci pago il mutuo?

Sunday, September 25, 2005

Un weekend devastante.
Già ero stremata venerdì a pensarlo, domenica sera sono un calzino sporco.

Sabato mattina: lavoro, e va bè. I miei uffici nuovi, coi mobili che ho contribuito a scegliere, con la mia sedia che l'ho decisa io, tutta la luce che viene dalle finestre, e il bollitore che mi posso preparare il tè come dico io, rigorosamente earl grey come faccio a casa, e il croissant che i colleghi ti fanno trovare al tuo arrivo... messa così è accettabile anche il sabato mattina.

Poi il pranzo da mammà rovinato solo da un fatto:
Raggiungo la strada dove abitano i miei e ti ci trovo una coda. Una coda stupida perchè ci si potrebbe stare su due file e invece ce n'è una sola e io sono un po' in ritardo e c'è un po' di spazio. E siccome io sono una brava donna al volante mi ci insinuo in quello spazio, un pochino. Ok, un po' cheaky, ma niente al confronto di quello che a volte vedo fare a certe Audi e BMW. E io c'ho solo una Nissan Serena bianca che sembra un'ambulanza e non è che posso permettermi tanto di fare la gradassa. Comunque, mi insinuo. Poi il semaforo diventa verde e la 500 rossa che ho appena superato con la mia mossa astuta parte e mi supera. Dentro ci sono 3 giovinastri di non più di 18 anni. Abbassano il finestrino e mi urlano
"Ehi, ZIA, che cazzo ti credi di fare?"
"Uuhh!" Mi guardo di fianco per capire con chi ce l'avessero e poi mi accorgo che di fianco non c'era proprio nessuno. Forse che ce l'hanno con la madonnina incastonata nell'angolo della strada? Ehmmm... no. Mi sa proprio che sei tu la ZIA. Ziaaaa? Mavaffanculo. Ma proprio di cuore. Mi va il sangue al cervello ma non mi viene un bel niente alla lingua. Mi viene da alzare il dito medio, ma c'ho tre bimbi in macchina e l'ultima volta che l'ho fatto era sulla Serravalle e l'ho fatto a una Mercedes Kompressor o come diavolo si chiama e quello mi ha ingaggiato, me sulla mia Serena- ci rendiamo conto?, in un road rage che me la sono fatta davvero sotto. Rinuncio al dito medio. Son superiore, và.
Poi mi è venuto in mente che avrei potuto rispondere qualcosa tipo "guarda che ti tiro indietro la pelle del pisello come faccio ai miei figli - per evitare quelle che la pediatra chiama "aderenze" - solo che te la stacco, la pelle". O le palle. Ma in fondo sono una signora...
ZIA..... io ti ammazzo.

Dopo pranzo, quando sul divano dopo il rituale della lettura dell'oroscopo su Io Femmina, l'unico oroscopo che c'azzecca, mi si stanno rivoltando gli occhi che si vede solo il bianco del bulbo come nei bambini, tadammm! mi svegliano. E' ora di portare Marta nel mezzo del niente brianzolo per la sua prima lezione di cavallo.
Per me gli animali sono come marziani. Dalla formica all'elefante non mi interessano. Non li conosco, non li tocco, non mi ci relaziono, posso scientemente vivere senza di loro. Gli animali per me è come mangiare coniglio. La cosa meno interessante del mondo.
La pensavo così anche della danza classica ma Marta mi martellò - aveva 4 anni - per settimane e alla fine cedetti e adesso lei balla che sembra una farfalla.
Per il cavallo mi martella da giugno.
Già ho ceduto al criceto, non potresti cavalcarti quello?
Mamma!
Però mi piace questa idea che lei faccia cose che a me fanno paura. Voglio dire, io uno zuccherino ad un cavallo.... dio che schifo. Tutto quell'umidiccio della lingua e i dentoni e le naricione. Non se ne parla.
Ma lei martella e martella che alla fine mi ritrovo a guardarla un sabato pomeriggio che io volevo tanto dormire mentre monta un pony al trotto, alla prima lezione, e c'azzecca pure il ritmo, coi talloni bassi nelle staffe e la schiena dritta da ballerina e un sorriso emozionato sulla faccia e io mi dico tra me e me "ma come fa a convincermi sempre a fare quello che vuole? E, soprattutto, come fa a 8 anni e mezzo a sapere così bene cosa vuole?".
Stasera quando le ho dato il bacino della buona notte lei mi ha chiesto di stare 5 minuti. Quando fa così vuol dire che vuole parlarmi. Le sere delle ultime settimane mi ha parlato solo di quando e se avrebbe fatto equitazione.
Stasera mi ha parlato di altro che non dico ora se no questo post diventa lungo come il weekend. Ma alla fine del discorso le ho detto "sai una cosa, Marta? stai crescendo. stai proprio diventando grande. e sai un'altra cosa? più tu diventi grande più io divento piccola"
Ed è proprio così. A volte corre così in fretta che mi supera e son io che ho da riflettere e da imparare da lei. Quella sua voglia di scoprire e di cimentarsi, di superare la mia ignoranza che vorrebbe escludere gli animali dalla sua vita, quel suo sballonzolare un po' scoordinato ma felice sulla sella, e il pulire il cavallo dopo. Mi guardava come a dire "guarda che è bello, dovresti provare, non sai cosa ti perdi" come io l'ho fatto con lei la prima volta in seggiovia che lei non ci voleva andare perchè aveva paura, o in quella piscina in Inghilterra che c'aveva lo scivolo con le curve ed era un lungo tunnel e io son claustrofobica e me la son presa in braccio che avevo una fifa blu e mi son buttata giù con gli occhi strizzati tenedolola stretta. E poi lei ha riso e io non ho dovuto farlo più perchè poi lo ha fatto da sola. Uguale. Mi guarda e dice che è bello e io mi ritrovo a fidarmi e non mi sorprenderei se tempo un mese allungherò la mano a dare uno zuccherino al cavallo, allo stesso modo in cui oggi accarezzo quel topo di un criceto che gira quella maledetta ruota rumorosissima svegliandomi alle 4 di notte.

Sabato sera invece niente bambini. Una cenetta a quattro, il "quattrone" come lo dico io.
Lei è incinta. Di non so quanti mesi ma c'ha un gran culone e la prima cosa che penso è che è inumano e insensibile da parte di madre natura farci questo, quando ci fa rimanere incinta.
Lei ha passato la vita a volere un bambino. Lei ha fatto tutte le pratiche per l'adozione, ma si è ostinata a voler solo un'adozione nazionale e ha aspettato e aspettato. Una vita ha aspettato. Quando ha superato tutto i test e contro test di tutti gli assistenti sociali del mondo, dopo qualche anno, è arrivato un bimbo italiano. Lo vuoi? Si, ti prego. Lo voglio davvero. No, mi spiace, non puoi averlo. Perchè? Perchè, mi spiace, ma se vuoi questo bimbo in adozione, devi rinunciare al bimbo che hai in affido da 10 anni. La legge non consente di avere un bimbo in adozione se ne hai uno in affido. Bè, io non posso abbandonare questo bambino quasi adolescente proprio ora. Bè allora scordati il bimbo in adozione. Così lei se l'è scordato e gli anni son passati. E il bambino in affido adesso è un uomo e lei ha la sua vita e le piace così com'è.
Poi arriva 'sto spermatozoo che le sconvolge tutto. Cucù.... credevi eh, che non ce la facessi? Invece son qui, ad inseminarti.
E lei, lei proprio non ce la fa ad essere felice. E sinceramente la capisco proprio.
Perchè quando sogni qualcosa veramente e non arriva e tu tocchi il fondo e alla fine non la sogni davvero più e non la vuoi più, perchè hai trovato dell'altro, altri equilibri che adesso ti calzano abbastanza a pennello, che quel sogno lì che non sogni più e non vuoi più arrivi a romperti i coglioni, bè....è devastante, a pensarci veramente.
Ciononostante, da mamma, perfino da mamma per sbaglio, trovarmi di fronte ad un'amica che parla così freddamente e con distacco e angoscia e egoismo di un bambino, del suo bambino, del loro bambino.... mi ha fatto un po' impressione, lo ammetto.
E' che sapendo il calore che si prova dopo, sentire tutto quel freddo sembra quasi una bestemmia. E sapendo che niente si possa dire ora che possa descrivere l'amore dopo, è frustrante.

Domenica mattina mi sono sciroppata due messe una in fila all'altra. Quella dell'oratorio, cheMarta quest'anno fa la prima comunione e quella della scuola. Che perdio, oratorio e scuola stanno a 100 mt. di distanza e si mettessero d'accordo, magari i bambini non rimarrebbero così annoiati e traumatizzati.
Sta faccenda della prima comunione avrà bisogno di un post a parte che descriva: 1- lo stato di agitazione che già pervade il parentado a vari livelli, nonostante il fatidico giorno sia a maggio 2006; 2- lo stato dell'educazione religiosa media di questo paese, che francamente anche se so di non essere un'esperta in materia, mi fa rabbrividire. Sto accarezzando l'idea, segretissima, di mandare tutto all'aria ora. E che poi se la sbrighi lei quando sarà grande. Ma ci sto pensando e ancora non son pronta a deliberare.

Siccome son quella che sono e per il momento, fino a quando non delibero, la linea è che Marta va a catechismo, urge l'iscrizione al corso, che guarda caso scade domenica pomeriggio e io l'ho scoperto domenica mattina e che mi tocca pure andare tutti come un'allegra famigliola alla festa di apertura dell'oratorio ad incontrare il prete.
A questo punto il mio umore è tale che sto cercando apposta di arricchire il weekend con impegni deliranti così poi la sera potrò sentirmi tanto vittima e tanto sacrificata. Visto che peggio di così non potrà andare, che almeno io mi possa sentire stoica.

Alla festa dell'oratorio, nonostante io a mala pena riesca ad andare a prendere i miei figli a scuola e certo non mi fermi mai a chiacchierare con le mamme, scopro di essere ben inserita nella comunità. Conosco praticamente tutti e tutti mi salutano. Sarà stata la mia performance da corsara allo spettacolo dell'asilo? ...azzz.... son celebre qui.
Devo ammettere che l'atmosfera è di quelle che scaldano il cuore, con la gente che sorride e ti chiede come stai, che lo so che dovrebbe essere una cosa normale, ma provate ad andare a prendere Marta a scuola e a relazionarvi con quelle mamme sui tacchi a spillo e vi accorgerete che non lo è affatto, normale. Non ovunque.

Band, giochi, gelati. Il clown coi palloncini che fa le forme. Ecco una spada per Davide. Oooopss... mamma si è rotta, me la rifai? Ebbene si, so anche fare le spade coi palloncini. Mi ero comprata un libro per cercare di risparmiare la fee dell'intrattenimento ad una festa di compleanno e l'ho proprio imparato a fare una spada col palloncino. Ma il palloncino è rotto e il risultato è una spada accorciata, una sorta di pugnale, ma senza manico. Insomma, per farla breve, a guardarlo bene è un enorme fallo viola. Davide non è contento e lo mostra al clown dicendo guarda cosa ha fatto mia madre. Io mi sa che sono arrossita. Il clown mi ha guardato e io ho cercato di far finta di niente con uno sguardo del tipo "Che c'è? c'ho qualcosa tra i denti?". Il clown promette a Davide un'altra spada. Questa volta nera. Gliela consegna e dice a voce alta "Dì alla tua mamma che questi sono GIOCHI DA BAMBINI!!!".
Insomma, dico io, siamo all'oratorio. Che sono queste battute? Vabbè, va, facciam finta di niente e passiamo oltre. Chiacchieriamo.
Mi accendo una sigaretta e chiacchiero. Saran passati 70 secondi, e il clown è ancora vicino a noi, e la nuova spada di Davide scontra la mia sigaretta e pum! scoppia. Davide dice oh! e la guarda. Io dico vabbè, fattene fare un'altra. Poi la guardo e penso oddio no! Davide tira la manica del clown e gli dice guarda cos'ha fatto mamma, porgendogli la spada. Era scoppiata la parte lunga e il clown si è ritrovato in mano DI NUOVO un grande fallo nero. Io clown mi guarda. No, cioè.... non è come sembra.... io... la sigaretta... io, non vengo mai qui in oratorio... insomma, ma guarda un po' che buffo....
Scommetto che pensa che mamme così non gli capitano mica a tutte le feste.

La storia invece che io mi sia innamorata del trampoliere è rimasta un segreto. C'erano 'ste gambe lunghe che ti ritrovavi tra i piedi tutti i momenti e tutte le volte mi sfiorava la curiosità di che cosa sarebbe successo a fargli uno sgambetto. Una tentazione irresistibile, a dire il vero. Chiaro che mi sono trattenuta, ma ho visto un bambino provarci e mi sono chiesta che deve essere un vero rischio, per chi fa il mestiere del trampoliere e passa le giornate alle feste dei bambini. Chissà se si assicurano. Perchè son altissimi, quando stanno sui trampoli e a cadere c'è da ammazzarsi.
Una volta che c'avevo 'sti pantaloni neri sotto il naso, ho alzato gli occhi e son rimasta folgorata. Ho visto il più bel sorriso del mondo. Questo ragazzino che sembrava non aver più di 20 anni, magro magro e belloccio ma niente di speciale, aveva un sorriso di una dolcezza disarmante e pieno di una grazia sovrannaturale. Un'espressione oltre all'entusiasmo. Ironica come si conviene ad un trampoliere, ma innamorata. Sembra un angelo, ho pensato. E quando l'ho detto a Philip, che mi ero innamorata del trampoliere, lui ha detto che anche lui. E mi son sentita rassicurata che non avevo sognato un sorriso così.

Troppe cose per un weekend. Troppo lungo questo post.
Sono fortunata che mi è concesso il tempo per scriverlo .

Saturday, September 17, 2005

Visto che già le foto le ho fatte, bisognerà che ci faccia pure un post sul loro primo giorno di scuola.

Niente si ripete mai uguale. Con Marta mi ero preparata al primo giorno di scuola, al giorno fatidico intendo e avevo trascurato quelli precedenti. Tutta protesa verso la DATA X , mi avevano colto di sorpresa le tre notti precedenti di letto bagnato, che chi se lo sarebbe mai immaginato da una bimba di sei anni. E invece mi ero pure beccata il cazziatone della pediatra, dopo, per aver costruito tutto quel castello gioiso di aspettativa intorno alla scuola, perchè scopro, dopo - col cazziatone - che coi bimbi bisognerebbe far finta di niente quando comincia la scuola, che se no si stressano (ussignur).

Così, tutta bella spavalda, faccio quasi finta che non stia succedendo niente con Giacomo e Davide. La mia pediatra è una tosta e un altro cazziatone vorrei proprio evitarlo. Compro gli zaini al mercato insieme al mattarello perchè sembri normale routine familiare e lascio cadere la pila di quaderni nel carrello del supermercato insieme ai chocopops. Tutto normale. Tutto assolutamente normale. Non sta davvero per succedere niente di speciale. Ne sono convinta pure io, guarda un po'.

Così la mattina del GIORNO X ce ne camminiamo semi-indifferenti verso la scuola. Nessuno ha bagnato il letto e io ho tirato il sospiro di sollievo. Tutto liscio. Sono una mamma che sa imparare dai propri errori. Aaaah... che brava che sono.

Sento che Davide si fa un po' più silenzioso ad ogni passo, ma con la sicurezza di aver seguito alla lettera le istruzioni, non ci bado un granchè. Arriviamo.

Sotto il portico ci sono tre cartelli con le sezioni segnate: A, B, C. Pare che ce lo avessero già spiegato alla riunione ma io devo essermi distratta perchè mi sorprendo di dover lasciare i bimbi di fianco al cartello corrispondente. Davide sta nella A, Giacomo nella C. I cartelli A e C sono diametralmente opposti e in mezzo ci sta una calca di bimbi, genitori e nonni e macchine fotografiche e videocamere (più di queste ultime che dei primi, sembrerebbe). Dio ti ringrazio che Philip è riuscito a venire anche lui. Se no che facevo? Ne piantavo uno lì e l'altro là?
Lascio Davide con Philip e porto Giacomo dall'altra parte. Capisco lì che per quanto possa fare finirò per perdermi il primo giorno di scuola di uno dei due. Non vedrò uno dei due musi varcare la soglia della classe e mi sorprende un po' di sgomento. Dovrebbero avere procedure speciali per mamme di gemelli in questi casi. Anche noi siamo umane.

Giacomo trotterella allegramente dentro la sua classe. Io maschero una lacrimuccia. Lo sento che nessun altro intorno sta piangendo. Mi è salita a tradimento, cazzo. Questa volta non mi ero preparata per il GIORNO X, solo per i giorni prima, e l'eventualità che mi potessi commuovere mi viene in mente solo quando sta per succedere. Maschero anche la mia fretta finchè sono nel campo visivo di Giacomo e appena esco dal riquadro della porta schizzo verso l'altra classe.
Voglio vedere Davide.
Lo trovo col muso stravolto, rosso e gonfio, e lacrime che sprizzano, ingarbugliato alle gambe del papà tanta è la disperazione. Ennò cazzo. Mi vede, si sgarbuglia e si tentacola alle mie.
Tutti, dico tutti, cercano di intervenire. La maestra, mamme mai viste che sintetizzano consigli, perfino la Preside compare. Tutte che parlano allo stesso momento e il suono è assordante. Io accovacciata per stare all'altezza di Davide guardo lui e poi in su. Tutti son lì che guardano. Ci credo che piangi sempre di più, amore mio. E io, con questo gran chiasso e tutti quegli occhi dovrei uscirmene con una frase giusta, una di quelle che strappa il sorriso e tranquillizza, che sdrammatizza e rassicura. Peccato che non mi viene. Mi viene solo da piangere. Voglio, fermamente voglio, portare il mio bambino un po' più in là e parlargli, ma mi viene solo da piangere. Lui piange e io di rimando piango come un vitello.

Ma mica piango perchè lui piange.
Lo so che due minuti dopo aver varcato la soglia lui smetterà e riderà. Lo so, lo conosco.
Io piango di commozione. Io piango perchè sono commossa, perchè non mi son preparata affatto a vederli in prima elementare, o primaria o comecavolosichiama.

La cosa bella è che in tutto quel frastuono Davide mi guarda piangendo e io guardo lui piangendo e c'è uno sprazzo di comprensione nei suoi occhi che io e lui stiamo piangendo per motivi diversi. Lui piange perchè è un bambino e chissà cosa c'è oltre la porta della sua nuova classe, io piango perchè sono una mamma e so tutto quello che c'è stato prima di quella porta.
Un'intesa colta solo da noi, però.

Infatti alla fine, dopo che Davide è entrato in classe e io son fuori dal suo campo visivo, la Preside mi fa un cazziatone pensando che io sia una madre sovraccarica di sensi di colpa.
Guardando Philip gli dice "la porti a fare colazione, và, e la tenga d'occhio........"

Tuesday, September 06, 2005

Va bene, credo di poter ora affermare anche in questo contesto pseudo pubblico, che questa mamma qui, in possesso delle sue piene facoltà incoscienti ha fondato una sua società con altre tre persone abbastanza incoscienti da decidere che ci siano altri modi di lavorare.
Sono ufficialmente e pseudopubblicamente un' imprenditrice.
Sono ufficialmente e intimamente ritornata padrona di me stessa.

Per il resto sono stasera alla vigilia di due eventi sconcertanti:
1 - domani si terrà la mia prima festa dei 40 anni
2 - lunedì Giacomo e Davide cominceranno la scuola

1: che non si fraintenda, mica i miei, di 40 anni. Quelli di Stefano.
Ero in seconda liceo e belli belli fanno il loro ingresso in classe questi tre fanciulli, bocciati, quindi più grandi. Stefano era uno di loro. E siccome io ero un anno avanti per motivi qui lunghi da spiegare, io avevo 14 anni e loro 16. Erano grandi e affascinantissimi.
Non lo sapevo ancora, ma saranno quelli che insieme a me formeranno il nucleo del branco, quello che da allora si è spostato unito di festa in festa, di canne in canne (poche le mie e per questo mi prendevano in giro), di fidanzati e amore, perfino di morte, di anno in anno fino ad arrivare a domenica, domani.
Era bello Stefano. Alto e affascinante. C'aveva la moto. Una moto piccola che chissà cos'era (domani glielo chiedo). In gita scolastica ad Assisi mi ha baciata ed è diventato il mio primo fidanzato ufficiale. Mi ricordo come se fosse ieri che camminavamo abbracciati e goffi come solo gli adolescenti sanno fare per le strade di Assisi e io ogni tanto dovevo fare un saltello, perchè lui era tanto più alto di me e io non riuscivo a tenere il passo, e che ogni volta che facevo il saltello per rimettermi in pari, cercavo di nasconderlo, certa che lui se se ne fosse accorto l'avrebbe trovata una cosa ridicola e mi avrebbe lasciata. A quei tempi portavo ancora gli occhiali - ci credo che avevo paura che mi lasciasse. Lui me li toglieva quando mi baciava sul divano della mia camera e si vedeva che lo faceva perchè con gli occhiali ero brutta. Una vera umiliazione, a cui mi piegavo pur di non perdere quel ragazzo che mi dava le sue attenzioni, che mi riaccompagnava a casa con la sua moto.
Non servì a niente, perchè alla fine, nonostante l'umiliazione nascosta e la certezza che non si sia mai accorto che le mie gambe erano più corte delle sue, mi lasciò lo stesso, in tronco, nel bagno della scuola.
Perchè non gli lasciavo toccare le tette.
Su certe cose mica si può transigere.
(il giorno dopo implorai mia madre di comprarmi le lenti a contatto)

Altre pietre miliari. Io e lui molti anni dopo, in aereo verso Londra, quando ancora si poteva fumare in volo ed era una gran pacchia, ad andare a far da testimoni alle nozze di D. E i pranzi con il branco nel giardino della casa in campagna bevendo acqua Sovrana. Io che dò alla sua fidanzata il mio bouquet di nozze perchè loro il giorno dopo andavano a vivere insieme.

Adesso compie 40 anni e mi fa impressione. Stefano è intelligente, e colto, e simpatico da morire, e pratico. Al liceo mi metteva in soggezione perchè non sapevo mai di cosa parlare con lui. Mi sembrava sempre che qualsiasi cosa dicessi suonasse banale. Però da lui, negli anni successivi, ho imparato che fare qualche cazzata non significava necessariamente male o finire all'inferno e che sì, qualche bugia alla mamma potevo dirla che tanto non mi sarebbe cresciuto il naso.
Compie 40 anni e io non vedo l'ora di andare alla sua festa.

2: in realtà è martedì che cominciano. Abbiamo le cartelle, abbiamo i quaderni (7 nuovi quaderni per ciascuno = 14 quaderni), non abbiamo i grembiuli neri perchè io spero ancora di aver sentito male alla riunione e che si siano sbagliati o che dalla ultima riunione abbiano cambiato idea e che no, non glieli faranno mettere, che sono orribili.
Davide l'altra sera mi ha detto "io non voglio andare a scuola" e al mio perchè ha risposto "perchè io non voglio crescere".
Che nel mio intimo io lo vorrei proprio tanto che i miei figli la smettessero di mettermi così nuda e senza difese di fronte a questioni alle quali io stessa ancora non ho trovato risposte soddisfacenti, perdio.
Se ne andranno a scuola e io mi sento come se mi avessero messo in modalità standby 5 anni e mezzo fa e mi avessero fatto partire di nuovo adesso.
Come cazzo è potuto succedere che lo stato mi chiamasse e mi dicesse è ora? Neanche 5 minuti di preavviso? Non è valido, ecco.

Io sono ASSOLUTAMENTE certa di essere sempre la stessa, non c'ho manco una ruga. Anzi, porto ancora gli occhiali, se serve.
Giuro che non ho mai indossato lenti a contatto.
Non ero io, era un'altra. Era la mia gemella.

Monday, September 05, 2005

Capita che tu non abbia una lira nel portafoglio. Zero di zero perchè con le ultime monetine ti sei pagata il caffè, chè sembravi un'accattona a usare perfino i 5 cent.
Così mi è capitato ieri.

Capita anche che credi di poter prelevare dal bancomat prima di andare al pizza take-away, ma che le due banche vicine siano fuori uso e che tu abbia promesso ai bimbi "pizzaaa stasera!!".
Capita anche che quella sera lì tua figlia radiosa venga da te di corsa in cucina tenendo tra l'indice e il pollice il suo molare che ballava da prima delle vacanze.
Capita anche che lei a letto ti chieda di avvicinare l'orecchio alla sua bocca e ti sussurri "io lo so che la tooth fairy non mi porterà niente. Siete voi ed è successo troppo tardi perchè possiate farmi un regalino"
Effettivamente... non ci avevo pensato... E non c'ho neppure una monetina nel portafoglio, cazzo!
"Ricordi cosa ti ha detto la mamma al mare? Che sono mamma e papà che possono fare magie per i loro bambini. Aspetta e vedrai..."
Macchè, sei scema? Parli a vanvera? Illudi? Dove le trovi le monetine del topolino e il regalino della tooth fairy a quest'ora?

Capita pure che sul ripiano dietro ai tuoi maglioni dove accatasti i doppioni dei giochi che regalano ai tuoi figli in attesa di un sano riciclo non ci sia niente, dico niente, che possa vagamente sembrare un giochino da femmina. E che neanche nel primo cassetto del tuo comò, tra dentini già caduti, candele dei battesimi, macchine fotografiche antidiluviane e stecche per le camicie, ci sia niente che possa fare al caso tuo.

Capita anche che sia poco prima delle 11 e che tu, senza ombrello, te ne esca sotto un'acquazzone colossale per raggiungere il vicino Blockbuster dove scegli un libro di sirene che si ritagliano e si ritagliano anche i vestiti e le puoi vestire e due pacchi di jelly beans per Giacomo e Davide, chè i miei figli son viziati e per non farli rimanere male, tutti ricevono qualcosa dalla tooth fairy.
Capita che arrivi alla cassa alle 11 meno 5 mentre cominciano a spegnere le luci del negozio, sfoderi la carta e ti senti dire che il bancomat non funziona. Come non funziona? No, scusi, guardi, non so come spiegarle ma mia figlia ha perso un dente e, si lo so, no, non è tutto per lei, tutte queste caramelle, si certo lo so che se mangia troppe caramelle perde i denti, ha anche dei fratelli, sono per i fratelli, no, loro non hanno perso dei denti ma.... senta piove fuori, la prego possiamo provare il bancomat lo stesso?

C'ha i capelli con le treccine bionde tenute insieme da piccoli fermagli, e i brufoli e almeno la metà dei miei anni, e voglia di andarsene a casa, macchè dico casa, a ballare da qualche parte perchè per lei la serata comincia adesso, e mi guarda come se fossi sua madre, stupida e noiosa.
Guardi, .... proprio col cliente prima di lei non ha funzionato.
Ma io sono un altro cliente!
Prende la carta e la striscia nella macchinetta come a dimostrare a uno scemo che è scemo.
Tadammm!! Funziona. Hai visto? Non sono scema. Tiè tiè.
Che culo. C'è giustizia a questo mondo.

Capita allora che quatta quatta, mentre tua figlia dorme, scivoli in camera e allunghi la mano verso il suo portafoglio che contiene i soldi che si guadagna portando giù in cortile la spazzatura e che le freghi qualche moneta che in silenzio fai scivolare nella tazzina da caffè a sostituire il molare.
Il fatto che il molare sia cariato e otturato dovrebbe farti capire che è ora di smetterla con questa farsa, ma proprio non ti senti ancora pronta.

Capita poi che la mattina dopo, lei ti guardi con occhi ridenti e stupiti.

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