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Tuesday, October 25, 2005

..... when a boy in our class named Dudley Franklin let out a long, trumpet-shrill fart during a silent pause in the middle of a geography lesson. We all laughed, of course (nothing is funnier to a roomful of eleven-years old than a gust of broken wind), but what set the incident a part from the category of minor embarrassments and elevated it to classic status, an enduring masterpiece in the annals of shame and humiliation, was the fact that Dudley was innocent enough to commit the fatal blunder of offering an apology. "Excuse me, " he said, looking down at his desk and blushing until his cheeks resembled a freshly painted fire truck. One must never own up to a fart in public. That is the unwritten law, the single most stringent protocol of American etiquette. Farts come from no one and nowhere; they are anonymous emanations that belong to the group as a whole, and even when every person in the room can point to the culprit, the only sane course of action is denial. The witless Dudley Franklin was too honest to do that, however, and he never lived it down. From that day on, ha was known as Excuse-Me Franklin, and the name stuck with him until the end of the school. ...........

Paul Auster, The Brooklyn Follies

Saturday, October 22, 2005

1994
Ero in Inghilterra a studiare la lingua perchè dopo la laurea nessuno mi assumeva senza che io parlassi almeno un po' d'inglese. Avevo un fidanzato da 6 anni e si cominciava a ventilare la parolona.

Me lo ricordo che camminavo per quella strada pensando e che d'impulso mi sono infilata in quella cabina rossa, sull'angolo del marciapiede, con i lampioni di ferro nero inglese.
D'impulso ho chiamato mia madre e le ho chiesto "mamma, ma se tu non vedessi papà per 3 mesi, ti mancherebbe?".
"Si. Perchè me lo chiedi?"
"Perchè.... niente, mamma, solo che non mi manca affatto"

Finì che lasciai il fidanzato.

Da allora mi son chiesta a volte, cosa direi a mia figlia se mi chiedesse mai "come faccio a sapere se è l'uomo giusto?"

Ho deciso che c'è solo una cosa che potrei dire a mia figlia, e anche ai miei figli, se mai mi chiedessero cosa significhi sposarsi, o comunque scegliere una qualsivoglia via definitiva di stare con una persona.

Sappi che gli/le doni la tua vita.
Gliela metti in mano.
Decidendo di condividerla, gli regali la tua.

Eccerto che lui/lei ti regala la sua.
Ma se devo esser mamma e darti una risposta da mamma, allora penso solo a te.

Gliela doni, con fiducia appassionata.
E se mai, per qualsiasi motivo, scoprirai che lui/lei non ti rende felice, finirai per ritrovarti incazzata con lui/lei, ma incazzata sul serio, perchè la vita non è un regalo che si tiene in un armadio pronto per il primo riciclo utile.
E' IL regalo.

Questo pensiero mi è tornato in mente l'altro giorno, in un contesto insospettabile.

Il 4 agosto mi son seduta in una stanza e con una penna rossa ho firmato un foglio che mi sposava ad altri tre sciagurati bellissimi. Tutti pieni di entusiasmo, di grandi cose che si vogliono fare bene, fare diverse, fare col sorriso, fare insieme o, semplicemente, fare.

Mica persone così, incontrate per la strada. Persone con cui ho già lavorato per anni, e condiviso gli approcci alle cose e i modi con cui approcciarsi, e gli obiettivi e i progetti.

Proprio come si fa con il tuo compagno prima di dire sì, sei proprio tu.

Ma l'altro giorno, l'altro giorno ho avuto paura.
Me ne stavo seduta lì e quella condivisione d'un tratto è mancata.
Così.
Che non ci voglio credere, anzi no, sto sicuramente esagerando.

E tutto il mondo di prima, dei cassetti che la mia vicina di banco sbatteva stizzita, delle parole non dette, dei rancori inutili a inficiare la direzione comune, quel mondo lì ha riecheggiato nel cervello.

Una clavata.
Non voglio questo.

Voglio un gruppo che lavori insieme, che si concentri con serenità, ma che dico serenità, con l'entusiasmo e l'allegria e la professionalità che dovrebbero esserci in a newco, su una strada sola.

Che magari all'inizio sia solo un piccolo sentiero e che si facciano cose passetto per passetto.

Ma, vaffanculo, io ci ho messo la mia vita. L'altra fetta della mia vita.
Si, lo so, anche gli altri ce l'hanno messa, ma io son mamma e penso a me, adesso.

Allora, che la si smetta di pensare ad altro e ci si concentrarci invece sul sentiero.

Mi rifiuto, RIFIUTO, di credere di aver sbagliato.

Thursday, October 20, 2005

Giuro che poi la pianto di parlare di mia figlia e scriverò di cose più adulte, ma se non fermo qui questo, finirà per essere divorato da quel buco nero che è questa casa e lo perderò.

Sono andata a frugare nella sua cartella per vedere come si era sviluppato il giornalino oggi durante l'intervallo. La sezione barzellette e cronaca non sono eccezionali ma ho trovato questo, che ieri non ho visto, e che è il documento all'origine di tutto.

RUOLI
Isabella: Shopping, cioè abbigliamento, astucci, diari, cartella
Nicole G.: Portanotizie, aiutare nelle idee
Fabiana: scrittrice: barzellette, notizie scolastiche
Chiara: Stampatrice, scrittrice e portanotizie
Marina: stampatrice, scrittrice (parte musica) e "barzellettatrice"
Marta (cioè lei, la figlia): un po' di tutto (capo). Tranne shopping.

CONDIZIONI
Se non si rispetta il proprio orario x 2 settimane non avrà a che fare con il giornale x 2 mesi
Se l'auto licenziamento verrà fuori si potrà rimettere dentro nel gruppo 1 volta sola poi completamente fuori
Se improvvisamente si volesse cambiare orario dovrà aspettare una settimana a rientrare
Se qualcuno fa la spia verrà licenziato senza possibilità di rientrare
Se verrà cambiare l'orario sarà cambiamento per volontario (meglio non cambiare)

TEMPO LAVORO
1) Minimo 2 volte al mese, massimo 4 giorni
2) (ore/minuti) Minimo 5 minuti massimo 1 ora

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Ringrazio se......
tutti seguissero il loro orario, nessuno si licenzi senza avvertimenti


Mi vien quasi voglia di assumerla nella mia nuova società a metter un po' d'ordine.
Dio, ma eravamo anche noi così a 8 anni?

Wednesday, October 19, 2005

Assodato che i problemi esistenziali di Marta siano soprattutto dovuti a lei che non si diverte più coi giochi soliti, che se ne sta in quell'insieme di mezzo che quando ci entra lascia fuori le bambole, in questa famiglia siam di poche parole e molta azione.

L'altra sera, sul divano, Marta di nuovo mi scoppia a piangere tra le braccia. La frase che dice, quando succede così, e che ti spezza i capillari del cuore è "mamma, non ce la faccio" che è una frase che non vuol dire niente perchè le esce mentre non sta facendo niente e si fa fatica a collocarla nello spazio intorno. Scoppia a piangere e dice così. Come un "non ce la faccio a vivere".

Sdrammatizziamo, và. La vita è bella. Punto.

Marta, è solo che stai crescendo e adesso non ti diverti più con tutte le cose di prima. Con alcune forse sì, ma con altre non più. Dobbiamo solo trovare delle altre cose che ti piaccia fare e saremo a posto. Ok?

Ok, mamma.

Io penso, ok mamma cosa? quali sono adesso le cose che ti farebbero divertire? cosa mi invento? io non sono ancora passata di qui, non ho amiche che mi raccontino, son sempre l'apripista, cazzo, nel mio enturage.

Nei giorni scorsi le ho fatto l'abbonamento a Focus Junior e le ho comprato da ricamare a punto croce un'orsetto. Mica per influenzare.... solo per tastare nuovi terreni.

Ma lei, lei mi sa che deve aver già afferrato il concetto e stasera mi ha prodotto la sua soluzione.

Mamma, ho fatto un giornale per la scuola.

Ah.

Il fatto è che non ci sono abituata ad avere una figlia grande. Giuro che fino a due settimane fa le soluzioni ai problemi le dovevo sempre trovare io.
Ho sviluppato in questi anni una specie di sdoppiamento del cervello per cui qualsiasi cosa io stia facendo che non c'entra niente con i miei bimbi, in quel mondo parallelo ci faccio una regolare capatina, anzi lo vivo insieme all'altro e alla fine della giornata, oltre alle varie faccende di lavoro e di vita da adulta, mi trovo ad aver risolto/organizzato/a volte capito anche i bimbi.

Adesso comincia a capitare che io passi i minuti della mia giornata con questo piccolo mondo parallelo, facendo un gran sforzo per trovare soluzioni soddisfacenti e poi me ne torno a casa per scoprire che anche lei nel frattempo si è sbattuta, ci ha pensato e mi offre la soluzione.

Dio, il sollievo....mi ci voglio abbandonare tutta in questo sollievo.
Suppongo d'ora in poi dovrò solo stare attenta a non appoggiarmici troppo, a questa nuova grande bambina.

Comunque, tornando al giornale per la scuola, eccolo qui.

1. Copertina
Il titolo capeggia in alto a destra: Il giornale per l'alunno.
A sinistra una fascetta di sbieco, sull'angolo, dice "NUOVO!!!".
E di fianco c'è scritto (in grande come il titolo - mica scema, lei - "2 centesimi".
Al centro il disegno del campo giochi della scuola con la rete di pallavolo e il prato.
Nell'angolo in basso a destra "con inserti speciali, barzellette, disegni da colorare e giochi divertenti da imparare"

2. Pagina 1.
I consigli per la scuola
Non studiate troppo perchè alla fine non vi andrà più di studiare o perderete gli amici perchè il carattere "so tutto io"non è molto divertente.
E' meglio se si studia normalmente per mantenere gli amici ma anche senza studiare troppo si possono raggiungere un ottimo voto. Essere secchioni non è la cosa migliore.

La scuola non è un posto per giocare perciò meglio ascoltare l'insegnante e prestare attenzione alle lezioni e non chiacchierare.

Provateci & ci riuscirete!

3. Pagina 2.
Il gioco della settimana
Nell'angolo in alto a sinistra c'è scritto occorrente: radio

I 4 cantoni
Istruzioni: ci sono 5 bambini e quattro alberi, 4 stanno vicino agli alberi e uno sta in centro quando la radio partetutti devono correre quando si spegne bisogna ritornare vicino a un albero chi rimane senza va in centro e si ricomincia

CONSIGLI
Questo gioco si consiglia per feste all'aperto, ma anche all'intervallo di scuola ovviamente senza alberi ma con qualcosa d'altro


Ci sono poi altre pagine ancora da scrivere:
Pagina 3.
L'abbigliamento, astucci, diari, cartelle
Pagina 4.
Cronaca
Castagnata
Classi nuove

Eccolo qui il suo progetto, tutto inventato da lei.

Sunday, October 16, 2005

Solleticata da questo mi vien da raccontare questo.

Marta l'altro giorno era seduta sul gabinetto a fare quello che doveva fare. E' proprio dei bambini uscirsene con discorsi profondi nei momenti meno pertinenti e non finirò mai di stupirmene.

Musino affranto, serio serio, davvero combattuto.

E' che Marta se non bevi l'acqua che ti metto nel bicchiere e ti rifiuti di mangiare le verdure e la frutta, dopo non è che ti puoi lamentare se ti viene il colpo della strega ogni volta che fai la popò!!

Mannò, mamma, non è per questo....

Per cosa, allora?

E' che oggi la Ceci (la maestra, ndr) ci ha letto una pagina del Vangelo. Diceva "se vorrai più bene ai tuoi genitori che a me, allora non sei degno di me".

Il musino si fa angosciato..... E' che mamma, come faccio io a sapere a chi voglio più bene? Io a voi voglio bene!

Ecco, cazzo, io dico. E' sera e sta facendo la popò. Ma ti pare? Cerchiamo di indagare.

Ma la Ceci, poi, ti ha spiegato bene cosa vuol dire quel pezzo del Vangelo?

No.

Ah.

M'incazzo. Mi sento proprio il sangue salire al cervello in volute calde e con perfino le bolle.
M'incazzo perchè non sono preparata, perchè dovrei sapere a quale pezzo si riferisce e quale sia il significato sotto. E invece non lo so perchè son figlia di genitori religiosamente superficiali e poi da grande non ho mai approfondito.

M'incazzo, ancor di più, con quella maestra. Perchè se hai per le mani ragazzini di 8/9 anni che cominciano a farsi delle domande, e a capire e sentire la vita non come mero appagamento causa/effetto, allora tu a quei ragazzini non devi lasciare neanche per un secondo dei dubbi così.

Mi son fiondata la mattina dopo a scuola e l'ho fermata nei corridoi a dirglielo. Si, signora, pensavo di spiegarlo oggi. Ma non l'ha fatto. L'ha fatto due giorni dopo. Dio, io ti strozzo.

La religione viene ancora insegnata (e non è un termine scelto a caso) come la insegnavano a noi. Il Vangelo come strumento per veicolare sottili messaggi che generano solo sensi di colpa.
C'è differenza tra questo e un bambino pakistano che a scuola deve ripetere a memoria e cantilenando con la voce e con il corpo pezzi del Corano?

Allora qui si impone una scelta. Non voglio che mia figlia cresca vivendo la spiritualità così. Ma non ho gli strumenti per sopperire a questa propaganda. Devo studiare e approfondire, fare le cose per bene, se no che senso ha che Marta faccia la comunione? Voglio dire, che senso ha che affronti un'educazione cattolica, se poi non c'è nessuno che la guidi dietro? Intendo guidare sul serio, con coscienza, con rispetto, con amore, vero amore. Mica storielle senza senso.

Me ne andrò in libreria, và, a cercarmi dei libri seri da leggere la sera con lei.
Farà bene anche a me.
Un altro vantaggio da aggiungere alla lista "perchè avere dei figli"......

Wednesday, October 12, 2005

Giacomo

Mamma, a Babbo Natale voglio chiedere:
- il cuscino di Zorro
- il cuscino di Spiderman
- un angioletto radiocomandato

!!!!!

Sunday, October 09, 2005

Io stasera non lavoro, non scrivo mail, non leggo altri blog, non scrivo il mio blog.
Io stasera mi ubriaco e basta.

Checc'è? Guarda che stai scrivendo il tuo blog?
Naaaa. Non sono mica io, è mia sorella. Gemella.
Eh? Si ok, se sono io è un buon segno. Vuol dire che sono ubriaca.

Io adesso mi annullo nel niente di niente di una bottiglia di vino e poi passo anche alla grappa e miscuglio tutto, così poi mi riverso sulla tastiera. Voglio, dico voglio, vomitare su tutto il bell'ordine che ho messo in casa tutto il weekend.

No, cosa dico il weekend.
E' cominciato tutto il weekend scorso col cambio degli armadi. E tira giù e metti su, e questo adesso è troppo piccolo, e fai il sacchetto delle cose piccole. Quelle piccole da femmina vanno in un sacco per la figlia dell'amica di mia madre, quelle piccole da maschio vanno in un altro sacco per il mio nipotino inglese, quelle piccole bruttine vanno in un sacco per i poveri - che mentre scrivo mi vien da chiedere perchè cazzo non dò loro quelle piccole ma belline, che tanto la figlia dell'amica di mia madre e anche mio cognato c'han soldi abbastanza per comprare cose nuove.

Poi, aspetta che non è mica finita, c'è anche il sacco delle cose che devono andare in tintoria, mentre in bagno si alza il cumulo delle cose da lavare per essere messe via. Poi ci sono i tempi morti a riflettere se quelle cose lì che vanno ancora bene, chissà se l'anno prossimo, chissà quanto cresceranno, vabbè le tengo non si sa mai.
E svuota cassetti e fai cernite e ririempi cassetti.
E poi ci sono anche considerazioni suoi vestiti tuoi.
C'ho un completino color prugna di gonna con spacco con toppino e maglioncino che è un'amore, che ho comprato credo 5 anni fa nell'unico giorno in cui devo aver pesato 58 chili. Sono certa che fosse solo quel giorno perchè l'indomani mi è stato stretto e così per tutti i giorni e gli anni a venire. Ogni fine estate lo metto via e mi giuro che l'anno prossimo riuscirò ad entrarci, me lo giuro per davvero, coi denti stretti, costi quel che costi. E ogni inizio estate non riesco ad entrarci e m'incazzo e ora ogni fine estate m'incazzo che non l'ho dò via e perpetuo questo smacco.

Questo era il weekend scorso.

Tutta la settimana con 'ste borse nella panchina del corridoio all'ingresso. UNA MONTAGNA. Sulla quale a metà sdettimana si sono adagiati a render l'equilibrio ancora più precario, i vestiti di ritorno dalla tintoria, nella plastichina trasparente e negli ometti di ferro che ti tagliano le dita e si ingarbugliano l'uno con l'altro.

Questo nuovo eccitante weekend si è aperto con un invito ad un concerto sotto casa che però ho scaricato la posta troppo tardi e non ci sono andata.
Poi tre elettrizzanti lezioni di cavallo una dietro l'altra e poi?
Massì, dai, già che ci siamo, è tanto tempo che lo vuoi fare, che vuoi dare ai tuoi bambini un angolino tutto loro, uno per ciascuno, nella cameretta.
Massì, dai, giriamo tutti i mobili, spostiamoli, tiriamo fuori il lettino di Davide che è uno di quelli che si sfila da sotto un altro letto (quello di Giacomo) e finalmente diamo anche a lui un suo spazio, ne ha diritto. E le mensole? Bè, se sposti quell'armadio lì, la mensola la devi tirar giù. Opps, c'è un buco enorme sul muro adesso. Vabbè, prendiamo il gesso, la calce, o comecavolo si chiama quella pasta bianca nel secchiellino. Ma così Giacomo non ha la mensola. Aspetta che recuperiamo quella che sta da anni sotto il lettone. Ecco. Chi trapana? Aah, grazie James che vieni col trapano a pile, silenzioso, e che chirurgicamente intervieni. Oddio quanti giocattoli. Ok, le barbie in una scatola, macchè dico una, quattro infatti.
La smettete di regalare barbie?
Lo dico qui a tutti.
Ci pensano già le nonne. Per il resto, chiunque regali una barbie è un'idiota, a meno che, ovviamente, non sia un riciclo. Perchè, lo dico qui a chi non ha figli e quindi non ha esperienza, se regali una barbie a una bambina, la prima cosa che pensa la madre è che l'hai reciclata. Tutte le mamme sanno che 1) le barbie le regalano solo le nonne, 2) le barbie sono l'incubo delle mamme e le mamme colgono al volo qualsiasi opportunità sia loro data per disfarsene. Io ho perfino sperimentato il ciclo di vita completo di una barbie che, nella sua bella scatola, è stata da me reciclata, l'ho vista poi ad un'altra festicciola e infine è tornata all'ovile, qui, proprio qui a casa mia. La stessa barbie nella stessa scatola. Giuro. Un soldatino di piombo, praticamente.

Ok. Devo ammettere che quando i bimbi son tornati a casa e sono entrati nella loro cameretta e era tutto diverso, ognuno il suo angolino, ognuno con le sue cose speciali nell'angolino, Marta con la poltroncina per leggere, Davide con gli spiderman che si arrampicavano sul muro e Giacomo con il mappamondo che si accende sul comodino, devo ammettere che le loro facce e la loro gioia mi hanno fatto pensare che ne valesse la pena.

Ma mi è passata subito, quella specie di contentezza.
Perchè rivoluzionando la stanza non c'è stata più la scrivania, che allora è stata spostata nello studio. Ma per far starci la scrivania abbiamo finito per dover rivoluzionare anche lo studio. E giù casino su casino. E giù giocattoli su giocattoli. Ma cosa dico giù. Sù, piuttosto. Sembravano ritornare a galla da un mondo sommerso. Più ne mettevo a posto, più ne affioravano. Ed è anche inutile che parli al passato perchè se alzo lo sguardo dalla tastiera mi viene ancora il mal di mare.
Quindi occhi basso...tastiera, bicchiere, bicchiere, tastiera. Anzi, ora passo alla grappa.
Nel frattempo, non tralasciamo i bucati della sopradescritta pila di roba da metter via per l'inverno ma sporca, nè l'invito a pranzo fatto ai miei, con Philip che cucinava menù spagnolo e che dio non ho mai visto tante pentole usate nello stesso momento per un pranzo solo, che non ci stavano in lavastoviglie e che dopo ho pensato fosse giusto che le lavassi io (visto che lui aveva cucinato).
Alla fine, un po' di compiti e poi un bell'ordine tra le scarpe che ancora c'erano i sandali nell'armadio.

Stasera, dopo aver messo a letto i bimbi, sono inciampata in un bicchiere di plastica per terra. Storia del bicchiere: il bicchiere veniva da una recente pulizia della macchina, era finito in un sacchetto, il sacchetto era stato svuotato, il bicchiere appoggiato in cucina, urtato da un bimbo che poi non lo aveva raccolto.
Col mio inciampare il bicchiere è rotolato e ha fatto un gran baccano, un baccano assurdo. Che mi ha perforato le orecchie proprio mentre si stavano adagiando gongolanti nel silenzio della prima sera.
Mi è venuta una crisi isterica. In cucina, di fronte a Philip, ho comincviato a fare hi-hi-hi-hi che non riuscivo a fermarmi, aggrappata alla cesta del bucato da stendere, che meno male che c'avevo la cesta a cui aggrapparmi se no crollavo.

Venerdì prossimo, verso le 19, voglio essere messa su un aereo e portata in località amena. Anzi no, amena non necessariamente. Località mi basta.
E se non trovo la babysitter son pure disposta ad andarci con un altro uomo, perfino se bruttino.

E se mai qualcuno decidesse di commentare questo post, sappia che son specialmente gradite descrizioni di weekend orribili, possibilmente di single, chè così mi aiutano a sentirmi meglio.

Friday, October 07, 2005

Davide stasera a cena mi fissa negli occhi stizzito:
MAMMA!!! TU OGGI MI HAI DETTO UNA BUGIA!!!
Ussignur, certo che si, te ne dico in continuazione, ma di piccole però.
Io:
Davvero, amore? Non credo proprio. Che bugia ti avrei detto?
Davide, sguardo oltraggiato:
Tu mi hai detto che oggi a scuola avevo ginnastica e mi hai messo la tuta e invece non c'avevo ginnastica!
Fiuuuuù.....
Io: e come mai? è successo qualcosa?

Davide mi guarda con occhio sperso. Non sa cosa sia successo, non sa darmi spiegazione. Solo è che non ha fatto ginnastica e io gli avevo detto che l'avrebbe fatta.
Si sente una vocina:
Giacomo: "l'ho fatta io ginnastica..."
I miei occhi vanno dritti sotto il tavolo a controllare i dettagli.
Occazzo, Davide c'ha i pantaloni della tuta, Giacomo invece i pantaloni di fustagno grigi - che stamattina pioveva e faceva un freddo becco - coi bottoni al posto della zip e che gli stan stretti stretti sulla pancia. Ussignur mi son confusa.
Io: oddio, scusatemi. Davide hai ragione. Giacomo come hai fatto a far ginnastica con quei pantaloni?
E' proprio vero che i figli non li ammazza niente, neanche il fustagno mentre fai ginnastica.

Ora, che mi sia concesso un piccolo sfogo:
il lunedì Marta c'ha danza dall 5.30 alle 6.30 e G&D c'hanno rugby dalle 5.30 alle 7.00; il martedì niente e ci si può rilassare.
MA
Il mercoledì Marta ha ginnastica a scuola la mattina e così pure Davide, ma Giacomo no perchè lui ginnastica ce l'ha venerdì mattina; sempre il mercoledì, ma di pomeriggio, Marta ha catechismo ma G&D non hanno niente. Il giovedì Marta ha di nuovo danza e G&D hanno di nuovo rugby; il venerdì mattina Marta ha nuoto e Giacomo ha ginnastica, ma Davide non ha niente.

Ora io dico che c'ho bisogno di un foglio excel formato A3 appeso in cucina. Ecco.

Thursday, October 06, 2005

E' argomento delicato, questo. Lo so.

Però mi frulla nella testa già da tempo e bisogna che lo tiri fuori prima di diventare impietosa.

E' argomento che rientra in quella categoria che mi destabilizza, di chi, posta una serie di elementi che descrivono una realtà oggettivamente inconfutabile, la rigirano inventandosi un mondo parallello fittizio, oggettivamente fittizio.

Non è la prima volta che mi capita di incontrare qualcuno che finge di avere una laurea.
E questa cosa mi sgomenta.

Voglio dire, lo sappiamo tutti che, alla fine, cosa conta?

Uno dei miei soci c'ha solo la terza media ma a parlargli e a lavorare con lui, ho solo da imparare, continuo solo ad avere da imparare nonostante lavori con lui da quanto? tre anni? quattro?
E quando parlo con lui con la mia laurea in lettere risicata in 8 anni, dico 8, passando gli esami di culo perchè mi hanno chiesto proprio la cosa che avevo letto 5 minuti prima aspettando che fosse il mio turno, con la mia laurea in lettere mi ci potrei.... soffiare il naso (và che stasera voglio comportarmi bene e non dire parolacce).
Il laureato è lui, mica io.

E la storia che comunque una differenza c'è perchè lo studio insegna alla mente certi meccanismi che ti permettono di analizzare oltre, di sentire oltre, di intuire, di muoverti con un nonsochè dentro che ti fa capire meglio il mondo, bè anche quella storia lì è vera e non è vera.

Che se c'hai dentro la voglia di analizzare, sentire, intuire e muoverti con quel nonsochè, finisci comunque per scegliere strade che te lo consentiranno.

Un mio amico è figlio di contadini della Campania. Gente che si alzava alle 5 del mattino per andare nei campi e lo lasciava, piccolo, a balia. Le sue storie del bagno domenicale, l'unico della settimana, nella tinozza e siccome era il più piccolo si beccava l'acqua fredda e già sporca dei suoi quattro fratelli più grandi, sono un portento ad ascoltarle.
Adesso ha una famiglia e una casa con le suppellettili etniche e la moto e, soprattutto, un cervello che è un piacere starci insieme.

Un altro esempio? Mia madre adorava studiare e adorava le lingue. Voleva davvero tanto fare l'università ma viveva a Genova e a quel tempo l'università di lingue a Genova non c'era. Avrebbe dovuto andare a studiare a Milano ma suo padre non glielo permise. Non era nella lista delle cose che una figlia della Genova bene poteva fare. Lei studiò lo stesso, tutte le lingue che le piacevano, in tutte le scuole che potè trovare a Genova. E alla fine poteva parlarne tre come l'italiano.

Quindi non venitemi a dire che la laurea è davvero discriminante.

Fatta questa premessa, mi capita di incontrare persone che fingono di essere laureate.

Mi fa incazzare, a livelli diversi, da quello formale a quello etico, passando da quello personale.

Livello 1 - formale: è definito dalla legge come millantato credito e punito come tale. Quindi non lo si può fare. Fino a quando non hai dato tutti gli esami, non ti sei messo il tuo primo vestito formale, non ti sei seduto davanti a quella schiera di imbalsamati con dietro quella schiera di familiari che ti osserva, non ti sei alzato in piedi ad ascoltare il verdetto e non hai stretto tutte le mani, per legge, tu non sei laureato.

Livello 2 - personale: al solo nominare la parola università io mi rabbuio e mi sudano le mani e mi sento il fiato di mio padre sul collo e le aspettative di mia madre e la mia paura di deludere entrambi e me stessa. L'ho vissuta male, io l'università. Sono un tipo operativo. Volevo fare, non studiare. Per questo ci ho messo 8 anni. Mi trovavo mille lavori per avere la scusa di non studiare. Son stata redattore di una radio privata e mi alzavo alle 5 per leggere alle 7 il primo radiogiornale, ho fatto telemarketing, consegnato pacchi natalizi, cambiato diapositive ai convegni, accudito mocciosi la sera... tanto tempo perso solo per avere una scusa pronta a chi mi guardava con sguardo interrogativo. Ma alla fine l'ho fatto, di stringere quelle mani nel mio primo tailleur e, mi vergogno un po' a dirlo, mi punge l'orgoglio se chi non lo ha fatto paventa di averlo fatto.

Ok, lo so. Credo di poter vedere i motivi. Voglio dire, uno può avere quell'insicurezza lì. Che non è neanche colpa sua, ma di questo mondo di etichette e di apparenza.
E' umano, è perfino bello. Mi fa tenerezza. Si, davvero. E anche calore. Perchè intuire le insicurezze degli altri a me fa sentire meno sola. E mi fa sentire le mie giuste.

Ma c'è questa cosa qui che non riesco a non dire:

Livello 3 - etico: non è ammissibile che tu mi guardi dritto negli occhi, sapendo che io so perfettamente che non sei laureato, e mi dici che lo sei. Non è ammissibile in termini che vanno oltre a se il pezzo di carta esiste o non esiste.
Non è ammissibile che tu mi faccia complice di questa tua bugia. E' come se mi sfidassi a contraddirti mettendo in luce la tua insicurezza, sapendo che non lo farei mai perchè non è umano nè gentile farlo.
Insomma, mi prendi per i fondelli. Me e, quello che proprio mi fa incazzare oltre tutto, la mia intelligenza, di persona che di fronte ad una realtà oggettivamente inconfutabile, fa davvero fatica ad annuire al suo contrario.

E questa per me è mancanza di rispetto. Mancanza di sollecitudine verso l'altro.

Wednesday, October 05, 2005

Ho deciso che avere tre figli è come quando hai pochi soldi: una camicia troppo corta. La tiri sulle maniche e ti fa freddo la schiena.

Così, mentre siam tutti protesi verso Giacomo e Davide ad ascoltare che ieri hanno fatto il corsivo minuscolo e granduscolo (!!!), a monitorare che siano felici ora che sono in classi separate e che sono alla vera scuola, a vegliare sul loro equilibrio di bambini, di identità diverse di gemelli identici (che se è un casino scriverlo, non dico viverlo), di là c'è un altro piccolo cervellino che continua a pensare, a osservare, a elaborare.
MARTA.
Ussignur, c'è pure lei. Oppss, mi son distratta.
'Sto cervellino, che a volte mi incazzo con me stessa perchè insomma, indubbiamente, al 50% l'ho fatto io e che quella notte avrei dovuto tener conto che c'ho un marito intellettuale e pensatore e che avrei dovuto far mente locale e alcuni calcoli e concentrarmi sulla mia ampia parte superficiale e demente e spingere con forza dei geni idioti a compensare - 'sto cervellino, dicevo, mentre noi ce ne stiamo protesi verso il benessere degli altri due, macina e macina ininterrotto, peggio del criceto di notte sulla ruota.

Marta da giorni e giorni scoppia a piangere senza motivo almeno una volta al giorno. Disperata mi dice "mamma non so perchè...". Ah!
Consulto nell'ordine: prima la mamma (la mia, di mamma), poi la pediatra.
Responso: sta passando dall'età del gioco all'età della consapevolezza. Ecco. Perfetto. A posto. Tutto normale. Posso tornare a concentrarmi sugli altri due.
Ennò. Ah-aaah!
C'è un ah-aah. Che non è che uno prima è infante e poi è un consapevole, così, come una bistecca che prima è cruda e poi è cotta. Nonnò. C'è tutta una fase in mezzo de-li-zio-sa.
In cui ci si sente bambini e si fanno idiozie da bambini volendo essere trattati come adulti. Ma poi ci si sente grandi e si riflette, ma si riflette su cose da bambini assolutamente irrilevanti. Così ti ritrovi questa specie di ospite in casa che non è che riconosci bene.
Un esempio? Stasera Philip l'ha trovata in bagno di fronte al lavandino che è intasato da anni ormai e so anche bene di cosa: nell'ordine, un soldatino caduto dentro tre anni fa, un tappo del dentifricio, un gnocchetto di carta igienica e una perlina di quelle col buco grosso. E' che è un lavandino trendy e nessuno degli amici è ancora riuscito a raggiungere le tubature. Devo proprio chiamare l'idraulico.
Comunque, Philip la trova di fronte al lavandino intasato con l'acqua alta mentre tiene in mano un pezzo, grosso, di cacca del criceto (nel lavandino aveva lavato qualche ora prima la gabbia) e lo osserva assorta rigirandoselo tra l'indice e il medio. Ora, dico, se un padre si aspetta regionevolmente da una figlia di essere ragionevolmente grande è più che lecito che parta l'urlo di un che cazzo stai facendo, edulcorato nei termini, s'intende, ma il succo era quello.
Di rimando Marta diventa paonazza, fa un gesto di stizza e scoppia a piangere.

La prima volta che ho visto mia figlia piangere non perchè era stata sgridata ma perchè non era stata capita.

Quello che è successo in realtà è che la Marta grande ha visto il pezzo di cacca del criceto e ha pensato "non deve andare giù se no intasa il lavandino", ma poi la bimba ha preso il sopravvento e ha cominciato a giocarci come fosse didò. E poi, sempre la bimba, non ha creduto che le fosse concessa una spiegazione, perchè se i genitori sgridano, si deve star zitti.

Ora, dico io, come si fa a gestire un cervellino così?

Così stasera, da sotto le coperte, mi ha chiesto di nuovo di stare 5 minuti. E io cercavo un modo per spiegarle che ora che sta crescendo, potrebbe sentirsi un po' di qua e un po' di là, ma che va bene e che è normale. E anche che ora che è più grande può dare il suo contributo, può dire cosa pensa, può farci capire che magari noi non vediamo esattamente. Ho cominciato alla cieca questo discorsetto, senza sapere bene dove sarei andata a parare...

"E' che Marta, hai presente gli insiemi?"
"Sì"
"Ecco, c'è l'insieme che contiene mamma e papà"
"Uhhmmm"
"E l'insieme che contiene Giacomo e Davide e..."
"E io sto dove gli insiemi si intersecano"
Ecco. Appunto. Come fai a saperlo? Ero io che dovevo dirtelo e avevo cominciato questo discorso senza sapere dove andare a parare. E tu lo hai finito e gli hai dato un senso.
Ma noi genitori serviamo veramente o sanno fare già tutto loro? Mi domando.
"Mamma, è che a me viene da piangere spesso"
"Ottimo, sai? E' una fortuna. Ci sono persone che sentono male dentro, o il malumore o la tristezza e non riescono a piangere e allora tutto si accumula dentro come pezzetti di lego e poi, sai che peso nella pancia? Invece è una fortuna essere capaci di piangere, che le lacrime uscendo si portano dietro il malumore e la tristezza. Devi essere fiera delle lacrime"
Dio... ma che cazzo sto dicendo?? Son peggio di una colata di melassa....
"Mamma, ma a me viene da piangere anche a scuola"
"Ebbè? Anche a me a volte viene da piangere in ufficio"
"DAVVERO mamma???"
E' fatta. Ce l'ho fatta. Lo vedo dal sorrisone che fa che la paura si è sciolta tutta dentro. Questo potere qui, di allontanare la paura così, è solo nostro, delle mamme e dei papà e, dio...come fa sentire bene!
"Eccome. Me ne corro in bagno e frigno come un vitello, coi singhiozzi"
"Anche tu???"
"Sissignora! E sai poi qual è il trucco? Far scorrere l'acqua fredda fredda e metterci sotto i polsi, che lo shock ti fa riprendere in un momento"
"Buonanotte mamma"
"Buonanotte tesoro"

Non te lo dico, non te lo dirò mai finchè non sarò costretta, che poi, anni dopo, quando sei grande grande, non è proprio che le lacrime sciacquano fuori tutto tutto.
Tanto, se continui così, lo capirai da sola. O forse lo hai già capito?

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