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Wednesday, November 23, 2005

Il mio più grande difetto e fonte del mio più grande imbarazzo è che sono ignorante.

I miei genitori, quando ero piccola e poi media, e poi perfino quando ero grande, soprattutto si son dedicati a rendermi un essere umano, a insegnarmi cose del tipo dire scusa senza vergogna, mettersi nei panni degli altri, avere rispetto per le idee, poca pietà per gli stronzi, il più possibile logica (coerenza?) nei pensieri e poi forse nelle azioni. Cose così insomma.

Che io poi sia riuscita o meno ad assimilare i concetti è tutt'altra storia. Ma il punto qui è che, un po' per poca pressione da parte loro, un po' per grande pigrizia da parte mia, io non è che sia una che abbia mai approfondito un granchè gli argomenti di attualità.

Lo confesso, so solo portare avanti conversazioni parecchio superficiali su vari argomenti che invece appassionano molti, in primis la politica.

Però son anche poco furba, perchè su alcuni temi (tipo il crocefisso si o no nelle scuole, i più elementari avvicendamenti politici, ecc.) potrei anche concentrarmi e trovare i punti fissi che riflettono il mio pensiero ed essere in grado di esprimerlo, se richiesto, e argomentarlo per bene.

Invece, l'altro giorno, qualcuno mi ha coinvolto in una conversazione sull'aborto, sbrodolando stereotipi provincial/ipocriti che facevo fatica a trattenere il sangue nelle vene (del tipo "quando lo spermatozoo incontra l'ovulo è già vita e se tu non sei stato responsabile abbastanza da evitarlo, son cazzi tuoi" - detto da qualcuno che so indossare con eleganza una spirale, ndr), tutto il mio pensiero, forte, sensibile, appassionato mi è rimasto quasi tutto in gola. Cioè, quello che è uscito, non ha fatto la differenza. Perchè non l'ho saputo argomentare ed è stato stroncato da anedotti barcollanti a cui io non ho saputo contrapporre logiche e pensieri fondati storicamente, eticamente, scientificamente.
Perchè sono un'ignorante.

Allora mi sono incazzata con me stessa. E ho cercato un po' in giro e ho trovato questo.
Lo copio qui, perchè è forte e appassionato.
Ed è esattamente quello che penso.

Stati di assedio: la scelta, la sua
Nessuno osi mettersi in mezzo tra l'utero e dio nemmeno la donna che l'utero porta e sopporta non osi nessuno mettere in dubbio la vocazione naturale della femmina madre o puttana moglie o puttana santa o puttana
tutto passa attraverso il corpo questo è il vero martirio crampi e sangue sesso e sangue doglie e sangue finché il sangue finisce ed è la sua assenza a vampare e sfaldare le ossa corpo di pelle e di carne di seni mai della giusta misura di maledizione inscritta nel bacino allargato accogliente di contrasti sempre più accentuati cancella l'adipe se vuoi scopare conserva l'adipe se vuoi figliare magra grassa magra grassa mai troppo magra sempre troppo grassa e tutte digiunano le sante anoressiche e le puttane bulimiche che si abbuffano e vomitano e si abbuffano e vomitano ché il corpo della donna è fatto per riempirsi e svuotarsi un orcio panciuto
non parliamone più eppure insistiamo a riempirci la bocca ingorde mai sazie parliamone ancora ché ancora bisogna parlarne bisogna gridare «non voglio!» a chi vuole il controllo sul nostro corpo sul nostro sesso
nessuno osi mettersi in mezzo tra l'utero e dio tantomeno la donna che dell'utero è contenitore ché è l'uomo a decidere quanto lei debba sapere della materia di cui è fatta è l'uomo a legiferare è l’uomo a decretare le forme e i colori e gli umori è l’uomo che vuol controllare i tempi del desiderio che sceglie di mettere in mostra la femmina il culo le tette la figa e nascondere il cazzo
lava stira zitta e succhia ingoia per non disperdere il seme il figlio è anche mio no all’aborto si alla vita
la scelta? la sua

Grazie a Esther, che mi ha permesso questo copia incolla.
E scusa a Esther che non son capace di copiare e incollare anche le immagini, che sono qui e sono terribilmente belle.

Wednesday, November 16, 2005

Focus Junior

Giacomo:
Mamma, perchè il mare è salato?

Io:
Ehmmm... dunque.... devi sapere che... allora, è perchè...dunque, hai presente...PHILIPPPPP!!!

Davide:
E' perchè ci sono le acciughe!

Io:
Ecco. Appunto, quello volevo dire.

Tuesday, November 15, 2005

So che l'unica ad esserne sorpresa sono io ma..... sono viva!

Tutti e 4 gli aerei che ho preso son stati su, proprio su, tutti e quattro, bravi ragazzi.
A volte ho avuto da ridire con la tecnica di pilotaggio, voglio dire, quell'atterraggio là io lo avrei affrontato in modo diverso, perdio. Aspettare che le ruote tocchino e poi farle rimbalzare di sbieco e scaraventare tutti i passeggeri sulla destra, non è proprio stato carino, nonnò.
E quell'altro pilota che ha detto che al decollo avremmo attraversato few showers e che per 6-7 minuti ci sarebbe stata a bit of a bumpy road, poteva pur starsene zitto, che non è che il tono giocoso e rilassato del pilota faccia sentire meglio quelli come noi. Assolutamente no. Ci manda nel panico e ci fa anche venir voglia di darti un pugno dritto sul muso. Voglio dire, io sto per morire e tu riesci anche a riderci sopra?

Per il resto, dal punto di vista materno, ho sbagliato tutto, come al solito.

1. ho detto che sarei tornata lunedì perchè son scema e se leggo sul biglietto lunedì 14 mica mi viene in mente che dall'America si arriva il giorno dopo, donna di mondo che non sono altro.
Che sembra una cazzata, ma se i tuoi bimbi hanno appena imparato a contare e sanno che tu torni il giorno 4 (cioè il 4° giorno) e ad ogni telefonata orgogliosi, ti mostrano di saper contare alla rovescia, quando all'improvviso il padre (sant'uomo) si vede costretto dalla mia idiozia a sovrapporre al loro commuovente sforzo matematico il concetto, assai complesso, di fuso orario, allora tu, da oltreoceano, ti senti una gran merda.

2. quando la tanto anelata macchinina telecomandata, anzi, jeep che va su tutte le strade - mamma mi raccomando - viene appoggiata sulle braccine stese (chiudi gli occhi, Davide, che c'è una sorpresa..) e aperta, si scopre che c'ha le pile ricaricabili e che la spina (mavà? idiota che non sei altro) è americana, cioè coi pirolini rettangolari e piatti e che quindi mai entreranno in una presa italiana a ricaricare e a far funzionare l'aggeggio. Quando per riparare mandi il nonno a comprare l'adattatore, per poi scoprire che anche quello è inutile perchè i volt son diversi in Italia.
E no, cazzo, son di quelle pile avvolte tutte e quattro nella plastichina, quindi metterne quattro separate non si può.
E il tuo bimbo ti guarda con un semi sorriso e ti dice "non importa mamma..."

3. quando cerchi disperatamente Mr. Fantastic.
E trovi solo Spiderman, Hulk, Spongybob, e quello sciommione là, come cazzo si chiama? Quello che tiene la biondina in palmo di mano? Bè, quello, ci siamo capiti, adesso c'ho il jetlag e non mi viene in mente. Non lo trovi allo shopping centre e pensi di trovarlo all'aereoporto di Orlando. Non lo trovi là e pensi che ad Atlanta sì, non possono non averlo. Ehmmm... forse Malpensa? No, manco a Malpensa. E alla fine ti fermi, mentre corri in macchina per andarli a prendere a scuola, all'Auchan di Vimodrone e diotiringrazio c'è e lo infili in valigia di nascosto per fare la scena. Però tu sai che non l'hai comprato in America. Ma chi se ne frega dove l'hai comprato?

Ecco, insomma, al solito, tutto un po' per sbaglio.

PERO'.

Mi sono divertita un casino.
In America, voglio dire.

Non finirò mai di stupirmi degli spazi, là. E della gente.

Delle poche cose che ho visto, a parte l'albergo in cui ero per la convention, ma che dico albergo, villaggio con laghetto, ma che dico laghetto, villaggio con idroscalo; e con piscina, ma che dico picina, con mare piastrellato azzurro; e spiaggetta, ma che dico spiaggetta, meglio litorale; e con le amache, ma che dico amache, king size bed appesi alle palme; ma che dico palme..........
Delle poche cose che ho visto, Pleasure Island è quella più incredibile.
A Disney World a Orlando c'è anche una specie di città fatta di discoteche.
C'ha la sua entrata e poi la sua vasca, voglio dire, la sua high street, da cui si dipanano varie viette, ciascuna con il suo club.
Il primo che ci siamo fatti è stato quello della musica anni 70 e 80. Ballare i Duran Duran mi ha fatto sentire incredibilmente giovane. Ero del tutto impreparata alla svolta che la serata aveva preso. Maglietta e jeans, stivaletti, maglione legato in vita a coprire pancia dolente da mestruo emorragico totalmente inaspettato, e giacchino di pelle pure quello legato in vita.
Non ho bisogno di vedere intorno a me le ragazze vestite in toppini simil camicia da notte per capire che son ridicola. Duro solo i Duran Duran e gli A-ha e un drink ed è già ora di passare ad un altro club. Mentre stiamo in coda per entrare penso "sei una delle più vecchie", poi alzo gli occhi e ti vedo una coppia di 70enni. Surreale. C'è anche una famiglia con bimbi aggrovigliati come scimmiette ai passeggini e alle spalle del padre, un gruppo di 11enni che se mia figlia si vestisse mai così per uscire, sverrei sul pianerettolo. C'è di tutto. I più belli sono i ragazzi neri hip-hop, vestiti con i bermuda al polpaccio e le magliette enormi. Truly American.
Mi ritrovo in quest'altro club. Musica che non so cosa sia. Sembra hip-hop, ma più lenta. Mi guardo intorno e mi ci vuole poco per capire che si balla così: l'uomo sta praticamente fermo con sguardo superiore e la donna gli si struscia intorno, diciamolo chiaro, praticamente se lo scopa, con mosse sinuose e tirandosi su le vesti. Il collega islandese mi invita a ballare. A me parte l'indice come un metal detector....nooooo graziieeee.
C'è una ragazza decisamente grassa, ma grassa grassa, con un toppino fatto di un rettangolo di paillettes nere sul davanti e una serie di stringhe sulla schiena a tenerglielo attaccato al corpo, per ogni stringa stretta traborda un rotolo di ciccia fiera. E' bellissima. Cioè, è bruttina lei e grassa e strizzata in quel corpetto che non le dona affatto, ma è bellissima comunque. E' solo un senso estetico perbenista a farmi sentire a disagio delle sue mosse lascive e delle sue trippette che ballonzolano intorno al suo uomo immobile. E' solo una percezione mia, perchè in realtà lei è bellissima. Così si sente, quindi così è.
I bassi di questa musica che non so cosa sia sono talmente alti che la mia pancia dolorante li sente tutti, i muscoli si contraggono e aumentano l'emoraggia. Meglio uscire.
Aspetta, no, ancora un altro club, sulla strada di casa.
Per questo ti mettono in un'ascensore e si va giù. Le porte si aprono su una specie di balconata e il fumo, rigorosamente bianco da effetto, non da sigaretta, ti lascia un po' di suspance. Dalla balconata si vede questa pista da ballo rotonda. Devo essere ubriaca. Gira tutto qui. Non sono ubriaca. Un cerchio di parquet di diametro di almeno 20 metri gira su se stesso con tutta quella gente sopra che si muove. Ennò, questo lo devo provare. Mi butto a ballare. Guardo su e mi accorgo che una serie di manichini inguainati in tute di lycra a strisce forforescenti pendono in giù nelle pose più disparate. La pista gira, io guardo in su e decido di ballare girando su me stessa. Rido da morire, mentre giro, perchè d'un tratto mi sembra come quando vado sulle tazzine delle giostre coi miei bimbi. Rido pensando a loro, che mi sembra che siano lì, e rido perchè loro non ci sono, e questi sono i miei momenti.

Wednesday, November 09, 2005

Testamento

Ancora devo riprendermi dalla rabbia di aver perso un post bellissimo ieri sera. Cliccato pubblica post, lui invece se ne è andato a girovagare chissà dove e non è ancora arrivato a casa. Figlio degenere.

Comunque, io sono alla vigilia di un viaggio negli Usa e mi sembra il caso di lasciare due righe qui, nella certezza che l'aereo cadrà perchè:

1. non è possibile che un coso così grande se ne stia in aria per 11 ore consecutive
2. me ne vado ad una conferenza a Orlando che si tiene dentro il Disney Resort e lascio i bimbi a casa, che mi sembra un motivo valido per meritare una morte violenta

Quando abitavo in Inghilterra, prendevo aerei come sorsi di grappa, pochi ma spesso. Ho preso voli da sola, con Marta di due mesi, io e lei e il passeggino, ho viaggiato con linee fallite e con charter precari.
Da quando sono nati i gemelli (pardon, Giacomo e Davide - mai chiamarli gemelli, chè gli si lede la loro individualità psicologica) qualcosa mi è scattato dentro e ora io sono marmoreamente pietrificata di terrore all'idea di starmene per così tante ore sospesa tra le nuvole.
Non mi ha aiutata a prendere coraggio per questa occasione il volo, breve e in giornata, a Londra di venerdì scorso. Poco prima dell'atterraggio il comandante ha annunciato che stavamo arrivando e che c'era un forte vento. Altrochè. Prendeva l'aereo da sotto e lo portava su fino a un punto e poi se ne correva via da qualche altra parte e noi tutti col cuore nelle tonsille, e poi tornava di lato a darci una sberlona e poi su ancora e poi giù e poi.... se devo trovare un paragone, è stato come guardare uno dei gemelli (ooopppsss...) fare quel giochino della settimana enigmistica che devi unire i punti da uno a 50 per disegnare la figura. Il tracciato è chiaro, ma ti viene la nausea a vedere che la matita va un po' di là e un po' di qua prima di raggiungere la meta tra i due punti.

Insomma, io mi chiedo, in 11 ore e più di volo, statisticamente le probabilità di ballare un po' sono alte, giusto?
E le mie probabilità di sopravvivere?

Quindi lascio qui le mie volontà.
- Voglio essere cremata, ma suppongo ciò sia irrilevante perchè se l'aereo cade, è probabile che la cremazione avvenga per vie naturali.
- Voglio che i miei calzettoni col buco sull'alluce vengano fatti sparire prima che mia madre metta le mani nei miei cassetti e inorridisca
- Voglio che ai miei bimbi venga raccontata una storia fantastica che li lasci a bocca aperta di meraviglia (magari si potrà indire un concorso alla mia memoria e premiare chi ci riesce e trovare uno sponsor, così Philip avrà un sacco di soldi per tirare avanti..)
- Voglio l'Alleluia di Shrek al mio funerale
- Voglio che Mafe chiuda il mio blog

Ecco. Credo che sia tutto.
Nel beato caso l'aereo non cada nè all'andata nè al ritorno, sarò qui lunedì a ridere delle mie paure.

No, aspetta un momento cazzo, qualsiasi cosa potrà mai essere più paurosa e difficile di dare alla luce due neonati nello spazio di 5 minuti?
Ahah, non ho più paura.

Monday, November 07, 2005

Da esattamente tre mesi e tre giorni sono un'imprenditrice.

C'ho un ufficio che è un gioiellino. Troppo bianco, forse. In attesa di qualche quadro interessante. Ma per il resto è speciale, con tutte quelle finestre che danno sul giardino del centro direzionale, e siccome siamo al piano terra, sembra di starci in mezzo al giardino. Ok, streching a bit the imagination....

A chiunque sembrerebbe un ufficio qualunque, ma per me no. Per me, ogni mobile ha un momento in cui è stato scelto, ogni sedia è frutto di diverse sedute su diverse morbidezze, la cancelleria è il nostro primo ordine, le luci il risultato di competenze nuove che d'improvviso ci è toccato sviluppare, le targhe fuori il simbolo che se ti trovi a mangiar merda aggrapparsi al concetto di lungimiranza potrebbe essere una soluzione.

Dopo tre mesi, alla vigilia della FIRMA che sancisce questa sofferta acquisizione di ramo d'azienda, il mio primo bilancio.

A favore:
- posso arrivare in ufficio alle 9.20 senza strisciare umile alla scrivania borbottando frasi sul traffico terribile solo per coprire la mia debolezza per aver ceduto alla supplica "mi accompagni a scuola, mamma?"
- posso farmi il te, rigorosamente earl grey, in una mug, col bollitore, come quando ero in Inghilterra
- c'ho ben due carte di credito aziendali
- finalmente quando parlo qualcuno mi ascolta

Contro:
- la mattina, infatti preoccupabilmente quasi ogni mattina, mi devo aggrappare alla lavatrice in bagno presa da un'ondata di paura della morte. Morte in generale, non necessariamente mia. Anzi, in particolare, morte di altri, di uno dei miei bimbi. Poi passa.
- non posso usare le carte di credito aziendali per lo shopping personale. Che è un esercizio di autodisciplina a cui non mi ero preparata
- non posso negoziare aumenti di stipendio, ma solo prendere atto che non posso avere uno stipendio
- quando parlo adesso tutti mi ascoltano. Infatti, ci ascoltiamo tutti, tra soci, con estremo e ripettoso interesse. Ma senza avere il culo parato, arrivare a prendere una decisione che metta un punto fermo sembra un'impresa. Ore di riunioni e poi tutti a guardarci negli occhi aspettando che sia qualcun altro a farlo. Della serie, prendi tu la marmellata, che poi io ti seguo. In questo mi salva essere mamma, che lo so che è solo questione di aspettare pazienti che tutte le paure si smascherino per quello che sono: semplici veli a nascondere monelli la nostra competenza.

In questa vigilia io ringrazio chi ha saputo spronarmi quando avevo finito per convincermi di poter essere solo una mamma, chi ha saputo osservare discreto i miei goffi battiti di ali, chi ha saputo capire e supportare le mie mancanze nella routine familiare e chi ha saputo difendere il nostro progetto, buttandosi in prima linea col fardello di tutte le nostre aspettative.

E ora, perdio, che si passi alla fase 2: FATTURIAMO!!!
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Sunday, November 06, 2005

Come dovrei vestirmi?
Con quello con cui si sente comoda, signora.

Marta, secondo te come dovrei vestirmi?
Mamma, te li scelgo io.

Ma poi lei se ne è uscita per andare al cinema e mi ha lasciata in braghe di tela.

Così al momento clù, prima di uscire, che ero anche un po' in ritardo e con poco tempo per pensare - come al solito - ero lì sola con quell'unica indicazione "sentirsi comoda".
Quindi jeans e scarpe da ginnastica. Logico, no?

In macchina già il disagio. Questa immagine di me in ritardo che varca la soglia e tutti che si girano a guardare mi ha fatto più volte prendere in considerazione un'inversione di marcia.

Ma è davvero tanto che lo voglio fare. Se non lo faccio ora, poi mi rimane la curiosità.
E perdio, una volta tanto intendo veramente non nascondermi dietro ai miei bimbi per giustificare le cose che NON faccio per me. Questa la faccio.

Insomma, è da quando ho visto Scent of a woman che mi frulla per la testa, e deve essere stato almeno 15 anni fa.

Varco la soglia.
Sbagliato tutto. Sembra che in questa particolare circostanza "sentirsi comoda" voglia dire, dall'alto in basso, maglietta aderente nera con spalle scoperte, gonna (o pantalone velatamente eccentrico), collant e scarpa con tacco vertiginoso, tacco grassoccio e intreccio di pelle sul collo del piede. Una di loro c'ha pure il trucco pesante e i capelli tirati indietro con la brillantina in una coda.

Scusate, ma questa non era l'ora della lezione "primi passi?", chiedo timidamente.
"Si" mi rispondono languidamente le donne, già trasportate chissà dove.
Ah.
Entriamo nella sala. Mi guardo in uno di quei tanti specchi e da dentro mi viene la spinta alla fuga. Ma ormai l'insegnante è arrivato e mi riacchiappa. Vabbè, vediamo che succede.

La sua compagna c'ha lunghi capelli raccolti in una coda. Un corpino rosso smanicato e fatto per metà di pizzo, dei pantaloni attillati su un sedere perfetto e a zampa di elefante su scarpe col tacco a spillo.
Ha gli occhi un po' a palla, di quelli un po' sporgenti e arrossati, e tiene sempre lo sguardo basso. Sembra quasi abbia paura di qualcosa. A me viene da pensare che lui la picchi tanto il suo sguardo è sottomesso, ma in fondo, dopo un'ora e mezza di lezione nella quale ho potuto osservarla meglio, credo solo che fosse stravolta dalla timidezza.

Timidezza nell'insegnare solo, di sicuro. Perchè quando balla, si appoggia al compagno, chiude gli occhi ispirata e poi ti produce una serie di sinuose, precise, appassionate mosse di bacino e di gambe che tu vacilli e decidi che non vuoi scappare più, vuoi stare lì e diventare così, saper fare così anche tu, perchè è bellissimo.

La lezione era cominciata con questa tiritera dei ruoli, e che è l'uomo che guida e la donna segue, l'uomo dà il tempo e i passi e la donna deve solo chiudere gli occhi e abbandonarsi.
Io mi sono subito un po' innervosita.
Non è maschilismo diceva lui. Ma poi ogni sua frase era orribilmente blasfema: la dama non pensa, la dama segue, la dama sente.
Solo, mi sono accorta poi, l'insegnante non è tanto bravo a parlare scegliendo le parole giuste, perchè a vederli ballare è vero sì che il ballerino guida, ma la dama segue con una tale potenza e personalità che i confini si sbiadiscono e quasi ti sembra che il povero maschio non possa far altro che star dietro, arrancando con dignità, perchè a ogni passo che lui decide, la dama arzigogola le gambe con grazia decisa e quando il piede torna a terra sembra ogni volta un punto a chiudere una frase cominciata da lui senza saper bene dove andare a parare e finita da lei che sapeva già dove voleva andare.

Adesso tocca a noi.
Il corpo a cui mi trovo abbracciata non è esattamente quello di Al Pacino.
Almeno 20 cm più alto di me, almeno 20 anni più vecchio di me, almeno 15 chili più pesante di me e almeno 3 taglie di reggiseno in più di me.
Che ci vuoi fare? C'è sempre carenza di uomini a 'sti stage.
Mi tocca la parte dell'uomo.
Dai, è grottesco. Io voglio Al Pacino!!!! Non questo rotolo di ciccia sotto i miei polpastrelli.
NON guardo negli specchi. Non voglio vedere l'artefice del mio destino (io). Scema.

La signora chiude pure gli occhi come indicato dall'insegnante aspettando di sentire la mia guida, di sentirsi trasportata DA ME. Il che ovviamente non succede. Tutta una serie di scusa è colpa mia, no ero io che mi sono distratta, ops non volevo veramente affondare nelle tue tette, risolino, ahia l'alluce eccetera eccetera.
Ad un certo punto ho preso il coraggio a due mani e l'ho guardata in faccia. Aveva gli occhi chiusi e un bel carico di rughe. Chissà perchè sei qui, mi son chiesta. Voglio dire, io c'ho 38 anni e mia figlia viene in questa scuola a far danza classica e son scema, che neanche Philip si stupisce più dei miei repentini colpi di testa. Ma tu? Che ne pensa tuo marito? Che ci stai a fare qui? Cosa ti ha spinto qui? Quasi glielo chiedo. Ma poi in fondo saranno gli stessi miei di motivi, no? Mica bisogna per forza essere giovani per andare ad imparare il tango.

L'insegnante deve essersi proprio impietosito della nostra goffaggine, perchè ha interrotto il nostro idillio.
Mi ha presa tra le braccia, un solo comando: chiudi gli occhi.
Allora ho capito. Allora ho ballato il tango come se lo facessi da sempre. Allunga bene la gamba dietro. Tutto qui. Lui guidava e io sentivo. Guardami le spalle. Stai morbida nelle braccia. Tutto qui.

Ora conosco i passi base per poter andare in un locale a ballare.
Questo è l'aspetto che non avevo calcolato. Se vai a imparare a ballare il tango, lo fai per andarlo a ballare da qualche parte. Se no che senso ha?

E io che non c'ho neanche uno straccio di ballerino che mi faccia da compagno, che futuro avrei?

Wednesday, November 02, 2005

Capita solo a me o è così per tutti?

Capita solo a me, davanti alla scuola, o in ufficio, o al supermercato o sempre più ovunque, di chiedere a qualcuno come stai? e in risposta sentire un "stanca/o, tanto stanca/o"?

Che ci succede a noi tutti a quest'età intorno ai 40? Siam tutti buoi che tirano e tirano tutto il giorno, senza neanche più la forza di alzare gli occhi e vedere l'orizzonte del campo che ariamo?

Halloooooo??!!! C'è qualcuno qui intorno che fatica ma è felice?
O è solo che mi specchio negli occhi di madri esauste?
O è solo che mi specchio nelle labbra tirate e frustrate di colleghi che han perso l'entusiasmo?

Oggi qualcuno mi ha chiesto come stavo.
Già di per se una novità, devo dire.
E io ho rovinato la sorpresa di quel caloroso interessamento rispondendo "stanca, tanto stanca".

D'un tratto mi son vista da fuori e potrei giurare che le mie labbra erano con gli angoli in giù, serrati e rugosi come quelli di certe femmine con la scopa infilata nel didietro.

Ennò, eh! Io vi frego tutti. Io da domani cambio registro.
Io non c'ho ancora 40 anni, le tette mi reggono, e da domani sorrido, dispenso sorrisi a tutti e anche a me stessa.
Tiè tiè.

Tuesday, November 01, 2005

Questo weekend lungo, per me, è cominciato con Philip che venerdì sera caricava la macchina di valigie ed è finito con Davide che, stasera, guardava il suo astuccio sorpreso e dichiarava "mi è scomparsa la gomma".

In mezzo, mio padre ha rischiato di morire, una bimba di 10 anni tremava sentendo il diavolo in corpo, io strizzavo gli occhi su una canoa che precipitava, gli amici e i loro figli prendevano rumoroso e allegro possesso della nostra cucina, un uomo moriva per davvero.

Belgrado. Dovevamo andare a Belgrado nella nostra semi-nuova macchina, giusto per provare l'ebrezza dei 140 senza sentirsi scecherati nel furgone inaffidabile di cui prima eravamo proprietari. Giusto per vedere quegli amici, quelli che contano davvero, quelli che dopo tre anni non ce la fai più e vuoi guardarli dritto negli occhi e leggerci tutto quello che è successo, perchè non puoi più sopportare che le vite non si intreccino, perchè c'è del bene e se non lo ascolti corri il rischio che troppo tempo passi e che poi, quando li guardi di nuovo quegli occhi, siano andati per un'altra strada, troppo lontana. E invece tu vuoi sentirle le loro parole, ne hai bisogno, se le condividi la tua strada sarà diversa e avrà anche loro dentro, non solo te stessa.

Eravamo pronti con le valigie nel bagagliaio. Pronti per andare a nanna alle nove perchè dovevamo sveglierci alle 3.30 e partire alle 4 così i bimbi avrebbero dormito e sofferto meno il lungo viaggio.
E' squillato il telefono. Papà non sta tanto bene. Vado al pronto soccorso. Mi accompagni, solo in caso ci sia bisogno.
Dammi 20 minuti. Il tempo di vestirmi. Il tempo di spiegare ai bimbi perchè esco. Il tempo di.... Ero al pronto soccorso prima di loro.
Se hai tre figli, ci sei già stata al pronto soccorso e in genere, per fortuna, ci hai passato delle ore, in attesa.
Al pronto soccorso c'hanno 'sta cosa che si chiama non mi ricordo come ma a spiegazione nel depliant c'è un piccolo semaforo. Del tipo verde, e aspetti delle ore, giallo e aspetti delle mezz'ore, rosso e non aspetti.

Vedo il mio papà arrivare dal parcheggio, sulle sue gambe. Il mio papà che sembra un po' ubriaco, e guarda fisso davanti con uno sguardo che mi ricorda quello di Marta quando fa le giravolte da ballerina a lezione di danza classica, gira- sguardo fisso in un punto- gira-torna su quel punto. Mio papà cammina semi-dritto e io al di là del vetro delle porte sono il suo punto. Mi raggiunge, dice il suo nome alla receptionist e poi con la classe che sembra non abbandonarlo mai aggiunge "però ora avrei bisogno di sedermi".

Lo chiamano subito. Come subito? Quando Davide lo hanno investito con una macchina, abbiamo aspettato un'ora, quando Marta l'hanno portata al pronto soccorso dall'asilo e mi hanno chiamato in ufficio, ho aspettato un intero pomeriggio, quando Giacomo gli hanno cucito il sopraciglio, me lo sono tenuto in braccio in sala d'attesa per un'eternità.
Il mio papà, invece, subito.
E' scomparso là dietro. Poi è uscita un'infermiera e ha preso il telefono in mano. Con voce calma e guardandoci negli occhi con naturalezza rassicurante ha detto alla cornetta "chiamate xx yy per un blocco".
BLOCCO.
Esattamente dal cuore, lì in alto a sinistra, io ho sentito tutta la mia carne dentro cadere liquefatta fino in mezzo alle gambe, un senso di vuoto sciacquato e sorretto solo dalle ossa.

Ma non è che hai un gran tempo per riflettere lì in ospedale, specie se dalla stanza se ne esce un dottore stanco da due turni di notte con un grosso sacchetto e ti dice "in terapia intensiva si deve stare nudi. potete andare a casa a prendere le cartelle mediche che avete. ha un blocco atrio-ventricolare. il cuore batte solo 20 volte in un minuto. lunedì gli mettiamo un pacemaker"
"Scusi, può ripetere?"
"Potete vederlo adesso un attimo prima di trasferirlo"
"No, scusi, gentilmente, si fermi un secondo, il cuore? ha un problema al cuore?"

Adesso lo so che il pacemaker è un oggetto come il microchip sotto pelle ai cani di lusso, ma lì, lì non sapevo neanche cosa fosse.
Sapevo solo che potevo vedere il mio papi prima che lo trasferissero in terapia intensiva e quello che ho visto era il mio papi nudo con la sua pelle un po' lasca che in costume da bagno al mare quest'estate mi sembrava ancora passabile e che invece in quel lettino asettico e d'emergenza come solo i lettini del pronto soccorso possono essere era proprio bianca e flaccida e irrecuperabilmente anziana.
Ho visto il mio papi sorridere per rassicurarmi e poi i suoi occhi cambiare improvvisamente in paura perchè il dottore gli metteva sul muso la maschera d'ossigeno.
Il mio papi ha le mani grandi. Tozze e grassotte. Mani asciutte. Quelle mani si sono alzate verso la maschera. I suoi occhi, gli occhi del mio papi, quelli che guardo ancora in cerca di sicurezze, sono corsi a me, paurosi, interrogativi. "dai papi, hai sentito il dottore? l'ossigeno non si nega a nessuno, qui al pronto soccorso. stai tranquillo, è come ti ha spiegato il dottore, non c'è niente di cui preoccuparsi"

Le mie gambe sono di pasta frolla. Non son brava in queste cose.
Mamma dice "vai a casa che devi partire domani all'alba" e io rido isterica.
Andiamo a casa a prendere tutte le cartelle mediche di papà e prima di uscire io dico "mamma, hai bisogno di un cognac". Lei dice "si". Io dico "ok, sto bluffando, dammene uno anche a me".
Lei si accende una sigaretta e me ne offre una. Come? tu non sai che io fumo, penso, e, naturalmente rifiuto, registrando che invece lei lo sa benissimo che io fumo, deficiente io, mica scema mia madre.

Il macchina ritornando al'ospedale, mia madre mi alita in faccia. 'Cazzo fai, mamma?. No, sai, scusa, ma mica che adesso andiamo dal dottore e ci sente l'alito che puzza di cognac. Penserà....
E giù a ridere, me e lei insieme, moglie e figlia con l'alito che sa di cognac.

La sera me la sono passata al pc a studiare la parola pacemaker e adesso so che c'è da sorridere della nostra paura. Che praticamente è normale averne uno. Adesso che ieri glielo hanno messo e oggi non sono neanche riuscita a passare a trovarlo, sono comunque tranquilla.

Ma nel frattempo, per non deludere troppo i bimbi che si aspettavano Belgrado la mattina e invece si sono ritrovati Monza abbiamo deciso di portarli in campagna, che almeno c'è il giardino e il fiume, e per rendere tutto più speciale, abbiamo anche invitato B., amichetta-sorella di Marta.
Purtroppo però B. non è che se la passi tanto bene e non è che la madre sia tanto prona ad avvertire - forse addirittura a riconoscere (ma su questo mi riservo il beneficio del dubbio) - anche solo con una frasetta buttata lì, che c'è del disagio che potrebbe manifestarsi.

Disagio che scopro emergere solo con il calare del sole. Tutti a nanna, fuoco acceso nel camino, sdraiata sul divano col mio libro, nel buio silenzioso della campagna, la porta cigola, io salto quasi a toccare il soffitto. E' B. Vale, puoi venire di là un attimo? Certo tesoro. Non riesco a dormire. Ah. Cazzo. Chiudi gli occhi che passa. Torno tra 10 minuti. Promesso, Vale? Promesso. Passano due minuti. Cigola di nuovo la porta. Di nuovo salto su. B., se non lasci passare i 10 minuti... Vale, puoi venire di là un attimo? Si, tesoro. Che c'è? Io non ho sonno, perchè? Bè, non ci deve essere un motivo..... Ma Vale, perchè io sono così? Così come, tesoro? IO HO PAURA.

Ennò, ti prego, c'ho paura anch'io, ma tu hai 10 anni, cazzo. Tu non puoi avere paura. Mio padre è all'ospedale. Il tuo unico compito qui è tenere i miei bimbi allegri che non sono andati a Belgrado. Cazzo. E io c'ho sonno.

Paura di che, tesoro? Siamo tutti qui. La casa è piccola, le imposte chiuse.
No, tu non capisci. Perchè io sono così diversa dagli altri? perchè tutti vanno a dormire e io non ho sonno? Perchè non sono come Marta?

Amore, come faccio a spiegartelo? Come faccio a dirti che è perchè i tuoi si sono separati, e perchè tu hai visto tuo padre picchiare tua madre e romperle un polso?

Non sei come Marta perchè siamo tutti diversi e tutti speciali. Per esempio Marta ha paura dei tuoni e tu no.
Veramente anch'io ho paura dei tuoni.
Occazzo, sbagliato esempio...
Bè, Marta ha paura dei film dell'orrore e tu invece no. Tu hai visti The Ring e sei stata molto coraggiosa a non aver paura.
Non è vero, io l'ho visto solo perchè mio fratello (maggiore n.d.r.) mi ci ha costretta, ma mi ha fatto paura.
Mi arrendo, è mezzanotte ed è evidente che mi manca l'ispirazione...
Senti, B., la paura fa parte di noi. Tutti abbiamo paura.
Ma anche voi grandi avete paura?
SI. CAZZO, SI, PAURA DA MORIRE.
Ma Vale, perchè? perchè? perchè?
No, cazzo, smettila. SMETTILA. Smettila di chiedermi PERCHE'?
Chiedimi CHI, chiedimi QUANDO, chiedimi COME. Ma non chiedermi perchè.
NON LO STRACAZZO SO PERCHE'.

Vale, non andar via.
B., sono le due, è ora di andare a nanna.
Vale, ho paura. Io la sento questa cosa, sta tornando.
Che cosa, tesoro?
Vale - a questo punto B. trema e piange in singhiozzi - perchè io sento questo diavolo dentro che vuole uscire? Lui vuole uscire, il diavolo.

Occazzo. Siamo in campagna, in una non-sperduta-ma-abbastanza-appartata-casa-di-campagna, mio padre è all'ospedale, io sono una corda di violino, è buio tutt'intorno e c'ho pure un diavolo che sta per uscire fuori.

A questo punto è veramente notte fonda e io guardo B. e mi aspetto da un momento all'altro che le si rivoltino gli occhi e cominci a parlare latino. Poi mi riprendo e la sollevo e le dico "andiamo in sala, và, che ci distraiamo a guardare il fuoco nel camino".

Verso le tre e trenta - di notte - son riuscita a placare il diavolo e a convincere B. che quello che sentiva eran solo angioletti che facevan la festa di Halloween e che era tutto quel baccano a non farla dormire.

Che è perverso uguale, lo so, ma ubi maior....

Il giorno dopo, sempre spinti dal instinto stoico di far star sereni i bimbi, tutti, quelli nostri e quelli degli altri, sotto nuvole antipatiche e freddo invernale - sì, sta arrivando finalmente - siamo andati a Fantasy World.

Mentre al mio papi mettevano sottopelle la scatolina magica io, dopo aver detto no almeno trenta volte, paralizzata dalla paura, mi sedevo spavalda con un sorriso tirato su una canoa che andava su su e su against qualsiasi concetto umano di gravità e poi andava giù, giù e giù senza alcuna gravità. E il cuore di nuovo saltava come al pronto soccorso e io pensavo adesso basta, ho capito come ci si sente, non c'è bisogno di insistere.

Evvabè.

Poi sono andata a trovare il mio papi. Super promosso da terapia intensiva a terapia semi-intensiva a semplicve cardioliogia.
In semplice cardiologia sei promosso a una stanza a quattro letti.

E' stato prima in terapia intensiva e in fronte c'aveva uno con un cerotto immenso sulla bocca, poi in semi-intensiva e c'aveva come vicino quello che si è scoperto essere il suocero di un caro amico di mio fratello.

Ma solo, solo in cardiologia semplice, quella senza dislay che bippano, senza monitor che raccontano e rassicurano, solo lì è stato messo di fianco a un uomo che stava morendo.
"non venire stasera, non portare i bimbi" mi ha detto mio padre al telefono "questo qui di fianco, oggi mi hanno detto che non arriva a sera"

Questo qui. Non arriva a sera.
Cazzo.

Stasera siamo di nuovo a casa.
Marta ha voluto finire i compiti e poi è andata a nanna.
I bimbi dormono nei loro letti, nelle stesse posizioni di sempre. Davide tiene il piumone tra le dita e lo strofina come faceva a tre mesi con la sua copertina.
Sembra che non sia cambiato niente.

Io invece mi sento una persona diversa.
Infatti, credo che mi sentirei in qualche modo depressa, se non avessi trovato questo, sfogliando il quaderno di Marta, mentre controllavo che avesse fatto i compiti per domani.

Per me scrivere significa divertirmi, scrivere per ricordare, scrivere significa volare, sognare.

Grazie amore mio, non so cosa farei senza di te.

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