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Thursday, January 19, 2006

Oggi sono tornata a casa dall'ufficio tardi, come sempre più spesso sta accadendo di recente. Mi sa che fa parte di far l'imprenditrice all'inizio, dello start up, della newco, chiamala come vuoi.

Comunque ho pensato che era buffo, che un tempo ero io parte della scenetta serale del rientro a casa, di quando la chiave gira nella porta e chi arriva ti coglie mentre chennessò speli le cipolle o sgridi i bambini o, più probabilmente, ciacoli al telefono con un'amica mentre le bestie tirano fuori tutti i giocattoli dalle ceste che tu hai appena messo a posto e tu fai finta di non vedere perchè vuoi ciacolare e chissenefrega.

Questa sera la chiave nella porta l'ho girata io e mi sono trovata dritta in quella scenetta di vita familiare.

Il mio caro maritino a Natale mi ha regalato uno stepper, uno di quelli della decathlon, semplici, senza neanche le maniglie per tenersi in equilibrio - tengo a precisare che mi ha regalato anche una bellissima borsa scelta con Marta e un portafolio e un maglione trendy e altre piccole cose che indicano chiaramente che lo stepper non fosse un messagglio subliminale di un marito annoiato.

Comunque da allora lo stepper se ne sta in camera sul pavimento dalla mia parte del letto e io ogni mattina lo guardo e gli prometto che si, prima o poi arrivo, che si, prima o poi imparo a tenere l'equilibrio senza le maniglie.

Philip ha anche proposto di regalare a Marta per Natale un mp3, mica un i-pod, eh?, un mp3 qualsiasi, il più semplice sul mercato. Sosteneva che fosse un regalo educativo, perchè l'interesse per la musica è educativo. E siccome lui è un insegnante, come si fa a non fidarsi?

Quando Marta l'ha aperto la faccina si è tutta illuminata e il rispetto per quel regalo prezioso si vede tutto nel come lo tratta, manco fosse di cristallo. Ha trovato subito una borsina piccola dove metterlo per proteggerlo, lo tiene sempre lontano dai suoi fratelli memore dei molti suoi possedimenti distrutti dalla loro irruenza, e ci ha caricato sopra la musica che le piace (Laura Pausini e il Festivalbar tutto) e quella che piace a papà (che dio l'aiuti...).

Ho girato la chiave nella toppa e Davide si è materializzato davanti a me e mi ha abbracciato stretta, Giacomo invece guardava la tv.
Ho tolto il cappotto, posato la borsa del pc, messo la borsa, quella con portafoglio e le chiavi, in cucina.
Mancava Marta all'appello.

L'ho trovata in camera nostra. Indossava un paio di pantaloni tipo tuta, di quelli con le strisce di un colore diverso che corrono sul fianco della gamba e la scritta sull'elastico in vita e la canotta della Fred che le ho comprato in saldo per le sue lezioni di danza moderna. Aveva l'mp3 al collo con i fili delle cuffie fino alle orecchie e in perfetto equilibrio se ne andava su e giù sul mio stepper.

Si è girata e mi ha sorriso, con quel sorriso ebete che si fa quando la musica nelle orecchie ti rende sordo e un po' dissociato da quello che succede intorno.

Giuro che per un istante non l'ho riconosciuta. Giuro che ho pensato che fosse una mia amica. Giuro che ho visto la forma della mia amica sovrapposta alla sua e solo quando le dimensioni delle due figure non collimavano mi sono accorta che era Marta, la mia bimba di 8 anni.

Domani Marta andrà a scuola per la prima volta da sola.

Lo abbiamo preparato tutta la settimana, questo momento, abbiamo studiato il percorso, lo abbiamo fatto insieme con me a camminare dietro di lei tre metri facendo finta che non ci sono.

Prima di uscire chiama Elena che vive a 20 mt di distanza, fa squillare il telefono tre volte e mette giù. Poi esce e fa 10 metri sul marciapiede da sola. Nel frattempo Elena prende l'ascensore del suo palazzo e arriva al cancelletto dove Marta l'aspetta (secondo il cronometro, se tutto va bene, arrivano al cancelletto contemporaneamente). Poi fanno il giro dell'isolato e arrivano al primo incrocio, che c'ha le strisce pedonali e anche il nonno civico che le aiuta ad attraversare.

Il problema è il secondo incrocio, senza strisce e senza nonno civico.
E' un incrocio facile, a T.
Due strade di quartiere, a quell'ora frequentate solo da mamme e papà che accompagnano i figli a scuola, insomma spero nel loro più clemente momento della giornata...

Poi c'è anche un brutto passo carraio. Stan facendo dei lavori in un grosso cortile e io ho il terrore che loro, mentre ci passano di fronte sul marciapiede, un brutto camion sbuchi fuori.
Lo so che è sciocco, ma l'immagine di Davide di quest'estate saltava per aria torna ai miei occhi nei posti più inaspettati.

La mia bambina di otto, quasi nove anni, domani se ne va a scuola da sola.

Non voglio che lo faccia, perchè voglio esserci a proteggerla, anche se solo indirettamente organizzando chi l'accompagna se non posso farlo io.

Ma è giusto che lo faccia.

Solo, che qualcuno mi consoli....

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