<$BlogRSDURL$>

Monday, February 27, 2006

Con questi sei mesi di imprenditorialità alle spalle, lungi dal sentirmi una manager.
Son una che si è fatta da sè, anzi, che si sta facendo da sè. Non c'ho master di business administration o marketing o vattelapesca alle spalle.

Però, ah ah, però ho telefonato ai miei due amici più stretti che loro si che han fatto il master e fissato le serate al ristorante la prossima settimana, chè mi faccian un corsetto espresso.
Io imparo in fretta, all'università ero un'artista nell'interpretare i bignamini.

Ci sono alcune cose che non mi son ben chiare, di quest'arte di fare del business.

La prima è: son totalmente ingenua, o ignorante, ad avere un approccio di "buona fede" verso il prossimo? Sia esso un fornitore o un cliente o un collega?

Esempio: parliamo di budget.
Io, in quanto fornitore di servizi ANELO a capire il budget dei mie clienti. Se me lo dicessero, sarebbe tutto più facile, perchè su quel budget io costruirei quello che loro vogliono spendendo quello che posso. E probabilmente porterei a casa molti più contratti.
Mica li fregherei vendendogli un'arachide per un cucchiaino di caviale, chè mica è scemo il mio cliente. Ma in Italia chiedere il budget a disposizione sembra quasi chiedere a una quindicenne se è vergine: o mente o non te lo dice.
Abbiamo un solo cliente che ci dichiara il suo budget, ed è quello con cui lavoriamo meglio.

Però succede che un nostro fornitore ci chiede che budget abbiamo e tutti si irrigidiscono, senza fiducia, senza pietà. Nessuno sembra pronto ad accordare quella fiducia che invece si aspetta quando è lui dall'altra parte della barricata.

Oppure.
Un nostro fornitore ci offre di rinnovare oggi a metà prezzo un servizio che sai già userai per parecchi mesi.
Noi rifiutiamo pensando se chissà se fra qualche mese il fornitore sarà ancora in business. Non è che sia esattamente un approccio in buona fede. (In generale, mi sembra un approccio preoccupante: quel dubbio ci sarebbe dovuto venire prima, quando abbiamo scelto il fornitore).

Oppure.
In quanto fornitori di servizi, odiamo con tutte le nostre foze i clienti che ci succhiano il sangue, che pagano 1 lamentandosi e pretendono 5 in cambio.
A me umilia fino a tal punto che son perfino riuscita a scrivere mail feroci, a dispetto di quell'1 che mi farebbe comunque comodo.

Eppure sembra scontata la concessione a noi stessi di fare uguale, quando tocca a noi. Di pretendere l'impossibile non esclusivamente nei casi di emergenza, che possono sempre capitare percarità, ma di default. Quasi con un certo sottile godimento di avere quel potere lì da esercitare. Perchè tanto l'altro, il fornitore, è quello che di rifa o di rafa di frega.

Ecco.
Riconosciuti e scremati i banali giochini di business che tutti noi conosciamo e applichiamo per farci un po' più belli, e dando per scontato che io abbia applicato una certa intelligenza e sensibilità nella scelta del mio fornitore, io non penso che lui mi freghi, o che intenda fregarmi se mi chiede il mio budget, se mi propone un'offerta speciale o se mi chiede di rispettare i tempi.

La domanda è, davvero sentita: ho un approccio troppo ingenuo?

Comments:

Post a Comment

This page is powered by Blogger. Isn't yours?