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Monday, February 13, 2006

Lo sapevo, lo sapevo, lo sapevo!!!
Ci avrei giurato, ci ho anche pensato, chè il segreto del successo è intuire le cose prima che accadano, prima che diventino un problema. Ci ho anche pensato ma codarda, ho scacciato l'immagine. Potevo ascoltarmi e prevedere e organizzare un outsourcing. E invece no. Scema, stupida, idiota.
E adesso che cazzo faccio?

E' stato un weekend magnifico. In montagna, a sciare, sole favoloso, neve soffice e farinosa. Tanta.
Come faccia a divertirmi quando andiamo in montagna mi stupisce ogni volta.
E' un tale esercizio di pazienza che credo che il maggiore divertimento sia costringermi a non perderla e a vincere me stessa.

Voglio dire, vuoi mettere la soddisfazione quando sei piegata a libro, con le dita congelate e le unghie che hanno grattato via la neve da sotto tre paia di scarponi (leggi 6 piedi), e c'hai quasi i crampi e cerchi di allineare lo scarpone allo sci per far scattare l'attacco, tipo rimettere una porta sui suoi cardini, che entra in quello di sotto ma manca quello di sopra; vuoi mettere la soddisfazione di accorgersi che riesci a contenere stoicamente la voglia di urlare fino a far scendere una valanga?

E i guanti? Perdio, ma possibile che nessuno sappia brevettare dei guanti da sci, chenessò io, con delle guide per ciascun dito, con degli inviti che le incanalino tutte e dieci nella giusta direzione, mentre tu spingi e inciti "allarga le dita! no, amore, allargale DOPO che le hai infilate nei guanti, non prima" (cazzo!)

Alla fine della giornata, tornavamo verso la macchina. Io tenevo i miei sci col medio della mano sinistra, le altre dita della sinistra tenevano due paia di racchette. La mano destra teneva invece un altro paio di sci, piccolo, ma senza laccetti a tenerli insieme, così ogni passo si aprivano a fiore. Ogni passo un'agonia.
Giacomo col faccino arrossato dal vento e dal sole e dal divertimento mi guarda mentre arranco, mi saltella intorno appoggiandosi alle sue racchette e con espressione eccitata e stupita al tempo stesso mi dice, come se avesse scoperto una nuova dimensione di sè: "mamma, sai che mi diverto più a sciare che ad andare a scuola?"
Ma davvero? Che tesoruccio..... a me invece l'immagine della mia scrivania in questo preciso momento......no, dai, non lo dico, che è peccato anche solo pensarlo.

E' il loro entusiasmo che mi diverte. Ecco cos'è. Le loro facce piene di salute e di gioia pura. Di star bene.

Così, stamattina alle 6 e 30 quando dalla stazione ho guardato su le finestre di casa, con le tapparelle aperte e buio dentro e mi sono immaginata le loro guance sul cuscino e il loro russare di stanchezza che avevo appena baciato in segreto prima di uscire, mi son sentita la pancia strizzata.

L'ho presa male. Di dover tornare a lavorare questa settimana lasciando la mia famiglia in montagna. Ho bisogno di loro. Son fragile in questi giorni.

Comunque, a parte il lavoro, qualcuno doveva tornare a casa a recuperare Barbecue degente dopo l'intervento dal veterinario.

Qui lo posso scrivere che non sapevo se sperare o meno che avesse resistito all'anestesia.
Ma chi l'ammazza quello?
Dal veterinario lo trovo che corre come un matto sulla sua ruota, felice come una pasqua.

Vicino alla gabbia un contagoccie e due boccettini. Eccola lì la mia intuizione non ascoltata. Cazzo.
Io più coraggiosa di così non posso essere.
Io son qui da sola, con la famiglia in montagna e non c'è verso che qualcuno (che peraltro non c'è nessuno qui a parte me) mi convinca a prendere in mano quel topo mascherato da animale da compagnia che subdolamente si è insinuato nei nostri affetti di famiglia, rivoltarlo sulla pancia, aprirgli le labbra tumefatte dall'operazione e infilargli l'antinfiammatorio e l'antibiotico con il contagoccie in bocca.

Non lo faccio, non lo faccio, non lo faccio. Non ci riesco. Non ce la faccio. Nonnò.
Martaaaaaaaaaaaaaaa!!!!

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