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Tuesday, February 07, 2006

Una mamma a Miami fa ridere?
Direi che una mamma a Miami, soprattutto, ride.

Voglio dire, mi piacerebbe lanciare una di quelle chain da blogger... le 5 cose che fate prima di andare a letto.

Bè, tra le mie c'è di mettere il naso nel collo dei miei bimbi e annusarli, e la bocca sulla pancia e soffiare forte in una pernacchia e i pizzicotti sulla ciccia delle coscie e loro urlano noooo e si divincolano ma nella faccia gli occhi diventano delle fessure di piacere e le guance fanno le fossette e se devo pensare a un'immagine di angelo, mi viene in mente solo questa, di loro che ridono abbandonati quando gli fai il solletico.

Ecco, a una mamma a Miami, ogni sera manca questo incanto che ti riappacifica col mondo.

PERO'.
Però, dio quanto è bello passeggiare alle 8 e mezza di mattina per Lincon Road e guardare le vetrine dei negozi chiusi e indispettirsi perfino che alle 8 siano chiusi. Ma come, io alle 8 e mezza di solito son già stanca che mi sembra di aver già vissuto l'oggi che quando arrivo in ufficio è già un altro giorno, tante son le cose che ho già fatto.
Che bello passeggiare senza aver niente da fare o programmare o pensare o anticipare.

Che bello esser quasi spaventati dalle ore davanti che non passano mai e alla fine presa dalla disperazione di non saper come tirare l'ora di pranzo, rifugiarsi nel covo di una "nail technician".

Ne avevo visti prima di negozi così. Son tutti bianchi dentro, con quei tavolini imbottiti di pelle bianca dove quelle donne bellissime, coi capelli lunghi e il trucco perfetto appoggiano con grazia le loro mani, come a suonare il piano.
Li ho sempre visti da fuori, li ho visti in Inghilterra prima che arrivassero in Italia.
Ho sempre pensato fossero roba da femminucce che non c'hanno un cazzo da fare.
Ed è esattamente così. Che meraviglia essere una femminuccia senza avere un cazzo da fare.

D'impulso ho spinto la porta e sono entrata. Nel paradiso delle donne che non hanno un cazzo da fare e possono starsene sedute un'ora e mezzo.
Tanto è durato il restyling delle mie mani trascurate, oddio ora che ci penso, dal giorno del mio matrimonio.

Superato l'imbarazzo di essermi seduta dalla parte sbagliata, quella non della pianista ma dei tasti del pianofote, per intenderci, ho abbandonato le mie mani a una trabordante ragazza di Belgrado, trasferita da piccola, 25 anni fa, a Miami.

Le mie mani son tozze e a badiletto. Orribili. Le ho prese da mio padre ('annculo. Mia madre ce le ha sottili e da pianista - sarebbero state molto più appropriate). Son spesso screpolate, ma sia chiaro non perchè lavo i piatti, chè c'è la lavastoviglie - mica vorrei dare l'impressione della madre serva che in cucina si spacca la schiena. Mi mangio pure le pellicine. Mi mangio pure le unghie, ma non come vizio di insicurezza. Le mangio solo quando sono lunghe, per pareggiarle, che è più veloce che usare le forbicine.

Credevo fosse facile abbandonare le mie mani ad una ragazza di Belgrado, ma non devo essere stata un granchè, perchè lei per i primi 20 minuti continuava a ripetere "just relax".

E' un piacere sublime avere le unghie massaggiate con una moisturizing cream (...ci vorrebbe la esse e non la zeta, ma siamo in America, no?), anche se mi viene subito da pensare "ma che cosa vuoi ammorbidire di un'unghia che è fatta di corno, perdio?", ma è bellissimo lo stesso.

E le cuticole? Aaaah, le cuticole!! Dio, come ho fatto in questi anni a trascurare così le mie cuticole? Imperdonabile. Per fortuna a Miami son rinsavita e ho fatto in modo che fossero pennellate per almeno 5 minuti l'una di un olio speciale.

French manicure. Dio, perfino le mie mani tozze e a badiletto con la french manicure possono vivere il loro momento di gloria.

"Try to relax" continuava a dire la ragazza di Belgrado. E io continuavo a pensare isterica "Sono rilassata, cazzo!!!!!!, ma quanto cazzo ci metti a limarmi un'unghia?"

Wrong approach.
L'ho capito, dopo 20 minuti. Ho capito che tutto il resto non doveva contare più. Contavano solo le mie mani. Solo queste mani e tutta la vita che toccano ogni giorno, il solletico che fanno, la carne cruda che tagliano per le fettine al burro, che battono sui tasti nel tentativo di scrivere qualcosa di fantasmagorico che convinca qualcuno a venire ai nostri convegni, che scrivono sul diario l'esonero della piscina a causa della tosse, che danno piacere al mio uomo quando lo tocco, che muovono le pedine sulla scacchiera quando il sabato vado al corso di scacchi.

Mentre ero seduta lì, ho pensato intensamente alla vita delle mie cuticole e ho giurato a me stessa di fare qualcosa per loro con regolarità, come il pap-test. Dipende sempre tutto dal contesto, e ora le cuticole son diventate davvero importanti.

E poi, Miami e l'Ocean Drive, dove tutti sono così belli e così abbronzati. E il vallet service, che tu arrivi con la macchina e loro ti prendono le chiavi e te la fanno scomparire chissà dove.
E' stato il mio cruccio per una settimana. Dove, dico DOVE cazzo portano la tua macchina? Così, con quella grazia che non ti fa preoccupare?
Voglio dire, Ocean Drive è una strada a due sensi di marcia, ma piccola, come una strada italiana: due sensi di marcia e macchine parcheggiate nello spazio che resta.
Tu arrivi e loro la portano via.
Non c'è un buco libero nello spazio fino all'orizzonte che riesci a vedere, eppure quando esci dal locale e chiedi la tua macchina, dopo due secondi arriva e accosta sul marcipiede di fronte a te. Dove? Dove l'avevi messa, tu, ragazzo abbronzato vestito tutto di bianco, maglietta e pantaloncini e muscoli mica da niente a completare il quadro?

Una sera son stata tentata di seguirli per capire il trucco di quella magia. Davvero. Ma poi ho pensato "chi se ne frega?". Non è meraviglioso avere qualcuno che ti risolve un problema e non sapere come?

Poi sono anche stata invitata in un locale esclusivo per una cena di compleanno. 580 dollari in quattro (lo ammetto, ho sbirciato). Mozzarella di bufala che fanno arrivare due volte la settimana da Los Angeles, prosciutto crudo tagliato sottile che si scioglieva in bocca, king prawns senza buccia fritti in pastella e carpaccio di tonno appena scottato sulla griglia. Questi erano gli antipasti. Pesce dell'atlantico farcito di spinaci con tortino di patate e torretta di cioccolato ripiena (di cioccolato fuso) con gelato di vaniglia. Frizzantino di Vadobbiadene, bianco fermo e champagne.
Tornando all'hotel, capatina in uno dei locali di Ocean Drive per un solo ballo latino americano veloce veloce, con la borsa sulla spalla.

Ho anche lavorato, beninteso, ma farsi coccolare qualche volta........ebbè, anche questo fa ridere anche una mamma, prima di andare a nanna.

Ho riso un sacco a Miami. Perlopiù riso tra me e me.

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