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Thursday, March 30, 2006

Questa settimana sono qui.... e mi diverto un sacco!

Sunday, March 26, 2006

La mia bambina oggi è partita per la settimana bianca con la scuola.

Si, lo so, non è il militare. Non è neanche che se ne è andata a vivere con un uomo in un paese straniero dandomi solo dieci giorni di preavviso come ho fatto io con mia madre.

Lo so, lo so, so tutto, mi son già detta tutto, ma posso ora commuovermi un pochino, ora che non mi vede nessuno?

Questa settimana bianca ha una sua piccola storia dietro.

Perchè se hai tre figli non è che puoi spendere quei soldi lì per uno e non per gli altri.
E comunque, a prescindere, non mi piace che Marta possa dare per scontato una vacanza così speciale che in questo momento ci costa un po' di fatica.

Le è stato detto che quello sarebbe stato il suo regalo di compleanno.
Crudeli noi, forse, ma quella è stata la decisione. Niente altro insieme alla torta.
In realtà poi un pacchettino c'era, coi miei primi orecchini, chè lei si è appena fatta il buco e mi sembrava carino darle quelli con cui mi son fatta il buco io, ma non è un vero regalo, quello, solo un passaggio di proprietà.

Quando le abbiamo detto che poteva andare abbiamo fatto una busta col disegnino di una montagna sopra e una bimba stilizzata che scendeva a rottadicollo urlando aaahhhhh!!!!.
Li ci sono finiti, durante alcune settimane, i soldi contantanti che ci capitava di risparmiare. Qualche cresta sulla spesa, qualche lezione di Philip pagata in contanti.

Un giorno Marta viene da me col suo portafoglio in mano e mi chiede dove sia la busta.
Perchè? dico io. Per metterci i miei risparmi, dice lei. Assolutamente no, dico io, quella è una busta che solo i grandi possono toccare, i tuoi soldini li tieni per comprarti qualche bibita e il cioccolato quando sei là. Vado da papà, dice lei.

E papà è inglese, abituato a mantenersi dall'età di 16, dico 16, anni. In più è un insegnante e l'educazione ce l'ha nel sangue, mica come me che mi calo le braghe al primo segno di sapìn (dicesi sapìn in genovese quando il labbro inferiore di un bimbo si curva in fuori e gli occhi diventan di melassa e tu ti cali le braghe).

Così il portafoglio di Marta viene svuotato nella busta, un tintinnio di monetine lasciate dal topolino dei denti e guadagnate le (rare) volte che ha portato giù la spazzatura.

Oggi nel cortile della scuola c'era un gran bordello di mamme su tacchi alti di scarpe gheopardate e di bambini che facevano a gara ad assicurarsi il miglior posto sul pulman.

Marta chiaramente non aveva organizzato un bel niente e si aggirava frastornata.

A un certo punto mi si è stretta contro e si è emozionata.
Credo che sentisse la piccola importanza di quel momento, che per la prima volta se ne va da sola responsabile di se stessa, senza mamma o papà o nonna o amici dei grandi a starle dietro, ma solo maestri che devono stare dietro a tanti.

Io davvero non avrei pianto se lei non avesse stretto così, nascondendo il muso tra il mio seno (tragicamente il mio seno, non la mia pancia.... la traditrice presto mi supera, lo so), che non l'ho visto che aveva le lacrime, ma lo sapevo lo stesso, perchè sono la sua mamma e sento.

Le ho fatto un sacco di raccomandazioni, oggi, prima dell'ora di accompagnarla:

1. prima prepari te stessa, poi aiuti gli altri. Che io la conosco, e perdipiù è in camera con una bimba in difficoltà, e mi ce la vedo che aiuta gli altri e poi viene cazziata per non essere pronta

2. pensa con la tua testa e se senti che quello che fanno gli altri è stupido, non farlo.
(che non è una raccomandazione a caso. Un esempio? I cellulari sono vietati. Bisogna consegnarli all'insegnante e si possono usare solo tra le 5 e le 6. Marta ha un cellulare perchè da poco va a scuola da sola e mi deve mandare un sms quando arriva, ma le abbiamo vietato di usarlo in qualsiasi altra circostanza. Una sua compagna le ha chiesto "visto che nessuno sa che tu hai un cellulare, per piacere potresti nasconderlo in camera così poi lo possiamo usare tutti?")

3. niente pettegolezzi. Amica delle tue amiche. Siete tutte insieme.

Però mi son dimenticata di spiegarle come funziona la macchine fotografica usa e getta che le abbiamo dato.

Dal finestrino del pulman, ancora nel parcheggio, lei me la sventola disperata come a dire "non funziona!".

Io lo so che è cretino, ma darle quella sicurezza, che la macchina funziona, in quel momento, subito dopo che lei aveva un po' pianto, è diventato veramente importante.

Dio ti ringrazio che in questi ultimi due anni ho imparato, anzi, ri-imparato l'alfabeto muto.

Così l'ho salutata dal parcheggio della scuola. Mimando le lettere con la mano, la guancia, gli occhi e i denti.

E poi lei mi ha fatto ciao con la mano, un gran sorriso stampato in faccia.

Divertiti da morire, amore mio.

Wednesday, March 22, 2006

Quando da piccola arrivava Natale, mia mamma tirava fuori dalla cantina il baule.
Era verde scuro, scuro bottiglia, coi lacci di cuoio, mi sembra di ricordare, che giravano tutt'intorno.
Poi dall'armadio si tiravano fuori due grosse scatole di latta, quelle che contenevano i panettoni e la bottiglia che lo zio Guido aveva mandato anni addietro di regalo, con i disegni dorati delle palline sopra e le ammaccature di molte stagioni sciistiche.

Aprirle era una magia ogni anno, con l'odore della naftalina e delle mani della mamma che si mischiavano mentre calzettoni di lana, occhiali a mascherina con le lenti gialle piscio e la gommapiuma intorno, guanti di pelle un po' rinsecchita venivano travasati nel baule.

Non mi ricordo come il baule arrivasse a Limone Piemonte, nella casa che il nonno aveva comprato per trascorrere le sue estati. Mi ricordo solo che a mio padre la mattina della partenza scattava sempre il nervosismo da troppi bagagli (esattamente come scatta a me oggi) e io lo guardavo pensando ma come stiamo andando in vacanza e tu sei nervoso (esattamente come pensano di me i miei figli oggi).

Che a ben pensarci mi chiedevo anche irritata perchè si arrabbiasse tanto per due luci lasciate accese e anzi mi ricordo perfettamente dov'ero quando ho pensato "io non farò mai così, non romperò mai le palle ai miei figli per due luci accese" e invece chiedete adesso a loro cosa faccio quando ne trovo sparse qua e là, e come mi arrabbio.

Ma questo non c'entra niente.

Deduco che il baule venisse issato sul tetto della macchina, perchè a quel tempo si poteva ancora farlo senza essere additati. O forse ci additavano e i miei giustamente se ne fregavano.

Si andava a sciare tutti insieme, noi e la famiglia del fratello di mia madre in un appartamento, lo ZIO GIORGIO e la sua famiglia in quello di fianco.

Tutta la gioia e l'aspettativa indotta dai profumi del baule si dileguava per me la sera prima del primo giorno di sci. Io son sempre stata l'ultima ruota del carro, quella che eredita sempre tutto da tutti perchè la più piccola, per cui ho sempre avuto scarponi che mi facevano male ai piedi e sci di quarta mano con lamine consunte. E le piste allora mica erano come oggi, livellate col righello. Nonnò, eran battute una volta la settimana e per il resto ci pensavano gli sciatori e quelle gobbe enormi che ti ci ritrovavi in punta con gli sci in su e senza lamine che cominciavano inesorabilmente ad andare indietro non me le scorderò mai.

Nel bagno dell'appartamento di Limone, sul pavimento, ci sono delle piastrelle un po' anni 70 con dei fiori blu e giallo ocra simmetrici, che puoi ricomporli in mille figure fino a quando non ti vanno insieme gli occhi. Io me ne stavo seduta sul gabinetto pensando con terrore all'indomani e chiedendomi disperatamente perchè non potessi essere come mio cugino o mio fratello, che non avevano paura della neve ghiacciata.

C'era una specie di stradina che collegava due piste lungo il crinale della montagna. Almeno, oggi è una bella stradina piatta, ma allora era solo una serie di solchi, delle specie di rotaie scolpite nella montagna dagli altri sciatori. Gli sci senza lamina non facevano presa e io sempre avevo l'impressione di cadere giù nello strapiombo. Mi terrorizzava quella stradina.

Una sera mio cugino, che lo sapevo anche allora che era esasperato dai miei frigni sulle piste che rallentavano tutti, mi fece un bel discorsetto e la mattina dopo mi portò di fronte alla stradina e la fece con me.

Ecco, insomma, io me la ricordo questa cosa.

Lui è il figlio dello ZIO GIORGIO e, per inciso, ci ha fatto questo scherzetto qui.

Lo sapevo io che nella tragedia di essere scoperta dalla famiglia tutta, qualcosa di buono sarebbe arrivato.

Friday, March 17, 2006

Succede che questo blog qui mi abbia chiesto di fare l'ospite della settimana.

Succede chiaramente che io abbia reagito con un "eh, come?....dici a me?", guardandomi dietro per vedere se c'è qualcun altro.

Un po' come quando a teatro il comico cerca qualcuno tra il pubblico che gli faccia da spalla, indica verso di te e tu speri di no, che sia il tuo vicino e che sia solo una questione di prospettiva e invece sei tu e scuoti la testa "no, no, no..." ma in realtà vuoi dire "si, si si.." e poi ti alzi e vorresti sotterrarti dall'imbarazzo perchè sei timida.

Da due giorni pendo dalle labbra dei miei figli.
Ogni volta che apron bocca spero che sia quella buona, quella che ne esce un'osservazione strepitosa su cui fare un post decente o che mi mettano in circostanze tipo questa.

Niente di niente.
D'improvviso si son trasformati nei bimbi più noiosi del mondo, in tre piccoli ragionevoli damerini che non sbagliano un accento, pensano in modo logico, ubbidiscono perfino.

Piccoli traditori da strapazzo.

Tuesday, March 14, 2006

Eccola lì. C'ho 39 anni adesso.

C'è silenzio intorno e la luna piena.

La lavatrice è rotta da giovedì.
Che non so se si riesce ad immaginare cosa voglia dire in una famiglia di 5.
Non c'è più una mutanda pulita nel raggio dell'appartamento.

Vabbè, festeggerò andando in ufficio senza biancheria sotto?
Dopotutto, son 39, mica 40.

Saturday, March 11, 2006

"Mamma, mi fa male il dito....."
"O povero tesoro..... quale dito?"
"Quello che dice le parolacce".

Wednesday, March 08, 2006

Marta è una privilegiata perchè c'ha un laptop.
Dismesso dal papà che ha fatto un update del suo parco macchine comprandosi un mac di seconda mano.

9 anni e c'ha un portatile. E a me sembra normale. Roba da matti se penso a cosa avevo io a nove anni.

Anzi, aspetta un attimo che provo a pensarci.

C'avevo di sicuro una barbie e un ken e skipper cresce da sè, quella che le giravi le braccia e lei si alzava e le spuntavano le tette. E una bicicletta, di sicuro avevo anche una bicicletta.
Mio padre ci portava al parco di Monza la domenica, io lui, e mio fratello.
Mia madre ci salutava in vestaglia la mattina e adesso so cosa faceva quando chiudeva la porta.
Trasmormava il sorriso partecipe della nostra eccitazione per una nuova avventura nel parco immenso, in un sorriso ebete a se stessa.
Me la vedo che gira la chiave e si appoggia alla porta con il ridere amorevole e innamorato che diventa sollievo per se stessa. Me la vedo che saltella come una bambina.... si, si! siiii!!! sono sola!!!!

Avevo anche una macchinetta rivoluzionaria che era una specie di fornello con delle formine. Ci mettevi dentro una pasta colorata e una spilla da balia e, cotte, diventavano dei gioielli preziosi. Non riuscivo mai a capire perchè mia madre non indossasse tutte quelle lucertole che facevo, mischiando anche i colori per renderle più alternative, quando si metteva bella per uscire la sera.

Adesso lo so. Una mattina Marta mi ha messo una decina di mollette da stendere nei capelli e tutta orgogliosa mi ha salutato, sicura che avrei fatto un figurone in ufficio. Io in macchina chiaramente me le sono tolte subito, ma nel tragitto di ritorno le ho rimesse su e quando sono arrivata a casa lei mi ha guardato e mi ha fatto un cenno sicuro di approvazione.

Altre cose che avevo, a parte il manuale delle giovani marmotte, non mi vengono in mente.

Invece mia figlia, oltre alla bicicletta, succede che ha anche il portatile. Succede che sappia anche usare messanger e diosolosa come abbia imparato a usarlo.

Eccolo qui il nostro dialogo, io in cucina, lei nella stanza accanto.

marta: ciaomamisicapiscequellochetistoscrivendo?
vale: ciao bambina bella della mamma. ti amo grande grande
vale: no, non capisco niente. ma cosa ti insegnano a scuola????
marta: ti ho scritto ciao mami!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
marta: mami
valei: mami o m'ami?
marta: tutti e 2
vale: amore mio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
vale: non so come dirtelo, ma sarebbe l'ora di apparecchiare la tavola
marta: mamma
vale: dimmi
marta: uffa va BENE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!:((=))
vale: ecco. brava. alza il sederino, che ho fame!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
marta: HO ANCH-IO FAME!!!!!!!!!!!!!! POI IO SONO QUESTO O:-) E ANCHE QUESTO >:)>:)
vale: no, tu sei questo >:) e basta
marta: CI VEDIAMO A TAVOLA

Ecco, no, perchè, la mia prima chat con mia figlia da qualche parte la dovevo memorizzare, no?

Tuesday, March 07, 2006

Eccola lì, alla soglia dei 39 anni, colta con le mani nel vasetto della marmellata.

Insomma, io sono una povera diavola, manco c'ho il contatore degli accessi e non ho la più
pallida idea di quanti passino di qui, a parte quelli che commentano ai quali son talmente
affezionata che se potessi li inviterei alla mia festa di compleanno.

E non lo voglio neanche il contatore d'accessi. Nonnonnò.
Primo perchè non lo voglio proprio sapere quanti mi leggono. Secondo perchè mi piace
stupirmi ogni volta.

Mio padre ha un pc. Ogni volta che deve spedire una mail mi chiama. Mi ha chiamato credo tre
volte.
Ma adesso ha imparato a navigare su internet. Se ne va in giro per il mondo a cercare
francobolli. Mio padre è un grande.

L'altro giorno ha fatto cadere lì in conversazione, la domanda "com'è più l'indirizzo del
tuo blog?", quasi con imbarazzo, con la grazia di chi ha paura di invadere la privacy. Quel
tatto che è solo di mio papà. Di fianco c'era mia madre, che di pc non sa proprio niente, e
d'un tratto c'era una sottile tensione nell'aria.

Li ho guardati entrambi e ho capito che ero spacciata.
Con la complicità di chi sta insieme da 43 anni, senza neanche saperlo si eran assegnati le
parti, mio padre era quello che faceva la domanda, mia madre quella che ascoltava la
risposta e memorizzava l'indirizzo.
Lui sapeva che a lui non avrei potuto sottrarmi dal rispondere, lei sapeva che non importava non sapere niente di pc, che la cosa importante, quella essenziale, era ricordarsi bene quell'indirizzo strano.

Non ho ancora avuto riscontri. Non ho idea se alla fine ci siano riusciti ad arrivare qui. E
se devo dirla proprio tutta, l'idea che provino insieme curvi sul pc a smanettare per
leggere queste pagine mi riempie di commozione.

Quando ho detto l'indirizzo a mio padre ho aspettato che affiorasse in me un senso di fastidio, di quel fastidio dal sapore adolescenziale. Niente. Non è arrivato niente di niente.
Devo essere cresciuta.

Comunque, tutto questo non c'entra molto. Perchè con le mani nel vasetto della marmellata
non mi ha colta lui.

Ma lo zio Giorgio.
Avevo o non avevo scritto che lui segue la mia vita quasi di soppiatto?
Pure qui è riuscito ad arrivare.

La mail non la copio tutta, perchè questo, no zio, questo non è un diario, e alcune cose
stan comode dentro di me e le voglio solo lì.

Però questo pezzetto qui, si, lo copio.

....mi ha veramente colpito questa storia del blog. A parte il fatto che non ne conoscevo
l'uso fra persone ... normali (ho solo fatto qualche capatina sul blog di Beppe Grillo), mi
ha davvero incuriosito. Quando capiterà l'occasione mi spiegherai cosa c'è sotto. E' una
specie di diario, ma i diari sono sempre stati tenuti in rigoroso segreto; è un'occasione
per discutere con persone sconosciute di qualsiasi argomento, ma uno come fà a leggerti se
non ha il tuo indirizzo telematico (non credo che esista un elenco come per il telefono); è
un modo particolare per sfogarsi nei momenti di tristezza o di gioia, ma anche per questa
funzione mi sembra che ci siano altre soluzioni. Insomma mi devi qualche spiegazione!


Ehmmm, io son anche blogger per caso, quindi di spiegazioni non so se sarò brava a darle.

E comunque non credo ci sia occasione migliore che spiegare col mio blog, credo.

Questo, se non si fosse capito, è un'appello alla blogosfera :-)

Sunday, March 05, 2006

Mio zio Giorgio quando era piccolo credeva che si crescesse la notte del compleanno.

Mio zio Giorgio in pratica è l'unico mio zio anche se in teoria ce ne ho altri due. E' il mio unico zio perchè lui E' veramente uno zio, come uno zio dovrebbe essere.
Lo vedo poco ma fa domande da zio vero, quello che sa di te anche se non racconti perchè si
informa per altre fonti e che segue la tua vita quasi di soppiatto e che quando ci incontriamo sulla spiaggia al mare gioca coi bimbi e ignora tutto il resto perchè son momenti preziosi e lui non si risparmia. E poi quando ti bacia, stringe l'avambraccio sempre con amore e sollecitudine.
E poi fa ridere con le sue barzellette e con le battute un po' goliardiche al limite della decenza, che quando ero piccola mi imbarazzavano, ma quando poi ho imparato a rispondere a tono facendo arrossire lui è diventato molto divertente.

Comunque, caro zio Giorgio, no. Non si cresce la notte del compleanno.
I bambini crescono per caso, nei momenti che meno te l'aspetti.

L'altro giorno Marta è entrata in salotto affacendata in non so che cosa e quando ne è uscita pochi minuti dopo giuro sulla testa dei miei tre figli che era almeno 5 centimetri più alta.
I pantaloni le erano corti e i miei occhi che cercavano di incrociare i suoi, han sbagliato la mira e lì dove fino a un momento prima c'erano, hanno incontrato il naso.

Mi è venuto un capogiro.

Ho controllato la sera, dandole il bacino della buona notte. Ho alzato le coperte per vedere fino a dove il suo corpo arrivava e di nuovo mi son stupita che continuasse oltre il punto in cui il mio sguardo si sarebbe fermato. I suoi piedi arrivano quasi fino in fondo, quasi come i miei se mi sdraiassi nel suo letto. A ben pensarci, c'è poco da stupirsi, visto che adesso, a due settimane dal suo nono compleanno, mi arriva al naso.

Eppure, ogni volta che la guardo mi succede come quando la pentola dell'acqua della pasta è
sul fuoco e io devo scegliere dal cassetto il coperchio. Così, a occhio, prendo sempre quello sbagliato e me ne accorgo solo quando lo sovrappongo alla pentola che è troppo piccolo.

Dietro l'angolo sta il giorno che lei canticchierà sotto la doccia radendosi le ascelle con la musica ad alto volume e io cercando il coperchio giusto mi ritroverò in mano una paperella gialla e sorriderò di me e mi commuoverò di lei.

Stasera Marta guardava Asterix e d'improvviso ha spento e mi ha detto "non ho voglia di
guardare la tv, possiamo parlare?"
Poi è scoppiata a piangere come un vitello e mi ha spiegato che a scuola tutte le bimbe si
bisbigliano segreti guardando nella sua direzione e nessuno gioca con lei.

Eccolo lì il mio passato affiorare come un tappo di sugero.
Di quando a scuola le bimbe erano tutte magre come scheletrini e coi capelli lunghi che sembravano fate e io ero goffa e con la zazzera da maschiaccio e loro sapevano sempre cose
che io non sapevo perchè spettegolavano e facevano parte dello stesso club.

Così è Marta, che a due settimane dalla gita di scuola ancora non si è preoccupata di prenotarsi le compagne di camera, perchè lei a cose così non ci pensa, a lei bastava eccitarsi per il disegno generale.
Il risultato è che è l'unica a esser rimasta fuori dai giochi e si guarda intorno con stupore e mi guarda come a dire "mamma, perchè non mi hai avvertito che dovevo muovermi in fretta?"

E' che, care bambine, adesso io son grande, a dieci giorni da 39 anni, e qualche trucchetto
l'ho imparato e posso sistemarvi tutte una ad una. E potete star certe che tutti questi semplici trucchetti li trasferirò a Marta nel giro di pochi giorni e la merda che lei vi darà da mangiare screpolerà quelle vostre piccole labbra ricoperte di lucidalabbra alla ciliegia che fan smorfie da grandi parlando in cellulari di ultima generazione.

Ecco. Tanto per farvi capire con chi avete a che fare. Qui c'è una mamma punta sul vivo.

Ehmmmm.... ok, non so bene ancora cosa farò. Ma giuro che qualcosa mi invento, che troverò
qualche strumento da dare in mano a Marta per farvi sentire goffe e coi capelli stopposi.

Perchè la mia bambina a volte può sembrarmi un coperchio troppo piccolo, ma è solo quando
sono io a lasciar aperto lo spiraglio della nostalgia.
Lei è grande e io mi fido e son certa che ce la farà a guardarvi negli occhi e dirvi "siete delle oche".

Così grande che domani farà la "prima riconciliazione".
Eh, eh. Mica noccioline.

Così, tanto per capire come tirava il vento, le ho chisto "che significato ha, fare la prima
confessione?"
Lei: "eh, devo dire i miei peccati"
(Eh, sono una cazzo di piccola borghese di provincia se accetto che frasi così escano dalla
bocca di mia figlia)

Io: "e che peccati avresti da confessare?"
Lei, cercandoli disperatamente: "ehmmm....."

Tutta 'sta faccenda del peccato mi perseguita da un po', da quando Marta ha cominciato il
catechismo, a dire il vero.Son vittima del catechismo di provincia e non voglio che lo sia anche lei.
Soprattutto, soprattutto, non voglio che la parola peccato sfiori la sua mente in niente che
lei faccia, perchè non c'è peccato in nessuno di noi, tantomeno in un bambino.

Abbiam parlato di cosa lei dovrebbe raccontare al prete domani.
Io la catechesi non la conosco, se non il senso di colpa che mi ha lasciato.
Quindi sono andata ad istinto.

Le ho detto che confessarsi non vuol dire fare una lista di peccati come se fosse andare al
supermercato e mettere nel carrello tutte le cose che non ti piacciono.
Le ho detto che è una chiacchierata, perchè Dio ama la nostra vita e vuole sapere come sta
andando. E che se non le viene di parlare del male, ma del bene, va bene lo stesso.
Le ho detto che è un momento speciale, in cui uno mette in standby tutti i rumori e si concede la pace di pensare liberamente.
Le ho detto (diomiperdoni) che è come scrivere un blog.

Mia figlia sta crescendo. Più lei cresce più a me sembra di arrampicarmi sugli specchi.

Thursday, March 02, 2006

Il PIN del bancomat 1
Il PIN del bancomat 2
La combinazione del lucchetto della bici di Marta.
La password di blogger.
La password dell'account di posta 1.
La password dell'account di posta 2.
La password dell'account di posta 3.
La password dell'account di posta 4.
La password per il pc 1.
La password per il pc 2.
La combinazione della cassaforte.
Il PIN del bancomat inglese.
La password d'accesso al sito
E l'accesso al database
E quella al backoffice dei siti.
E il codice del citofono dell'amichetta di Marta.
Il PIN del telefono 1
E il PIN del telefono 2
L'accesso al wireless dell'ufficio
E la password per bloccare i pdf.
Adesso non me ne vengono in mente altri, ma son sicura che ce ne sono.

Che fine stiamo facendo?
E, soprattutto, perchè diavolo non ho standardizzato i miei codici personali all'inizio della mia era tecnologica?

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