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Sunday, March 05, 2006

Mio zio Giorgio quando era piccolo credeva che si crescesse la notte del compleanno.

Mio zio Giorgio in pratica è l'unico mio zio anche se in teoria ce ne ho altri due. E' il mio unico zio perchè lui E' veramente uno zio, come uno zio dovrebbe essere.
Lo vedo poco ma fa domande da zio vero, quello che sa di te anche se non racconti perchè si
informa per altre fonti e che segue la tua vita quasi di soppiatto e che quando ci incontriamo sulla spiaggia al mare gioca coi bimbi e ignora tutto il resto perchè son momenti preziosi e lui non si risparmia. E poi quando ti bacia, stringe l'avambraccio sempre con amore e sollecitudine.
E poi fa ridere con le sue barzellette e con le battute un po' goliardiche al limite della decenza, che quando ero piccola mi imbarazzavano, ma quando poi ho imparato a rispondere a tono facendo arrossire lui è diventato molto divertente.

Comunque, caro zio Giorgio, no. Non si cresce la notte del compleanno.
I bambini crescono per caso, nei momenti che meno te l'aspetti.

L'altro giorno Marta è entrata in salotto affacendata in non so che cosa e quando ne è uscita pochi minuti dopo giuro sulla testa dei miei tre figli che era almeno 5 centimetri più alta.
I pantaloni le erano corti e i miei occhi che cercavano di incrociare i suoi, han sbagliato la mira e lì dove fino a un momento prima c'erano, hanno incontrato il naso.

Mi è venuto un capogiro.

Ho controllato la sera, dandole il bacino della buona notte. Ho alzato le coperte per vedere fino a dove il suo corpo arrivava e di nuovo mi son stupita che continuasse oltre il punto in cui il mio sguardo si sarebbe fermato. I suoi piedi arrivano quasi fino in fondo, quasi come i miei se mi sdraiassi nel suo letto. A ben pensarci, c'è poco da stupirsi, visto che adesso, a due settimane dal suo nono compleanno, mi arriva al naso.

Eppure, ogni volta che la guardo mi succede come quando la pentola dell'acqua della pasta è
sul fuoco e io devo scegliere dal cassetto il coperchio. Così, a occhio, prendo sempre quello sbagliato e me ne accorgo solo quando lo sovrappongo alla pentola che è troppo piccolo.

Dietro l'angolo sta il giorno che lei canticchierà sotto la doccia radendosi le ascelle con la musica ad alto volume e io cercando il coperchio giusto mi ritroverò in mano una paperella gialla e sorriderò di me e mi commuoverò di lei.

Stasera Marta guardava Asterix e d'improvviso ha spento e mi ha detto "non ho voglia di
guardare la tv, possiamo parlare?"
Poi è scoppiata a piangere come un vitello e mi ha spiegato che a scuola tutte le bimbe si
bisbigliano segreti guardando nella sua direzione e nessuno gioca con lei.

Eccolo lì il mio passato affiorare come un tappo di sugero.
Di quando a scuola le bimbe erano tutte magre come scheletrini e coi capelli lunghi che sembravano fate e io ero goffa e con la zazzera da maschiaccio e loro sapevano sempre cose
che io non sapevo perchè spettegolavano e facevano parte dello stesso club.

Così è Marta, che a due settimane dalla gita di scuola ancora non si è preoccupata di prenotarsi le compagne di camera, perchè lei a cose così non ci pensa, a lei bastava eccitarsi per il disegno generale.
Il risultato è che è l'unica a esser rimasta fuori dai giochi e si guarda intorno con stupore e mi guarda come a dire "mamma, perchè non mi hai avvertito che dovevo muovermi in fretta?"

E' che, care bambine, adesso io son grande, a dieci giorni da 39 anni, e qualche trucchetto
l'ho imparato e posso sistemarvi tutte una ad una. E potete star certe che tutti questi semplici trucchetti li trasferirò a Marta nel giro di pochi giorni e la merda che lei vi darà da mangiare screpolerà quelle vostre piccole labbra ricoperte di lucidalabbra alla ciliegia che fan smorfie da grandi parlando in cellulari di ultima generazione.

Ecco. Tanto per farvi capire con chi avete a che fare. Qui c'è una mamma punta sul vivo.

Ehmmmm.... ok, non so bene ancora cosa farò. Ma giuro che qualcosa mi invento, che troverò
qualche strumento da dare in mano a Marta per farvi sentire goffe e coi capelli stopposi.

Perchè la mia bambina a volte può sembrarmi un coperchio troppo piccolo, ma è solo quando
sono io a lasciar aperto lo spiraglio della nostalgia.
Lei è grande e io mi fido e son certa che ce la farà a guardarvi negli occhi e dirvi "siete delle oche".

Così grande che domani farà la "prima riconciliazione".
Eh, eh. Mica noccioline.

Così, tanto per capire come tirava il vento, le ho chisto "che significato ha, fare la prima
confessione?"
Lei: "eh, devo dire i miei peccati"
(Eh, sono una cazzo di piccola borghese di provincia se accetto che frasi così escano dalla
bocca di mia figlia)

Io: "e che peccati avresti da confessare?"
Lei, cercandoli disperatamente: "ehmmm....."

Tutta 'sta faccenda del peccato mi perseguita da un po', da quando Marta ha cominciato il
catechismo, a dire il vero.Son vittima del catechismo di provincia e non voglio che lo sia anche lei.
Soprattutto, soprattutto, non voglio che la parola peccato sfiori la sua mente in niente che
lei faccia, perchè non c'è peccato in nessuno di noi, tantomeno in un bambino.

Abbiam parlato di cosa lei dovrebbe raccontare al prete domani.
Io la catechesi non la conosco, se non il senso di colpa che mi ha lasciato.
Quindi sono andata ad istinto.

Le ho detto che confessarsi non vuol dire fare una lista di peccati come se fosse andare al
supermercato e mettere nel carrello tutte le cose che non ti piacciono.
Le ho detto che è una chiacchierata, perchè Dio ama la nostra vita e vuole sapere come sta
andando. E che se non le viene di parlare del male, ma del bene, va bene lo stesso.
Le ho detto che è un momento speciale, in cui uno mette in standby tutti i rumori e si concede la pace di pensare liberamente.
Le ho detto (diomiperdoni) che è come scrivere un blog.

Mia figlia sta crescendo. Più lei cresce più a me sembra di arrampicarmi sugli specchi.

Comments:
leggere l'intero blog, pretty good
 

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