<$BlogRSDURL$>

Saturday, April 29, 2006

Mi chiama smiley, nonno Bill.
Non ricordo neanche bene l’ultima volta che l’ho visto. E’ quando è venuto a trovarci chissà quando fa. Un anno? Quasi due? Non viaggia molto, nonno Bill. E abita lontano perché una famiglia come noi, che siamo 5, possa andarlo a trovare senza fare i conti con i soldi. E con la vita che scorre tra le dita e che tutto sembra sempre più urgente , più imminente, più importante.

E poi nonno Bill è noioso come un vecchio. Parla solo della sua noiosa routine, che la domenica fa il bucato, e il lunedì esce a comprarsi il giornale e martedì va a mangiare il fish&chips sulla costa e il mercoledì mangia salmon with fresh dill and vegs, rigorosamente Marks&Spencers e il giovedì….
Nonno Bill ha un’unica grande colpa. Ha fatto troppo soffrire i suoi figli e loro adesso fanno fatica a lasciarsi andare e a volergli bene. Ma gliene vogliono. Lo capisco da come Philip cammina per la casa, come un leone in gabbia, rabbioso, fragile, nervoso, impotente.
Nonno Bill è in ospedale e non ne uscirà più, io credo.

Ho pensato male di lui, son stata annoiata da lui, ha trattato con sufficienza i miei figli, lui.
Ma ha anche pianto con me lui, raccontandomi della sua vita e dei suoi errori. Si è commosso con me lui, dell’amore di suo figlio che tre anni fa l’ha portato in Italia curarsi, mi ha raccontato le sue realtà riviste e corrette per ridarsi un posto plausibile in questa vita e io le ho ascoltate e ho fatto finta di crederle per farlo sentire bene e l’ho abbracciato e lui forse sapeva che io sapevo che era tutta una mezza bugia la sua o forse no ma poco importa, perché quando sei vecchio alla fine vale solo una sola verità. Quella che senti quando sei vecchio e vuoi essere migliore prima di morire. Vuoi davvero essere migliore.

Per questo io lo piango ora, anche se è ancora vivo. Piango già le lacrime che piangerò.
Perché a me lo ha detto che avrebbe voluto essere migliore (a me perchè non ha il coraggio di dirlo a Philip). Perché si accontenta delle rare telefonate dei figli, delle nuore e dei nipoti come se sapesse che quella è la punizione, la conseguenza indiscutibile, meritata e inevitabile.

Così vuole espiare quella sua colpa, senza dare fastidio e senza chiedere mai niente. Vuole le foto dei nipotini da mostrare alle signorine del suo vecchio ufficio, ma spesso tardano ad arrivare e non una parola. Manda i pochi soldi che ha ai compleanni ma non si aspetta di essere ringraziato.
E ora, ora mente della sua malattia perché non ci vuole su un aereo.
Come se volesse morire senza dare fastidio.

E quasi mi convincerebbe, se non fosse per quelle sue lacrime di tre anni fa: con tutto quello che ho fatto non mi sarei mai aspettato che vi prendeste cura di me....

Ci sono delle cose in sospeso, nonno Bill. Lo so che alcune non le vuoi lasciare qui. L’ho capito perfino io che mi ostino sempre a far sputare rospi fino ad essere invadente.
Ma ti prego aspetta quelle foto. Aspetta che te le stiamo portando.

Comments:

Post a Comment

This page is powered by Blogger. Isn't yours?