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Thursday, May 18, 2006

E facciamolo, dai, un bel postone pesante.
Che ‘sto testo qui se ne sta sul mio desktop da un sacco di tempo, che stasera sembra estate e l’alternativa sarebbe fare un post-calendario per descrivere il tour de force delle ultime due settimane di scuola nelle quali noi genitori dobbiamo prevedere l’ubiquità, per presenziare a pizzate serali e spettacoli di fine anno allo stesso tempo, messe e benedizioni del parroco, prove di saggi, saggi, fare torte, vendere torte, esserci all’inaugurazione dei giochi sportivi (lunedì dalle 9 alle 10, del mattino, eh), eccetera eccetera.
Perfino io che son proprietaria di una parte della società ho imbarazzo a giustificarmi coi miei soci; non posso neanche cominciare ad immaginare come si senta una mamma che è dipendente. Perché va bene una mattina, ma poi anche il pomeriggio del giorno dopo, e di quello ancora e ancora?

Quindi facciamo ‘sto bel postone, che poi ce ne andiamo tutti in vacanza.
E diciamocelo chiaro. Chi di noi non vorrebbe ancora una volta, una volta sola, provare per un uomo quel brivido lungo che fa tremar le ginocchia, quel tonfo dentro di tutte le viscere?

Qualche settimana fa me ne stavo in pizzeria e l’occhio mi è caduto su una coppia anzianotta, sui 70 anni. Lui un bel uomo si guardava un po’ in giro, giocherellava con la forchetta e se ne stava zitto.Lei, anche lei una bella donna, aveva la testa reclinata in giù e il mento quasi a toccarle il petto, e sembrava che dormisse.

Un frammento di noia soffocante.

Mentre pensavo così, la mia amica inglese ospite con la sua famiglia per il weekend ha lanciato un’occhiata spazientita verso il marito seduto due sedie più in là e mi ha confidato sussurrando che lui l’annoia a morte e che appen a i bimbi saranno un po’ più grandi, lo lascerà perché questa non è vita.
…azzz!

E’ che a noi che ronziamo intorno agli anta e che abbiamo dei bambini, conosciamo i nostri uomini che potremmo prevederne perfino le carezze, abbiamo figli grandi abbastanza per non assorbirci più tutte le energie come prima e, soprattutto, sentiamo di meritarci qualcosa di speciale.

Ho fatto un pensiero nuovo di recente. Le coppie litighiamo sempre per le stesse cose. E son cose importanti, non roba tipo hai lasciato i calzini sporchi ai piedi del letto di nuovo. E’ che anche se lo sappiamo tutti bene che le persone non si cambiano, nelle divergenze d’opinioni, quando così strenuamente crediamo in qualcosa, vogliamo davvero che anche l’altro ci creda. E da qui a voler cambiare qualcuno il confine è molto tremolante.
Spesso questo confine è così sfumato che le coppie si perdono ognuno per la sua strada senza quasi neanche accorgersene. Subentra una specie di stanchezza, come la sera prima di un esame all’università, quando è più comodo abbandonarsi al destino, al sarà quel che sarà invece che continuare a studiare fino a tarda notte. E poi a quel tipo di stanchezza, a volte si innesta, soprattutto se sentiamo di meritarci qualcosa di speciale, perfino del risentimento che unito a quella voglia del brivido lungo di cui sopra, fa il botto.

Di recente, questo e questo mi hanno fatto riflettere.

Che la monogamia non faccia per noi è concetto che condivido quando espresso bene, ma che sento ripetere così spesso che ormai mi sembra sia quasi diventato come uno slogan della mia generazione come in tempi passati “l’utero è mio” o “verginità al matrimonio”. Ok, abbiamo fatto tutti una scoperta, o meglio, abbiamo preso coscienza di questa consapevolezza e ora siamo così moderni da poterla dichiarare senza urlare allo scandalo. Vabbè, e allora?

Però io sono una persona normale e nella mia banalità il poliamore lo intendo così.
La premessa da per scontato che uno si accoppi, nel senso etico/contrattuale del termine, perché la persona sia piaciuta, amata e scelta. Ti accoppi con il brivido di cui sopra e l’entusiasmo verso l’altro e verso la vita ancora tutta da vivere e, secondo me, anche con delle aspettative, nel senso più puro del termine, nel senso di progetti, nel senso di fiducia nell’altro che ami così tanto che pensi sarà capace di essere più bravo di te. Più bravo specie nelle cose in cui sai di non essere bravo.
E poi mentre il brivido si trasforma in uno scialle di lana, può capitare che tu non ti senti vecchio abbastanza per indossarlo e che l’altro poi così tanto più bravo di te non sembri essere. Insomma, una sfiga nera.
E c’è da incazzarsi, perché ti ritrovi in mano una cosa che non è quella che volevi, come quando lasci tracce in giro prima di Natale per far capire cosa desideri, chennessò una borsa, e nel parlare di quella dell’amica la descrivi bene e lasci cadere in conversazione che ti piace e neanche uno stupido potrebbe non capire cosa ti deve comprare e poi quando spacchetti te ne trovi una simile ma non è lei.
Ecco, io credo che quando ti accoppi coi presupposti di cui sopra lo sai bene cosa vuoi e che le cose che ti ritrovi dopo in mano c’erano già al momento della scelta e che se non le hai viste o hai sperato di cambiarle vuol dire che non sono così importanti. Magari nel corso della vita lo diventano, importanti, perché più viviamo più ci affatichiamo, più diventiamo intolleranti, più egoisti (ed è per questo che spesso i vecchi sono pesanti) e meno aperti.
Ma quelle cose lì all’inizio non erano così importanti.

Poliamore è anche innamorarsi della stessa persona. Cancellare con una passata di spugnetta il disappunto per le aspettative mancate, riconoscere che quelle aspettative eran costruzioni su qualcuno che era già così prima e che l’abbiamo scelto ciononostante.
Smetterla di litigare per divergenze incolmabili.
Si, smetterla, di punto in bianco, da un giorno all’altro, come quelle persone che smettono di fumare e quando chiedi loro come abbiano fatto ti rispondono che è cliccato loro qualcosa dentro. Dimenticarsele. Se sono incolmabili non le colmi. Elementare.
Smetterla e concentrarsi sul resto, su quel resto che è tanto, che un tempo era tutto, il tutto che si è scelto, e che ci andava benone.
Quando si smette di accusare l’altro di non essere quello che vogliamo (non pensiamo, vogliamo) che sia, si ricomincia ad ascoltarlo.
Riconoscere che non può essere più bravo di noi dove pensavamo potesse non è una delusione, è amore.
Secondo me.

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