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Wednesday, May 10, 2006

E' una bella definizione, quella della mamma piovra.

Pensavo oggi ai miei tempi di appena-mamma in Inghilterra. Ho perso il lavoro a Londra perchè ero incinta. Lì c'era una legge (non so se ora sia cambiata) che il datore di lavoro ti può licenziare senza giusta causa se non hai lavorato per lui per almeno due anni e ti pare che io sia il tipo da stare lì a calcolare? E se lo fai bene, senza lasciare tracce, riesci anche a licenziare una donna incinta e non c'è avvocato che tenga.

Così senza lavoro mi son ritrovata a fare la mamma di una neonata a tempo pieno.
Vabbè, non so bene come dirlo ma intanto io mi ci sono riconciliata con questo senso di disagio già molto tempo fa: io mi annoiavo. Si, mi annoiavo.
Mia figlia era la cosa più noiosa del mondo.
Per cominciare si svegliava troppo presto per me. Veramente troppo presto e rompeva coi suoi mugugnii, anche se la mettevi di fianco a te nel lettone. Poi alla fine, quando incazzata mi decidevo ad alzarmi e a cominciare la giornata, me ne andavo in bagno a fare la doccia lasciandola sul letto tra due cuscini e quando tornavo lei .... si era addormentata, cazzo.
Troppo tardi per rinfilarmi nelle coperte anch'io.
Ormai sveglia come un grillo, mi toccava scendere le scale e cominciare con le incombenze di casa, tipo mettere a posto il giornale lasciato sul tappeto di fianco al divano la sera prima, che se lavori è totalmente superfluo e si può aspettare di buttare tutta una pila il sabato dopo pranzo, ma se non lavori diventa una questione di principio.
Dipende sempre tutto dalle prospettive, e io ho chiara ancora ora l'immagine di me e Philip che litigavamo perchè io trovavo un affronto quella sua pigrizia e quel mio piegare la schiena ogni mattina a raccoglierlo. Scema io.

Nel disperato tentativo di riempire le giornate io e Marta, o meglio io che spingevo una carrozzina con dentro Marta, quindi in realtà, io sola, approfittavamo delle infinite opportunità che la fantasia inglese offriva alle giovani donne nella mia condizione: mother and child groups.
A un mese (di Marta) andavamo già alle riunioni di altre mamme con la health visitor, una specie di infermiera specializzata che parlava di cosa avremmo dovuto fare per essere perfette coi nostri bimbi. A tre mesi (sempre di Marta) frequentavamo club nei basements dove le mamme cantavano canzoncine e filastrocche tenendo in braccio i loro bimbi e facendo batter loro le manine e poi alla fine si facevano un caffè in tazze sbeccate guardando vestiti di seconda mano in vendita su rastrelli messi in file all'entrata.

Ricordo una di queste riunioni, dove c'era la massaggiatrice che insegnava a fare i massaggi ai poco-più-che-neonati. Eravamo tutte lì con il nostro olio, chi con quello esclusivamente di mandorla comprato in erboristeria, chi con quello Johnsons (tra le quali io).
Questa massaggiatrice era quasi in uno stato di rapimento estatico e ci diceva di massaggiare così, e così, e così, "with beautiful hands". Continuava a ripetere beautiful hands, beautiful hands, beautiful hands.....
Io sono scoppiata a piangere. Le mie mani sono notoriamente brutte, io odio il senso di unto sulle mani e la mia bimba si contorceva tutta e per quanto mi riguardava, in proporzione alla piccola superficie del suo piccolo corpo, il massaggio era bello che finito dopo 5, ma siamo generosi, 6 minuti.
Ho preso su mia figlia, rivestendola alla bellemeglio, e sono scappata in un pub, con una mia amica anche lei sull'orlo delle lacrime e ci siamo fatte una pinta intera di birra alle 11 del mattino.

Sempre in Inghilterra, un giorno parlando con una mamma dico che Marta l'ho partorita con il cesareo (era podalica) e lei raggiante e quasi invidiosa, con entusiasmo mi dice "fantastic! so...you are honey-moon-fresh!!!" Vale a dire che la donna avrebbe due verginità a cui far fronte: la prima scopata e il primo parto. Dio che follia.

Potrei raccontare nel dettaglio il parto di almeno 20 mamme che ho incontrato nella mia vita inglese e non, potrei raccontare dell'espressione di pena quasi fosse morta mia madre di quella donna a cui ho detto che non avrei più allattato Marta e le avrei dato il biberon. Non era pena per i miei capezzoli tagliati fino a sanguinare (che Marta rigurgitava latte rosso) o per il dolore che immaginava provassi (che non so se mi spiego ma provate a farvi fare un succhiotto appassionato su un taglio profondo), nonnò, era pena per Marta a cui veniva negato il latte MATERNO.

Ecco, io rifuggo le mamme piovra. E' il mio incubo la possibilità di diventare una di queste. Io cerco continuamente conferma nelle mie amiche, e dio ti prego fa che mi vogliano abbastanza bene da darmi un segnale se mai diventassi noiosa così.

Però. C'è un però. Rifuggo altrettanto le non-mamme piovre.
Quelle che non hanno figli e te lo sbattono in faccia come una bandiera a segnare una conquista di mostre che vanno a visitare, di libri che divorano, di posizioni politiche che sanno argomentare in profondità. Quelle che smettono di frequentarti perchè sono infastidite dal contatto coi tuoi bambini, e sembra che lo facciano perchè le creature ricordano loro un orologio biologico e loro si sentono inadeguate perchè non fa tic-tac.

Io ho un'amica che non vuole avere figli. Non ne vuole, punto. Lo dice e penso che ci metta del coraggio, perchè perdio quante pressioni ad essere femmina e non volere bambini!
Ma la sua schiettezza e semplicità nel non essere una non-mamma piovra è un insegnamento a me per non diventare una mamma piovra.
Così mi piace di una donna.

Abbiamo tutte quasi 40 anni, qui intorno a me. Io ho deciso di averne, altre donne no.
Io mi aspetto che chi si, ne viva la gioia e non annoi gli altri raccontando le prodezze dei figli nei minimi dettagli ad una cena tra adulti che parlano di cose adulte.
E che chi no, non ribadisca fino alla noia i vantaggi di non averne.
E mi aspetto che chi si, abbia ancora l'energia di appassionarsi ad un libro o per una mostra, o almeno (in mancanza di tempo per farlo di persona) ai racconti di chi l'ha letto o l'ha visitata.
E chi no, che sappia ascoltare un aneddoto, o uno sfogo, o un problema di mamma, e appassionarsi a quanto accade in quella vita.

La mia amica lo sa fare. Senza tanti fronzoli.
In generale, secondo me, si chiama partecipare alla vita dell'altro. Senza stereotipi.

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