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Friday, May 05, 2006

Le mille vite che avrei potuto vivere.
E una sola che chiama a gran voce.
La direzione presa, la direzione scelta con tale intensità e fiducia che anche a distanza di tutti questi anni, quando la vita ti porta a desiderare tutti gli altri se e l'essenza delle tue scelte si è diluita come il profumo di lavanda nell'armadio a fine stagione, lì ancora sta radicata quella direzione, ancora ne sei innamorata. Ancora si rigenera.

La campagna inglese sempre uguale a se stessa che tu sia quasi in Scozia o in Galles o vicino a Oxford. Eppure diversa, forse.
I campi di quel verde lì solo suo. Li percorri in macchina e pensi che la mente ha bisogno di spazi, in quegli spazi, senza case ad interrompere il pensiero, si dilata e finalmente si rilassa.
Se fossimo rimasti .... i nostri figli sentirebbero quei panorami casa.
Quell'idea là, che avevo avuto, di aprire un negozietto di gastronomia italiana, suonava stupida allora. Lo era, perchè non mi ci vedo proprio a cucinare per lavoro, ma forse sarebbe stato bello, sarei stata quasi-ricca a considerare i prezzi là.
E Giacomo e Davide con le loro uniformi di scuola e le cravatte con l'elastico dietro.
Farebbero le sottrazioni partendo dal numero più piccolo verso quello più grande, come fanno i bimbi inglesi, e io mi sentirei veramente magra invece di sentirmi veramente grassa.
Perchè in Inghilterra tutto è il contrario di tutto, anzi no. Tutto è il contrario di niente perchè quando cammini per strada tutto è tutto. All'università c'è un ragazzo con uno di quei registratori a cassetta coi tasti tipo un piccolo pianoforte che ascolta la musica vicino ad un amico con l'i-pod e va bene uguale. Tutti e due sulla panchina. E di fronte al museo una ragazza bianca esce, sorride e bacia sulle guance il suo amico africano e si incamminano verso chissà dove, un cinema? un bar? a braccetto, piegandosi in avanti ridendo ad una battuta cameratesca.
Per strada ci sono donne con i collant di pizzo nero, come andavano di moda negli anni 80, e donne con le gonne di cotone a balze e le infradito e tu, provinciale schiava del cambio degli armadi, ti chiedi che stagione sia.

Io mi sento a casa lì. Mi fa bene. Mi ridimensiona alla semplicità.
I mille se li stempero con la maturità.
E ai miei figli (so che mi costerà) dirò di andare. Via. Lontano. A vedere.
Se vorranno, potranno tornare come ho scelto io.
Ma dirò loro di andare a vedere e se torneranno, di tornare solo scegliendo con passione e fiducia.

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