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Tuesday, May 09, 2006

Quanto capiscono i bambini della vita?

Io non mi ricordo di aver mai ricevuto tante spiegazioni, nella mia vita di bambina. Le cose succedevano e basta, perlopiù calate dall'alto dalla quasi sovrannaturale presenza dei genitori. E forse questo me le faceva vivere con più superficialità. Le poche spiegazioni contestualizzavano poco, rilegavano una gran fetta di vita al mondo dei grandi.

Invece, noi genitori "moderni" ci dicono che si deve parlare, e noi lo faremmo comunque, credo, perchè ci piace farlo, perchè ci sembra un segno di rispetto ai bambini, una rivincita buona a certi bisbigli, alle porte della cucina chiuse mentre mamma e papà cenavano il sabato sera con gli amici.

Così ci viene detto in ospedale che della malattia terminale di nonno Bill bisognerà parlarne ai bambini, perchè se non lo si fa loro poi potrebbero colpevolizzarsi.

Ora, come possano i miei bimbi sentirsi colpevoli della morte del loro nonno di 80 anni che vive all'estero e vedono se va bene una volta all'anno, è cosa che la mia mente, forse semplicistica, non riesce a cogliere come una reale possibilità. Colpevoli è una parola grossa e i bambini non sono sciocchi.
Però sul fatto di prepararli, su questo si, son d'accordo, perchè invece ci credo a quella faccenda dei genitori moderni che spiegano, moderando s'intende.

E allora ieri sera a cena Philip ha introdotto l'argomento. Io ero al telefono perchè c'è una specie di magia in questa casa che come appoggiamo tutti il sedere sulla sedia di fronte al piatto caldo driiinnn, che mi sa che echelon è anche qui.

Quando ho messo giù il telefono sono arrivata giusto per la frase "This means he is going to die sooner rather than later" o qualcosa di simile, che perfino il mio cuore è scivolato giù tonfando nel bacino.

Troppo crudo? me lo sono chiesto all'istante ma poi.... che modo c'è d'altro per parlare della morte?

Marta
Solo un secondo perchè le parole entrassero dentro ed è scoppiata a piangere. Mi è venuta in braccio. Disperata che non si fermava. In una pausa gli occhi strizzati si sono aperti e han fissato i miei che sembrava uno scanner in cerca di una risposta che negasse le parole.
Ho dovuto dire che non gliela potevo dare. Ho boccheggiato come un pesce. Perchè io di solito so inventare cose sceme da dire per sdrammatizzare le questioni dei miei bambini, ma lì proprio non veniva fuori niente.

Giacomo
Ha sentito le parole e lì per lì non ha reagito affatto. Poi gli si è piegato il labbro sotto in una smorfietta. Mi ha fatto venire in mente quando gli chiedo se la maestra lo ha sgridato (lui ha una maestra un po' severa) e lui mi risponde di si e io gli chiedo "hai pianto?" e lui mi risponde "no, ho resistito". Philip gli ha detto "it's ok, Giacomo, you can cry if it comes out" ed è uscito. Piangeva senza aver ben capito perchè ci fosse da piangere. Ma ha capito che c'era qualcosa per cui piangere.

Davide
Non ha pianto affatto. Non una lacrima. Non ha capito, mi sono detta. Meglio, mi sono detta. Strano, mi sono detta. E' inutile, se hai dei gemelli identici non finisci mai di stupirti di come possano essere diversi. Al contrario dei suoi fratelli, la sua reazione è stata quella di alzarsi e di baciarli e abbracciarli e consolarli, senza sapere bene perchè, lo vedevi dallo sguardo disorientato che aveva.

In fondo, quella di Davide mi è sembrata la reazione più cruda e distaccata, ma al tempo stesso quella più adatta ad un bambino che non deve per forza capire tutto della vita.

Questa non vuole essere una telecronaca. Ma suona tale perchè a parlare di morte ai miei bimbi mi son vissuta come se mi vedessi dall'alto, esattamente come alcuni dicono succeda mentre muori.

Davide, dopo, quando tutti si erano calmati ed erano tornati alla normalità del mettere a posto la cucina, del pigiama, dello spazzolino, delle esortazioni di mamma e papà a muoversi che era tardi, Davide quando mi ha dato il bacino della buonanotte mi ha messo i braccini intorno al collo, mi ha tirato contro di sè e mi ha bisbigliato "io non voglio che daddy resti senza genitori".

Forse capiscono molto i bambini della vita.

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