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Thursday, August 24, 2006

Mi mancano.
A quella luna che avevo di fronte solo pochi giorni fa provo a spiegarglielo cosa vuol dire essere in vacanza coi tuoi bimbi.
Ti rinnamori.
L'amore appannato dai mesi di corse in macchina dall'ufficio al campo da rugby e poi la coda fino alla scuola di danza e la sveglia che suona a interrompere la tua intimità segreta (l'unica che ti puoi concedere e che sfiga che dormi e neanche te ne accorgi che finalemnte sei sola), e le cartelle sbattute per terra, e i "se ti trattassi come tu tratti il criceto non avresti mangiato per due giorni", e i giochi rotti subito dalla poca cura e le cene dimenticate nel feezer, troppo tardi stasera si mangia pasta in bianco, sicura che non sparli anche tu alle spalle delle tue amichette?, non temperare la matita sul tavolo della sala cazzo, sono al telefono non lo vedi?.
Quel vapore lì sullo specchio si asciuga tutto.
E non solo.
Per tre manciate di tempo (una manciata=una settimana) tu li vedi ogni istante.
Ci penso a volte a questa cosa. I miei bimbi passano la maggior parte del loro tempo a scuola o nelle loro attività pomeridiane. Per quella maggior parte del tempo hanno una vita loro, come è giusto che sia, e tu non ci sei. E non ha a che fare con il lavoro, potresti essere una casalinga e non li vedresti comunque. Ha a che fare con la vita che scorre e che li fa grandi fino al punto che poi non sai più niente a parte quello che loro scelgono di raccontarti.

In vacanza però sai tutto, almeno a questa età.
E li scopri.
Si mostrano e piano piano tu hai tempo di guardarli, e ti raccontano ed è come una pergamena che si srotola, un romanzo, a volte un video che hai registrato e che finalmente ti guardi in pace.

Allora quel rumore di sottofondo, quelle voci, i bisticci, le ridarelle, i ragionamenti ingenui ad alta voce, quel formicaio operoso, non è mai fastidio, ma musica.
Lo so che adesso sconfino nella melassa bucolica, ma se devo trovare un paragone, mi è spesso venuto in mente il campanellio dell'acqua di un ruscello.
No, ok, mi viene la nausea anche a me.
Diciamo allora come quando ascolti l'ipod mentre corri nei campi di ulivi. Non che io corra, diomenescampi, o che abbia un ipod, shame on me, ma da come mi è stato descritto credo che ci assomigli molto.

E la pelle. Mi manca anche quella. Il profumo va bè, va da sè.
Ma quella morbidezza, quella, a volte io mi chiedo come faccia chi non ha figli a sopravvivere senza sapere della morbidezza dei bimbi che quando ci soffochi il naso dentro tutto sembra così chiaro.

Si, lo so, per fortuna la vita farà in modo che quando la loro pelle sarà più ruvida io sarò abbastanza invecchiata da non averne più bisogno e questo mi fa serena.
Ma stasera mi mancano.
E' un'intera settimana che mi mancano.
Domani è venerdì.

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