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Monday, September 04, 2006

Ad averci un blog ti rendi conto che la vita in fondo si ripete a volte in modo così noioso da far paura.

Settembre, un anno dopo.

Marta abbandona la danza classica, passione da quando ha 4 anni, per colpa di un insegnante umorale che si offendeva delle assenze dovute al catechismo.

Poco male. Personalmente dalla danza classica, io che vivo in jeans, volevo solo una cosa: che insegnasse a Marta quel portamento leggero che sembra far scivolare le donne su un cuscinetto etereo e che io, coi miei jeans e colla mia andatura da scaricatore di porto, ho sempre invidiato.
Ora che siamo al bivio che oltre a quel portamento lì un'ora in più di danza le farebbe venire le gambe a x e i piedi da papera, son ben felice di assecondare la decisione.

Mamma voglio fare cavallo.

Io mi chiedo se sono l'unica mamma al mondo che praticamente ogni cosa che mi dicono i miei figli finisco per pensare per giorni, oppure capita a tutte.

Perchè questa richiesta qui sembra innocente ma scatena in me tutta una serie di ragionamenti.

Io non sono a mio agio con gli animali e equitazione non ha mai fatto parte del mio vissuto da bambina. Per me i bambini fanno nuoto, tennis, ginnastica artistica, danza, pallavolo... cose così insomma. Cose che o sviluppano il fisico armoniosamente o insegnano il gioco di squadra. Cose educative, insomma.
Ma equitazione? Che sport è? Così per prima cosa mi viene da pensare.

E poi ci rifletto e penso che in effetti, il contatto con la natura, le passeggiate che un giorno potrebbe fare con gli amici, addirittura le garette a insegnare successo e fallimento... sembra che ci siano tutti gli ingredienti.

Allora passo all'obiezione successiva. I soldi. Voglio dire, certo è uno sport costoso.
Ma non è che Marta lo dica per vizio, per il capriccio del momento. Ha letto libri di tecnica che ha trovato in giro, si è fatta delle ricerche su internet, è tutto l'inverno che cavalca e striglia i suoi fratelli (poveri loro) e oggi mentre cercavo di organizzare le loro cartelle per l'inizio della scuola, ho trovato un maxi pigna con una copertina di plastica azzurra come quelle che ricoprono i quaderni di scuola (quelle con la finestrella per il nome e le patelline trasparenti per tenere il segno, per intenderci) con scritto "cavalli" sopra e dentro una sfilza di ricerche che farebbero impallidire la maestra di scienze.
Dove fossi io quando lei si è trovata quella copertina azzurra e si è organizzata quel quaderno e si è fatta quelle ricerche lo sa solo iddio, ma dall'evidenza non si sfugge.

I soldi dicevo e sull'argomento cè poco da aggiungere. Se non il particolare che Marta mi dice mamma lo so che costa, fammi fare solo quello mamma, solo quello, una volta alla settimana.

Passiamo all'ultima considerazione. Le location. Tutte le scuole di equitazione sono in posti scomodissimi. Traffico a iosa per raggiungere stradine sterrate nel cuore della Brianza per poi star lì ad aspettare che passi l'ora, chè coi piedi d'inverno che si congelano e tutti quei cani che per forza trovi nei maneggi (giustamente, ma io ho paura dei cani) io voglio solo morire.

Ecco, questo mi viene in mente alla richiesta di Marta, mamma voglio fare cavallo.

Questa estate è caduta una stella e Marta l'ha puntata e poi si è assorta come si fa in quelle circostanze. E' arrivato suo fratello guastafeste e dire "io lo so cosa hai chiesto: voglio fare cavallo!!!" col tono na-na-nanana dei bimbi. Marta è scoppiata a piangere e lo ha insultato per aver sprecato il suo desiderio. Io son caduta dalle nuvole.

Davvero, nonostante i miei giusti (?) ragionamenti, mia figlia guarda una stella e desidera quello???

Quando ero piccola, credo proprio 10-12 anni, mio padre viaggiava spesso e spesso andava in Giappone. Una volta è tornato con una piccola sveglia al quarzo che ai tempi era cosa mai vista. Al viaggio successivo gli chiesi se poteva portarmi una radiosveglia perchè volevo svegliarmi con la musica, faceva fico. Naturalmente per musica io intendevo l'FM, naturalmente lui non lo sapeva, naturalmente lui mi portò una radiosveglia favolosa che captava solo l'AM.
Non gliel'ho mai detto della delusione e della frustazione cocente. Me ne stavo nel lettino ogni sera ad osservare quell'oggetto imperfetto divisa tra l'amore per mio padre che mi aveva scelto quel regalo e l'odio per avermelo scelto sbagliato. Per anni ho fatto finta di usarla. E non l'ho mai buttata via. L'ho giusto vista pochi giorni fa sulla mensola della loro casa al mare.

Forse non è un esempio che calza alla perfezione, ma mi sono chiesta se in queste sere qui in cui si stanno decidendo le attività di tutti per l'inverno, Marta se ne vada a letto e fatichi ad addormentarsi, sperando che il cervello di mamma funzioni bene e le lasci fare quello che l'appassiona piuttosto che funzionare male e farle fare quello che credo dovrebbe appassionarla, perchè interessa me.

Al momento siamo in stallo su un compromesso: fa pattinaggio, o pallavolo che sono vicini a casa con la promessa che una volta al mese andiamo a cavallo. E poi vediamo come va. Poi vediamo se la passione è vera.

Però io quella sicurezza di mamma lì che pavento con lei, qui mica la dò a bere a nessuno.

Continuo a chiedermi quale sia la giusta proporzione. Posto che il mio vissuto da bambina debba valere zero (a riuscirci, eh? perchè mica è facile), frustrazione, passione, soldi, scomodità che percentuale giusta dovrebbero avere per fare una torta buona?

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