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Wednesday, September 20, 2006

Non c'è niente di più intimo di una mamma che guarda i suoi bimbi nei letti dopo il bacino della buonanotte.

I gesti della buonanotte mi riconciliano come solo le abitudini possono fare. Gesti e rumori che vanno d'accordo. Lo scorrere metallico delle imposte sui cardini mentre i motorini a pile del delfino, del power ranger e del camion dei pompieri girano le setole veloci. L'acqua che scorre, gli sciacquoni tirati, l'orsetto che tutte le sere non si trova mai e ogni sera spunta fuori da qualche angolo improbabile e tu pensi con vergogna che un giro nel cestello della lavatrice lo stai rimandando da troppo tempo.
I giochi della buonanotte.

Giacomo è il più paffuto e io voglio sempre pastrugnarlo. Posso pastrugnarti? No, mamma, non stasera, domani. Oppure domenica. Tutte le sere mi dice così, anche la domenica. Davide invece mi da tre bacini e poi mi dice tutto in un fiato la sua filastrocca personale "ricordatisemprechequestibacinisonopiùlunghidell'infinito,ricordatelosempreanchequandosaraiinparadiso" e poi si raccomanda tanto che non me li cancelli dalla guancia e io devo stare attenta a dove Marta mi darà il suo, chè lui sbircia come solo i bambini sanno fare.

Marta invece è l'unica dei tre che ancora mi da il bacino lieve sulle labbra. Lo so che a tanti italiani fa schifo l'idea, ma in Inghilterra baciare sulle labbra i propri figli è normale e io ho imparato lì a baciare la mia primogenita. I maschi un po' di tempo fa hanno smesso, senza dire niente ma porgendo solo la guancia, ma Marta ancora lo fa e quando io ho la febbre sulle labbra lei mette una specie di broncio dispiaciuto.

Sempre in quest'ordine li bacio la buonanotte.
Poi dalla porta abbasso la luce fino a una fioca idea e li guardo.

C'è niente di più intimo di vedere la forma di un corpo quando si appresta a prendere sonno? Le loro posizioni segrete, le dita di una mano che avvolgono il lenzuolo e quelle dell'altra che lo sfregano, il fianco spalmato, il libro caduto sul naso.

Io li guardo e penso solo a come sono piccoli e signore ti prego fa che diventino grandi, che ce la facciano. Sì, che non muoiano.

In quell'intimità segreta, a volte la paura mi attanaglia. Ho visto Davide volare investito da una macchina ed è stato come sbirciare per un secondo da una serratura vietata e vedere l'orrido oltre. Da allora penso spesso ad una cosa sola: devo, devo riuscire a fare in modo che diventino grandi.

Allora l'intimità mia di mamma che li mette a letto è questo segreto grande, di questa paura grande. E dello sforzo di padronare la paura con la ragione, chè in fondo è paura più grande quella di diventare una mamma apprensiva, perdere il mio segreto e scaricarlo a loro.

A volte mi sembra che quando saranno grandi io vorrò loro meno bene, quando potranno star lontano dai pericoli, quando sapranno più di me, quando saranno (probabilmente) più responsabili di me, allora io potrò tirare un sospiro di sollievo.
Mi sembra che riuscirò a voler loro meno bene.

Ma mentre scrivo so quasi per certo che mia madre ora probabilmente se ne sta a letto, scalciando irrequieta le lenzuola, rigirandosi impotente e cercando di inventare modi perchè io possa essere serena.
A me mica lo dice.
Forse crede che sia un segreto solo suo.

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