<$BlogRSDURL$>

Monday, October 16, 2006

Di come una mamma cerchi di farsi una canna ad Amsterdam

Più mi avvicino ai 40 più con una certa ansia aspetto che mi clicchi dentro quella cosa là che in altre mamme vedo che clicca e in me no.
Quella graduale trasformazione per cui un giorno eri una raggazza e poi diventi una signora. Piccoli dettagli che si sommano, un gioiello un po' più serio dei cerchi d'oro indossato con nonscialance, quel po' di tacco elegante, i capelli sempre a posto o raccolti da un fermaglio, i jeans ingentiliti da una giacchetta sciancrata, il fularino al collo, i pensieri posati, accompagnati da gesti
aggraziati, come si conviene.
A me no.
L'altro giorno sono uscita per prendere i bambini a scuola e in effetti mi son chiesta anch'io se non fossi un po' ridicola, alla mia età: jeans, calzettone spesso, puma scamosciate blu impolverate, maglietta bianca girocollo, felpa azzurra con cappuccio, coda di cavallo alta con elastico di spugna. Mi è venuta in mente mia nonna Ada e i suoi vestiti allacciati davanti, i suoi collant spessi e le scarpe scollate comode e poi il panico: ci sarà qualcosa che potrò indossare quando sarò vecchia?
E' uguale coi pensieri. Perchè non clicca dentro quella cosa che mi farebbe fare solo pensieri appropriati?

C'è 'sto fatto che adesso so che lo zio Giorgio legge il mio blog e che il virus si è esteso a tutta la famiglia, mammà e papà inclusi, e ciò potrebbe provare ad inibire in qualche subdolo modo il testo di questo post.
E invece no.
Me ne frego.
Infatti ho partorito dei gemelli, parto naturale, quindi gnè gnè non mi spaventa più niente.
La confessione è necessaria premessa della storia, quindi: quando avevo 20 anni mi son fumata due o tre canne.
Con gli amici. Così per provare. Mai più fatto (per un motivo semplice semplice: piaciuto troppo, divertita troppo, inibita troppo da una educazione seria e responsabile).

Ma si capisce bene che quando il destino ti gioca 'sto scherzo che tu non hai geneticità in famiglia, nè fai cure di fertilità, nè prendi la pillola e lui ti dona su un piatto d'argento il secondo figlio in duplicato carta carbone, allora poi è difficile prendere tutto il resto molto sul serio e anzi, ogni occasione da lì in poi è buona scusa per giustificare le cazzate che vuoi fare con un "me lo merito, me tapina, me poverina, me eroina".

Dai miei 20 anni una cosa di Amsterdam mi ha sempre divertito molto. Che lì ci sono quei bar dove prendi il caffè, mangi la torta all'haschisch e/o ti fumi una canna. 'Sta cosa mi si è messa nel cervello e mi ha sempre fatto ridere molto. Mi son sempre detta che se mai fossi andata ad Amsterdam, l'avrei fatto.
E siccome quella cosa che dicevo prima non è mai cliccata, me ne sono partita coi miei jeans, la mia coda di cavallo e il mio pensiero immutato, anzi determinato dall'indipendenza adulta, come un'adolescente allegra.

Peccato che con la spavalderia mi sia portata dietro anche l'inesperienza.
Da quando atterro cerco indizi per capire come si fa e soprattutto dove si fa.
Niente di niente.
Miseramente devo ricorrere alla guida turistica dell'albergo, fatto decisamente poco cool, ma vabbè, posso sempre non dirlo a nessuno.
Coffee shop, devo cercare un coffee shop.
Attenzione che non sono sola. Sono accompagnata dal mio socio/capo, ingegnere tutto d'un pezzo e tutto di un cervello indubbiamente acuto ma certo vergine alle sostanze stupefacenti. Lui ha una figlia di 15 anni e per tutta la sera mi guarda come se pensasse che fossi lei, cioè con quell'aria di ti lascio fare così impari, mi sembri scema ma è la tua vita.
Spero solo non abbia pensato ma questa sarebbe la mia socia, che ha in mano il marketing e la comunicazione dell'azienda?

Dopo un piattone di carne argentina, prendo in mano la situazione e con aria esperta dico cerchiamo un coffee shop che volgio farmi 'sta canna. Ne vedo alcuni, stretti in vicoli nel centro ma non ho il coraggio. Dico quello non va bene, ma in realtà cosa vada bene che ne so? La gente intorno parla straniero, che lo so che fa ridere ma per me è una sorpresa non capire la lingua perchè quando vado in giro di solito è sempre in paesi che parlano l'inglese e allora è casa, e mi spavento.
Finchè all'orizzonte non si profila The Grasshooper. Come si vede dalla foto questo non sta in un vicoletto. La strada è grande e ci passa pure il tram, la veranda offre una buona via di fuga.
Deciso. Si entra.
Ecco, dunque vediamo. Come si fa?
Ci sediamo.
Nel tavolo a fianco una coppia improbabile. Lui biondo con la pelle chiara sembra che quando è nato lo abbiano tirato fuori prendendolo con una molletta dal naso. Ha il naso lungo e più vai verso la punta più la pelle si fa trasparente. Gli occhi azzurri sono due palle sporgenti e le dita femminee rollano una canna (quindi si, siamo nel posto giusto, fiuuù). Lei è mora e rotonda, coi capelli ondulati, lo sguardo sereno. Da amica equilibrata poco più tardi si passerà la canna con lui.

Abituata ad un estero che non lascia mai niente al caso per il turista di passaggio in cerca della true experience dò per scontato che sarà il bar a spiegarmi come fare.
Prendo in mano il menù infilato sul piedistallo.
Caffè, tè, infusioni, bibite.... possibile che non ci sia niente che indichi la via? Un segno che mi guidi, me tapina, me poverina, me eroina, verso la meritata perdizione?
Ahaah. Trovato. C'è una voce nel menu che dice Souvenirs.
Guardo il socio con fare scafato e dico ecco la lista, è chiaramente un codice, ora devo solo scegliere.
Bob hat
Bob Rolly Pocket
Ashtray Flat
Ashtray Baby
Ashtray Medium
Ashtray Big
uhmmm...forse meglio che vada per un baby, sarà leggero, cerchiamo di essere saggi
Keychain
questo sa di sadomaso, meglio di no
Grasshooper Mug
Grasshooper Pipe
Grasshooper Glass Pipe
questi devono essere quelle della casa... uhmmm. potrebbe essere una buona scelta
Rastapipe
No, decisamente no, questa deve essere veramente strong
Rolling paper
Filter tips
Lighter
No, questo ti accende, meglio di no
Cones
Eh, questo dev'essere quello che ho visto una volta nella curva ultras della Roma, quando mi ero invaghita di un tipo e l'ho seguito in due partite. Dev'essere quella specie di tromba enorme di legno che si avvolge nel foulard prima di fumare.

Alzo gli occhi eccitati, sempre mimando la spavalderia di donna vissuta, verso il mio socio/capo e mentre sto per dichiarare la mia scelta mi fermo. C'è qualcosa nei suoi occhi, qualcosa di veramente buffo, qualcosa che lo fa ridere nel profondo.
Lui timidamente e con garbo azzarda un... ma sei sicura che questi non siano gadget del bar in vendita?

Ecco. Voglio sprofondare.

Mi riprendo con un sai cosa ti dico? io vado a chiedere.
Mi alzo e raggiungo il bancone del bar.

Excuse me...
Yes? - ragazza giovane di colore, occhio vacuo.
Do you serve any alchool?
No.
Ah.
Then , could I have two coffees and... uhmmm...and...I mean....do you sell any smoke?
Smoke? Do you mean joints?
Ehmmm... YES!!!!

Ride. Perchè ride? Mi sa che ha capito che non sono scafata. Indica il ragazzino di circa 22 anni seduto al tavolino di fianco.
A questo punto io shifto dal mode scafato al mode non me ne frega niente se pensi che sono una ragazzotta apassitella, turista idiota, tanto non mi rivedrai mai più.

Il ragazzo mi porta davanti ad uno specchio con cornice dorata.
Sotto allo specchio sta un grosso bottone rosso, tipo quello per spalancare le porte d'emergenza, o quelli per fermare le scale mobili. Lui dice press. E io premo col dito indice, aspettandomi che dallo specchio cada 'sta sospirata canna.

Che cada dal cielo, che cada dallo specchio, ma che cada perdio.
E' peggio di un parto, 'sta faccenda. Mi avevano detto che le trovavi lì, di fianco alle casse quando andavi a pagare e invece son già stanca.

Non cade niente.

Infatti si accende per un breve attimo una luce. Premo di nuovo e capisco. Se tu schiacci si illumina la bacheca dietro allo specchio e una lista infinita di targhette di ottone divise per HASCH e MARY ti si dipana di fronte.
Guardo il ragazzino, lui guarda me e diotiringrazio non è fatto come un birillo e neppure mi umilia.

You decide, but pleeeease, something mild.
Oh...I've got something which is not in the list but... wait, maybe... here it is!
Se ne va in un cuniculo di una metro quadro, protetto da un vetro tipo sportello postale, con microfono e tutto il resto. Se ne tira fuori un sacchettino di plastica trasparente con chiusura ermetica tipo quelli che uso io per mettere nella cartella dei bimbi la mela di merenda. Nel sacchettino tre grosse canne, mica sottili come quelle che ho visto fumare dai miei amici, tre grossi perfetti coni dello spessore di un dito.

But.... there is three there, I just want one.
No, it's three. 15 euro.
azz... io parto domani, che me ne faccio di tre canne?
But I just want one. Can't I have one for 10 euro?
No, I'm sorry, three or nothing. This is the kit, I've got to put it through the computer. E guarda lo schermo lcd lì di fianco, come se fosse la cassa di una catena di ristoranti, quelle con il touchpad per intenderci.

Io penso che certo potrei comprarle. In fondo alcuni miei amici fumano e pensa che figata se portassi loro un souvenir da Amsterdam. Due belle grasse canne avanzate.
Poi l'immagine di me che me le dimentico nella borsa, che all'areoporto uno di quei grossi cani (io ho paura dei cani) mi si avventa contro e io portata in quelle stanzette fatte di pareti di formica a spiegare che ehmmm..no.. guardate che è un errore..io non fumo, si vabbè, due canne a vent'anni... due gemelli... quella cosa che non è cliccata... io tapina, io poverina, io eroina... cioè eroina no, MAI!

Ok, fine, two coffees will do. Thankyou anyway.

Comments:

Post a Comment

This page is powered by Blogger. Isn't yours?