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Tuesday, November 07, 2006

Fammi un favore grande e schiacciati quell'enorme punto nero che hai sulla punta del naso.

Ecco, si, insomma, non ho mai avuto il coraggio di dirtelo in vita, ma ora che sei morto te lo dico si, è orribile.
Ora, io non so se nell'aldilà i punti neri esistano. Così a spanne, per quello che ricordo del catechismo e per quello che vedo sul quaderno di Marta no, effettivamente non dovrebbero sopravvivere al passaggio, ma non si sa mai.

Mi è venuta in mente questa cosa perchè ho un'immagine stampata in testa, di te nel letto dell'ospedale, senza vita. Avevo visto mio nonno prima, ma ero piccola e non lo ricordo bene, avevo visto mia nonna e pensato che sembrasse di porcellana. Lo stesso di te, porcellana. Lo sai che il naso è l'unica cosa che non smette mai di crescere? Ecco, tu fragile porcellana avevi questa cosa buffa.
La punta carnosa del naso di cascava un po' di lato (punto nero incluso), fuori asse.
Che magari a dirlo così fa venire i brividi e quasi lo schifo. E invece a me ha fatto molta commozione. L'ultima immagine di te riassume tutti i compromessi dell'amore. L'amore per la vita, per il compagno, per i figli. Non importa se li sorprendi tutti in pose disdicevoli, perfino raccapriccianti, c'è qualcosa dentro che te li fa amare lo stesso.

Ma sto andando fuoripista. In realtà partivo da te per dire una cosa tutta diversa. Volevo descrivere un viso senza muscoli a sorreggerlo.

Pochi giorni fa ero a Londra per lavoro. La sera ho incontrato un'amica a cena. Il posto più comodo, Ealing, dove entrambe abitavamo.
Dopo 8 anni sono ritornata lì, dove è cominciata la mia vita da adulta, con un lavoro, un compagno, una casa e un mutuo. Lì è nata la mia bimba. Lì avevo 30 anni che non sono pochi affatto, ma erano pochi per me, ragazza protetta da genitori affettuosi, presenti e intelligenti.
Mi sono seduta ad aspettare nel pub sulla high street a guardare le insegne dei negozi oltre la strada e a chiedermi come facessero ad essere ancora lì, uguali, dopo tutto questo tempo, dopo il trasloco, il mio pancione infinito, i due gemelli, tutte le risate, tutte le pappe, tutti i sacchi di vestiti troppo piccoli dati via, tutti i pianti, mio padre che è stato male (due volte), i soprusi al lavoro, la mia nuova società.
E loro lì senza un graffio.
L'insegna dell'agenzia immobiliare che ci ha fatto quel gazump coi fiocchi ancora lì.
Quante case vendute in 8 anni? Eppure tutto uguale.

Tutto uguale tranne me.

Valentina attraversava il parco spingendo un passeggino, poi tenendo al guinzaglio una bimba (che sembrava una grande idea quella del guinzaglio.... le cose totalmente inutili che si comprano per il primo figlio, sull'onda dell'entusiasmo... ci dovrei scrivere un post!). Valentina senza macchina che trascinava la spesa con le dita coi solchi. Valentina che passava la barriera del metrò con biglietto scaduto, spavalda, facendo il faredogging perchè troppi pochi soldi in tasca. Valentina a spulciare giornali e cerchiare annunci col pennarello rosso come nei film romantici. Valentina italiana in un mondo di stranieri che cerca di accattivarseli. Col suo piccolo A-Z sempre in borsa, perchè mica mi sorprendi impreparata, tu perfido albione, sai?

Io ricordo una grande fatica, di quegli anni. Una fatica passionale. Ma con una costante.

Mia madre è una donna molto intelligente. Così intelligente a volte da sembrare ingenua. Almeno così sono stata tentata di catalogarla. Specie negli anni spavaldi dai 18 ai....bò, non saprei dire, forse fino a poco tempo fa. Mi ha cresciuto con un'idea del bello e del buono e dell'ottimismo. Son concetti scomodi, a volte, se ci pensi. Son concetti che è facile prendere sotto gamba. Se li pensi e li contestualizzi, son concetti da fiaba e come tali poco intellettuali, poco impegnati, poco cool.

Valentina ingenua ed entusiasta della vita. Ci credevo davvero che tutto fosse bello e buono e questo era la costante.

Valentina seduta nel pub pochi giorni fa, un'altra donna. Ingenua ed entusiasta della vita.
Ma per scelta.
Che è diverso.

Tornando ai muscoli che sorreggono la faccia, che anche se non sembra sarebbe il nocciolo di questo post.

Il viso di porcellana di mio suocero. Era cominciato tutto da lì.
Quando ho detto a mia madre che avevo trovato l'uomo della mia vita è andata così.
Eravamo al mare, Philip era venuto a presentarsi ai miei, poi era ripartito. Mia madre mi ha portato la colazione a letto e mi ha detto di non essere precipitosa, son solo poche settimane che lo conosci, vai a Londra se ci credi, trovati un lavoro, stai con lui, ma non vivere insieme, pondera, vaglia e quando sei sicura fallo.
Io un solo pensiero in testa: ora ora ora, ora subito, perchè dovrei tergiversare chè sono così sicura, che non sono mai stata così sicura in vita mia? (come faccio a farglielo capire?).

I miei occhi, mannaggia a loro. Gli occhi di una figlia per una madre sono un diario di sè stesse spalancato. Lei li ha letti. Me lo ricordo ancora quel piccolo sussulto indietro. Impercettibile. E poi quella frase "è inutile che parli vero? tu hai già deciso".
La faccia è caduta giù, senza muscoli a sorreggerla. Se non fosse stato per il sangue che scorreva a dispetto dei sentimenti, sarebbe stata di porcellana.
Io me lo ricordo bene che davanti a quella faccia lì il mio primo istinto è stato di mentire, di addolcire, di trovare un giro di parole rassicurante ma che mi lasciasse una via d'uscita, una sbeccatura su cui tornare più tardi a lavorare per convincerla. Fino a quel momento da brava ragazza che vive sotto il tetto familiare cercavo la condivisione delle mie scelte in mia madre. Fino a quel momento ero sempre riuscita ad averla. Magari a volte a strapparla un pochino, per il rotto della cuffia. Ma il confronto coi miei genitori e la loro disapprovazione mi ha sempre mandato in tilt totale. Piuttosto la rinuncia.

Quella volta lì invece a mia madre che diceva tu hai già deciso io ho risposto si, guardandola negli occhi.

Davvero non volevo quel dolore, quel tuo dolore di mamma.
Esagerato si, adesso che io orgogliosa ti vedo scherzare con Philip, con mio marito, che hai adottato perchè lui non ha più la sua, di mamma, si adesso lo possiamo dire che era esagerata tutta quella pelle senza muscoli.
Ma allora no, non credo fosse esagerata.
Ora che son mamma anch'io devo ammettere che dichiarare di aver trovato l'uomo della tua vita dopo averlo conosciuto per due settimane sole e di voler mollare baracca e burattini per seguirlo....bè, se mai Marta mi giocherà uno scherzo così spero che saprò esser brava come lo sei stata tu.

C'è anche una passeggiata sul monte di Portofino che non posso cancellare dalla mia memoria. Mio padre mi accompagnava. Io sulle spine come mai prima. Credevo non sapesse ancora niente della mia decisione, ma ora che sono madre so che sapeva tutto, perchè io direi tutto a Philip, in gran segreto, tutto quello che uno dei miei figli mi confidasse.
Lui si inventò un giro di parole - come solo un padre potrebbe architettare con una figlia - per dirmi, in soldoni, che stavo facendo una cazzata. Culture diverse, lingue diverse, contesti diversi, i rapporti sono difficili da far durare dipersè, se parti già in salita..., il lavoro all'estero non lo trovi, se lo trovi con che direzione?

Ogni sua parola che rimbalzava sul mio petto gonfio di entusiasmo e presunzione di sapere e anche di voglia di sdrammatizzare quei discorsi che mi suonavano di un uomo stanco che ha perso le speranze.

All'aeroporto mio padre mi ha salutato stringendomi e sussurrandomi nell'orecchio sii felice. Quel momento oggi sta dentro di me insieme a quello di quando mi ha portato a casa una pianta perchè mi erano venute le prime mestruazioni o di quando mi comprava i rami di pesco a primavera.

E' successo tutto esattamente come lo dicevano loro. Il lavoro, le difficoltà, la cultura, lo sradicamento che ormai non sento più casa nè l'Inghilterra nè l'Italia, tutto uguale uguale.

Tutto superato con un entusiasmo che piano piano si è fatto più maturo, che pian piano si è trasformato da credo in scelta.

Mia madre non è ingenua. Più divento donna più si insinua in me il dubbio che mia madre infatti sia la più intelligente di tutti noi. Comincio a intuire che dietro al suo volto sempre allegro e disponibile si nascondano alcuni faticosi segreti - han fatto 43 anni di matrimonio quest'anno – dei compromessi, delle delusioni ma no….queste son delle parole brutte, diciamo meglio dei piccoli stridori. Oliati dalla scelta di essere felice, chè finchè rimangono segreti, non diventano bugie.
Mia madre è intelligente.

Io ho visto coppie incontrate per caso lasciarsi, e coppie che si conoscono da una vita lasciarsi. Coppie improbabili stare insieme divertite come contro gravità, e altre sudare con consapevolezza e amore.
Alla fine penso che importi relativamente da dove si cominci e molto di più come si cerchi di vivere quello che ci succede.

L’essenziale è che io ritrovi questo post quando Marta sarà grande.

Comments:
è inquietante..perchè io mi chiamo valentina..ed il mio ragazzo si chiama phillip e vive a londra....
 

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