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Friday, November 24, 2006

Ho alcune cose che da giorni mi stanno sul groppo, mi ronzano in testa e cercano di formularsi più precise per essere espresse.
Una di queste ha a che fare col lavoro.

L'altro giorno c'è stata una riunione.
Noi abbiamo appena pubblicato un piccolo libretto che parla di conservazione sostitutiva. Si, lo so, roba noiosa e che non ha niente a che fare (purtroppo) con i consigli utili a mamme in cerca di appigli per preservare la sanità mentale in sostituzione della follia quotidiana.

Ci pensavo oggi ai microtraumi a cui sono sottoposta giornalmente. Voglio dire, per fare un esempio, oggi son stata per tre ore in una riunione con un'associazione abbastanza blasonata, prima intorno ad un tavolo poi per pranzo in una saletta privata con menù a scelta, poi di nuovo in sala riunione, poi mi sono precipitata a recuperare i figli e poi superando i limiti di velocità mi son trovata catapultata nel multisala di Vimercate per una festicciola di compleanno.
Mi aspettavo (e all'idea avevo un umore nero - non sopportavo il pensiero claustrofobico di due ore di chiacchiere su quell'insegnate là e la scuola media da scegliere) di dover sedere con un nugolo di mamme a fare cicì e cicià e invece il padre della festeggiata mi ha ficcato in mano un biglietto e un secondo dopo ero seduta nella sala buia coi popcorn e la coca a guardare Santa Claus è nei guai.
Voglio dire, questi son davvero microtraumi. Prima ti sforzi di comprendere complicati studi di mercato e verticalizzazioni di segmento e dopo poco più di un'ora un'ora piangi perchè Santa Claus guarda negli occhi una bambina che con il suo abbraccio potrebbe scongelare il cattivo Jack Frost e le dice "il punto è: tu ci credi?"

Ma la conservazione sostitutiva è tutta un'altra cosa. Si tratta di stimare, anticipare e ridurre i costi tangibili e intangibili della gestione documentale, mostrando come la corretta analisi della gestione di flusso e stampa dei documenti in azienda possa permettere risparmi del costo di possesso e di esercizio anche superiori al 30%. Ecco. Mica si pensi che io sappia solo cambiare pannolini.

Su questa cosa qui la mia azienda ci ha fatto una ricerca e due libercoli.
Uno, il più recente, è appena stato pubblicato.
Pubblicato a fini educativi, cioè di educazione di un mercato (potenzialmente enorme) che non sa veramente di quel 30% lì. Secondo il meccanismo: io ti educo, a te viene l'acquolina in bocca, tu implementi le soluzioni per risparmiare e così fai crescere il mercato che fa guadagnare i miei clienti.

La discussione in sala rinunioni è stata se divulgare la pubblicazione in pdf o solo cartacea.

Che sembra una sciocchezza ma invece sottende una questione molto più delicata.

Quanta competenza deve essere messa a disposizione gratuitamente e quanta deve essere venduta?

Allora c'era una parte, la vecchia guardia, la chiamerei, che ha portato l'esempio: se chiudi a chiave la porta sei certo che nessuno entri, se la chiudi solo con la maniglia lo zingaro di passaggio potrebbe essere tentato. Testuali parole.

Ebbene, a me in questo ultimo anno, i miei amici mi hanno fatto una specie di lavaggio del cervello che è più il vantaggio di ritorno che si ricava a dare informazioni fruibili facilmente che tenersele per se e farle cadere dall'alto.
E io ci ho creduto e sinceramente ci credo.

L'ho provata anch'io quella sensazione di gratitudine trovando su google qualcosa che mi serviva, gratitudine che poi mi ha legato per sempre a quel sito o a quell'azienda generosa.

Però anche, in quest'ultimo anno, ho visto una quotata azienda fare una ricerca di mercato per una istituzione regionale per un valore che ipotizzo intorno ai 15mila euro usando quasi esclusivamente i dati di mercato elaborati dalla mia società (con una citazione in very small print nell'angolino a sinistra delle slide).
Ho visto una specie di competitor copiare paro paro la grafica e l'idea del nostro media kit. Per non parlare della struttura dei nostri siti che d'un tratto, sempre tra i competitor, si sta replicando manco fosse un'epidemia.

Tempo fa ad un'amica ho detto "quello mi hai copiato" e lei mi ha risposto "no, tu hai settato uno standard". Parole sante, veramente elevate.

Resta il fatto che brucia, quando ti copiano.

Questa è una riflessione confusa.
Brucia perchè ti copiano o brucia perchè sanno fare meglio partendo dal duplicato?

Che vantaggio ho dal diffondere il mio volumetto solo in cartaceo? Dai, non raccontiamocela, se qualcuno vuole veramente usarlo per copiare, se ne fa una bella scansione e c'ha il suo documento elettronico da rimaneggiare bell'e pronto.

Eppure non tutti sanno fare scansioni e il punto emerso nella riunione era in soldoni... non tentare lo zingaro.

Mi sfugge dove sia il confine tra il mettere a disposizione aggratis una competenza e far desiderare a chi la prende di avere di più, unito alla percezione che solo tu glielo puoi dare.

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