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Wednesday, November 29, 2006

Intelligenza emotiva? Blink? Intelligenza sociale?

Ero a Vicenza questi due giorni. Ieri avevo appuntamento con due delle 4 hostess prese per aiutarmi oggi, giorno del convegno; aiutarmi con la registrazione dei partecipanti e con l'assistenza in sala.
All'appuntamento dovevano arrivare Rosetta e Sara. Le altre due, Lavinia e Giulia, non potevano.
Nella mia organizzazione allora ho pensato che alle due che potevano avrei spiegato la fase della registrazione, la più delicata, e che le altre due le avrei tenute in sala coi microfoni.
Sara non arriva e io ieri faccio il brief solo a Rosetta, il cui occhio sveglio mi consola un poco.
Mi sarà spiegato più tardi che Sara non è riuscita ad arrivare per problemi di macchina.

Un tempo lavorarvo part-time e queste trasferte per me erano come vacanze premio in cui non importava il piede dolente per il tacco alto, mi bastavano quei quarti d'ora sola in una camera d'albergo tra un convegno e la cena di gala a guardare il soffitto stupita di non aver niente a cui pensare, nessuna cena da preparare, nessun pigiama da infilare.
Oggi che praticamente lavoro full time queste trasferte hanno un sapore misto, chè la soddisfazione da minimanager fa la lotta col rimpianto per il tempo sprecato non con loro.

Ma con gli alberghi ho ancora un rapporto di stupore, come quando in autostrada incontri un trasporto eccezionale. Io rallento per guardare. Hanno forme pazzesche i carichi eccezionali, robe che neanche ti immagini ci sia gente che ci dedica tempo a costruirle.
L'albergo questa volta c'aveva dei barattolini di shampoo, body lotion, bath foam, vanity kit incastonati in una base d'ebano e le ciabatte sullo sgabellino del bagno. Non ho saputo resistere e ho preso tutto (tranne la base d'ebano che era incollata al piano di teck del lavandino).
Ho preso anche la matita.
Ecco. Io adoro quelle aziende che non raspano sulla qualità. Sogno il giorno che anch'io potrò trattare così i miei clienti.
La matita in una stanza d'albergo business è quasi-inutile. Chiunque ormai c'ha una penna nel taschino o nella borsa. Chi non ce l'ha, si accontenterebbe di una matita comune, di quelle gialle dozzinali.
Ma questo albergo ne ha scelte di quelle fiche, tutte nere, inclusa l'anima dentro, dura abbastanza ma non troppo. Assolutamente sexy.
A me piace un sacco scrivere sulla carta ma non sono fussy a sufficienza da permettermi una penna che mi aggrada. Scrivo molto a matita, ma mi accontento di quelle comuni che stanno in ufficio.
Quando stamattina l'ho presa tra le mani, l'ho provata sul blocchetto dell'albergo, ho sorriso di piacere e mi sono detta: dovranno passare sul mio cadavere. Questo piacere è mio, piccolissimo e speciale, e caschi il mondo se la dò a uno dei bimbi. E' mia.

Alla location del convegno sono arrivate diotiringrazio puntuali tutte e quattro le hostess. Mi danno del lei, con naturalezza loro e con disagio mio (chè mi sembra ancora di esser una di loro e di sentire i dindini in tasca a pagarmi le vacanze, ma è tragicamente ovvio dalla loro naturalezza che non sia più così).

Ora, posto che Rosetta era già assegnata alla registrazione perchè aveva presenziato al brief, io dovevo scegliere lì per lì un'altra a supporto di Rosetta (e ne volevo una sveglia perchè la registrazione è cosa delicata) e altre due per stare in sala a fare le belle statuine.
Le guardo tutte negli occhi e dico: "chi di voi ha già esperinza di registrazione ad un convegno?" Tutte, rispondono loro.
Io, un po' agitata dai fermenti della preparazione dei dettagli immediatamente prima dell'inizio della conferenza e decisamente senza il tempo per fare un sommario colloquio penso "cazzo, come scelgo adesso?".
Le scannerizzo in non più di due secondi, in preda al panico da decisione.
Da sinistra a destra e poi di nuovo verso sinistra.
Non ho la più pallida idea di cosa sia giusto fare e al tempo stesso so che è importante.
Sembrano tutte sveglie e mentre sto per contemplare l'ambarabacciccicoccò vedo un tenue lampo che attraversa Lavinia negli occhi. Una specie di presenza a se stessa, un'intuizione.
Scelgo lei che si rivela poi molto in gamba.
La povera Sara era in gamba pure, ho avuto modo di apprezzare durante la mattina, ma la sua macchina in panne il giorno prima ammetto avermi condizionata.
Giulia invece un'oca giuliva.

Vai a capire cosa sia successo in quei due secondi. Ma mi ha fatto pensare a come sia proprio vero che non dobbiamo mai dimenticarci che anche noi diamo un'impressione all'altro alla prima stretta di mano e che spesso molto si gioca su dettagli assurdi.

Tornata a casa stasera ho acceso il pc per scaricare la posta di due giorni. C'è questo errore che mi salta fuori dal linguaggio incomprensibile tipo General Host win32 ecc. ecc. e ho voluto segnarmelo per dirlo al nostro IT manager. Ho tirato fuori la matita fica e l'ho scritto sul taccuino.

Neanche un secondo e sento la vocina di Giacomo "mamma che bella matita".
La pancia mi si è contratta in difesa. "Essì, hai visto? E' proprio carina".
"Mamma, ma la regali?"
Mavaf.... assolutamente no, cadavere, bastione di indipendenza, piacere squisitamente mio, segreto profondo, piccolo e quindi non illecito.
"Bè.... insomma....se la vuoi...."
Pausa.
Pausa riflessiva.
C'è niente di più commuovente di un bimbo di 6 anni che riflette, che coglie le sfumature, che intuisce?
"No, mamma, mica per forza...."

"No, tesoro, non per forza" la mia mano si muove, prende la matita.
Rido di me, e del mio cadavere allegro.
Non importa più.
"No, tesoro, non per forza, per amore"

La prende un po' avido, un po' avido ma non sgraziato, come solo i bambini sanno essere senza veli. Con un sorriso di piacere e non di vittoria.

Si allontana, poi torna sui suoi passi, si alza sulle punte dei piedi e mi bacia sulla guancia in uno slancio. Bacio umido. Wet kiss. Giacomo dà solo wet kiss. Bisognerà che glielo dica quando sarà più grande che i wet kiss non sono molto cool.

Mi dice: "mamma, la tengo come te"

Affezionarsi alle cose non ha senso.

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