<$BlogRSDURL$>

Tuesday, January 31, 2006

C'è giustizia a questo mondo.

A compensare la nostalgia di casa, c'è questo roofgarden qua, col pavimento di tek e sopra adagiati in ordine sparso grandi materassoni ad acqua rossi, alcuni rotondi , altri sagomati su lettini prendisole.
Sotto a uno dei tanti ombrelloni grandi, pure quelli rossi, ci sto io, collegata in wireless, a lavorare. Ogni tanto alzo lo sguardo e vedo l'oceano, e anche qualche palmetta.

Questo dannato sole, però, che si riflette sullo schermo del pc, è terribilmente fastidioso.

Monday, January 30, 2006

Vale quanto già detto qui.

Com'è Miami?

Wednesday, January 25, 2006

Me ne sto qui seduta sul divano sotto alla mia copertina, circondata dagli striscioni di fiori colorati, uno, di fragole rosse, l'altro, e di buon compleanno, il terzo, che Marta ha voluto aiutarmi a mettere su dopo che Giacomo e Davide sono andati a letto.
E mi godo questo silenzio.

I 50 sacchettini di caramelle (due figli = due classi, ahimè) da distribuire a scuola domani e le due torte, sempre per la scuola, sono pronti in cucina, la scaletta del convegno più o meno a posto, i siti degli eventi che organizziamo più o meno sotto controllo, le biciclette che regaliamo ai bimbi qui vicine coperte dalla mia tovaglia delle feste, i due regalini di Marta ai fratelli sul tavolo coi biglietti d'auguri che ha disegnato lei e la festicciola di domenica imbastita.

Stasera guardavano OC, che lo so che forse son troppo piccoli, ma Marta ne è rapita e io lo uso come strumento educativo per farle riconoscere chi si è fatto una plastica e chi no, che son cose che bisogna sapere nella vita, no?

Ad un certo punto la figlia di non so chi ha urlato alla madre dalle labbra di polistirolo "TROIA!!". Io son saltata su e ho subito detto che quella era una parola brutta. E Marta mi ha chiesto cosa volesse dire e io ho edulcorato con un "una donna che si fa pagare per baciare qualcuno".

Ma Davide è subito intervenuto dicendo con la sua vocina con le erre arrotondate in elle "ma mamma, è un posto, trlloia, è un posto... è quel posto del cavallo!!!".

Eccolo il mio bambino che domani insieme al fratello compie 6 anni.

6 anni la sento un po' come una tappa, come i 18. Sarà perchè era/è l'età in cui si comincia la scuola, ma la sento dentro come un paletto.

E perdio, quell'affarino là che se ne stava sulla mia pancia nuda, pelle contro pelle, le notti che non voleva dormire, e ci stava giusto giusto in lunghezza tra le tette e l'ombelico, vuoi veramente dire che è lo stesso che oggi sa del cavallo di troia??

E Giacomo, suo degno compare, che se mi vede stanca, cerca di prendermi la borsa e trascinarla su per i tre piani di scale? Ha davvero 6 anni domani?

Me ne vado a nanna. Domani sveglia presto, chè alle 7 del mattino si fa festa con la colazione sul tappeto del salotto perchè io c'ho il convegno e poi non ci sono per tutto il giorno.

Riceveranno le loro biciclette.

A proposito, non sanno ancora andare in bicicletta senza le rotelle.
In fondo, sono piccini, no?

Monday, January 23, 2006

Per una sola volta nella vita mi piacerebbe provare come ci si sente a:

- avere la pancia piatta, le gambe lunghe e le mani affusolate.

- avere soldi bastanti a pagare le rate del mutuo, della scuola e del condominio.
Così. Mica tanti soldi. Solo giusti. Che uno lavora e fatica lo stesso eh? ma alla fine non ha debiti, o meglio, ha abbastanza per pagarli, e soprattutto, pagarli in tempo.

- non aver da pensare ogni giorno a cosa dare da mangiare al resto della famiglia tutte le sere.
Non importa quanto il tuo compagno sia bravo a ricordarsi di chiamarti sulla strada di casa per chiederti se c'è bisogno di fermarsi al supermercato. Cioè, effettivamente un po' importa, certo è un bell'aiuto. Ma..... a vivere senza quel pensiero lì, di cosa cucinare la sera ... cosa si prova veramente?

Dev'essere meraviglioso.

Thursday, January 19, 2006

Oggi sono tornata a casa dall'ufficio tardi, come sempre più spesso sta accadendo di recente. Mi sa che fa parte di far l'imprenditrice all'inizio, dello start up, della newco, chiamala come vuoi.

Comunque ho pensato che era buffo, che un tempo ero io parte della scenetta serale del rientro a casa, di quando la chiave gira nella porta e chi arriva ti coglie mentre chennessò speli le cipolle o sgridi i bambini o, più probabilmente, ciacoli al telefono con un'amica mentre le bestie tirano fuori tutti i giocattoli dalle ceste che tu hai appena messo a posto e tu fai finta di non vedere perchè vuoi ciacolare e chissenefrega.

Questa sera la chiave nella porta l'ho girata io e mi sono trovata dritta in quella scenetta di vita familiare.

Il mio caro maritino a Natale mi ha regalato uno stepper, uno di quelli della decathlon, semplici, senza neanche le maniglie per tenersi in equilibrio - tengo a precisare che mi ha regalato anche una bellissima borsa scelta con Marta e un portafolio e un maglione trendy e altre piccole cose che indicano chiaramente che lo stepper non fosse un messagglio subliminale di un marito annoiato.

Comunque da allora lo stepper se ne sta in camera sul pavimento dalla mia parte del letto e io ogni mattina lo guardo e gli prometto che si, prima o poi arrivo, che si, prima o poi imparo a tenere l'equilibrio senza le maniglie.

Philip ha anche proposto di regalare a Marta per Natale un mp3, mica un i-pod, eh?, un mp3 qualsiasi, il più semplice sul mercato. Sosteneva che fosse un regalo educativo, perchè l'interesse per la musica è educativo. E siccome lui è un insegnante, come si fa a non fidarsi?

Quando Marta l'ha aperto la faccina si è tutta illuminata e il rispetto per quel regalo prezioso si vede tutto nel come lo tratta, manco fosse di cristallo. Ha trovato subito una borsina piccola dove metterlo per proteggerlo, lo tiene sempre lontano dai suoi fratelli memore dei molti suoi possedimenti distrutti dalla loro irruenza, e ci ha caricato sopra la musica che le piace (Laura Pausini e il Festivalbar tutto) e quella che piace a papà (che dio l'aiuti...).

Ho girato la chiave nella toppa e Davide si è materializzato davanti a me e mi ha abbracciato stretta, Giacomo invece guardava la tv.
Ho tolto il cappotto, posato la borsa del pc, messo la borsa, quella con portafoglio e le chiavi, in cucina.
Mancava Marta all'appello.

L'ho trovata in camera nostra. Indossava un paio di pantaloni tipo tuta, di quelli con le strisce di un colore diverso che corrono sul fianco della gamba e la scritta sull'elastico in vita e la canotta della Fred che le ho comprato in saldo per le sue lezioni di danza moderna. Aveva l'mp3 al collo con i fili delle cuffie fino alle orecchie e in perfetto equilibrio se ne andava su e giù sul mio stepper.

Si è girata e mi ha sorriso, con quel sorriso ebete che si fa quando la musica nelle orecchie ti rende sordo e un po' dissociato da quello che succede intorno.

Giuro che per un istante non l'ho riconosciuta. Giuro che ho pensato che fosse una mia amica. Giuro che ho visto la forma della mia amica sovrapposta alla sua e solo quando le dimensioni delle due figure non collimavano mi sono accorta che era Marta, la mia bimba di 8 anni.

Domani Marta andrà a scuola per la prima volta da sola.

Lo abbiamo preparato tutta la settimana, questo momento, abbiamo studiato il percorso, lo abbiamo fatto insieme con me a camminare dietro di lei tre metri facendo finta che non ci sono.

Prima di uscire chiama Elena che vive a 20 mt di distanza, fa squillare il telefono tre volte e mette giù. Poi esce e fa 10 metri sul marciapiede da sola. Nel frattempo Elena prende l'ascensore del suo palazzo e arriva al cancelletto dove Marta l'aspetta (secondo il cronometro, se tutto va bene, arrivano al cancelletto contemporaneamente). Poi fanno il giro dell'isolato e arrivano al primo incrocio, che c'ha le strisce pedonali e anche il nonno civico che le aiuta ad attraversare.

Il problema è il secondo incrocio, senza strisce e senza nonno civico.
E' un incrocio facile, a T.
Due strade di quartiere, a quell'ora frequentate solo da mamme e papà che accompagnano i figli a scuola, insomma spero nel loro più clemente momento della giornata...

Poi c'è anche un brutto passo carraio. Stan facendo dei lavori in un grosso cortile e io ho il terrore che loro, mentre ci passano di fronte sul marciapiede, un brutto camion sbuchi fuori.
Lo so che è sciocco, ma l'immagine di Davide di quest'estate saltava per aria torna ai miei occhi nei posti più inaspettati.

La mia bambina di otto, quasi nove anni, domani se ne va a scuola da sola.

Non voglio che lo faccia, perchè voglio esserci a proteggerla, anche se solo indirettamente organizzando chi l'accompagna se non posso farlo io.

Ma è giusto che lo faccia.

Solo, che qualcuno mi consoli....

Wednesday, January 18, 2006

Cercando di fare tesoro delle esperienze passate, devo proprio dire che nei giorni scorsi mi son data una gran bella pacca sulla spalla e avevo perfino deciso di aver raggiunto un grado di organizzazione sovrumano.

Voglio dire, ho monitorato il dentino con grande anticipo. Sarà credo l'undicesimo che vedo cadere e ora posso stimare il momento X direi con una approssimazione di almeno otto ore, sufficienti certo per organizzare la GRANDE FARSA.

Essì, si, c'avevo tutto, ero preparatissima. Le caramelle della tooth fairy se ne stavano da due giorni nascoste nel cassetto sotto le mie mutande, gli spiccioli pronti nel portafoglio, che sia mai che succeda di notte e tu c'hai solo un pezzo da 20 euro che sarebbe veramente antieducativo lasciar lì al posto del dentino.

Ero 'sta volta così organizzata, così consapevole che stava per succedere, che mi ero perfino lasciata conquistare dalla nuova gamma di prodotti per bambini di Benetton.

Visitato lo store per comprare in saldo tutti i vestiti per l'anno prossimo, mi sono semplicemente innamorata di una scatolina di terracotta azzurra, con un piccolo pirata sdentato sul coperchio e la scritta "my tooth". E l'ho comprata e l'ho data a Davide in previsione del momento X.

Voglio dire, non è meraviglioso?
Non avremmo voluto tutti avere una scatolina di terracotta azzurra con un piccolo pirata sdentato con la scritta "my tooth" sopra dove riporre orgogliosi il nostro dentino????

Assolutamente no, Valentina. Diciamocelo. Era bellissimo lasciarlo lì sul comodino, con la radice mezza consumata e con la macchiolina di sangue che si faceva scuro e trovarci poi le mille lire.

Ma era troppo bella quella scatolina e l'ho comprata.

Ieri sera Davide eccitato come ogni sera negli ultimi tre giorni è andato da papà e gli ha chiesto ancora di provare a togliergli il dente.

Era appeso per un filo, bastava un soffio a farlo cadere, ma nonostante ciò Philip mi ha guardato con fare di intesa.... "tutto a posto? perchè son le 9 di sera, se lo strappo... siam pronti?"

Dio che soddisfazione.... si, per una volta siam pronti! Tutto a posto, le caramelle sotto le mutande, gli spiccioli, la scatolina....vai! strappa!!!

Salti di gioia. Orgoglio. Risate.

Peccato che c'abbia il sito del mio prossimo convegno da controllare prima che vada on line e finisce che faccio le due di notte al pc.
Peccato che me ne vada a nanna stremata, dimenticando perfino di aver dei figli. Mi sembra solo di avere il sito del mio prossimo convegno. Che alle due di notte mi sembra un altro parto.

La mattina dopo è chiaro che non mi sveglierebbero neanche delle trombe direttamente messe sulle orecchie e suonate da un pagliaccio.

Mi sveglia invece Philip e la scena è così ridicola e drammatica allo stesso tempo da catapultarmi fuori dal letto in un nanosecondo, cosa mai vista nella storia delle mie mattine.

Con fare tra lo stupito, il disilluso e il disperato mi dice .........."the tooth fairy didn't come!".

Occazzo, occazzo, occazzo.

Per svegliare Davide la mattina normalmente ci vuole, nell'ordine: l'uomo ragno che scala le sue ascelle, l'invasione di formiche che devono conquistare il suo ombelico, il mostro grosso ma non cattivo che invece di dare i bacini lecca le guance e infine, ma proprio, infine l'urlo di mamma che dice "èèèètardiiiiinonpossospendereognimattinaventiminutipersvegliartiiiiiiiiiii!!!".

Ma. Stamattina, cazzo, lui magicamente si è svegliato alle sette senza stimolazioni esterne e, guarda un po' lo str...., la prima cosa che ha fatto è stata di guardare la scatolina sul comodino e, sfiga delle sfighe, pure di aprirla.

"Mamma, non sono venuti............" (musino contrito)

non...venuti... rimbomba nelle orecchie.....come posso essere così maledettamente organizzata e al tempo stesso così maledettamente, irrimediabilemte idiota????

Non siam tipi da scoraggiarci noi e in un battibaleno le caramelle e le monetine eran fuori dai loro nascondigli e vicine alla tazza della colazione. E qualcuno è scivolato nella stanza a sottrarre il dentino dallo scatolino.

"Mamma, guarda!!!! ....si vede che faceva troppo freddo stanotte e la fatina dei denti e il topolino han sbagliato finestra"
Ok, senti è mattina....facciamo che ti dico la verità? n-o-n-e-s-i-s-t-e-e-i-o-h-o-s-o-n-n-o-t-o-r-n-o-a-l-e-t-t-o....
"Essì, Davide, oppure sono andate ad una festa e han bevuto troppo..."
"Mamma, ma il dentino, non l'hanno preso, è ancora nella scatolina!"
"Sei sicuro di aver visto bene, amore?"
................................................................................
"Mamma, non c'è più....?!"
"Vuoi dire che, mentre facevi colazione in cucina......son venuti di nascosto..........ma tu hai sentito niente?"
"Mamma.....l'hai preso tu?"
merda, merda, sono una merda......
"Io???? e quando, secondo te? deve essere proprio stato il troppo freddo, come dici tu"

Merda! Organizzazione di merda. Ecco.

Sunday, January 15, 2006

Fra dieci giorni la mia nuova società emetterà il suo primo vagito pubblico.

Dubito che di qui bazzichino installatori, ingegneri edili, architetti, integratori di sistemi di controllo..... ma in fondo non si sa mai cosa si celi dietro a un blogger o a un lettore di blog, giusto?

E che gli altri si tengano pronti, chè se non ci saranno abbastanza iscritti, manderò un segnale e allora si dovranno tutti travestire da installatori, ingegneri edili, architetti e integratori di sistemi di controllo, chè qui ci son bocche da sfamare, 3 per la precisione, e voraci.

Saturday, January 14, 2006

Il problema è che ho un'idiosincrasia per le catene.

Ma questa volta l'idea è carina, quindi (mi perdoni chi mi ha invitato se non seguo alla
lettera le regole...) eccole qui, le mie 5 abitudini più strane:

1) Ogni mattina, appena svegliata, sdraiata nel letto, mi tocco la pancia.
E .... controllo se le ossa del bacino sporgono.
A seconda di quanto sporgono decido se sono grassa o no.

2) non finisco mai la mia tazza di tè. La mattina Philip me la porta a letto. Io non riesco a fare mai il tè buono come lo fa lui (e ci credo, lui è inglese....). Anche se seguo alla lettera le istruzioni: prima metti un po' di acqua bollente nella teiera, poi la fai girare a mulinello sul fondo, poi la butti, poi metti le bustine, una per tazza più una per la teiera, poi ci versi l'acqua sopra, poi lasci lì per 5 minuti, poi versi nella tazza - a me vien sempre diverso dal suo.
Comunque, qualsiasi tè e chiunque lo faccia, io lo bevo dalla tazza ma ne lascio sempre un dito, come se avessi paura che nell'ultimo sorso, quello proprio sul fondo, ci potessi trovare la mosca che c'è caduta dentro quando io non guardavo.

3) la camicia da notte. Me la sfilo la mattina dal basso verso l'alto su per le braccia e
non la rimetto mai al dritto, dopo essermela tolta. Quindi una notte dormo con la camicia da
notte al dritto e una notte con la camicia da notte al rovescio.
Quelle notti che indosso la camicia da notte, s'intende.. ;-)

4) mi tolgo sempre le lenti a contatto prima di sapere dove sono gli occhiali. Io sono veramente, ma dico veramente, miope. Metto a fuoco a circa 8 cm dagli occhi. Senza lenti diventa un problema insormontabile trovare gli occhiali e ogni volta mi do della scema.

5) mi mangio la pelle dell'interno delle guance. Comincio la mattina, mentre in macchina mi
faccio la mia quotidiana oretta di coda per andare in ufficio e per le 11 direi che il più
del lavoro è fatto e allora smetto.

E poi, fuorigioco.....

6) la sera prima di andare a letto entro sempre nella camera dei bimbi. Li guardo uno a uno.
E poi, uno a uno, metto il mio indice nell'incavo della loro mano a sentirne la morbidezza.
Ogni sera penso, di ognuno, a quando erano piccoli piccoli e le mani, che loro fossero svegli o addormentati, di riflesso si stringevano intorno al mio dito.
E ogni sera penso che le loro mani erano grandi come una moneta da 100 lire, dita incluse, e ogni volta mi stupisco.

7) parlo, almeno una volta al giorno, al pappagallo che ho comprato ad Orlando e che ora se
ne pende dal soffitto della cucina. Questa è un'abitudine nuova, visto che se ne sta lì solo da poche settimane. Però non riesco a smettere di pensare che, da quella posizione privilegiata da cui vede tutto quello che succede in cucina (e quando dico cucina in una casa di una famiglia di 5 non dico mica noccioline), lui sì che possa sapere tutte le risposte, sia quelle alle infinite, sempre più difficili, domande dei miei figli sia quelle che placano l'animo.

8) I calzettoni. Che io sia a un matrimonio o in jeans la domenica, se indosso i pantaloni siam sicuri che sotto c'è un bel paio di spessi calzettoni di cotone. Mascherati dallo stivaletto, se necessario. Semplicemente non sopporto i collant sotto i pantaloni.

9) e poi, assaggio sempre la bechamel col dito quando faccio le lasagne, per essere sicura che non sappia troppo di latte, che io odio il latte.

Vabbè, ora smetto và... che se continuo chissà quante altre ne trovo.

Wednesday, January 11, 2006

Sto per prestare il mio blog.
A chi?
A Angela.

Qui sotto copio e incollo la sua reazione al mio post su di lei.

Perchè?
Per due motivi:

1) (il suo motivo) lei mi ha chiesto di farlo.

Erano i tempi della guerra in Crozia quando giungevano notizie degli stupri di massa, erano i tempi in cui riuscivo poco a credere in una vita normale pensando che a pochi chilometri di mare c'era l'abisso.
Non sono le donne violentate a scuotere le mia fondamenta ma la storia terribile degli uomini e la tremenda ingiustizia.
Ma questo e' un sentire che a lungo andare mi ha spinto sulla soglia del deserto, della solitudine.

Ormai mi reputo una persona disabile, dal punto di vista mentale; ho accettato la mia condizione cosi' come ho accettato il cancro, i sogni non realizzati, lo sradicamento dalla mia terra, la gioia di passeggiare nei vicoli di Roma, la solitudine incredibile di chi conduce una vita sotto le righe mentre gli altri "sono", respirano, amano e muoiono nel flusso...

Avrei voluto barattare volentieri la mia storia con una di quelle che nessuno si sognerebbe di prendere come modello; una casa in periferia-Roma, ovviamente-la domenica dai parenti con le "pastarelle" in mano, una volta mia madre, una altra volta da mia suocera. Uscire dalla propria casa anonima per andare al mercato, dove ti conoscono fin da quando eri piccola, e le signore grasse e tozze dalle mani ruvide ti chiamano " ciao Ni' ...t'ho messo da parte le puntarelle! Guarda sti' fagiolini so proprio boni, senza filo!"
Poi di corsa al lavoro, di quei lavori pieni di sognatori frustrati che vogliono cambiare il mondo, dove ti pagano poco ma ne vai fiera perche' dalla tua finestra si vede Campo de' fiori e Palazzo Farnese e un odore meraviglioso di pizza al taglio sale su in alto.
Le bambine a scuola, magari dalle suore, perche' le suore di Roma ti fanno andare gratis, sono folklore e poi ti riempiono di baci e santini e messe in suffragio; una passeggiata per negozi, non boutique ma roba da gente anonima; una caffe' dalla signora del palazzo che e' sola da quando gli e' morto il marito e piange e ha bisogno di compagnia;il marito che torna la sera alla stessa ora e torna perche' il suo lavoro e' monotono ma lui preferisce stare in famiglia con un buon libro o magari venire con me in una di quelle riunioni dove si legge il blog di Grillo e si gettano le basi per l'Utopia.
E' il sogno di un cattocomunista, di chi e' cresciuto con i film del neorelismo pasoliniano.

Ma la mia realta' e' un altro film.
La tua pagina blog mi ha destato sentimenti di tenerezza per te; hai avuto la grazia di vederci il bello in quel pacco arrangiato e questo e' segno del tuo cuore buono e libero.
Per me invece provo sentimenti di tristezza.
Non tolgo valore alla mia persona ne' alla mia storia; non giudico la mia vita, ho smesso di farlo.
Tuttavia in quell'Angela c'e' un essere etereo che sa di oltre, di altro, che sembra non essere incarnato su questo pianeta fatto di carne.
Un essere vivente che non e' riuscito ad essere vero uomo ma un ibrido spiritato...
Mi chiedo: ma Angela esiste????

Al contrario, la vita vibra in quella vagina di qualche pagina sotto, in quel fatiscente luogo di feste demenziali, in quel ciuffo viola che fa sperare a un tentativo di ribellione.
La vita vibra in quelle tue righe piene di bimbi e lasagne non spadellate e mariti quasi attoniti di fronte alla tua energia da buffone.

In questo flusso, nuota e gioca.
Il mondo e' stato creato per i bambini.
E tra quelli che conosco, tu hai conservato uno spirito d'infanzia...
Quello spirito sempre fresco, sempre nuovo e capace di rigenerarsi ti salvera'!
Abbracci
angela

2) (il mio motivo) dare una risposta a quella sua domanda.

Sunday, January 08, 2006

Oggi ufficialmente finisce Natale, le vacanze di Natale.

Per me stasera è finito davvero nel modo più semplice e ne sono contenta.
A volte si hanno bisogno di piccoli segni, che magari non sono affatto segni e tali li trasformi tu perchè in quel periodo stai pensando a cose di quel genere lì, sei predisposta ad interpretazioni che aiutano il percorso dei tuoi pensieri.

Ho fatto Natale con la mia famiglia al completo di nonni, fratello e nipoti. Ho fatto Natale con la mia famiglia stretta. Ho fatto Natale con gli zii di Genova e poi anche con gli zii di Milano.

Con Angela ho fatto Natale solo oggi. Non sapevo neanche che avrei fatto Natale. Ci siamo incontrate e basta.

Angela è particolare davvero. Voleva farsi monaca ma ha finito per insegnare italiano. Ha finito per insegnarlo in seminario a Roma, ha finito per insegnarlo a James che voleva farsi prete. Ha finito per sposare James che incontrandola ha finito per non farsi più prete.

Ha vissuto tra l'Italia e l'Inghilterra per anni e ora sono di nuovo gli anni dell'Italia. Ovunque vada, nei suoi mille trasferimenti, dopo due giorni la sua nuova casa è a posto ed è calda e accogliente come sempre, anzi, ogni volta di più. Perchè ovunque lei vada porta dietro con se la sua storia, che ama così tanto che riesce a metterla lì sotto gli occhi di tutti in soli due giorni netti da quando i camion del trasloco alzano i tacchi.

Angela soffre sempre per il mondo intero. Un giorno di tanti anni fa mi disse "io sento il dolore di tutte le donne violentate nel mondo" che sembra una frase un po' così, scritta in un blog, ma quando sai e vedi che è vera, dio non è facile stare vicino ad un'amica così.

Va da sè che Angela sia stata depressa, che ora non lo sia, che domani potrebbe tornare ad esserlo.
Va da sè che Angela sia stata molto malata, sia malata, perchè per i prossimi 5 anni a nessuno è concesso di usare il passato remoto, anche se adesso sta bene.

Angela mi telefona spesso e io sempre affannata le rispondo e chiacchiero e quando metto giù vorrei sempre vederla, e mollare lì tutto, perchè ogni volta che le parlo è come se scandisse il tempo della mia vita, dandole un ritmo più dolce, più vero, più rallentato.

Angela prima di tutto mi chiede sempre come sto, quando ci incontriamo. Ma mica è interessata a quello che faccio. Cioè, si, certo che è interessata, ma alla fine chiede sempre come mi sento.
Non ha mai paura del baratro che le potrei mostrare, nè della gioia che le potrei mostrare. E' pronta sempre a tutto.

E io posso chiedere a lei come si sente. E lei me lo dice. Probabilmente sa che io così difficilmente lo posso capire, ma me lo dice lo stesso. E accetta le mie osservazioni, anche se so che spesso son troppo ingenue, perchè io non sento il dolore di tutte le donne violentate nel mondo, io non sono impegnata nel sociale, io non combatto il sistema, anzi di quel sistema ne sono ingranaggio ben lubrificato e ci sto anche bene, diciamolo.

Oggi abbiamo parlato anche della Bibbia. Mi ha spiegato la differenza tra Bibbia e Nuovo Testamento e ho scoperto che allora avevo ragione io, che sono la stessa cosa, cioè che i Vangeli sono parte della Bibbia e che non è vero che son separati. E allora abbiamo discusso sul perchè quel giorno me ne sia stata zitta a far la figura dell'ignorante. Ma questa è materia di un altro post sulle mie insicurezze.

Poco prima di Natale Angela ha mandato a tutti una mail chiedendo per piacere di non fare regali nè a loro nè alle loro bimbe. Chiedeva la semplicità che la fa sentire a suo agio, la semplicità di chi sa di non aver bisogno veramente di niente perchè ha già tutto.

Stasera, al momento dei saluti, ha messo nelle mani mie e dei bimbi un grosso pacco. Io l'ho guardata interrogativa, imbarazzata e contrariata come a dire "ma i patti erano diversi..."

Lei mi ha sorriso e ha detto "no, guarda, queste sono cose nostre. Son cose delle bimbe e cose che avevamo e volevamo condividere.... dai, insomma, quello che si dice riciclare..."

Riciclate un corno.
Due libri di fiabe usati da loro, raccontate alle loro bimbe prima che si addormentassero, un gesù bambino in una sfera di vetro di quelle che capovolgi e scendono i luccichini che chissà che storia ha, un pezzo di spek e dei cioccolatini forse appartenenti ad un cesto aziendale.

Dannatamente semplice.
Per me il più bel regalo di questo Natale.

Saturday, January 07, 2006

Ieri poco prima di cena me ne stavo su un divano a strisce bianche e rosse con vista mare.

Stavo leggendo uno di quei thriller da spiaggia, aggrappata ad ogni pagina con un vago senso di colpa mentre il senso del dovere mi tirava invece verso la cucina, dove c'eran da assemblare le lasagne.

Sapevo di essere in ritardo, e allora ho cercato l'orologio.
Ho guardato nell'angolino in basso della pagina destra. Del libro.

Sono malata, vero?

Friday, January 06, 2006

Ok, ok.... mi prude il ditino, cosa ci posso fare?

Lo so,lo so, mi son fregata con le stesse mie mani.

Stasera chiedevo a Philip timidamente....ehmmm...secondo te, voglio dire, dalla scorsa settimana, ti sembro... come dire... migliorata?

I suoi occhi prima mi hanno scorso rapidamente, poi, vista l'intensità femminea della mia domanda, mi hanno scandagliato pezzo per pezzo, dal volto senza trucco al giro vita farcito di focaccia di Camogli che ahimè ora traborda un poco dai jeans che mi metto da una settimana, essì sempre gli stessi.

What??? mi ha risposto.

Lo prendo per un si, ecco.

Eppoi Elena, la compagna di classe di Marta che da domenica scorsa è ospite da noi, mi ha chiesto se la posso adottare, il che significa senza ombra di dubbio che io sono migliorata.

Elena ha i capelli lunghi neri neri e il viso paffuttello. In realà è tutta paffuttella, anzi proprio un po' grassoccia. Siamo andati in piscina ieri e l'ho vista in costume da bagno. E' pazzesco come già nei bambini si veda come il corpo d'adulto sarà, dove le ciccie creeranno complessi, dove invece i muscoli scolpiranno linee sexy.

Per esempio, Marta avrà un po' le coscie grosse, lo si vede già. C'è una sottilissima sproporzione tra le sue gambe che si intuiscono lunghe e sottili (e anche così pelose che dio l'aiuti) e il sedere tondo e alto: dove le gambe si uniscono al sedere c'è una linea che sbava un pochino verso l'esterno e lo sai tu mamma che con la pubertà quello sarà il punto dell'esplosione, ora ancora contenuta dalla pelle tenera.
Machissenefrega. Già a questa età qui, che sotto la pelle del petto si comincia a vedere un pensiero di seno (mi viene in mente Skipper cresce da sè, chi se la ricorda? la sorellina di barbie che le giravi le braccia e le venivano fuori le tette - dio che roba assurda), già a quest'età qui muove le mani e ammicca con gli occhi in modo irresistibile, che son sicura che quando arriverà il momento dell'esplosione avrà affinato la tecnica così bene da distrarre chiunque da eventuali imperfezioni.

Uguale Elena. In più Elena ha una sorella maggiore di 8 anni, che ha 17 anni. Ciò vuol dire che Elena è una bimba di 9 anni, con un corpo di 9 anni ma movenze più grandi, imitate dalla sorella. Ti stupiscono certe sue espressioni, sembrano proprio non mecciare con quello che ti aspetti da una bambina. E non solo le movenze. Ha un piglio maturo e spiritoso, si vede che è abituata a stare con adulti dove il capriccio è sorpassato da un pezzo.

Fa scompisciare dal ridere, Elena, mentre racconta i pettegolezzi della scuola. E' così lucida e senza fronzoli, così diretta e senza peli sulla lingua, così maledettamente intelligente e acuta, che vorresti non finisse mai di parlare, di srotolare con la sua logica semplice e infallibile i fatti del suo mondo, del loro mondo.

E' con noi da una settimana e ancora non c'è stata l'ombra del benchè minimo litigio con gli altri tre.
Quando Giacomo e Davide rompono, lei li mette a posto con un semplice urletto e loro abbassano muso e pretese senza batter ciclio, cagnolini scodinzolanti. Con Marta invece è una poesia di risate e stupidere e giochi e chiacchiere ininterrotte che oggi perfino Davide le ha scongiurate di stare zitte almeno per due minuti.

Credo finalmente di poter dire che mia figlia abbia una migliore amica.
Finora è stato un saltare di fiore in fiore con indifferenza, senza mai una preferenza, una richiesta di invitare qualcuno a casa, un trasporto che annullasse la sua freddezza un po' british.

Ma qui adesso siamo di fronte ad una cosa grossa. Mi ci giocherei la testa che Elena ce la porteremo avanti fino all'università, nei discorsi, nelle feste, nelle uscite, nelle telefonate.
Se ci vedo bene, questa amica qui sarà la testimone di nozze o roba del genere.
Sembra addirittura che già lo sappiano anche loro, dal modo in cui si rispettano nel gioco e nelle chiacchiere, spingendo e spingendo come fanno sempre i bambini ma mai oltre, per competere o per litigare o per dimostrare.

Le guardi e pare un balletto, sincronizzato di intesa nella ridarella e di piccoli segreti nel sedersi su uno scoglio fianco a fianco coi piedi nudi nell'acqua gelida del mare.
Semplice e schietto e naturale, da femmine, ma di quelle femmine vere, senza tanti fronzoli.

Elena mi fa venire in mente quello che mia madre mi ha sempre detto di due mie amiche: si vede che ti sono amiche, si vede che ti vogliono bene.

This page is powered by Blogger. Isn't yours?