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Monday, February 27, 2006

Con questi sei mesi di imprenditorialità alle spalle, lungi dal sentirmi una manager.
Son una che si è fatta da sè, anzi, che si sta facendo da sè. Non c'ho master di business administration o marketing o vattelapesca alle spalle.

Però, ah ah, però ho telefonato ai miei due amici più stretti che loro si che han fatto il master e fissato le serate al ristorante la prossima settimana, chè mi faccian un corsetto espresso.
Io imparo in fretta, all'università ero un'artista nell'interpretare i bignamini.

Ci sono alcune cose che non mi son ben chiare, di quest'arte di fare del business.

La prima è: son totalmente ingenua, o ignorante, ad avere un approccio di "buona fede" verso il prossimo? Sia esso un fornitore o un cliente o un collega?

Esempio: parliamo di budget.
Io, in quanto fornitore di servizi ANELO a capire il budget dei mie clienti. Se me lo dicessero, sarebbe tutto più facile, perchè su quel budget io costruirei quello che loro vogliono spendendo quello che posso. E probabilmente porterei a casa molti più contratti.
Mica li fregherei vendendogli un'arachide per un cucchiaino di caviale, chè mica è scemo il mio cliente. Ma in Italia chiedere il budget a disposizione sembra quasi chiedere a una quindicenne se è vergine: o mente o non te lo dice.
Abbiamo un solo cliente che ci dichiara il suo budget, ed è quello con cui lavoriamo meglio.

Però succede che un nostro fornitore ci chiede che budget abbiamo e tutti si irrigidiscono, senza fiducia, senza pietà. Nessuno sembra pronto ad accordare quella fiducia che invece si aspetta quando è lui dall'altra parte della barricata.

Oppure.
Un nostro fornitore ci offre di rinnovare oggi a metà prezzo un servizio che sai già userai per parecchi mesi.
Noi rifiutiamo pensando se chissà se fra qualche mese il fornitore sarà ancora in business. Non è che sia esattamente un approccio in buona fede. (In generale, mi sembra un approccio preoccupante: quel dubbio ci sarebbe dovuto venire prima, quando abbiamo scelto il fornitore).

Oppure.
In quanto fornitori di servizi, odiamo con tutte le nostre foze i clienti che ci succhiano il sangue, che pagano 1 lamentandosi e pretendono 5 in cambio.
A me umilia fino a tal punto che son perfino riuscita a scrivere mail feroci, a dispetto di quell'1 che mi farebbe comunque comodo.

Eppure sembra scontata la concessione a noi stessi di fare uguale, quando tocca a noi. Di pretendere l'impossibile non esclusivamente nei casi di emergenza, che possono sempre capitare percarità, ma di default. Quasi con un certo sottile godimento di avere quel potere lì da esercitare. Perchè tanto l'altro, il fornitore, è quello che di rifa o di rafa di frega.

Ecco.
Riconosciuti e scremati i banali giochini di business che tutti noi conosciamo e applichiamo per farci un po' più belli, e dando per scontato che io abbia applicato una certa intelligenza e sensibilità nella scelta del mio fornitore, io non penso che lui mi freghi, o che intenda fregarmi se mi chiede il mio budget, se mi propone un'offerta speciale o se mi chiede di rispettare i tempi.

La domanda è, davvero sentita: ho un approccio troppo ingenuo?

Wednesday, February 22, 2006

Consistency for you

Non è che quando io parlo non ci siano pensieri pensati dietro a quello che dico. Il mio problema è che riesco solo a trasmettere quello che le labbra dicono e non quello che la testa pensa. Se solo sapessi parlare come mi viene da scrivere sul blog, sarei a cavallo, dico io.

Però, dico io, c'è questa newco tutta sgarzellina e grintosetta che si affaccia sul mercato. Lei ha anche l'entusiasmo, si, anche quello che rende un po' sbruffoncelli, moderni, innovativi (si dice così, di questi tempi, no? innovativi).
Così innovativi addirittura da comprare un sofisticato sistema di crm.

Accipicchia, si possono fare un sacco di cose col crm. E per me che so a mala pena postare il mio blog, le magie che può fare il nostro crm mi fanno lo stesso effetto che farebbero a mia nonna Ada, pace all'anima sua.

Aaah, però riempie bene la bocca, averci un crm. Mica roba di tutte le piccole newco con pochi soldi.
E mica scelto così a caso di avere un sofisticato sistema di crm. Nonnò, perchè siam manager e quindi scegliamo scientemente di cambiare i nostri sistemi, di educarci al nuovo, perchè siamo innovativi.

Così con entusiasmo (immaturo, come si scoprirà in seguito) e con sbruffonaggine (che sembra che veda solo io) applichiamo il fantasmagorico, innovativo sistema di crm al nostro più importante convegno con questa innovativa e simpatica idea di mandare sms a tutti i partecipanti durante la giornata per avvertirli in tempo reale di come, dove e quando le varie sessioni, il pranzo, il caffè, i dolci comincino.

Perfino li abbiamo salutati con un sms che diceva così: "Grazie di aver partecipato al D**** P**** F****. Gli atti saranno in linea sul sito da mercoledì. Buona serata... e arrivederci al prossimo evento!"

Siamo o non siamo grandiosamente innovativi?
E non solo, anche super organizzati, perchè sul sito tutto è predisposto e lo stesso messaggio ammicca incoraggiante con la sua promessa.

Ehmmmm...
........succede però che per varie ragioni gli atti oggi su quel sito non ci siano.

Ora, per quanto io possa anche in parte essere d'accordo con quelle ragioni, avrei tanto tanto voluto sentire qualcuno oggi dire che abbiamo fatto una bella, grassa, sbruffona cazzata.

Perchè essere innovativi mi va bene, ma prima di fare 'sto grande passo di abbracciare l'innovazione, vorrei essere sicura di aver ben chiaro un concetto un po' più antico e fuori moda, la coerenza.

Ieri, giorno successivo all'evento ci son state 53 visite sul quel sito. I dati di oggi ancora non son stati pubblicati, ma se tanto mi da tanto, son simili, se non di più.

53 persone o più che pensano che siam un gruppo di sbruffoni.

3 persone che pensano che sto esagerando, perchè un sito è solo un sito.

Una persona, io, che si sente una merda.

Saturday, February 18, 2006

Mamma, sono tanto contento di stare con te.
Mamma, siete i genitori più simpatici del mondo.

Son tornati a casa.

Monday, February 13, 2006

Lo sapevo, lo sapevo, lo sapevo!!!
Ci avrei giurato, ci ho anche pensato, chè il segreto del successo è intuire le cose prima che accadano, prima che diventino un problema. Ci ho anche pensato ma codarda, ho scacciato l'immagine. Potevo ascoltarmi e prevedere e organizzare un outsourcing. E invece no. Scema, stupida, idiota.
E adesso che cazzo faccio?

E' stato un weekend magnifico. In montagna, a sciare, sole favoloso, neve soffice e farinosa. Tanta.
Come faccia a divertirmi quando andiamo in montagna mi stupisce ogni volta.
E' un tale esercizio di pazienza che credo che il maggiore divertimento sia costringermi a non perderla e a vincere me stessa.

Voglio dire, vuoi mettere la soddisfazione quando sei piegata a libro, con le dita congelate e le unghie che hanno grattato via la neve da sotto tre paia di scarponi (leggi 6 piedi), e c'hai quasi i crampi e cerchi di allineare lo scarpone allo sci per far scattare l'attacco, tipo rimettere una porta sui suoi cardini, che entra in quello di sotto ma manca quello di sopra; vuoi mettere la soddisfazione di accorgersi che riesci a contenere stoicamente la voglia di urlare fino a far scendere una valanga?

E i guanti? Perdio, ma possibile che nessuno sappia brevettare dei guanti da sci, chenessò io, con delle guide per ciascun dito, con degli inviti che le incanalino tutte e dieci nella giusta direzione, mentre tu spingi e inciti "allarga le dita! no, amore, allargale DOPO che le hai infilate nei guanti, non prima" (cazzo!)

Alla fine della giornata, tornavamo verso la macchina. Io tenevo i miei sci col medio della mano sinistra, le altre dita della sinistra tenevano due paia di racchette. La mano destra teneva invece un altro paio di sci, piccolo, ma senza laccetti a tenerli insieme, così ogni passo si aprivano a fiore. Ogni passo un'agonia.
Giacomo col faccino arrossato dal vento e dal sole e dal divertimento mi guarda mentre arranco, mi saltella intorno appoggiandosi alle sue racchette e con espressione eccitata e stupita al tempo stesso mi dice, come se avesse scoperto una nuova dimensione di sè: "mamma, sai che mi diverto più a sciare che ad andare a scuola?"
Ma davvero? Che tesoruccio..... a me invece l'immagine della mia scrivania in questo preciso momento......no, dai, non lo dico, che è peccato anche solo pensarlo.

E' il loro entusiasmo che mi diverte. Ecco cos'è. Le loro facce piene di salute e di gioia pura. Di star bene.

Così, stamattina alle 6 e 30 quando dalla stazione ho guardato su le finestre di casa, con le tapparelle aperte e buio dentro e mi sono immaginata le loro guance sul cuscino e il loro russare di stanchezza che avevo appena baciato in segreto prima di uscire, mi son sentita la pancia strizzata.

L'ho presa male. Di dover tornare a lavorare questa settimana lasciando la mia famiglia in montagna. Ho bisogno di loro. Son fragile in questi giorni.

Comunque, a parte il lavoro, qualcuno doveva tornare a casa a recuperare Barbecue degente dopo l'intervento dal veterinario.

Qui lo posso scrivere che non sapevo se sperare o meno che avesse resistito all'anestesia.
Ma chi l'ammazza quello?
Dal veterinario lo trovo che corre come un matto sulla sua ruota, felice come una pasqua.

Vicino alla gabbia un contagoccie e due boccettini. Eccola lì la mia intuizione non ascoltata. Cazzo.
Io più coraggiosa di così non posso essere.
Io son qui da sola, con la famiglia in montagna e non c'è verso che qualcuno (che peraltro non c'è nessuno qui a parte me) mi convinca a prendere in mano quel topo mascherato da animale da compagnia che subdolamente si è insinuato nei nostri affetti di famiglia, rivoltarlo sulla pancia, aprirgli le labbra tumefatte dall'operazione e infilargli l'antinfiammatorio e l'antibiotico con il contagoccie in bocca.

Non lo faccio, non lo faccio, non lo faccio. Non ci riesco. Non ce la faccio. Nonnò.
Martaaaaaaaaaaaaaaa!!!!

Friday, February 10, 2006

Dicono, delle mamme, che le prime settimane dopo il parto siano a rischio di depressione.

Dicono, delle mamme dei gemelli, che il periodo critico per la depressione sia al compimento del primo anno dei pargoletti, perchè lo shock e l'adrenalina ti fanno correre così tanto all'inizio che il calo di tensione arriva solo 12 mesi dopo, a fotterti quanto meno te l'aspetti.

Ma perdio, i miei gemelli ora c'han 6 anni. Non mi puoi fottere proprio ora.
Ansia del cazzo, vattene via! Sciò.

Wednesday, February 08, 2006

Ed eccomi qui arricchita da questa nuova esperienza.
Son stufa di fare nuove esperienze. Ogni volta mi sento un po' più vecchia.

Naturalmente arriviamo in ritardo. Se la smettessi di convincermi che la mia macchia sia un elicottero, sarei sempre puntuale. Giuro.

Siamo io e Marta. Lei tiene la gabbia avvolta nel maglione caldo sferruzzato dalla nonna, per evitare colpi di freddo che si sa son fatali ai criceti.

Entriamo. Più che altro sembra la sala d'attesa di caveau. E' quadrata e non c'è nessuno. Ci son due porte marroni con due spioncini. Si sente un gatto strillare da dietro il muro.
Io son reduce dal film The Island visto in aereo, son particolarmente stressata in questo periodo e mi vengono i brividi.

E' che proprio a me gli animali, se ci fossero sulla terra oppure no, sarebbe uguale. Fatto salvo per gli uccellini che cantano la mattina dei weekend di primavera. E fatto salvo anche il cane di uno dei miei soci, che non è una cane, è un umano divertente che ha deciso di vivere mascherato, ne sono certa.
Mi spiace, ma è così. Gli animali non mi interessano.

Ok, ammetto, fatto salvo anche Barbecue. Quando è arrivato a casa era piccolissimA (adesso sappiamo che è una femmina). Ogni volta che ci si avvicinava a lei, si rivoltava sulla schiena, urlando stridula, aprendo la bocca e paralizzandosi a finger di esser morta.

Me lo ricordo benissimo la prima volta che mi sono avvicinata. Ho preso il coraggio a due mani, ho aperto la gabbia per darle una carezza, ho controllato che nessuno mi vedesse - mica che poi Marta si accorgesse che provavo un certo senso di calore per la bestia - e timida ho allungato la mano per farle una carezza. Lei si è rivoltata con la modalità descritta sopra e io mi sono pietrificata: di paura per me stessa, per prima cosa, di paura di aver ucciso l'amata bestiolina di mia figlia, per seconda cosa.

Cercando di restituire il mostro al negozio in cui era stato comprato, la negoziante mi ha spiegato che probabilmente era un criceto traumatizzato da un'infanzia di maltrattamenti e che con l'amore della bimba e alcune gocce di fiori di Bach forse avremmo risolto.

Insomma, la commerciante non lo voleva indietro e io non avevo lo scontrino.
Quindi ce lo siamo tenuti.
Sui fiori di Bach non ho voluto transigere. C'ho tre figli e mi basta la loro psiche da coccolare. Il criceto avrebbe dovuto cavarsela da solo.
Invece, sull'amore della mia bambina... quella si che era una risorsa e così Marta, con la testa cocciuta che si ritrova e la sensibilità meravigliosa che vien fuori nei momenti del bisogno, giorno dopo giorno le si avvicinava e giorno dopo giorno gli striduli lamenti si affievolivano e un giorno lei mi ha guardato con le lacrime agli occhi, prima lo sguardo su di me e poi sulle sue mani dove ci stava, finalmente, la bestia, tranquilla, a pascersi delle sue carezze.

Ecco, insomma, questa è la storia di Barbecue.

La veterinaria è minuta e molto bella. Due fanali azzurri ed espressivi che spiegano a Marta tutto quello che le mani toccano di quei pochi centimetri di pelo.
Pazzesco quante cose ci sian da controllare in un criceto!!
Ad un certo punto mi sembrava un pediatra, il punto in cui le ha controllato occhi e orecchie con quell'aggeggio fatto a forma di cono e con la lente e la lucina.

Pare sia un'escrescenza. Ma va? Un papilloma. Insomma, un tumore. Può essere maligno o benigno. Va tolto e poi sta a noi decidere se fare l'esame istologico o no.

Mi veniva da chiedere, ma se è maligno che si fa? Voglio dire...come si cura? Con la chemio? Ma non l'ho detto. Mi ha bloccato lei con un sorriso, come a dire, non chiedermelo che non sta bene.

Vabbè, dipende sempre tutto dal contesto, naturalmente. Certo è che con Marta lì tutta assorta e preoccupata ad ascoltare le diagnosi complicate di un medico, ho sentito che per Barbecue potrei anche prendere in considerazione una clinica esclusiva.

Per ora ci limitiamo a pagare la visita (25 euro - rientra nella categoria "animali esotici") e altri 60 per l'intervento di rimozione del corpo estraneo. Mettici gli antibiotici che seguiranno e mi sa che il mio forecast sia stato perfetto.

Mi sento molto ridicola .

Tuesday, February 07, 2006

Back to reality.

Una torna fresca fresca da Miami e la prima cosa che vien posta alla sua attenzione è un dilemma mica da poco.

Barbecue forse è malato/a - che se sia femmina o maschio dio solo lo sa.

A Natale Marta ha notato un'escrescenza microscopica sotto il naso, tra le due gambette della Y che le disegna il muso. Solo Marta poteva accorgersene, tanto era piccola.

Ora la bollicina è grossa come una lenticchia (di quelle secche, non di quelle in scatola) e se continua con questo ritmo tra due mesi sarà grossa come un pisello.

Marta implora di portarlo/a da veterinario.
Io temporeggio con un "non ti preoccupare, faremo quello che c'è da fare..." e intanto cerco di razionalizzare le seguenti cose:

1. esiste un veterinario che sappia curare i criceti? Non son mica solo per gatti, cani e cavalli e simili? Mai sentito di uno specialista di criceti, io. Quando avevo 10 anni e il mio canarino ha sviluppato una strana escrescenza sotto l'ala, di veterinari di canarini nessuno mi ha mai parlato e il poverino ha vissuto per svariati mesi, o anni - non ricordo - prima di soccombere.

2. Che si fa? Si prende la gabbia e si va in un ambulatorio di veterinaria? Non è che mi ridono in faccia?

3. E come si sceglie un veterinario? dalle pagine gialle? dalla strada che si fa tornando a casa dall'ufficio? C'è la vetrina di uno che vedo ogni giorno tornando a casa. Devo fermarmi e fissare un appuntamento? Ma sarà uno bravo o un macellaio?

4. Soprattutto: un criceto costa in media dai 5 ai 7 euro. Vive in media due anni - mi hanno detto. Quanto costa un veterinario che addormenti la creatura e che col bisturi tagli la lenticchia? No, perchè coi tempi che corrono son capaci di volarci 100 euri e la creatura c'ha circa 9 mesi, solo 15 alla fine, per dirla schietta, qui, tra me e me, che mia figlia non mi senta nè sospetti questi pensieri.

Insomma, che faccio?
Agisco o lascio correre?

E se lascio correre e fra qualche settimana la bestia agonizzerà soffocata dalla sua stessa carne che traborda Marta penserà segretamente che avremmo potuto salvarlo/a e sua madre crudele non ha alzato un dito?
E io, saprò sopportare la perdita?

No, perchè, mica che mi sia affezionata, s'intende.

Una mamma a Miami fa ridere?
Direi che una mamma a Miami, soprattutto, ride.

Voglio dire, mi piacerebbe lanciare una di quelle chain da blogger... le 5 cose che fate prima di andare a letto.

Bè, tra le mie c'è di mettere il naso nel collo dei miei bimbi e annusarli, e la bocca sulla pancia e soffiare forte in una pernacchia e i pizzicotti sulla ciccia delle coscie e loro urlano noooo e si divincolano ma nella faccia gli occhi diventano delle fessure di piacere e le guance fanno le fossette e se devo pensare a un'immagine di angelo, mi viene in mente solo questa, di loro che ridono abbandonati quando gli fai il solletico.

Ecco, a una mamma a Miami, ogni sera manca questo incanto che ti riappacifica col mondo.

PERO'.
Però, dio quanto è bello passeggiare alle 8 e mezza di mattina per Lincon Road e guardare le vetrine dei negozi chiusi e indispettirsi perfino che alle 8 siano chiusi. Ma come, io alle 8 e mezza di solito son già stanca che mi sembra di aver già vissuto l'oggi che quando arrivo in ufficio è già un altro giorno, tante son le cose che ho già fatto.
Che bello passeggiare senza aver niente da fare o programmare o pensare o anticipare.

Che bello esser quasi spaventati dalle ore davanti che non passano mai e alla fine presa dalla disperazione di non saper come tirare l'ora di pranzo, rifugiarsi nel covo di una "nail technician".

Ne avevo visti prima di negozi così. Son tutti bianchi dentro, con quei tavolini imbottiti di pelle bianca dove quelle donne bellissime, coi capelli lunghi e il trucco perfetto appoggiano con grazia le loro mani, come a suonare il piano.
Li ho sempre visti da fuori, li ho visti in Inghilterra prima che arrivassero in Italia.
Ho sempre pensato fossero roba da femminucce che non c'hanno un cazzo da fare.
Ed è esattamente così. Che meraviglia essere una femminuccia senza avere un cazzo da fare.

D'impulso ho spinto la porta e sono entrata. Nel paradiso delle donne che non hanno un cazzo da fare e possono starsene sedute un'ora e mezzo.
Tanto è durato il restyling delle mie mani trascurate, oddio ora che ci penso, dal giorno del mio matrimonio.

Superato l'imbarazzo di essermi seduta dalla parte sbagliata, quella non della pianista ma dei tasti del pianofote, per intenderci, ho abbandonato le mie mani a una trabordante ragazza di Belgrado, trasferita da piccola, 25 anni fa, a Miami.

Le mie mani son tozze e a badiletto. Orribili. Le ho prese da mio padre ('annculo. Mia madre ce le ha sottili e da pianista - sarebbero state molto più appropriate). Son spesso screpolate, ma sia chiaro non perchè lavo i piatti, chè c'è la lavastoviglie - mica vorrei dare l'impressione della madre serva che in cucina si spacca la schiena. Mi mangio pure le pellicine. Mi mangio pure le unghie, ma non come vizio di insicurezza. Le mangio solo quando sono lunghe, per pareggiarle, che è più veloce che usare le forbicine.

Credevo fosse facile abbandonare le mie mani ad una ragazza di Belgrado, ma non devo essere stata un granchè, perchè lei per i primi 20 minuti continuava a ripetere "just relax".

E' un piacere sublime avere le unghie massaggiate con una moisturizing cream (...ci vorrebbe la esse e non la zeta, ma siamo in America, no?), anche se mi viene subito da pensare "ma che cosa vuoi ammorbidire di un'unghia che è fatta di corno, perdio?", ma è bellissimo lo stesso.

E le cuticole? Aaaah, le cuticole!! Dio, come ho fatto in questi anni a trascurare così le mie cuticole? Imperdonabile. Per fortuna a Miami son rinsavita e ho fatto in modo che fossero pennellate per almeno 5 minuti l'una di un olio speciale.

French manicure. Dio, perfino le mie mani tozze e a badiletto con la french manicure possono vivere il loro momento di gloria.

"Try to relax" continuava a dire la ragazza di Belgrado. E io continuavo a pensare isterica "Sono rilassata, cazzo!!!!!!, ma quanto cazzo ci metti a limarmi un'unghia?"

Wrong approach.
L'ho capito, dopo 20 minuti. Ho capito che tutto il resto non doveva contare più. Contavano solo le mie mani. Solo queste mani e tutta la vita che toccano ogni giorno, il solletico che fanno, la carne cruda che tagliano per le fettine al burro, che battono sui tasti nel tentativo di scrivere qualcosa di fantasmagorico che convinca qualcuno a venire ai nostri convegni, che scrivono sul diario l'esonero della piscina a causa della tosse, che danno piacere al mio uomo quando lo tocco, che muovono le pedine sulla scacchiera quando il sabato vado al corso di scacchi.

Mentre ero seduta lì, ho pensato intensamente alla vita delle mie cuticole e ho giurato a me stessa di fare qualcosa per loro con regolarità, come il pap-test. Dipende sempre tutto dal contesto, e ora le cuticole son diventate davvero importanti.

E poi, Miami e l'Ocean Drive, dove tutti sono così belli e così abbronzati. E il vallet service, che tu arrivi con la macchina e loro ti prendono le chiavi e te la fanno scomparire chissà dove.
E' stato il mio cruccio per una settimana. Dove, dico DOVE cazzo portano la tua macchina? Così, con quella grazia che non ti fa preoccupare?
Voglio dire, Ocean Drive è una strada a due sensi di marcia, ma piccola, come una strada italiana: due sensi di marcia e macchine parcheggiate nello spazio che resta.
Tu arrivi e loro la portano via.
Non c'è un buco libero nello spazio fino all'orizzonte che riesci a vedere, eppure quando esci dal locale e chiedi la tua macchina, dopo due secondi arriva e accosta sul marcipiede di fronte a te. Dove? Dove l'avevi messa, tu, ragazzo abbronzato vestito tutto di bianco, maglietta e pantaloncini e muscoli mica da niente a completare il quadro?

Una sera son stata tentata di seguirli per capire il trucco di quella magia. Davvero. Ma poi ho pensato "chi se ne frega?". Non è meraviglioso avere qualcuno che ti risolve un problema e non sapere come?

Poi sono anche stata invitata in un locale esclusivo per una cena di compleanno. 580 dollari in quattro (lo ammetto, ho sbirciato). Mozzarella di bufala che fanno arrivare due volte la settimana da Los Angeles, prosciutto crudo tagliato sottile che si scioglieva in bocca, king prawns senza buccia fritti in pastella e carpaccio di tonno appena scottato sulla griglia. Questi erano gli antipasti. Pesce dell'atlantico farcito di spinaci con tortino di patate e torretta di cioccolato ripiena (di cioccolato fuso) con gelato di vaniglia. Frizzantino di Vadobbiadene, bianco fermo e champagne.
Tornando all'hotel, capatina in uno dei locali di Ocean Drive per un solo ballo latino americano veloce veloce, con la borsa sulla spalla.

Ho anche lavorato, beninteso, ma farsi coccolare qualche volta........ebbè, anche questo fa ridere anche una mamma, prima di andare a nanna.

Ho riso un sacco a Miami. Perlopiù riso tra me e me.

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