<$BlogRSDURL$>

Tuesday, June 27, 2006

Il dott. C lo riconoscerei subito se lo incontrassi per strada, anche dall'altro lato del marciapiede, ma se dovessi dire ora che faccia abbia, non potrei.

E' pazzesco come si sfumino velocemente i contorni dei volti e degli oggetti con il tempo.

L'unica grande dote che vorrei avere è la capacità di dire in una frase semplice qualcosa di rassicurante.

Voglio dire ci sono persone che mentre tu ti fai un sacco di pensieri e ti agiti come una falena alla luce loro se ne escono con non più di dieci parole in fila, ma di quelle giuste, che smontano ogni costrutto inutile e lasciano solo la polpa scoperta. E la polpa è sempre lapalissiana, più semplice, e ti senti idiota per non averla vista prima e rassicurata adesso che la vedi.

Per esempio, mio padre è così.

Il dott. C. era così.

Lui è quello della mitica frase sul cuccio. Io preoccupata che Marta a 4 anni ancora lo succhiava anche di giorno (che in realtà non ero preoccupata un granchè, ma gli sguardi per strada e le amiche e la nonna eccetera eccetera) e lui a dirmi che il ciuccio è un vizio come una sigaretta e lei signora mica si scandalizza se uno fuma, no?
E della frase sulla gelosia. Io preoccupata per Marta che stava per diventare sorella di due gemelli e lui a guardarmi stupito e a dirmi che avere dei fratelli non è patologico, ma fisiologico.
E della frase sulla disciplina che spiegava che era inutile minacciare rappresaglie del tipo ti butto giù dalla finestra, chè i bimbi son mica scemi.
E della tettarella del biberon tagliata con le forbici per far mangiare la prima pappa, che lo so benissimo che ce l'avrebbe fatta anche col cucchiaino ma così mi ha risparmiato quelle due o tre settimane d'inferno a fissare una linguetta che risputava fuori tutto aspettando che imparasse a deglutire.

Insomma, il dott. C. era un pediatra all'antica. Di quelli che anche se allatti ti dice che insegnare ai neonati la routine del tempo, almeno due ore-due ore e mezza è un dovere, altro che allattamento a richiesta, in fondo signora, lei mica mangia ogni volta che ne ha voglia, no?

Su una cosa era intransigente. Le merendine. E infatti di merendine in casa nostre proprio pochine e per caso. Ancora oggi, a distanza di alcuni anni dall'ultima visita nel suo studio, è tradizione di famiglia, se coi bimbi si mangia qualcosa di gudurioso e molto calorico, borbottare prima contriti un scusa C..

Forse oggi farebbe rabbrividire il pedriatra moderno, ma a me mamma inesperta ha salvato la vita.

Ieri ho saputo che è morto.
E non riesco a ricordarmi la sua faccia.

Monday, June 26, 2006



I vantaggi a far l'imprenditrice.

Sala riunioni del mio ufficio.

Ore 17:26.


Thursday, June 22, 2006

Non so se capita a tutte le mamme, ma è come una specie di riflesso incondizionato.
Non è che io mi giro solo se i miei figli mi chiamano. Io mi giro sempre, non appena sento una voce di bambino che chiama. Mi giro e scannerizzo la situazione, dov'è il bimbo, dov'è l'adulto. Una specie di mutuo soccorso, oppure una specie di cane di Pavlov, chennessò.

Mia cugina ha tre bimbi.
Se io son mamma per sbaglio, lei è mamma predestinata.
Mamma vera, intendo.
Mamma che vuole essere mamma senza tante pippe e fronzoli, senza reticenze, senza ma, senza sarò all'altezza? senza cambierò? senza e la mia libertà?
Mamma.

Eppure il primo bimbo mica è arrivato così. Voglio dire, a me che pensavo ad altro è arrivato che ancora un po' abortivo, a lei che lo voleva invece tutto un equilibrio di temperature segnate chissà forse su un libretto apposta, per mesi.
E poi un'estate si dimentica il termometro a casa e zac! Matteo si installa nella pancia.
Da lì una strada in discesa senza più termometri, e una famiglia di 5 con tre bimbi chiassosi.
Valla a capire la vita.

Così oggi c'è Matteo che ha 10 anni ed è minuto come la mamma.
Io ho bimbi grandi e grossi, e un bambino piccolo ma grande di età mi trae sempre in inganno. Voglio dire, mi ritrovo quasi a parlare con le vocine e a spiegare tutto per benino e lui mi risponde con una mossa ritmata e un ohhhyeah con le mani da rapper e allora io chiedo ma lo sai cosa vuol dire quel gesto e lui schiocca la lingua e mi guarda un po' dall'alto in basso e mi risponde I love you, come se io fossi rimasta un po' indietro coi tempi.
Eh.

Tanto per capirci, il bambino è andato in gita a Marano e poi - minuto e a 10 anni - ha scritto questo:

Noi e la laguna

La laguna si è schiusa davanti a noi
In un viale di canneti
Che con il vento sembravano inchinarsi,
volerci baciare.
I più vicini sembravano bambini
Stupiti di vedere gente nuova.
Maestosi cigni,
scivolando in mezzo ad essi,
spuntavano come bianche nuvole
danzanti nel cielo,
volteggianti al vento.
Il luccichio delle acqua mosse dal barcone
Pareva la via lattea,
nel cielo che scompariva e rinasceva.
Il viaggio continuava fra antichi casoni
Che ci guardavano sospettosi.
Noi, stranieri, eravamo contenti
Dell'abbraccio silenzioso e vivo della laguna.

Giovanni è arrivato due anni dopo, tutto diverso.
E' già più alto del fratello e sembra già sapere di non aver bisogno di dire niente di più del necessario per essere ascoltato.
Il carisma non è qualcosa che si costruisce nel tempo. Lui ne è la prova.
E' silenzioso ma non abbastanza da poterlo dire introverso. E' quieto ma non perchè manchi di personalità. Sembra quasi che abbia già capito che il garbo sia tutto quello che basta nella vita. E ti vien voglia di sedertici accanto e farti insegnare.

Aaah... e poi c'è Chiara. Da paura. 4 anni e un musino con due occhi grandi come.... prendi due biglie da spiaggia, si quelle di plastica coi calciatori dentro, schiacciale un po', ma plasmale all'insù. Ecco, due occhi così. 4 anni e li sa già usare come la più consumate delle adolescenti.
Inventa storie al limite della pediatria per giustificare le sue fantasie di bimba, si mette in piedi col petto in fuori di fronte ad un tavolo con 10 persone a dichiarare la sua convinzione. Poco importa se poi subito dopo fugge via come un topolino, non appena si accorge che 20 occhi son su di lei. Sgambetta via perchè pensa che le bocche sotto quegli occhi son mezze spalancate in una risata e ancora non sa invece che son aperte in un invidioso desiderio di poter poter dire con la stessa forza.

Ecco. Questi sono i miei.... cosa sono i figli di una cugina? Sono nipoti o sono secondi cugini? Mai capita questa cosa.
Ma a me piace il termine inventato quest'estate di ziacugi.

Io ho due veri nipoti, figli di mio fratello. Per vari motivi, tra cui c'è la distanza geografica, non li vedo molto e certo non sono sentita - e me ne dispiaccio tanto - come una zia.

L'altro giorno eran circa le sette di sera. La spiaggia era semivuota e io avevo raccolto gli asciugamani, messo a posto secchielli e palette, maschere, birilli, seggioline, arrotolato le stuoie, chiuso l'ombrellone e avvolto con lo spago chè il vento in Sardegna non sai mai che ti combina e mi incamminavo verso quei sette gradini che mi separavano da casa quando ho sentito un bimbo chiamare

zia...?

Mi son girata come il cane di Pavlov, perchè non so se capita a tutte le mamme ma io mi giro sempre se un bambino chiama.

Era Giovanni. Chiamava me.
Mi sono emozionata.

Friday, June 16, 2006


Non c'è niente di più bello che lasciarsi andare ad una pigrizia tale che non ti scegli neanche i libri da leggere in vacanza. Me li ha scelti Philip e non poteva andare meglio. Un bel miscuglio di thriller da spiaggia, romance allegra e un vero e proprio romanzo.
Nell'ordine:
Bilico, Paola Barbato - un giorno
A neve ferma, Stefania Bertola - un giorno e mezzo
L'uomo a rovescio, Fred Vargas - due giorni

Un pomeriggio, Giacomo, dopo aver cercato di attirare la mia attenzione e sollevare la mia testa dalle pagine, alla fine sconfitto, mi ha scrollato una spalla e mi ha detto "uffi mamma, sembri il nonno che fa il sudoku....".

Comunque, finiti i miei tre libri oggi non sapevo più che fare e ho deciso di provare una cosa che mi incuriosisce da quando ero piccola e mia madre mi diceva "se mi dessero dieci lire per ogni volta che mi chiamate mamma....".

Ecco, l'ho fatto, ho contato quante volte i miei bimbi mi hanno chiamato oggi.

192.

Monday, June 12, 2006


In un momento di crisi d'onnipotenza da pc ieri sera ho creduto di saperci mettere le mani e mi sono bellamente disinstallata il software della connect card.
Un lavoro accurato.
Avessi davvero voluto disinstallarlo non ci sarei riuscita. Giuro.

Ora. Oltre quel terrazzo del post precedente, qui non c'è praticamente niente.
Al bar quando sono andata a chiedere, mi han guardato come se internet fosse il nome di qualche sofisticato cocktail milanese.
Al negozio che vende tv satellitari, viti, giornali e, per inciso, anche vodafone mi han detto che la connect card... oggetto di lusso...si, in effetti è dell'ufficio... che la faceva arrivare solo su ordinazione e che no, il cd del software non ce l'aveva da pèrestarmi.

A parte il senso di fastidio profondo verso me stessa perchè me la ricordo l'intuizione che stavo per fare una cazzata, sentita sfuggevole proprio prima di quel click nefausto e non ascoltata, mi son sentita sola.

Sola senza pc.
Una specie di braccata.
Una specie di cluastrofobia.
Una specie di risata allo stesso tempo.

In parte perchè dovevo fare delle cose di lavoro, ma solo in parte, io lo so.
L'altra parte è quella che magari il pc in vecenza non lo apre neanche, ma deve sapere che può.
Stare in contatto con la mia mail, o coi blog che leggo o col mio blog o messanger o....

Ora, mentre scrivo, mi chiedo, stare in contatto con che?

Allora ho preso su i bimbi e me ne sono andata al bar del paese che su tutte le vetrine c'ha scritto wi-fi.
Sul porto, è un bar rough, con ragazzotti sardi che girano scalzi con riccioli lunghi e gli orecchini, quelli che cominci mettendo dentro al buco uno stecchetto di legno e poi ne aumenti a poco a poco il diamentro e alla fine nel buco ci sta dentro una monetina da 10 cent.

30 minuti di connessione, 3 euro.
Il mio socio deve aver pensato che io fossi matta a chiedergli di caricarmi il sofware sull'ftp aziendale. 14 minuti di download. A 5 secondi dalla fine task manager dice che l'applicazione non risponde.
Che ti venga un accidente tra una cosa e l'altra i miei 30 minuti son scaduti.
Bimbi state buoni che ho quasi finito.
Prendetevi un gelato.
Compro altri 30 minuti.
Mi accorgo che la batteria del pc è quasi esaurita.
Scusi, c'è una presa da qualche parte?
Si, lì, dai tavolini dentro.
Entro, raggiungo il tavolino, apro la borsa.
No, il cavo!
L'ho lasciato a casa!
Ormai sono in un loop.
Ciò che in realtà non è così importante, è così vicino che voglio provarci lo stesso.
Bimbi, prendetevi una coca.

Ecco, insomma, ce l'ho fatta, evidentemente.
Però questo post stasera lo sto scrivendo sul terrazzo con penna e carta.
Domani mattina lo copio su blogger mentre faccio il lavoro che devo fare per l'ufficio.

In realtà volevo solo postare questa foto .

Devo essere malata.

Saturday, June 10, 2006


Connessa con la connect card, dal terrazzo vedo questo.

...azzz! Mi son bruciata l'interno dell'ombelico.

...azzz! Mi sa che mi tocca alzarmi chè ho finito l'aperitivo e nessuno si offre di riempirmi di nuovo il bicchiere.....

Thursday, June 08, 2006

Non è vero che è necessario fare figli per avere una famiglia.

Lo si vede bene bene in questo, che conferma la mia teoria e che spiega perchè non sono tanto d'accordo con questo .

Monday, June 05, 2006

Ma che bella sana, panciuta, giornata di gran merda.

Non so decidere se l'apice sia stato quando mi sono accorta di aver delegato mia madre per la benedizione di fine anno alla scuola di Giacomo e Davide, mentre invece era una preghiera preparata da mesi con canzoncine cantate e mimate dai bambini, o quando ho litigato furiosamente con mio fratello al telefono urlando come una scrofa sgozzata.
No, aspetta, c'è stata anche la sfilata delle olimpiadi della scuola. I miei figli di solito son sempre in ultima fila in queste occasioni. Mica una questione personale, solo il caso, chè ci son sempre un sacco di bimbi e mica i tuoi che oggettivamente sono i più belli devon stare in prima fila. Ma sai cosa? Questa volta che proprio tu non ci potevi andare chè è una settimana che non vai in ufficio, sai cosa? Ma guarda un po' che son loro i prescelti per correre di fronte a tutti a consegnare le fiaccole accese con le faccine tra l'incredulo e l'orgoglioso ai bambini di quinta.

E' stata talmente una giornata di merda grassa e formata che mi sento soddisfatta: non potrebbe esser stata merda meglio venuta.

Proprio quello di cui avevo bisogno. Voglio dire, per una che va di corpo praticamente una volta al mese prima del mestruo, una merda così grande fuori dal ciclo.... che fai? ti lamenti?

Friday, June 02, 2006

No, ecco, chiariamo subito una cosa.

Non è che adesso perchè sei morto non ti dirò che un po' stronzo sei stato nella tua vita.
Voglio dire, a parte quello che hai fatto ai tuoi figli, sai, tutte quelle case cambiate in pochi anni, bevute in pochi anni, ecco, a parte quelle, ti ricordi quando sei stato con noi quelle sei settimane tre anni fa? Bè, non è stato carino affatto quel tapparti le orecchie quando i tuoi nipoti ti parlavano. Potevi mascherarlo un po', almeno, che il chiasso ti disturbava.

Lo sai che sono dovuta andare dalla maestra di Marta e chiederle per piacere di spiegare, così, lasciar scivolare nella lezione alcune nozioni elementari sui vecchi e sulla loro fatica ad abituarsi ad una diversa routine? Lo sai che allora Marta mi chiese "ma perchè nonno non mi vuole bene?", lo sai che le trema la voce quando mi chiede oggi come stai e io le dico così così perchè stiamo aspettando di tornare a casa per dirle la verità? Lo sai che le trema la voce quando chiede come stai, come se sapesse già che non esiste più uno stare?

You stubborn git.

Lo sai che ieri siamo andati dal tuo vicino Tom? Lo sai vero che era davvero tuo amico? Il tuo migliore amico? E sai cosa ci ha detto? Che sono sei, dico sei mesi che tu metti a posto le tue carte. Tutto in ordine, ogni lettera ricevuta ha un tuo commento sopra che descrive cosa tu hai fatto, chiesto, deciso.
Le abbiamo trovate tutte così, come tu le avevi ordinate.

You, bastard git.

Lo sapevi già sei mesi fa.

Tu hai detto a Tom "don't tell my boys". Ce lo ha detto Tom.

You silly banana.

Saremmo venuti. Ti avremmo fatto vedere dai migliori specialisti del paese.
Saremmo venuti e tornati e venuti e tornati, venuti e tornati.
Sai che lo avremmo fatto.
Sapevi che lo avremmo fatto.

Don't tell my boys.
Hai voluto risparmiarcelo.

Son qui seduta sulla tua poltrona. Non c'è più niente in questa casa. Abbiamo messo via tutto.
La tua vita in sacchi di plastica nera per i charity shop.

Domani ti bruciamo ma ti sei dimenticato di lasciarci scritto dove vuoi stare.
Già che c'eri potevi dircelo, no?

Va bene il mare? Perchè sarebbe lì che avremmo deciso, Tynemouh, if it's ok with you.
Sono un po' tesa perchè sembra che io sia l'unica ad avere qualche nozione di sopravento e sottovento (son stata una caprerina da giovane, che per te non significa nulla ma per un italiano vuol dire che più o meno sai andare in barca a vela) e con certe cose delicate se sbagli è un gran casino. Voglio dire sarebbe imbarazzante aprire l'urna e avere le tue ceneri soffiate contro i miei pantaloni neri con la riga e la mia maglia marrone.

Lo sai vero che hai fatto bene? Voglio dire, a non dirlo ai tuoi figli?
E' stato molto sciocco ma al tempo stesso non riesco a pensare ad un regalo più grande che potessi fare loro.
Sono entrambi così fragili, nelle loro vite ricostruite, che un nonnulla avrebbe potuto minarli.

Ecco, insomma, domani c'è questa cosa qui che ti diciamo ciao.
Ti piaccoino le rose? No, perchè sai ci han messo un catalogo in mano da cui scegliere e certo non potevamo decidere una di quelle composizioni di crisantemi a formare la parola DAD. Volevi quella? Bè, mi spiace, ma ti becchi le rose rosse e gialle. E comunque mi sa che ti rivolti nella tomba perchè oggi una tua vicina ci ha raccontato di quella volta che qualcuno ti ha regalato dei fiori e tu li hai messi sul davanzale della finestra dentro a una tazza di plastica.

Abbi pazienza, ma quando entri in un negozio di bare è una dimensione surreale e non è che uno può essere lucido sempre.

Però sai una cosa? Siccome tu sei morto, oggi ho visto mio nipote. Dopo due anni. Sai cosa abbiamo fatto? C'era questo pub dove abbiamo mangiato e aveva un giardino con un prato in discesa. E io e Finley ci siamo rotolati giù, sdraiati con le braccia stese sopra la testa.
Again, again, diceva lui, e lo abbiamo fatto e rifatto e lui rideva e poi diceva "auntie Valentina rolled down" e sghignazzava.

Ciao.
Ci saremmo presi cura di te. Più di quanto abbiamo fatto.

Ma ti ho visto in questi giorni.
Ho visto tutte le tonalità della tua pelle, fino alla porcellana.

Sei stato sciocco a non dircelo, ma grazie per non avercelo detto.

This page is powered by Blogger. Isn't yours?