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Monday, July 24, 2006

Secondo la definizione di una mia amica tosta l'intelligenza sociale è quella dote rara di saper stare zitti quando è il caso e di parlare quando è il caso.

Non ha niente a che fare con la conoscenza o la competenza. Puoi essere ignorante.

Ha a che fare con l'intuizione. Forse anche con la sensibilità.

In tutti i contesti.

Io ultimamente mi sembra di essere circondata da cretini. Che parlano troppo. A dispetto delle circostanze e dei contesti. Con una sicumera da prendere a schiaffi. E feriscono.

C'è tanta gente dislessica della parola, che non sente il significato. La parola porta un significato e quando la pronunci tu lo devi rispettare e ne diventi responsabile.

E non è neanche che quella parola la puoi pronunciare solo tu e gli altri no perchè se no ti ferirebbero.

Nonnò, mica funziona così.

Eppure stan diventando troppe le volte che mi ritrovo a star zitta di fronte a parole rigurgitate da invidui convinti di essere amabili.
Che altro posso fare?

Che con gente così non si ragiona lo sappiamo tutti, però vorrei che se ne andasse questo senso di vuoto e di sbagliato e di ferito che mi passa dentro.
Non dovrebbe valerne la pena.

Tuesday, July 18, 2006

Qui c'è qualcosa che mi sfugge.

Io sono laureata in lettere moderne, lavoro da 10 anni, da 1 sono socia di un'azienda di 4 soci, so l'inglese quasi come un madrelingua.
Philip è laureato in lettere antiche, lavora da 22 anni, da 6 è socio di un'azienda di 2 soci, sa l'italiano quasi come una madrelingua.

Direi che entrambi siamo persone qualificate.

Mi spingo a dire che siamo entrambi persone intelligenti.
E stando a quanto vedo intorno a me sul lavoro, senza falsa modestia, perchè sinceramente dell'umore in cui verso stasera della falsa modestia, come si dice al mio paese, me ne batto il belino, abbiamo anche delle intelligenze discretamente fini.

Lavoriamo entrambi tanto. Con l'umore in cui verso stasera posso tranquillamente dichiarare che ci facciamo un culo così.

Andiamo al ristorante si e no una volta al mese, il cinema mai, qualche cena a casa invitando gli amici (saranno non più di una ogni due mesi), le vacanze sempre oculate, sempre in case di genitori o parenti o amici.

La casa di proprietà in una bella zona di una città di provincia con un mutuo decisamente non esoso. Due macchine, entrambe comprate usate, una passat e una seicento senza aria condizionata, e una vespa pure comprata usata 8 anni fa. Un'assicurazione sulla vita di Philip.

Non evadiamo le tasse e abbiamo pure donato alla società tre nuove leve, pure bellissime e intelligentissime - obiettivamente parlando.

Non abbiamo la tata (abbiamo i nonni, diotiringrazio), non abbiamo la tv satellitare, non compriamo inutili playstation, i nostri figli usano lo stesso zaino per andare a scuola anche per tre anni consecutivi o fino a consuzione totale.

Quello che mi sfugge è..... perchè cazzo c'abbiamo tutta questa gente che ci alita sul collo e tutti 'sti debiti?

Monday, July 17, 2006

Trovo sempre parcheggio nel raggio di pochi metri dalla mia destinazione, a prescindere dall'ora di punta e dalla centralità del posto.
Eppure trovo sempre qualcosa di cui lamentarmi.

Monday, July 10, 2006

Udite, udite!!!
Venite, venite!!!

Mamme di tutto il mondo, non c'è scusa che tenga: neanch'io c'ho la babysitter.
E infatti ci vado con i figli.
Sissì, tutti e tre i figli.

Dai, dai.

Monday, July 03, 2006

Si avvicina a grandi passi la grande data. E' quasi un anno.

L'altro giorno me ne stavo seduta sul gabinetto dell'ufficio e mi è tornato in mente la prima volta che ho visto quel bagno. Ci penso spesso alla prima volta che ho visto quel bagno, quando mi siedo sul gabinetto dell'ufficio. Che idiota che sono....

E' che ci sono delle immagini che battono il tempo, tipo quando hanno tirato su Marta dalla pancia e la dottoressa ha detto "è femmina", tanto per stare sul banale.

Quando siamo entrati per la prima volta nell'ufficio, la prima cosa che abbiamo fatto, prima ancora di discutere come sistemare le pareti o organizzare le scrivanie, è stato pulire il bagno. Mi sa che neanche avevamo firmato il contratto d'affitto e già pulivamo il bagno.
Tipo i gatti che pisciano il territorio.

E allora? Devo tirare delle somme a questa specie di vigilia?

Domani mattina ho un appuntamento veramente importante.
Un signore davvero importante ci ha convocati per una chiacchierata senza specificare bene che tipo di chiacchierata.
Lo spettro va dall'aria fritta, allo spionaggio industriale alla possibile acquisizione.

Ecco, uno potrebbe già obiettare che andare dove convocati senza sapere bene il perchè sia idiota in partenza, ma il signore è abbastanza importante da non poter star lì a fare tante domande.

Io son stata prescelta per accompagnare il capo in questo colloquio.
Il motivo è semplice: il signore importante ha per braccio destro una zitella cerbera di mezza età che è sgarbata con tutti ma che in occasione di un certo progetto in cui la mia vita si è intersecata per due ore alla sua, dicitur che la cerbera abbia alzato l'angolino della bocca in su per un fuggevole secondo.
E questo ora viene interpretato come segno di buon auspicio.

Praticamente un anno, dicevo.
Potrei raccontare di esser stata cresciuta da una madre casalinga. Una madre primogenita femmina di una famiglia della Genova bene, a esser ben precisi. Vessata fino al giorno del matrimonio da una madre (mia nonna) all'antica che è riuscita chirurgicamente a confinare ogni self esteem della figlia (mia madre) ad un filo di perle.
Ma sarebbero scuse, diciamocelo, perchè dopo una certa età uno deve essere soprattutto il risultato dei suoi pensieri.

Quindi diciamo pure che a un certo punto, per normale srotolamento della vita, son diventata mamma e diciamo pure che ho pure sputato sangue e mi son fatta un culo così e, esageriamo, son soddisfatta, son stata abbastanza brava. (Finora, s'intende, chè l'anticamera dell'adolescenza di mia figlia mi spiazza, ma questo è un altro post.)

Ma la ruvida faccia della fatica svela anche una parte della medaglia incantevole: la fatica di mamma è un gran bel rifugio, che giustifica certe ignoranze, certe pigrizie, un generale disimpegno su tutti gli altri fronti.

Quindi unendo questo concetto a una mia naturale propensione all'insicurezza, il cocktail che ne viene fuori è una specie di donna con belle potenzialità sfuocate per comodo e insicurezza.

Con questi presupposti un anno fa sono diventata un'imprenditrice.

Ora io dico, ad incontrare un signore così importante come ci si veste? Stasera ho perfino aperto la cassaforte e tirato fuori il risultato dei miei eventi ufficiali: i 18 anni, la maturità, il matrimonio. Ho dei gioielli che non metto mai.
Lo devo dire? Lo dico. Non mi piace l'oro giallo e odio le perle. Mi piace solo l'oro bianco.
Ma al tempo stesso non voglio per nessun motivo rinnegare quel girocollo fatto a mano attaccato alla catena antica dell'orologio della nonna con brillanti e un'ametista, scelto con amore per me per segnare che ero donna.
Lo guardo e penso che sia assolutamente immetibile ma sogno che un giorno mi piacerà.

Bè, insomma, un anno di molto silenzio. Perchè io parlo poco per paura di dire sciocchezze nelle riunioni. Ma ascolto molto e soprattutto osservo che quasi è un'ossessione.

E così, se devo tirare delle somme, dopo quasi un anno, così tra me e me chè non mi senta nessuno, le cose che in silenzio ho intuito fossero nate male sono abortite, le cose in cui ho creduto sono funzionate.
Stento a credere che l'intuizione valga qualcosa, ma dopo un anno le coincidenze sono tante.

Allora io raccolgo il coraggio a due mani e fanculo tutti.
Io domani da quel signore importante ci vado vestita come penso che quel signore pensi che una imprenditrice di successo debba vestirsi.
E cancello tutto quel senso di ridicolo che mi assale sempre nelle riunioni e mi frena dal darmi un tono.
E parlo. Sissignore, parlo.

Resta solo un punto da decidere.
Se tenere o no al polso lo scubidoo che mi ha fatto Marta.
Sai una cosa? Domani mattina faccio le prove chè magari riesco a nasconderlo sotto il braccialetto d'oro.

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