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Wednesday, November 29, 2006

Intelligenza emotiva? Blink? Intelligenza sociale?

Ero a Vicenza questi due giorni. Ieri avevo appuntamento con due delle 4 hostess prese per aiutarmi oggi, giorno del convegno; aiutarmi con la registrazione dei partecipanti e con l'assistenza in sala.
All'appuntamento dovevano arrivare Rosetta e Sara. Le altre due, Lavinia e Giulia, non potevano.
Nella mia organizzazione allora ho pensato che alle due che potevano avrei spiegato la fase della registrazione, la più delicata, e che le altre due le avrei tenute in sala coi microfoni.
Sara non arriva e io ieri faccio il brief solo a Rosetta, il cui occhio sveglio mi consola un poco.
Mi sarà spiegato più tardi che Sara non è riuscita ad arrivare per problemi di macchina.

Un tempo lavorarvo part-time e queste trasferte per me erano come vacanze premio in cui non importava il piede dolente per il tacco alto, mi bastavano quei quarti d'ora sola in una camera d'albergo tra un convegno e la cena di gala a guardare il soffitto stupita di non aver niente a cui pensare, nessuna cena da preparare, nessun pigiama da infilare.
Oggi che praticamente lavoro full time queste trasferte hanno un sapore misto, chè la soddisfazione da minimanager fa la lotta col rimpianto per il tempo sprecato non con loro.

Ma con gli alberghi ho ancora un rapporto di stupore, come quando in autostrada incontri un trasporto eccezionale. Io rallento per guardare. Hanno forme pazzesche i carichi eccezionali, robe che neanche ti immagini ci sia gente che ci dedica tempo a costruirle.
L'albergo questa volta c'aveva dei barattolini di shampoo, body lotion, bath foam, vanity kit incastonati in una base d'ebano e le ciabatte sullo sgabellino del bagno. Non ho saputo resistere e ho preso tutto (tranne la base d'ebano che era incollata al piano di teck del lavandino).
Ho preso anche la matita.
Ecco. Io adoro quelle aziende che non raspano sulla qualità. Sogno il giorno che anch'io potrò trattare così i miei clienti.
La matita in una stanza d'albergo business è quasi-inutile. Chiunque ormai c'ha una penna nel taschino o nella borsa. Chi non ce l'ha, si accontenterebbe di una matita comune, di quelle gialle dozzinali.
Ma questo albergo ne ha scelte di quelle fiche, tutte nere, inclusa l'anima dentro, dura abbastanza ma non troppo. Assolutamente sexy.
A me piace un sacco scrivere sulla carta ma non sono fussy a sufficienza da permettermi una penna che mi aggrada. Scrivo molto a matita, ma mi accontento di quelle comuni che stanno in ufficio.
Quando stamattina l'ho presa tra le mani, l'ho provata sul blocchetto dell'albergo, ho sorriso di piacere e mi sono detta: dovranno passare sul mio cadavere. Questo piacere è mio, piccolissimo e speciale, e caschi il mondo se la dò a uno dei bimbi. E' mia.

Alla location del convegno sono arrivate diotiringrazio puntuali tutte e quattro le hostess. Mi danno del lei, con naturalezza loro e con disagio mio (chè mi sembra ancora di esser una di loro e di sentire i dindini in tasca a pagarmi le vacanze, ma è tragicamente ovvio dalla loro naturalezza che non sia più così).

Ora, posto che Rosetta era già assegnata alla registrazione perchè aveva presenziato al brief, io dovevo scegliere lì per lì un'altra a supporto di Rosetta (e ne volevo una sveglia perchè la registrazione è cosa delicata) e altre due per stare in sala a fare le belle statuine.
Le guardo tutte negli occhi e dico: "chi di voi ha già esperinza di registrazione ad un convegno?" Tutte, rispondono loro.
Io, un po' agitata dai fermenti della preparazione dei dettagli immediatamente prima dell'inizio della conferenza e decisamente senza il tempo per fare un sommario colloquio penso "cazzo, come scelgo adesso?".
Le scannerizzo in non più di due secondi, in preda al panico da decisione.
Da sinistra a destra e poi di nuovo verso sinistra.
Non ho la più pallida idea di cosa sia giusto fare e al tempo stesso so che è importante.
Sembrano tutte sveglie e mentre sto per contemplare l'ambarabacciccicoccò vedo un tenue lampo che attraversa Lavinia negli occhi. Una specie di presenza a se stessa, un'intuizione.
Scelgo lei che si rivela poi molto in gamba.
La povera Sara era in gamba pure, ho avuto modo di apprezzare durante la mattina, ma la sua macchina in panne il giorno prima ammetto avermi condizionata.
Giulia invece un'oca giuliva.

Vai a capire cosa sia successo in quei due secondi. Ma mi ha fatto pensare a come sia proprio vero che non dobbiamo mai dimenticarci che anche noi diamo un'impressione all'altro alla prima stretta di mano e che spesso molto si gioca su dettagli assurdi.

Tornata a casa stasera ho acceso il pc per scaricare la posta di due giorni. C'è questo errore che mi salta fuori dal linguaggio incomprensibile tipo General Host win32 ecc. ecc. e ho voluto segnarmelo per dirlo al nostro IT manager. Ho tirato fuori la matita fica e l'ho scritto sul taccuino.

Neanche un secondo e sento la vocina di Giacomo "mamma che bella matita".
La pancia mi si è contratta in difesa. "Essì, hai visto? E' proprio carina".
"Mamma, ma la regali?"
Mavaf.... assolutamente no, cadavere, bastione di indipendenza, piacere squisitamente mio, segreto profondo, piccolo e quindi non illecito.
"Bè.... insomma....se la vuoi...."
Pausa.
Pausa riflessiva.
C'è niente di più commuovente di un bimbo di 6 anni che riflette, che coglie le sfumature, che intuisce?
"No, mamma, mica per forza...."

"No, tesoro, non per forza" la mia mano si muove, prende la matita.
Rido di me, e del mio cadavere allegro.
Non importa più.
"No, tesoro, non per forza, per amore"

La prende un po' avido, un po' avido ma non sgraziato, come solo i bambini sanno essere senza veli. Con un sorriso di piacere e non di vittoria.

Si allontana, poi torna sui suoi passi, si alza sulle punte dei piedi e mi bacia sulla guancia in uno slancio. Bacio umido. Wet kiss. Giacomo dà solo wet kiss. Bisognerà che glielo dica quando sarà più grande che i wet kiss non sono molto cool.

Mi dice: "mamma, la tengo come te"

Affezionarsi alle cose non ha senso.

Monday, November 27, 2006

Oggi colloquio con la maestra di Giacomo.
Signora, suo figlio davvero quest'anno è fiorito, lavora bene, in autonomia, è attento, partecipa, si fa benvolere dai compagni. E' a-d-o-r-a-b-i-l-e.
Solo, signora, le sarei grata se provasse anche lei a spiegargli che il calcio è diverso dal rugby e che quando giocano a calcio alla ricreazione, se il portiere prende la palla, lui non gli deve saltare addosso e atterrarlo.

Friday, November 24, 2006

Ho alcune cose che da giorni mi stanno sul groppo, mi ronzano in testa e cercano di formularsi più precise per essere espresse.
Una di queste ha a che fare col lavoro.

L'altro giorno c'è stata una riunione.
Noi abbiamo appena pubblicato un piccolo libretto che parla di conservazione sostitutiva. Si, lo so, roba noiosa e che non ha niente a che fare (purtroppo) con i consigli utili a mamme in cerca di appigli per preservare la sanità mentale in sostituzione della follia quotidiana.

Ci pensavo oggi ai microtraumi a cui sono sottoposta giornalmente. Voglio dire, per fare un esempio, oggi son stata per tre ore in una riunione con un'associazione abbastanza blasonata, prima intorno ad un tavolo poi per pranzo in una saletta privata con menù a scelta, poi di nuovo in sala riunione, poi mi sono precipitata a recuperare i figli e poi superando i limiti di velocità mi son trovata catapultata nel multisala di Vimercate per una festicciola di compleanno.
Mi aspettavo (e all'idea avevo un umore nero - non sopportavo il pensiero claustrofobico di due ore di chiacchiere su quell'insegnate là e la scuola media da scegliere) di dover sedere con un nugolo di mamme a fare cicì e cicià e invece il padre della festeggiata mi ha ficcato in mano un biglietto e un secondo dopo ero seduta nella sala buia coi popcorn e la coca a guardare Santa Claus è nei guai.
Voglio dire, questi son davvero microtraumi. Prima ti sforzi di comprendere complicati studi di mercato e verticalizzazioni di segmento e dopo poco più di un'ora un'ora piangi perchè Santa Claus guarda negli occhi una bambina che con il suo abbraccio potrebbe scongelare il cattivo Jack Frost e le dice "il punto è: tu ci credi?"

Ma la conservazione sostitutiva è tutta un'altra cosa. Si tratta di stimare, anticipare e ridurre i costi tangibili e intangibili della gestione documentale, mostrando come la corretta analisi della gestione di flusso e stampa dei documenti in azienda possa permettere risparmi del costo di possesso e di esercizio anche superiori al 30%. Ecco. Mica si pensi che io sappia solo cambiare pannolini.

Su questa cosa qui la mia azienda ci ha fatto una ricerca e due libercoli.
Uno, il più recente, è appena stato pubblicato.
Pubblicato a fini educativi, cioè di educazione di un mercato (potenzialmente enorme) che non sa veramente di quel 30% lì. Secondo il meccanismo: io ti educo, a te viene l'acquolina in bocca, tu implementi le soluzioni per risparmiare e così fai crescere il mercato che fa guadagnare i miei clienti.

La discussione in sala rinunioni è stata se divulgare la pubblicazione in pdf o solo cartacea.

Che sembra una sciocchezza ma invece sottende una questione molto più delicata.

Quanta competenza deve essere messa a disposizione gratuitamente e quanta deve essere venduta?

Allora c'era una parte, la vecchia guardia, la chiamerei, che ha portato l'esempio: se chiudi a chiave la porta sei certo che nessuno entri, se la chiudi solo con la maniglia lo zingaro di passaggio potrebbe essere tentato. Testuali parole.

Ebbene, a me in questo ultimo anno, i miei amici mi hanno fatto una specie di lavaggio del cervello che è più il vantaggio di ritorno che si ricava a dare informazioni fruibili facilmente che tenersele per se e farle cadere dall'alto.
E io ci ho creduto e sinceramente ci credo.

L'ho provata anch'io quella sensazione di gratitudine trovando su google qualcosa che mi serviva, gratitudine che poi mi ha legato per sempre a quel sito o a quell'azienda generosa.

Però anche, in quest'ultimo anno, ho visto una quotata azienda fare una ricerca di mercato per una istituzione regionale per un valore che ipotizzo intorno ai 15mila euro usando quasi esclusivamente i dati di mercato elaborati dalla mia società (con una citazione in very small print nell'angolino a sinistra delle slide).
Ho visto una specie di competitor copiare paro paro la grafica e l'idea del nostro media kit. Per non parlare della struttura dei nostri siti che d'un tratto, sempre tra i competitor, si sta replicando manco fosse un'epidemia.

Tempo fa ad un'amica ho detto "quello mi hai copiato" e lei mi ha risposto "no, tu hai settato uno standard". Parole sante, veramente elevate.

Resta il fatto che brucia, quando ti copiano.

Questa è una riflessione confusa.
Brucia perchè ti copiano o brucia perchè sanno fare meglio partendo dal duplicato?

Che vantaggio ho dal diffondere il mio volumetto solo in cartaceo? Dai, non raccontiamocela, se qualcuno vuole veramente usarlo per copiare, se ne fa una bella scansione e c'ha il suo documento elettronico da rimaneggiare bell'e pronto.

Eppure non tutti sanno fare scansioni e il punto emerso nella riunione era in soldoni... non tentare lo zingaro.

Mi sfugge dove sia il confine tra il mettere a disposizione aggratis una competenza e far desiderare a chi la prende di avere di più, unito alla percezione che solo tu glielo puoi dare.

Tuesday, November 21, 2006

.... I feel like I have been given a second chance at life, a life through the magic of your eyes, a life that I am finally able to appreciate fully since I got the help I needed for my disease. The world has more color in it because you are looking at it, music is a bit louder because you are hearing it. I never knew how funny a noise could be until you laughed at it, or just how excruciatingly handsome your father was until I saw your profile next to his. I thought that there was meaning in my life before you came along, but Hell if I even knew the meaning of meaning. For the majority of my life I thought I had religion, but never has there been a more reverent moment in my life than walking into your room late at night to watch you breathe, to hear your life in the air. If there is a God, you’d certainly be proof that he or she exists.....

Questo lo copio e incollo per far piangere tua madre (checcivuoifà, lei piange sempre quando mi legge....)
Benvenuta Veronica :)

Saturday, November 18, 2006

Questo urlo lo sento molto mio.

Sunday, November 12, 2006

Lei è la mamma di loro, la sorella di lui nonchè figlia del mio (diventato qui famoso) zio Giorgio.
Lei è mia cugina.

Di lei ho un fiume di ricordi, che se comincio non la finisco più.

Ma...tadam... qui si cambia trend. Questo non sarà un post che rimugina il passato.

Vabbè, dai, solo una cosina breve breve, solo un ricordo che sta in cima a tutti gli altri.
Di quando (io avrò avuto sette anni e lei nove) una volta eravamo insieme in montagna, la sera, nella cameretta coi letti a castello, e lei copiava dal Manuale delle Giovani Marmotte (dio... ma esiste ancora il manuale delle giovani marmotte?) il disegno di Nonna Papera che sfornava una torta. E di me che la fissavo stupita, che non ci potevo credere che fosse possibile che qualcuno disegnasse bene così.

Com'è quella stupida domanda, cosa guardi per prima cosa in un uomo? Molte donne rispondono le mani. Io no, guardo gli occhi e le spalle e la voce e .... ;).
Ma le mani no.
Invece di una donna si.
Le dita di una donna sono sempre fantastiche.

Ha sempre avuto le mani d'oro, mia cugina, sottili e affusolate.
Qualsiasi cosa tocchino e il modo in cui si muovono delicate ti mette dentro un senso di calma e ordine. Sembra come se abbiano scelto di non voler mai rovinare nulla su questa terra.
E io che invece mi muovo sempre un po' a scatti e un po' goffetta, quella magia lì di trovare sempre il tempo di accarezzare le cose invece che prenderle mi affascina e mi culla.

E poi ha anche un'altra cosa mia cugina. Una passione.
E' un dono prezioso.
Se devo augurare qualcosa ai miei figli, che crescano con una passione sta in cima alla lista.
Una qualsiasi, ma se c'è e accompagna una vita, suppongo che sia come avere un fratello gemello o un amichetto fantasma.

Ora, dopo aver aspettato tanto tempo, dopo aver dato la precedenza per anni alla tastiera di un computer, a moduli da compilare, ai sederi sporchi dei figli, alle pappe da frullare, mia cugina è riuscita finalmente a unire le sue dita alla sua passione e a fare delle due insieme una professione.

E martedì, a Genova, debutta.
Se c'è qualcuno da quelle parti che ha voglia di vedere cosa sanno fare le sue mani ci faccia un salto (è ospite di un negozio che si chiama Les Coquines, in Via Quarto 57/R).

In bocca al lupo stellina :)

Lei ha preso la rincorsa da circa metà del salotto.
Io l'aspettavo là, di fianco al tavolo, braccia protese e gambe piegate ad attutire il colpo.
Io e lei, occhi negli occhi, per cogliere l'attimo dello slancio e coordinarci.

Io devo mirare alle sue ascelle, prenderla da sotto, dare un colpo di reni e raddrizzare le gambe con una spinta.
Lei deve mettere le sue braccia intorno al mio collo e le gambe intorno alla mia vita e stringere parecchio per aiutarmi a tenerla su.

Dai insomma, è ridicola questa cosa, ormai mi arriva al setto nasale, mia figlia.

Questo gioco qui mio, per prenderla in braccio, e suo, per stare in braccio, è cominciato un po' di tempo fa, parecchio tempo fa, non so più quanto tempo fa infatti.
Infatti non è mai stato un gioco, ma una specie di lento adattamento darwiniano della specie mamma e della specie figlia a misure in crescita esponenziale che sembravano minacciare una consuetudine che si consumava da molti anni.

Invece, stasera, ci ha sorprese la resa.
Non ce la faccio più a tenerla in braccio.
D'ora in poi solo abbracci.
Abbracciare è diverso che prendere in braccio.
Unitevi al mio dolore.

Tuesday, November 07, 2006

Fammi un favore grande e schiacciati quell'enorme punto nero che hai sulla punta del naso.

Ecco, si, insomma, non ho mai avuto il coraggio di dirtelo in vita, ma ora che sei morto te lo dico si, è orribile.
Ora, io non so se nell'aldilà i punti neri esistano. Così a spanne, per quello che ricordo del catechismo e per quello che vedo sul quaderno di Marta no, effettivamente non dovrebbero sopravvivere al passaggio, ma non si sa mai.

Mi è venuta in mente questa cosa perchè ho un'immagine stampata in testa, di te nel letto dell'ospedale, senza vita. Avevo visto mio nonno prima, ma ero piccola e non lo ricordo bene, avevo visto mia nonna e pensato che sembrasse di porcellana. Lo stesso di te, porcellana. Lo sai che il naso è l'unica cosa che non smette mai di crescere? Ecco, tu fragile porcellana avevi questa cosa buffa.
La punta carnosa del naso di cascava un po' di lato (punto nero incluso), fuori asse.
Che magari a dirlo così fa venire i brividi e quasi lo schifo. E invece a me ha fatto molta commozione. L'ultima immagine di te riassume tutti i compromessi dell'amore. L'amore per la vita, per il compagno, per i figli. Non importa se li sorprendi tutti in pose disdicevoli, perfino raccapriccianti, c'è qualcosa dentro che te li fa amare lo stesso.

Ma sto andando fuoripista. In realtà partivo da te per dire una cosa tutta diversa. Volevo descrivere un viso senza muscoli a sorreggerlo.

Pochi giorni fa ero a Londra per lavoro. La sera ho incontrato un'amica a cena. Il posto più comodo, Ealing, dove entrambe abitavamo.
Dopo 8 anni sono ritornata lì, dove è cominciata la mia vita da adulta, con un lavoro, un compagno, una casa e un mutuo. Lì è nata la mia bimba. Lì avevo 30 anni che non sono pochi affatto, ma erano pochi per me, ragazza protetta da genitori affettuosi, presenti e intelligenti.
Mi sono seduta ad aspettare nel pub sulla high street a guardare le insegne dei negozi oltre la strada e a chiedermi come facessero ad essere ancora lì, uguali, dopo tutto questo tempo, dopo il trasloco, il mio pancione infinito, i due gemelli, tutte le risate, tutte le pappe, tutti i sacchi di vestiti troppo piccoli dati via, tutti i pianti, mio padre che è stato male (due volte), i soprusi al lavoro, la mia nuova società.
E loro lì senza un graffio.
L'insegna dell'agenzia immobiliare che ci ha fatto quel gazump coi fiocchi ancora lì.
Quante case vendute in 8 anni? Eppure tutto uguale.

Tutto uguale tranne me.

Valentina attraversava il parco spingendo un passeggino, poi tenendo al guinzaglio una bimba (che sembrava una grande idea quella del guinzaglio.... le cose totalmente inutili che si comprano per il primo figlio, sull'onda dell'entusiasmo... ci dovrei scrivere un post!). Valentina senza macchina che trascinava la spesa con le dita coi solchi. Valentina che passava la barriera del metrò con biglietto scaduto, spavalda, facendo il faredogging perchè troppi pochi soldi in tasca. Valentina a spulciare giornali e cerchiare annunci col pennarello rosso come nei film romantici. Valentina italiana in un mondo di stranieri che cerca di accattivarseli. Col suo piccolo A-Z sempre in borsa, perchè mica mi sorprendi impreparata, tu perfido albione, sai?

Io ricordo una grande fatica, di quegli anni. Una fatica passionale. Ma con una costante.

Mia madre è una donna molto intelligente. Così intelligente a volte da sembrare ingenua. Almeno così sono stata tentata di catalogarla. Specie negli anni spavaldi dai 18 ai....bò, non saprei dire, forse fino a poco tempo fa. Mi ha cresciuto con un'idea del bello e del buono e dell'ottimismo. Son concetti scomodi, a volte, se ci pensi. Son concetti che è facile prendere sotto gamba. Se li pensi e li contestualizzi, son concetti da fiaba e come tali poco intellettuali, poco impegnati, poco cool.

Valentina ingenua ed entusiasta della vita. Ci credevo davvero che tutto fosse bello e buono e questo era la costante.

Valentina seduta nel pub pochi giorni fa, un'altra donna. Ingenua ed entusiasta della vita.
Ma per scelta.
Che è diverso.

Tornando ai muscoli che sorreggono la faccia, che anche se non sembra sarebbe il nocciolo di questo post.

Il viso di porcellana di mio suocero. Era cominciato tutto da lì.
Quando ho detto a mia madre che avevo trovato l'uomo della mia vita è andata così.
Eravamo al mare, Philip era venuto a presentarsi ai miei, poi era ripartito. Mia madre mi ha portato la colazione a letto e mi ha detto di non essere precipitosa, son solo poche settimane che lo conosci, vai a Londra se ci credi, trovati un lavoro, stai con lui, ma non vivere insieme, pondera, vaglia e quando sei sicura fallo.
Io un solo pensiero in testa: ora ora ora, ora subito, perchè dovrei tergiversare chè sono così sicura, che non sono mai stata così sicura in vita mia? (come faccio a farglielo capire?).

I miei occhi, mannaggia a loro. Gli occhi di una figlia per una madre sono un diario di sè stesse spalancato. Lei li ha letti. Me lo ricordo ancora quel piccolo sussulto indietro. Impercettibile. E poi quella frase "è inutile che parli vero? tu hai già deciso".
La faccia è caduta giù, senza muscoli a sorreggerla. Se non fosse stato per il sangue che scorreva a dispetto dei sentimenti, sarebbe stata di porcellana.
Io me lo ricordo bene che davanti a quella faccia lì il mio primo istinto è stato di mentire, di addolcire, di trovare un giro di parole rassicurante ma che mi lasciasse una via d'uscita, una sbeccatura su cui tornare più tardi a lavorare per convincerla. Fino a quel momento da brava ragazza che vive sotto il tetto familiare cercavo la condivisione delle mie scelte in mia madre. Fino a quel momento ero sempre riuscita ad averla. Magari a volte a strapparla un pochino, per il rotto della cuffia. Ma il confronto coi miei genitori e la loro disapprovazione mi ha sempre mandato in tilt totale. Piuttosto la rinuncia.

Quella volta lì invece a mia madre che diceva tu hai già deciso io ho risposto si, guardandola negli occhi.

Davvero non volevo quel dolore, quel tuo dolore di mamma.
Esagerato si, adesso che io orgogliosa ti vedo scherzare con Philip, con mio marito, che hai adottato perchè lui non ha più la sua, di mamma, si adesso lo possiamo dire che era esagerata tutta quella pelle senza muscoli.
Ma allora no, non credo fosse esagerata.
Ora che son mamma anch'io devo ammettere che dichiarare di aver trovato l'uomo della tua vita dopo averlo conosciuto per due settimane sole e di voler mollare baracca e burattini per seguirlo....bè, se mai Marta mi giocherà uno scherzo così spero che saprò esser brava come lo sei stata tu.

C'è anche una passeggiata sul monte di Portofino che non posso cancellare dalla mia memoria. Mio padre mi accompagnava. Io sulle spine come mai prima. Credevo non sapesse ancora niente della mia decisione, ma ora che sono madre so che sapeva tutto, perchè io direi tutto a Philip, in gran segreto, tutto quello che uno dei miei figli mi confidasse.
Lui si inventò un giro di parole - come solo un padre potrebbe architettare con una figlia - per dirmi, in soldoni, che stavo facendo una cazzata. Culture diverse, lingue diverse, contesti diversi, i rapporti sono difficili da far durare dipersè, se parti già in salita..., il lavoro all'estero non lo trovi, se lo trovi con che direzione?

Ogni sua parola che rimbalzava sul mio petto gonfio di entusiasmo e presunzione di sapere e anche di voglia di sdrammatizzare quei discorsi che mi suonavano di un uomo stanco che ha perso le speranze.

All'aeroporto mio padre mi ha salutato stringendomi e sussurrandomi nell'orecchio sii felice. Quel momento oggi sta dentro di me insieme a quello di quando mi ha portato a casa una pianta perchè mi erano venute le prime mestruazioni o di quando mi comprava i rami di pesco a primavera.

E' successo tutto esattamente come lo dicevano loro. Il lavoro, le difficoltà, la cultura, lo sradicamento che ormai non sento più casa nè l'Inghilterra nè l'Italia, tutto uguale uguale.

Tutto superato con un entusiasmo che piano piano si è fatto più maturo, che pian piano si è trasformato da credo in scelta.

Mia madre non è ingenua. Più divento donna più si insinua in me il dubbio che mia madre infatti sia la più intelligente di tutti noi. Comincio a intuire che dietro al suo volto sempre allegro e disponibile si nascondano alcuni faticosi segreti - han fatto 43 anni di matrimonio quest'anno – dei compromessi, delle delusioni ma no….queste son delle parole brutte, diciamo meglio dei piccoli stridori. Oliati dalla scelta di essere felice, chè finchè rimangono segreti, non diventano bugie.
Mia madre è intelligente.

Io ho visto coppie incontrate per caso lasciarsi, e coppie che si conoscono da una vita lasciarsi. Coppie improbabili stare insieme divertite come contro gravità, e altre sudare con consapevolezza e amore.
Alla fine penso che importi relativamente da dove si cominci e molto di più come si cerchi di vivere quello che ci succede.

L’essenziale è che io ritrovi questo post quando Marta sarà grande.

Sunday, November 05, 2006

Il mio stagista, ex mio in realtà, perchè io l'ho selezionato e uno dei soci me l'ha soffiato, è un marcantonio che sfiora credo l'uno e novanta, asciutto e muscoloso il giusto.
Trendy perfetto.
Gentile il giusto, arrogante il giusto (ma quanto sono sicuri di sè questi giovani? pazzesco....), determinato da far paura.
In gamba, veramente, e per questo stiamo cercando di confermarlo, di dargli un ruolo fisso.
Mi fa una tenerezza infinita, perchè davvero tutta quella sua voglia di sfondare il mondo a volte attraversa la stanza in un'onda che arriva anche alla mia scrivania. Rabbia a volte, per le troppe telefonate che gli si chiede di fare e che non portano a niente, entusiasmo irruente altre per progetti appena nati che lui può seguire dall'inizio.
Mi fa tenerezza perchè sento tutti i suoi perchè e spesso mi astengo dal dirgli le risposte che so, perchè certe risposte non si possono dare, si possono solo capire da soli.
Mi è anche di stimolo, perchè non voglio dimenticare quella voglia lì, non voglio che la mia si offuschi troppo per le troppe facciate sul muro, per i troppi squallidi rigiri che ho visto da quando avevo la sua età a oggi.
Mi piace molto guardarlo (mica perchè è bello, s'intende..) e osservarlo mentre fa il bravo ragazzo che ogni azienda vorrebbe avere ma al tempo stesso mette giù un po' goffamente i paletti per ottenere il rispetto che merita.
Ma questo non era quello che volevo scrivere.
Quello che volevo scrivere è che l'altro giorno ho scoperto che il mio (ex) stagista non sa cosa siano le fiabe sonore.
Neanche la più pallida idea delle note di "a mille ce n'è....."
Non riesco a capacitarmene.

Thursday, November 02, 2006

Non voglio suonare razzista ma credo a buon ragione di poter dire che circa il 90% delle macchine che ti spingono da dietro in tangenziale, che ti stanno nel culo con gli abbaglianti fissi, che zigzagano tra il traffico, che superano la coda ai semafori facendosi sparati la corsia per svoltare a sinistra siano nell'ordine BMW, Audi e Mercedes.
Le madri delle compagne di mia figlia fanno a botte per un posto nel parcheggio della scuola alle 4 del pomeriggio (una l'ho vista io col collare bianco da colpo della strega il giorno dopo).
Una mia amica mi ha confessato che già più volte le è successo di dover abbandonare il carrello pieno nel super in preda ad una crisi di claustrofobia.
Un'altra oggi stava boccheggiando paurosamente per il caldo nella caffetteria di una elegante sala da te del centro di Milano.
Un mio collega si infila a raffica zuccherini in bocca e il suo movimento dalla tasca alle labbra si è ormai talmente perfezionato che nessuno se ne accorge.
Un'altra non dorme una notte serena da anni.
Io mi strappo le pellicine intorno alle unghie.
Ho visto una donna anziana all'aeroporto cercare di pagare il biglietto del treno con le macchinette automatiche. Mi ha chisto aiuto. Mentre infilavo il suo bancomat nella fessura quello dietro nella fila ha detto "se non siete capaci lasciate il posto, non è che qui si può perder tempo".
L'altro giorno ho imbucato la corsia del telepass e la barra non si è alzata. Ho aperto la portiera e schiacciato il bottone dell'assistenza. La macchina dietro ha cominciato a suonare il clacson cattiva. L'uomo che la guidava è sceso e ha cominciato ad imprecare verso di me. Io con in mano la scatolina del telepass gliel'ho sventolata sotto il naso dicendo "non ha funzionato".
Lui è sbiancato, si è come scrollato, è tornato in sè e mi ha detto "scusi signora... non volevo..."
Ma che cazzo ci sta succedendo?

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