<$BlogRSDURL$>

Tuesday, February 13, 2007

In questa casa c'è un frastuono pazzesco.
La radio in cucina, si sente l'elettricità che corre lungo la presa su per il cavo, la lancetta dei secondi dell'orologio qui sul muro di fronte mi sembra la tortura cinese della goccia, il calorifero fa rumore di mare (oddio, diciamo una specie di rumore di mare), il forno scricchiola.
Mi sembra quasi che il pappagallo appeso al soffitto dal trespolo mi parli.

C'ha che metto su un cd, và.

Sono già in montagna e aspettano che li raggiunga e quando li vedrò domani mica glielo dico che non è vero che quando sono a casa fanno un gran casino.
Mi sa invece che il gran casino lo faccia questa casa e che il silenzio, quello che mi mette a mio agio e mi allenta i muscoli, sia il cicalleccio loro, il rumore della plastica del jeeppone telecomandato che scontra gli zoccolini, le tabelline cantate con la bocca piena di dentifricio, l'incessante "mamma, per caso hai visto dove è...." - sempre alla ricerca di qualcosa, mettessero a posto la troverebbero e potrebbero usarla, perdio.

Philip dalla montagna entusiasta mi racconta della sua nuova esaltante scoperta di un vantaggio in più ad avere due gemelli (oltre, s'intende, al vantaggio di fare due volte i compiti la domenica, di cucinare per un reggimento, di accompagnarli a 400 festicciole di compleanno, di esercitare la memoria in continuazione su chi ha fatto cosa che con i 40 in agguato serve a tener la mente elastica) che sarebbe capire, senza avere un termometro,che Davide non ha la febbre sentendo contemporaneamente la sua fronte e quella del fratello.

Non ho avuto il coraggio di fargli prendere in considerazione anche l'opzione che TUTTI E DUE siano malati perchè era troppo orgoglioso di essere stato così bravo a cavarsela senza termometro e perchè io stasera mi sono mangiata una pizza d'asporto con le mani, a spicchi, senza apparecchiare e comprata una birra: sono una vera single stasera e me la godo e se c'hanno la febbre... qualche lineetta non ha mai ucciso nessuno, giusto?

Me la godo e sai cosa? spengo pure il cd e mi metto a parlare col pappagallo. Ecco.

Oggi è stata una giornata importante. Il convegno per cui sono qui invece che in montagna ha avuto un'audience doppia di quella che ci aspettavamo. Ecco.

Non me ne frega niente del successo che ci sarà scritto domani sul sito web.
Il successo è dentro e mi faccio ridere ma mi viene da paragonarlo all'orgoglio quando sento i miei figli dire qualcosa di intelligente.

Come faccio a scrivere quello che significa per me questo convegno?
Lo stacco da un'azienda mafiosa, la paura del salto nel buio, l'imprenditoria squattrinata, le notti a lavorare, i pianti, dio quanti pianti (Marta un giorno ha rassicurato uno dei fratelli dicendo "non ti preoccupare, mamma diluvia ancora, ma poi le passa"), le incazzature, le incomprensioni, le insicurezze.
Per il business è un successo momentaneo, perchè un convegno è un momento e sono certa che domani tutte quelle aziende continueranno a dare molto del loro budget ad altri, ma vedere quegli addetti con la giacca rosso scura e i bottoni dorati portare in sala altre file di sedie e altre ancora e quelle 300 persone stare assorte e concentrate ad ascoltare, sì proprio ad ascoltare (chi cazzo ascolta più in questo mondo?), per me è stata una carezza.

E poi, questo convegno mi ha dato grandi emozioni.

Per esempio, il furgone.
Dico io, ma a guidare un furgone come ci si sente?
Terribilmente fico.
C'erano i soci che c'avevano da lavorare e non potevano venire ad allestire, c'era l'unico maschio che poi doveva andare da un'altra parte con la macchina e quindi doveva portarsela dietro, c'era bisogno di un'altra macchina per poi tornare in ufficio e chi si ritrova a guidare 'sto robo immenso pieno di totem, conference bag e materiale vario?

Tadam!!!

Allora, intanto il volante orizzontale sul cruscotto già ti fa sentire che c'hai in mano il mondo.
Braccia larghe, movimenti ampi per girare.
Ti senti grassa e infinita.
Poi sei alta, e le mie misure hanno provato un'ebrezza orgasmica.
Poi quel motore disel che fa un rumore di ferraglia ti fa sentire sconciamente rozza, del tipo mi spoglio e sto in canottiera e faccio l'occhiolino ai maschi nelle Audi.
Insomma un'esperienza praticamente sensuale.

Poi, la sindrome di Stoccolma. Praticamente ad ogni convegno io mi infatuo di un relatore.
Essì, lo so, non è normale.
Dev'essere che 'sta cosa di parlare in pubblico per me è magia, di come uno possa fare a farcela. Oppure è perchè mi rapisce il modo così particolareggiato di essere esperti in una cosa specifica, o di avere una passione così trascinante.
Un giorno conterò quanti relatori ho sentito ai miei convegni, ma devono essere tanti.
E ogni volta ce n'è uno che mi colpisce.
Oggi mi sono inamorata di una donna.
Dio quanto era bella. Un viso appena appuntito, tutto proporzionato. Credo abbia intorno ai 45 anni. Lo dico dal mento. Ormai mi è difficile riconoscere l'età delle donne della mia età. Sembriamo tutte uguali. Ma la pelle del mento ha diverse sfumature. Il suo era ancora sodo ma la pelle cominciava ad avere quella consistenza un po' più porosa, un accenno, come un'immagine in bassa risoluzione appena troppo ingrandita.
Gli occhi. Gli occhi che ridono mi piacciono tanto. Gli occhi con le stelline dentro anche quando parli di cose serie per me significano intelligenza e anima sotto.
E le spalle. Le spalle rilassate delle persone mi disarmano. Sono come un invito ad appoggiarsi e non se ne vedono più tante in giro.
Questa donna è una gran professionista, accademica, insomma due palle così, ma tutto in lei faceva pensare ad una calda distaccata matura allegra consapevole presa di coscienza della vita. Vorei tanto essere così a 45 anni.

Poi, questo pensiero durante l'ultima sessione, che seguivo seduta con la tensione allentata. I giochi erano fatti, tutto era filato liscio, potevo ascoltare e lasciare andare la mente. Ho pensato a che bella giornata, a come era andata bene e mi sono resa conto di quanto poco avessi lavorato su questo convegno. Son stata via all'estero e su altri progetti, con la mente altrove in generale, e con 'sto aggeggio nuovo che ho (blackberry) ho mandato goffe mail in giro.
Delegare è faccenda a me nuova e sinceramente faccio fatica a muovermi in questa atmosfera ovattata di "si, è stato fatto" senza averlo fatto io e sapere come, quando, i dettagli.
Ho pensato che è comodo il successo costruito da altri.
Poi d'un tratto mi sono accorta che lì sul palco c'erano idee mie. Non solo mie - diotiringrazio il socio-mente ci guida - ma c'era del mio, qualche idea espressa timida, ma c'era.
E allora ho sentito una specie di calore. Sul lavoro non mi era mai capitato prima di vedere una mia idea dal vivo, intendo live.

Credo che la cosa che mi stupisce di più dell'essere imprenditrice è che mi stupisco da sola, mi autostupisco.

Quando comincerò a crederci forse non mi piacerà più.

Comments:

Post a Comment

This page is powered by Blogger. Isn't yours?