<$BlogRSDURL$>

Friday, September 07, 2007

No so....
E' che ad essere genitori ci si avvolge tutti di questo ruolo che si diventa dei punti di riferimento.
E'come a mettere il vestito elegante per una occasione speciale e il trucco e i tacchi, e ti senti invincibile e bella tanto quanto ti fanno sentire gli occhi curiosi e fiduciosi dei tuoi figli.

Un punto fisso, un faro.
E poco tempo ti resta per pensare quali siano i tuoi, di riferimenti.

Occerto, c'è la famiglia. La tua famiglia intima, da sposata intendo, o dico o quel che si voglia, e la tua famiglia allargata. Che fa specie a dirlo perchè fino a pochi anni fa la tua famiglia intima era quella che poi adesso scrivo allargata, in quel capovolgimento che è proprio solo della natura e non c'è modo di cambiarne il corso (e su questo ho molto altro da dire ma non ora).

Occerto ci sono gli amici, quelli di sempre, il branco del liceo, e quelli più nuovi, le pierine, le donne dei tuoi amici che hanno preso la pool position perchè il branco era composto da uomini di una certa intelligenza che hanno saputo scegliersi donne coi controcazzi.

E si, certo, la tua scrivania, la chiave che gira nella toppa dell'ufficio la mattina e quel passo dentro al corridoio...non c'è mattina che io non pensi anche per un piccolo momento subconscio "questa è casa, anche". Dal mobile scelto lì, alla torretta sotto il tavolo, tutto è stato un pensare di far il meglio possibile e tutto quel meglio mi avvolge ogni giorno, anche i giorni sporcati dall'ansia.

Oggi sono stata paralizzata tutto il giorno, praticamente.
Ho talmente tanto lavoro da fare che giuro che in tutti i miei anni di lavoro non ho mai umanamente visto così tanto lavoro da fare.
Ho una grande paura.
Una paura scientifica. Chirurgica direi. Perchè davvero io una mole così è la prima volta in vita mia che la vedo.

Mi barcameno.
Accanto alla mole, Marta comincia lunedì una scuola nuova. Le medie, santiddio e chissà che cartella si deve portare alle medie. Zaino? Capiente? Non capiente? Cosa è trendy giusto per essere riconosciuta dal branco ma non troppo per alienare le linee guida della nostra arraffazzonata educazione?
Attenzione che sembrerebbe qui che io stia parlando di cazzate, ma non lo sono se ci si ricorda come ci si sente, dentro dentro, ad essere bambine che si cambia scuola e nessuna faccia conosciuta oltre la porta della classe.

E trovare il giusto equilibrio tra quel senso di imbarazzo che ancora mi assale se mi metto nei suoi panni lunedì prossimo e che mi farebbe spianarle ogni strada e il senso di sdrammatizzare di una mamma pseudo-adulta che sa che è meglio far finta di niente e lasciare che la preoccupazione della bimba arrivi segreta e magari inconfessata, perchè così poi, forse, magari, diosperiamo, farà di lei una ragazzina più forte.

Nel mentre di tutto questo, il fratello di Philip di sposa il prossimo weekend e Marta doveva fare la damigella col vestito fru fru e lei stava cercando di farsi coraggio a fare quella parte, in inglese, in Inghilterra e invece adesso, a 10 giorni dal matrimonio, loro hanno cambiato idea e lei non farà più la damigella e niente vestito fru fru e adesso dobbiamo spigarle perchè e non c'è niente di peggio che spiegare a un figlio un perchè che non capisci molto bene neppure tu.

E nel mentre di questo, mentre facevo un brief a una ragazza in gamba che coraggiosamente si è offerta di aiutare in questo mese di lavoro assurdo, ho ricevuto una chiamata sul cellulare. La scuola di Giacomo e Davide che mi convocava per una riunione con la Preside (per la classe di Davide). Riunione straordinaria. Ho pensato subito cazzo.
Una riunione straordinaria il venerdì alle 1430 quando la scuola comincia il lunedì successivo alle 8.30 per me vuol dire solo una cosa.

I punti di riferimento miei a volte mi sorprendono come sciabole.
A parte quelli della categoria "eccerto".

Due giorni fa son tornati dal mare tutti i bimbi. Non sono neanche riuscita a dar loro il bacino della buonanotte perchè il telefono ha squillato e mentre io parlavo loro si sono addormentati.

Sono arrivata troppo tardi in camera e dormivano tutti e tre. Ho pensato che ci voleva un grandangolo per fotografarli e con l'immagine spiegare. Ci provo a parole. Marta prende ormai quasi tutto il letto e dorme come una donna con le forme sotto il lenzuolo che miodio si salvi chi può. Giacomo è così sereno di questi tempi che abbraccia il cuscino, semiscoperto nel sonno che anche a toccarlo non sussulta affatto. Davide avvolto come sempre in un bozzolo che si fa col lenzuolo, come un culto.

Cazzo, loro pensano che io sia il loro, ma loro sono il mio (punto di riferimento).

E poi quella giovane maestra. Laura.
Le dai circa 23 anni, non uno di più. Poi scopri che ha una bimba e ti stupisci perchè sembra una bimba lei.
Per me, per definizione, una maestra è una specie di complice. L'ascolto perchè forse mi racconterà cose dei miei figli che io non so. Certo che non le so. Vivon con la maestra più che con me, a pensarci bene. Mi fido perchè è il loro mestiere e prima di questionarlo devo avere ragioni ben valide (e una ragione ben valida deve andare oltre l'uterinità mia di madre).
Ma Laura le si accendono gli occhi a parlare di Davide e ai colloqui sforiamo sempre facendo aspettare la mamma successiva perchè trascinate dall'entusiasmo parliamo anche di altro, della sua bambina, della vita di ogni giorno. Irresistibile Laura con la sua faccia giovane e gli occhi limpidi di passione per il suo lavoro e di amore per i suoi bambini.

Una riunione straordinaria con la preside per i genitori della sezione di Davide il venerdì prima dell'inizio della scuola può significare solo che Laura va via.

Laura ha finalmente accumulato punti abbastanza per guadagnare la cattedra che si merita versus il precariato che ad ogni inizio d'anno, per chissà quanti anni, le ha fatto temere uno stipendio in meno per la sua bimba.

Prima ancora di pormi il problema di come dirlo a Davide, mi sono accorta che ero io, prima di tutti, quella a cui dare una sistemata, quella che aveva bisogno di qualche minuto per riprendere aria e ricomporsi.
Infatti ho pianto.
Perchè la maestra di mio figlio andava via.
Ecco.
Lo dico.

Eccolo lì, inaspettato, un mio punto di riferimento di cui non sapevo.

Comments:

Post a Comment

This page is powered by Blogger. Isn't yours?