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Saturday, November 10, 2007

Tu credi che sia possibile che noi uomini si possa portare dentro, senza accorgersene, un compito speciale, un incarico ancestrale, quasi una specie di destino?

Se ne sta lì ora, seduto con le gambe stese sul letto, di fianco a lei. Insieme leggono una favola dei fratelli Grimm, in inglese. La sua voce melodiosa con quelle t tonde e ritmate e quelle s sibilanti dolci, consonanti straniere che alle orecchie mie sembrano sempre un piccolo miracolo leggono The three spinning fairies, storia conciliante (finalmente!!!) dei difetti nostri, la pigrizia in primis.

La braccia rilassate, un foglio e una penna a segnare le parole che allora significavano una cosa e oggi altro (parole come chamber invece di room). Perchè la prof intelligente, quando lei ha portato il libro dei fratelli Grimm in inglese ne ha creato liperlì un'idea che porterà via solo un'ora alla programmazione scolastica, un'ora in cui lei, che ora siede di fianco a papà, leggerà e poi tradurrà per tutti.

Non c'è niente come osservare qualcosa da un corridoio con la porta che fa da cornice. Sembra una foto e ti fermi lì a guardare non vista loro troppo presi nella storia e troppo presi l'uno per l'altro.
Lei è concentrata, ma ha gli angoli della bocca in su. Lo vedi dentro che oltre la storia gode di complicità. E' divertita, rilassata, sciolta, naturale. In una postura che ignora tutte le brutture del mondo, si sente protetta in un modo che quando mai ti capita ancora di essere così?

Penso che è un attimo speciale e d'un tratto mi assale il panico che poi lei possa dimenticarselo questo momento, che lo sai tu che hai 40 anni, quanti momenti con tuo papà di quando eri piccola non ti ricordi più.
E invece oggi che papà sta così così vorresti averli tutti lì a tenerti calduccio, vorresti aver saputo trattenerli, vorresti che qualcuno allora, in ogni preciso istante, ti avesse ricordato di ricordarli per sempre.

Li interrompo. Mi avvicino. Le do il bacino della buona notte e le sussurro all'orecchio "questo con papà, ricordalo per sempre, è speciale".

Lui, vorresti vederlo sempre così, rapito, appassionato. Morbido tra le lenzuola, sicuro di sè, e così presente a sè stesso, così nell'agio, come raramente lo vedo. Gli occhi che ridono, è illuminato, e le sue spalle dicono sto bene e sono così tremendamente utile, utile oltre tutto, oltre le ore in macchina tra un punto e l'altro di Milano, oltre quella striscia grigiognola che si staglia nel cielo dietro al campanile del duomo che chissà come mai in Puglia non c'è, oltre ai contratti che entrano o no e dovrebbe importarmi, e invece sono solo mattoncini da bruciare per riscaldarci tutti e se c'è n'è uno in meno staremo un po' più freddi ma andrà bene lo stesso, oltre la vita che scorre insomma, stravolgendo le proporzioni.

Abbiamo tutti dei difetti. Difetti nel senso di deficere.

Stasera mi domando se in realtà le nostre mancanze, di noi tutti, non siano soli spazi vuoti che non riusciamo a colmare perchè dobbiamo dedicarci ad altro. Perchè dentro abbiamo un compito che senza saperlo ci siamo assegnati molto tempo prima, forse come una specie di giustizia.

E quando lo facciamo siamo felici.

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