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Sunday, January 28, 2007

Punto uno.
Dedicato a quel gentile signore che martedì scorso mi ha rubato il pc avevo scritto a mano (con penna e carta, intendo) un bellissimo post (si, me lo immagino uomo, una donna non mi porterebbe mai via le foto dei bimbi, giusto?) ma adesso mi sono accorta che il succo era uno solo. E siccome sto leggendo Don't make me think , che dice che quando si scrive prima di pubblicare su un sito si deve dimezzare e poi rileggere e poi dimezzare ancora, metto qui in pratica l'insegnamento e riassumo: ti auguro che non ti si rizzi mai più, che ti rimanga per sempre buffo e floscio tra le gambe.

Punto due.
Da quasi 10 anni ho una bimba e da sette esatti (ieri) due gemelli. Facendo una media è da 8 anni e mezzo che le loro manine frugano nelle mie cose, se ne appropriano, a volte le rompono, a volte le perdono, comunque le toccano. Martedì scorso mi sono accorta della cosa più importante che sono riusciti ad insegnarmi in tutto questo tempo. La perdita del pc non mi ha fatto stare male per niente. Mi hanno insegnato a non affezionarmi alle cose. L'augurio di cui sopra, infatti, è frutto di meri sentimenti etici.

Punto tre.
La nostra baby sitter rifiuta di farsi pagare. Viene. Porta regali ai bambini che ha cresciuto fino all'asilo. Loro le corrono incontro giù dalle scale (non c'è l'ascensore qui). Non so cosa facciano mentre non ci siamo. So solo che vanno a letto tardissimo. Quando torno a casa chiacchieriamo fino all'una di notte e poi lei se ne va via, ingoiata dalla sua vita di ragazza, tutta quasi ancora da impostare. Anzi no.. non credo che lei lo sappia perchè certe cose si vedono solo dopo, ma la sua vita è lì, in quell'apice che freme e che quello che decidi poi disegna la tua vita, o almeno ne schizza i tratti calcati (per le sfumature c'è sempre tempo).
Resta il fatto che quando si alza dalla sedia della cucina e io mi avvicino alla mia borsa lei dice sempre lascia stare.

Punto quattro.
Io sono completamente favorevole all'aborto. Ecco. Non so perchè ma ci ho pensato in questi giorni.
Favorevole. Punto.
Senza condizioni.
Senza ma.
Senza solo se (non ti puoi permettere un bambino, ti hanno violentata, sei troppo giovane).
Senza però (se sei adulta con un compagno e ti capita, se sei scema e l'hai fatto senza preservativo, se hai già bimbi uno in più cosa ti costa?).
Ho deciso che io sono favorevole all'aborto senza condizioni.
In realtà lo so perchè ho finito per pensare all'aborto in questi giorni. Perchè mi sono accorta che due amiche che ho (ed è una percentuale notevole, visto che non ho molte amiche) hanno abortito in passato un figlio di un padre che poi in seguito è diventato il loro compagno per sempre.
E non è una cosa facile da pensare per una mamma che ora sa cosa vuol dire avere un bimbo.
Prima di rimanere incinta dei gemelli io ho perso un bambino. Una cosa veloce, giusto il tempo di dichiarare a tutti che ero in cinta il giorno di Natale (figurone...!!!) e il 27 già telefonavo per dire ehmmm era uno scherzo, cercando di metterla sul ridere chè mica lo sopporti l'imbarazzo degli altri in certi frangenti.
A volte guardo Giacomo e Davide, gemelli di genitori senza gemelli in famiglia, e penso che uno dei due sia il bimbo perso che ha cambiato idea. Ma questa è una sciocchezza solo mia, chè lo so che non sta in piedi.

Certe volte ci penso a che fine abbia fatto quello là, a come sarebbe stato/a.

E così mi son ritrovata a pensare a quegli altri là, a quelli delle mie amiche, a che fine abbiano fatto.
Adesso che so quanto significa una vita, ho pensato a che spreco, a che spreco di vite negate dal contingente precario, che poi invece imprevedibile è diventato quotidianità di pannolini cambiati a fratellini vivi.
Ma poi ho pensato ancora e ho deciso che sono favorevole all'aborto. Sempre.

Nonostante sia mamma, nonostante senta i miei bimbi nella pelle, questi quasi dieci anni di maternità mi hanno insegnato un rispetto superiore per le donne e per quello che credono sia giusto.

Punto cinque.
Oggi mi sono dedicata ad un lavoro apocalittico.
Il riordino.
Ma mica mettere solo a posto, no. Mettere via. Archiviare giochi e libri, decidere quali dare all'asilo della parrocchia e quali mettere in una scatola destinata alla cantina. Si, lo so che è patetico, ma da certe cose non riesco a staccarmi e le metto via per i miei nipotini (vietato ridere).
Mi è scorsa una vita tra le mani. Il primo libro regalato a Marta con le pagine mordicchiate, sere e sere di storie lette ai bimbi in camera, io in mezzo e loro tre intorno a scalciare per vedere le figure, e ti ricordi questa bambola comprata nei saldi all'Early Learning Centre, scontata solo perchè era nera mentre le bambole bianche le compravi a full price? E l'orsetto di Giacomo chè la ciniglia mostra la trama del tessuto? Ma sei pazzo? mica lo butto via.
Sono una sentimentale nauseabonda.

Monday, January 15, 2007

1. Finalmente è arrivato il momento che aspettavo da 4 anni. E non potevo immaginare che mi sarei sentita così bene.

Forse è strano, ma può succedere, che la scuola in cui va tua figlia vada bene per lei ma non per te. A me è successo per motivi lunghi da spiegare e non rilevanti, alla fine.

Ma è successo, ed è stata una gran scuola di mamma, se devo dire. Forse l'unica scelta che io e Philip abbiamo finora fatto contro la nostra volontà instintuale, spinti dal benessere della figlia che lì era felice.

Siam stati gatti alla finestra ad osservare, diciamo pure a monitorare, pronti allo scatto se ce ne fosse stato bisogno. Bisogno mai, o quasi mai.
Ma ironia abbastanza, tanto spesso.

L'altra sera mi son seduta coi moduli di iscrizione di mia figlia alle medie e la penna in mano. Si cambia, perdio, ora si cambia musica.
Mi sento davvero alleggerita.
Qui ho scritto come ci sono arrivata, al cambiamento.

2. A che età si possono avvicinare i bambini alla lettura del giornale?
Finora ho vietato ai miei figli di guardare il telegiornale in tv e loro diligenti cambiano canale senza neanche che glielo si chieda.

Ma Marta comincia ad avere una concentrazione particolare quando parla col papà (è lui quello aggiornato in famiglia, io sono una caprona), fa domande pertinenti su fatti che non so neanche come sappia a sapere. Oggi è stata la strage di Erba e si è finiti per parlare di quel papà e del perchè era così arrabbiato, oltre che triste. Qualche tempo fa ci ha invece ingaggiato in una conversazione che, nei toni semplici da bambina (e devo dire forse per questo ancora più complicati) metteva a confronto le religioni nel mondo.

Santapazienza cominciano ad essere sempre più frequenti le domande a cui non so rispondere e questo mi fa bene, perchè mi spinge a migliorarmi, ma a volte... che sciocca che mi sento.

E lei quest'estate l'ho trovata col giornale in mano che lo leggeva. Mica sempre eh? ma a volte si.

Che si fa? Si lascia fare?
E' presto? E' bene, della serie guarda che esserino umano interessante che stai crescendo?
E' male, della serie i bambini di oggi non son più bambini, sono piccoli adulti troppo responsabilizzati?

Saturday, January 13, 2007

Vai a spiegare cos'è un colpo di fulmine ad una bimba (bimba?) di 9 anni.

La spedizione al canile/gattile oggi è stata un disastro. A parte la gente fitta, i volontari affannati, tutto mancava di quella magia e di quel silenzio con cui Maybe si è palesato 10 giorni fa.

Eran belli, i gatti, ognuno una storia che in parte già conoscevamo da internet, chè Marta mi sa si dev'esser studiata a memoria il sito in questi giorni.

Ma poi là era distratta, sottilmente superficiale. Non era là, con tutta se stessa. O forse c'era ma non trovava se stessa. Dio l'odore là dentro, ora che ci penso, scaccerebbe qualsiasi se stesso.

Un viaggio a vuoto. E dopo, non un accenno nella conversazione per tutto il giorno.

Allora a cena io e Philip abbiam detto che forse era solo una cosa da bambini, che loro guardavano la televisione ora come se nulla fosse successo. Una cosa come solo i bambini sanno fare. Una cosa del tipo che tu sei lì che rimugini su come renderli felici e loro son già passati oltre. Mi è capitato spesso nella mia vita di mamma.

Valà che in fondo è stata solo una parentesi. Evvai che l'abbiamo risolta. Capitolo chiuso, torniamo alla nostra vita, chè io... a me piaceva 'sto gattino per casa, ma la mattina quando me ne giravo a piedi scalzi e lui mi attaccava l'alluce con i suoi saltelli gioiosi....

Stasera all'ora di andare a letto, tutta la routine di sempre si srotolava nei gesti e Marta dice "mamma quando mi vieni a dare il bacino ti posso dire le mie impressioni sui gatti?"
Ocasso forse la parentesi non è proprio proprio chiusa.

Allora si ricorda.

La sua voce non è quella proprio che conosco. E' un po' impostata, come a recitare una parte che pensa sia quella che ci si aspetta.
E infatti mi sciorina banalità mascherate da brava bambina.

Mamma, quello là a sinistra mi è piaciuto.
Come quello a sinistra.... non lo hai neanche guardato.
Giuro che non lo ha neanche guardato.
E quello appena castrato con l'orecchio verde (di tintura ndr) era simpatico.
E quello nero era carino ma era maschio.

Lacrime cominciano a pungerle gli occhi.

Se rinasco io voglio fare un lavoro che coinvolga i bambini. Apro un'asilo, faccio la maestra, qualsiasi lavoro che mi faccia stare a contatto con i bambini.
Mi rapisce il modo in cui loro sentono le cose senza sapersele spiegare.

Piange e non sa perchè.

Piange perchè sente che è diverso che comprare un animale col Nintendogs.
Marta, non è così che funziona, non è che uno va in un negozio, dice voglio quello e comincia a voler bene ad un essere vivente.
Lei fa si con la faccina arrossata.

Piange perchè Maybe non si sostituisce.
Marta, non è che Maybe si è rotto come una Barbie e basta ricomprarlo.
Un altro si, deglutendo le lacrime.

Piange perchè...
Marta, a volte uno si innamora con un colpo di fulmine. Poi è difficile che si ripeta. Forse non succederà mai più, forse succederà ancora. Bisogna aspettare.
Un altro si col mento. Un si coraggioso. Il si che mi stronca di tenerezza.

Marta si è innamorata di Maybe. Tutti noi ci siamo innamorati di Maybe. Tutti noi abbiamo avuto un colpo di fulmine e tutti noi speravamo in una replica oggi che non è arrivata.

Io sono adulta e ho imparato ad aspettare.
Marta è una bimba e il modo in cui ascolta le mie parole e si fida della mia guida mi riempie di una tenerezza struggente.

Stasera prima che tutto ciò succedesse, abbiamo cucinato insieme. Le ho insegnato ad accendere i fornelli. Tutto sul gas, sui rischi del gas aperto (li sapeva già.... mi ha detto che a scuola le hanno insegnato che se sentono un odore strano devono aprire tutte le finestre e non accendere le luci - non la sapevo, questa storia delle luci...). Lei ha fatto le prove, ha provato da sola, ha studiato tutte le manopole e questo allora accende quel fornello lì a sinistra e questo quello al centro... La guardavo e lei mi ha detto perchè mi guardi così? e io ho risposto che era perchè stentavo a credere che le stessi insegnando a come accendere i fornelli. E mentre lo dicevo lei non sa che mi si è sovrapposta nella mente quella fotografia di lei in braccio a Philip che quasi in lunghezza non copriva la sua spalla con un cerotto sul piede nudo a coprire un buchino per quel test che fanno da piccoli che non mi ricordo come si chiama, ma comunque il cerotto era quasi più lungo del suo piede.

In una sera le ho insegnato ad accendere i fornelli e ho cercato di insegnarle cosa fosse l'amore a prima vista.

Ora son stanca e me ne vado a letto.

PS. Al canile c'era un'ammasso di pelo tremante. Mi sono avvicinata alla gabbia per guardare meglio. Due occhi così tristi e ficcanti. Non mollavano i miei. Ho fatto un cenno incerto e una zampa si è alzata tra le sbarre a cercare un contatto. Era una cane. Non l'ho detto a nessuno.

Odio i colpi di fulmine. Mi han sempre messa nei guai i colpi di fulmine.

Thursday, January 11, 2007

Raccolgo da Mafe e ci sguazzo, chè questi giochini mi piacciono da impazzire.

5 cose che non sapete di me

1. Non ho mai parlato in pubblico, fatto salvo la lettura in chiesa al matrimonio di mio fratello. Mi terrorizza solo l'idea, mi vengono le gambe molli e voglio sprofondare. Non lo farò mai di avere un microfono e dover guardare una platea. Mai, mai, mai.

2. A 18 anni ero una giornalista radiofonica di una radiolina locale. Mi alzavo alle 5.30 di mattina tutti i giorni per leggere il notiziario delle 7. Fantastica scusa per non passare gli esami all'università.

3. Quando Marta aveva tre settimane ho seriamente pensato di ucciderla. Abitavamo in una piccola casetta inglese con una scala molto ripida e un pianerottolo in cima molto stretto. Eran le tre di notte, mi sanguinavano i capezzoli pieni di ragadi, lei strillava e io ho guardato giù e pensato "se la lascio andare adesso potrei sempre dire che è stato un incidente"

4. Risparmio sul costo delle lenti a contatto mettendomi quelle giornaliere per settimane o quelle mensili per un anno (si, lo so, è criminale)

5. Mi strofino sul naso il piumone del letto arrotolato nella mano esattamente come fa mio figlio Davide e, se dormo a pancia in giù, strofino il dorso del piede destro contro il materasso

Passo la mano a Zu, Broono (ti ho linkato, ti ho linkato!!!!), Angela, Squonk, Rosco.

Wednesday, January 10, 2007

S.O.S della minimanager

Entro il 12 febbraio c'ho un convegno da organizzare e una ricerca di mercato da ultimare.
Approcciando in questo 2007 i 40 anni, mi capita che nel mio giro di amicizie scarseggino ahimè gli studenti universitari.

Ho bisogno di due persone volenterose, spigliate e sveglie che dal 22 gennaio al 6 febbraio abbian voglia di guadagnare qualche soldino facendo del telemarketing.

Non sto a contarla su, ci sono delle liste in excel e un telefono.
Di fianco io e i miei colleghi che siam molto chiacchieroni e prodighi di consigli e informazioni, aiuto e supporto.

Si tratta di non aver paura di tirar su il telefono e contattare professionisti targettizzati e nella maggior parte fidelizzati (cioè che sapranno già di cosa si sta per parlare) e dirgli:
1. in un caso (quello del convegno) dov'è la festa a cui devono partecipare
2. nell'altro (quello della ricerca di mercato) come compilare il questionario e perchè è importante

PRO del lavoro:
1. si vede il backstage dell'organizzazione di un evento BtoB nel settore dell'ICT (astengasi infiltrati della concorrenza)
2. si partecipa alle fasi di composizione di una ricerca di mercato
3. si imparara a maneggiare una mailing
4. abbiamo grandi ciotole piene di cioccolatini sparse nell'ufficio

CONTRO del lavoro:
1. il telefono

La sede è a Segrate, raggiungibile con i mezzi dalla stazione di Milano Lambrate.
L'orario è full time flessibile, vale a dire full time ma se c'è da seguire una lezione all'università, andare dal medico, dormire di più il lunedì mattina non sto lì a sindacare - tanto è pagato ad ore ;).

L'indirizzo della mail a cui scrivere è qui di fianco.
Dai, dai!!

Tuesday, January 09, 2007

Quando sono triste, mi viene molto sonno, non importa che ora sia della giornata.
Mia madre mi ha sempre detto che è la mia istintiva forma di difesa.

Quando ho troppo da lavorare invece mi viene una strana forma di apatia.
Sarà anche quella autodifesa?

Oggi mi sono fatta una to-do list completa. L'anno è appena cominciato e io voglio già morire. E ovunque mi guardi non c'è nessuno con cui possa sfogarmi. Sembra che tutti siam nella stessa palta.

Monday, January 08, 2007

Fino a cinque giorni fa vivevo senza un gatto e stavo davvero benone, giuro.

Oggi dal nulla son comparsi i proprietari di Maybe (Oliver invece. Ah, a proprosito è un maschio, non una femmina).
Erano andati in montagna.
Ecco.

La seconda sera in campagna Philip e io abbiamo deciso che potevamo provare a tenerlo in casa, che fuori faceva un freddo becco e lei era così piccina. In casa ci son due divani, io son stata seduta su uno col pc a lavorare, lei si è accoccolata sull'altro di fronte, un po' guardinga un po' esausta. Sembrava tenersi sveglia a forza per controllare di essere al sicuro. Ogni volta che tentava di grattare il divano io facevo "ehi" e lei smetteva subito.
Con Philip abbiamo riso... vuoi dire che ci è capitato perfino un trovatello perfetto?

Comunque signora, Oliver è un gatto scatenato che ne combina di tutti i colori, impossibile da tenere in casa. Per questo viveva in giardino.
Ah.

Ieri quando siamo rientrati in città ho guidato con la portina sul sedile davanti e la cinturta intorno. Maybe miagolava come una matta e protestava che mi è venuta paura che i bimbi non avessero chiuso bene il cancelletto e lei riuscisse a liberarsi e mi saltasse sul naso artigliandolo e io avrei fatto un incidente. Per i 40 minuti di viaggio mi son fatta un training autogeno e continuavo a ripetermi "se ce la fa a uscire, mantieni la calma, mantieni la calma. Varrà ben un artiglio nella narice l'incolumità dei tuoi bimbi".
Per 40 minuti Marta ha ripetuto con tono cantilenante "Maybe stai tranquilla, Maybe stai tranquilla, Maybe stai tranquilla..."
"Marta se non la pianti mi tengo il gatto e scuoio te" le ho detto.
"Mamma fa così perchè sta ricordando l'ultimo viaggio che ha fatto nella portina e poi l'hano aperta e l'hanno abbandonata. Bisogna parlarle con un tono rassicurante..."

I bimbi piangono molto di averla persa e capisce bene signora che il nostro gatto deve tornare a casa.
Certo.... capisco.

Arrivati nell'appartamento e lasciata libera, Maybe ha perlustrato ben benino tutti gli anfratti. Io ero in cucina e dopo un bel po' lei è apparsa. Mi è venuta vicino con fare principesco, ho allungato la mano con poca speranza. Un po' convinta che lei senta che io ho sempre odiato i gatti, un po' timorosa che voglia giocare e mi graffi. Lei si è strusciata contro la mia mano stiracchiandosi ben bene e lentamente sotto, la pancia le è brontolata di fusa. Sembrava dire mi sta bene, mi piace qui.
Ho pensato questo dev'essere quello che ho sempre sentito raccontare da chi ha un animale per la casa. Ecco, forse è questo che intendevano.

Ma se vuole le procuro un altro gattino subito. Mica un maschio che in appartamento davvero glielo dico per il suo bene è meglio una femmina. Mi faccia fare qualche chiamata e gliene trovo subito una.
Aspetti, non so. Ci dobbiamo pensare. Una cosa è Maybe, un'altra un gatto qualsiasi.

Ieri sera a tavola Marta ha detto "mamma mi sono promessa di non chiederti mai più niente". Come mai più niente? ho detto io. Lai ha detto "mai più un animale, mamma. Non ti chiederò mai più un cavallo o un cane o nessun altro animale". Ah, e perchè dici così? "Perchè la sera che Maybe è arrivata mi sono promessa che se avessi deciso che potevamo tenerla non ti avrei mai più chiesto altro".

E' che la mia bimba è disperata che ha perso il suo gattino. Stasera non è voluta neanche andare a danza.
Guardi, non voglio mica fare a gara tra il pianto dei suoi bimbi e quello dei miei. Oliver è vostro, è giusto che torni a casa.

Almeno adesso siam sicuri che non sia la reincarnazione di nonno Bill.

E 'fanculo la prossima volta che mi affeziono a un animale.

E poi che razza di vita da gatto avrebbe avuto con noi che manco ci siamo accorti che non era femmina?

Come cazzo faccio a dirlo ai bambini adesso?

Thursday, January 04, 2007


Ieri sera è successa una cosa straordinaria. Strana davvero. Che la scrivo qui ma poi vai a spiegarla alla gente.
Ma prima devo scrivere del Natale, perbacco.

Quest'anno davvero son stata messa in difficoltà.
Passi la famosa lettera.
Ma non possono passare tutti i babbo natali appesi, nè quelli che girovagano per il centro della città offrendo caramelle, sorrisi, palloncini, quelli che se ne stanno stampati su mega poster pubblicitari, quello della locandina degli sconti del supermercato che dice "e poi dite che non esisto".

Insomma, Babbo Natale, non si deve vedere, perdio. Lo sanno tutti che non si deve vedere ma solo immaginare. Giù per il camino, a trovare mille possibili motivi per cui una pancia così grossa ci passi da un buco così stretto. E il tempo che si ferma, e il rum/whisky/alcool che si sgrolla giù in ogni casa, ma come farà mai?
E le letterine scritte in brutta, riscritte, pensate... sarà troppo? togliamo questo, mamma aggiungo quest'altro dici che ce la fa?

A ben pensarci io mi son sempre sentita un po' sciocca a scrivere a Babbo Natale, ma forse perchè mia madre non l'ho sentita mai molto calata nella parte.
E devo dire che a calarsi nella parte come mamma uno c'ha mille ostacoli.... Giacomo per esempio, la sua letterina era un foglio a quadretti lasciato dentro al camino. Ad ogni pubblicità della tele si alzava e aggiungeva due righe. Una lista della spesa insulsa e costosisssima.

Prima di Natale si è svolta questa conversazione familiare, a cena, intorno al tavolo.
Davide: mamma, tu ci credi a babbo natale?
mamma: ehmmm... io si, tu no?
Davide abbozza una risposta ma è interrotto da
Giacomo: a scuola i miei amici dicono che non esiste ma io lo vedo ogni volta quindi esiste
(è il vicino di casa travestito, n.d.r.)
Mamma: bè, allora esiste, se noi ci crediamo esiste.

Quello che mi preme di più al momento è Marta. Io lo so che lei sa. Ma proprio il giorno prima ho detto a Philip che speravo di non doverglielo mai dire, di trovare un modo per confermarle che non esiste, perchè è giusto che non si senta presa in giro, senza dirglielo apertamente.
Ci speravo davvero, perchè l'intesa degli occhi coi miei bimbi per me vale sempre 100 più che le parole.
Infatti, ho deciso che più che potrò, le cose brutte della vita (e che Babbo Natale non esista è ben brutto, se ci pensi) cercherò di spiegarle a sguardi.
Mi sembra che le parole sian brutali la maggior parte delle volte, mentre invece gli sguardi lascino una speranza e un'allegria.
Quindi la mia domanda è andata a Marta..

Mamma: e tu, Marta ci credi a Babbo Natale?
Marta alza il dito indice davanti alla sua faccia e dice ammiccando: mamma, io mi nascondo dietro ad un dito. Io strizzo veloce l'occhio destro.

Ecco, perfetto, l'avevo solo sognato il giorno prima con Philip e mi succede subito sotto gli occhi. Può una mamma essere più fortunata di così?

Più tardi me la son presa in braccio e le ho detto in un orecchio: grazie, sei una grande bambina. Mi auguro lei abbia capito esattamente a cosa mi stessi riferendo, a quella dote particolare di saper dosare le risposte al contesto di chi ti ascolta.

Siamo stati a sciare in questi giorni.
Non so se potrei mai rendere per iscritto questa vacanza.
Ridere in continuazione potrebbe valere come descrizione?
Avere una sottile paura ogni istante per almeno 4 ore continuative potrebbe valere come descrizione?

I bambini sono fatti di gomma. Te ne convinci quando li vedi perpendicolari a una pista rossa a vincere la forza di gravità con uno spazzaneve-spaccata e le ginocchia si piegano in dentro e la schiena si sdraia sulla pista.
Ma la chicca è quando tutti arrossati ti vengono incontro alla fine della lezione e ti dicono "lo sai che il maestro ci ha fatto prendere la seggiovia da soli???"

Che cosa????

E' cominciato tutto da qui.
Prima io ero una donna diversa. Ah-ah, spavalda, sicura, serena ottimista.
Ma se un incidente avviene proprio mentre tu sei concentrata per fare in modo che non avvenga, allora tutti i tuoi sistemi, i tuoi punti di riferimento si stravolgono.
Lo so, lo so bene che son diventata un peso e ho anche contemplato un aiutino di un dottore. Ma poi testona come sono ho deciso che ce la farò da sola. Mi appoggio al pensiero che assolutamente non devo trasmettere questa odiosa ansia ai miei figli e lì mi aggrappo con una mano mentre con l'altra faccio marameo all'analista :).

Due anni fa Marta mi ha chiesto di prendere la seggiovia con la sua amichetta, da sole. Io ho detto si e ho preso il seggiolino dietro. Ma entrambe eran troppo corte per appoggiare gli sci sul predellino della sbarra di sicurezza e quella stolta decise di tirarsi su proprio mentre le due bambine penzolavano nel punto di massimo srapiombo della pista. Era una baby pista, sia inteso, mica roba da drammatizzare, ma in quel punto... almeno 8 metri.
Io seduta dietro ho visto tutto.... state fermeeeee!!! indietrooooo!!! sedute bene indietroo!!! non un movimento!!!! fermeee!!

Dirlo dopo, che alla fine non è successo un beato niente, che il montanaro che sta a vigilare al casotto dell'arrivo ne avrà viste ben di peggio, non fa così impressione come a viverlo in diretta.
Ma Giacomo e Davide sulla seggiovia da soli.....ecco, diotiringrazio non c'ero a vedere.

Infatti, diotiringrazio non ci sono a vedere un sacco di cose che loro fanno e diotipregorisparmiami di vedere tutte le molte a venire.

Han preso la seggiovia da soli e sapevan perfino come fare e quando tirar su la sbarra all'arrivo (intendo, al momento giusto, non tre piloni prima con lo strapiombo sotto) e io non gliel'avevo mica insegnato.

Ecco. Così. E poi uno si sta a preoccupare e a non dormire la notte.
Insomma, per quanto ti preoccupi e cerchi di prevedere i pericoli, poi ci son pericoli che pensi che sian pericoli, continuano ad essere pericoli e loro se la cavano lo stesso. Allora non son pericoli, sant'iddio e io mi devo ridimensionare.

Torniamo a ieri sera.
Io non ho familiarità con gli animali. Mai avuta. Ho paura dei cani e in genere di peli fitti caldi con sotto un cuore che batte.
I gatti poi, col fatto che c'hanno le unghie e graffiano, anche solo per giocare... io ho paura del dolore fisico e un graffio può essere ben doloroso. E poi i gatti son indipendenti e opportunisti.
Già di per se io non amo gli animali, ma i gatti proprio non li sopporto.
Ieri sera me ne arrivo in campagna e nel buio sotto il patio, dal nulla, si materializza questo gattino (si scoprira poii gattina, infatti).

Qui lo scrivo e poi lo nego, perchè è chiaramente folle, ma non so se ero io catapultata in un'altra vita o la gattina, fatto sta che era tutto assolutamente normale, come fosse stata lì sa sempre.
Aprire il frigo e prendere il latte, lasciare la porta aperta, tirare fuori la pallina da tennis, ridere tutti insieme delle sue acrobazie, vederla passare la porta e acciambellarsi sul divano, fare le fusa alle carezze dei bambini.

Dopo un po' mi è venuto un risolino isterico. Molto simile a quello che è durato circa 30 ore dopo che il ginecologo mi ha detto che erano due cuori a battere nell'utero.
Io non so come spiegarlo, ma anche a guardar Philip con un tentativo di interrogazione del tipo che si fa qui? ci veniva da ridere che la bocca diceva no e gli occhi scintillavano di si.

Io odio i gatti. Davvero.
Non so cosa sia successo ieri sera.

Dopo essersi placidamente addormentata sul divano come se non avesse fatto altro fin dalla nascita, la gattina è stata messa in una cesta dentro ad una coperta di pile fuori sul patio. E ci è stata. Come se fosse la cosa più giusta al mondo, in attesa di convincermi/ci (a questo punto solo MI) che a tenerla dentro non distruggerà i divani.
E stamattina era lì alla porta ad aspettare che qualcuno l'aprisse come a dire "adesso mi credi?"

Io non so un beato casso di gatti. Che cosa mangiano, dove dormono, cosa vogliono, se grattano i divani, se cagano sul parquet, se è troppo freddo fuori o se dovrei mettere la cesta ne bagno.

So solo che questo a me non sembra affatto un gatto. Sembra un umano.
Se non fosse che generalmente faccio ragionamenti sani, mi verrebbe da dire che sia nonno Bill arrivato a passare del tempo con noi, con suo figlio, coi suoi nipoti, dopo questo primo Natale senza di lui.
Ma chiaramente è una cazzata questa che ho appena scritto :).

Oggi mentre ero in ufficio c'è stata una spedizione. Ho ricevuto un sms che diceva "we now have all cat equipment".

Ah.

Credo che avremo un gatto.
Credo che lo chiameremo Maybe.

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