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Wednesday, January 16, 2008

Da minimanager quale sono e quale spero di essere per sempre, perchè il giorno che mi chiamerò manager e basta nella mia testa vorrà dire che ho cominciato a prendermi troppo sul serio, mi interrogo stasera.

Sono stanca.

Di lavorare così tanto.
Di clienti che mercanteggiano usando la squallida tattica di sminuire il tuo lavoro o del sottile ricatto.
Di fornitori spocchiosi che fan cadere tutto dall'alto.
Di concorrenti che ti rubano le idee e poi ti incontrano nei corridoi di altri uffici e ti sorridono.
Di sorridere ai concorrenti che mi hanno rubato le idee per non dar loro l'impressione che il furto abbia turbato me o il mio forecast.
Di convincere incompetenti che non hanno visione ma hanno il budget.
Di sfoderare diplomazia per aggirare gli incompetenti e arrivare lo stesso a quel budget.
Di dover cambiare direzione come una bandierina, o meglio, di aggiungere una nuova direzione alle già tante sul piatto.
Di lavorare sempre con l'orecchio teso, senza potermi permettere di concentrarmi solo su una strategia perchè qualcos'altro sta per diventare trainante e se me lo perdo son tagliata fuori.
Di allearmi con opportunismo a chi non stimo.
Di allearmi per stima a troppi e poi ballare la tarantola per star dietro a tutti.
Di avere sempre l'impressione di aver dimenticato qualcosa, trascurato un dettaglio vitale, fallito nell'intuire una nuova occasione.
Di intrighi di lobby inaccessibili causa mia mancanza di pelo sullo stomaco o incapacità politiche.
Di delegare e poi rifare.
Di farmi spaventare dai paroloni della concorrenza nei comunicati stampa.
Di essere sempre in ritardo.

Questa vita da minimanager non è affatto facile.
Per fortuna c'ho qui il gatto da accarezzare.

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